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mercoledì 12 luglio 2006

L'Italia nel Pallone

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Mi dicono che sto "esagerando", che sto "strumentalizzando" una partita, che presto "eccessiva attenzione" a ciò che dicono o fanno "alcuni giocatori o tifosi" che non meritano "tutta questa polemica". Davvero? Non me ne sono mica accorto. Credevo che le mie critiche, in un paese che ha dato a questi Mondiali e a questa Finale un senso e una simbologia tutt'altro che meramente calcistica o sportiva, sarebbero state capite e più che altro digerite. Ma se così non è, ricapitoliamo allora nel dettaglio alcuni punti:
1 - Il clima di euforia isterica che ha accompagnato le partite giocate dagli Azzurri in questo Mondiale ha definito e sancito il binomio "Rispetto e amore per l'Italia = Tifo calcistico per l'Italia", un binomio che è sinceramente inaccettabile. Che gli italiani tifino la squadra nazionale è normale, comprensibile e giusto - ci mancherebbe altro - ma pretendere che anche gli immigrati lo facciano è una barzelletta bella e buona. Ieri mattina, Gabriele Polo ha scritto sul Manifesto un editoriale che inizia così: "Da domenica sera ne abbiamo certezza: la cittadinanza italiana si definisce sull'adesione ai destini della nazionale di calcio. Come accade spesso in questi casi, quelli che l'hanno capito meglio sono gli ultimi tra noi, gli immigrati che brandendo tricolori e sgolandosi in tanti «Forza Italia», facevano a gara per conquistarsi un'ipotesi d'integrazione (pensando al permesso di soggiorno, cioè all'essere riconosciuti come «uguali a noi»). Presumendo che più si tifa e più si è italiani, con relativi diritti". Il motivo per cui vado controcorrente - nonostante me ne freghi del calcio - è quindi proprio quello di abbattere il binomio perverso "Patriottismo-Tifo" che ha caratterizzato questi mondiali e che si vuole estendere anche agli immigrati. Io difendo il diritto di qualsiasi immigrato (o cittadino italiano) a non tifare Italia e a poterlo dire pubblicamente, senza che venga accusato di "Anti-Italianità" o di "mancata integrazione", in nome della tanto acclamata Democrazia e Libertà di Parola. Altrimenti, di questo passo, finiremo per accreditare il tifo ad una Nazionale dal passato giudiziario non proprio limpido - e che forse ha ottenuto la vittoria grazie alla provocazione di un suo giocatore - come uno di quei strampalati "test pratici per l'integrazione e la concessione della cittadinanza" di cui parlava Magdi Allam nel suo ultimo libro!
2 - Non voglio fare la predica sul Patriottismo, il senso della Nazione ecc ecc. La Fallaci, o chi per lei, se ne occuperà senz'altro. Per quanto mi riguarda è meglio che gli italiani si uniscano attorno ad una partita di calcio piuttosto che ai propositi della Lega Nord e dei suoi "intellettuali". Ma sinceramente trovo lo stesso avvilente lo spettacolo di un Presidente della Repubblica e di un Presidente del Consiglio - e lo dico da uomo di Sinistra, ma sarebbe stato lo stesso se ci fosse stata la Destra - e di tutti quei parlamentari, di destra e di sinistra, che hanno legittimato la squadra degli Azzurri come "Eroi dell'Unità d'Italia". Cavour si sta probabilmente rivoltando nella tomba, e assieme al lui tutti i Padri Costituenti. Se il paese è incapace di unirsi ancora oggi, se l'Italia non è ancora fatta (Altro che fare gli italiani!) il tentare di ritrovare questa unità attorno ad una squadra coinvolta in Calciopoli ed una vittoria forse sfreggiata da una provocazione razzista mi sembra un pò - dico un pò - vergognoso. L'elevazione poi di lorsignori giocatori allo status di Eroi della Patria, facendo addirittura decollare le frecce Tricolori e distribuendo Medaglie Al Merito della Repubblica (ma non bastano i miliardi che si intascano per aver rincorso una palla?) mi sembra francamente offensivo nei confronti di tutti quegli scienzati, ricercatori, intellettuali e quant'altro che sono nati, cresciuti, e persino fuggiti dall'Italia senza ottenere nessun tipo di riconoscimento o di apprezzamento. Insomma, cerchiamo di dare ad ogni cosa la giusta misura, no? Se io sono accusato di esagerare "strumentalizzando un gioco", qualcuno ammetta che l'Italia intera sta esagerando circa quanto rappresentano questi mondiali e questi giocatori.
3 - Il delirio calcistico ha raggiunto livelli tali che Fassino - e lo dico di nuovo da uomo di sinistra - assieme a Bonaiuti di Forza Italia, sono arrivati a chiedere "una sentenza mite che tenga conto dell'umore del Paese per una vittoria imprevista e travolgente". A destra come a sinistra sono in molti a chiedere una sentenza più mite rispetto alle richieste dell'Accusa in un Processo regolare che viene celebrato in un Tribunale della Repubblica. Ma, dico io, siamo a posto con la testa? Vogliamo sottomettere La Legge, l'operato dei Giudici e della Magistratura all'umore del popolo bue che si scatena perché una squadra di calcio ha vinto una partita? Ma, dico io, non si scandalizza nessuno? Ebbene, se nessuno lo fa, lo faccio io e me ne assumo le responsabilità. Teoricamente non dovrei scandalizzarmi. Come immigrato finora ne ho visto di tutti i colori: espulsioni amministrative non suffragate da prove, detenzioni arbitrarie nei Cpt, rapimenti di cosiddetti rifugiati politici, Ex-regnanti e dirigenti dei Servizi accusati di cose tutt'altro che onorevoli che prendono i domiciliari in due giorni. Ma che i parlamentari di una nazione si abbassino al punto di invocare praticamente la svalutazione della Legge e la sua subordinazione agli umori del popolo addolcito dall'esito di una partita mi sembra un segnale tutt'altro che rassicurante sulle garanzie democratiche e legali in questo paese. Di questo passo passeremo probabilmente alle impicaggioni pubbliche degli extracomunitari sugli alberi, "per tenere conto dell'umore del del profondo Nord del paese" o per stare simpatici ai leghisti forti in alcuni comuni?
Una volta chiarito questo, vorrei chiarire anche qualcos'altro:
4 - Mi sconvolge l'atteggiamento che ritiene che l'insulto - razzista o meno, non importa - sia la normalità in un campo di gioco. Zidane ha sbagliato a dare la testata, ma credo sia anche doveroso dire che ha sbagliato anche chi lo ha provocato. E invece da quello che leggo nei commenti sembra che l'unico ad aver sbagliato sia stato Zidane, reo di essere stato "visto" in quanto "l'insulto" che avrebbe detto Materazzi - che invece non si è sentito - "è una cosa normale durante le partite" e se proprio Zidane si era offeso, "bastava che insultasse anche lui Materazzi". Mah, sarà l'educazione salesiana ma questo ragionamento non mi convince affatto: la testata, come l'insulto, sono comportamenti vergognosi e sanzionabili. Se Zidane è stato espulso, anche Materazzi dovrebbe essere sanzionato.
5 - Se verrà provato, un giorno, che Materazzi abbia offeso Zidane ottenendo quella reazione e la sua espulsione, l'intera Vittoria diventa falsa e fittizia, anzi: non meritata. Ci sarebbe da vergognarsi di Mondiali vinti in questo modo, altroché! Se poi l'insulto si rivelasse davvero razzista o islamofobo sarebbe un segnale gravissimo: il razzismo che travalica i confini nazionali e viene usato da un giocatore della Nazionale nei confronti di un giocatore straniero sarebbe inqualificabile. Ma inqualificabile è in realtà tutto il clima che ha accompagnato questi mondiali: Materazzi che fa il finto tonto e dice di non sapere cosa "voglia dire la parola terrorista", svastiche nel quartiere ebraico nella notte dei festeggiamenti per la vittoria, bandiere francesi bruciate e persino un ex ministro, Calderoli, che definisce la nazionale di calcio francese senza identità perchè fatta di «negri, isalmici e comunisti» svergognando ancora una volta l'Italia a livello internazionale e suscitando la sacrosanta protesta dell'ambasciatore francese. Ma ci rendiamo conto? Bene ha fatto la IADL a denunciare sia Materazzi che Calderoli!
Da quando ho cominciato a gestire questo blog, l'ho fatto nel segno della massima di Goethe sopra riportata: "Il mondo va avanti solo a causa di quelli che si oppongono". Non intendo fare sconti a nessuno, difendere un giocatore solo perché italiano o tifare una squadra solo perché risiedo sul territorio che rappresenta. Non sono un politicante, e tanto meno un giornalista al soldo dei Servizi. Se l'Italia è il paese che ritrova la sua unità solo perché hanno vinto dei giocatori che, sinceramente, stento a considerare un "modello per la società" e per le nuove generazioni, se l'Italia è il paese del sostegno incondizionato ai propri "nuovi eroi" indipendentemente da ciò che hanno o che avrebbero fatto, se l'Italia è il paese che sottomette la Legge all'umore calcistico del popolo, se l'Italia è quella delle svastiche e dei Calderoli, ebbene: io non la amo. E non dirò di amarla solo per fare gli italiani contenti. Non intendo fingere ed accodarmi al coro di coloro che decantano la "vittoria strameritata" della Nazionale solo perché questo potrebbe rendermi più gradevole agli occhi di qualcuno o di tutti. Io le cose le dico e le scrivo come le penso, pur sapendo che potrebbero farmi perdere consensi e simpatia e persino essere a volte pericolose. E lo faccio perché, fortunatamente, me lo posso permettere, a differenza di tanti altri che queste cose le vorrebbero dire ma hanno paura di dirle. Spero di essermi espresso con chiarezza e che almeno questa onestà venga apprezzata. E che, soprattutto, quanto ho scritto in questi ultimi due post, faccia riflettere - almeno un pò - qualcuno. Insomma, togliamoci un pò di prosciutto dagli occhi: le apparenze ingannano e il calcio non è più solo "un gioco": è un'affare politico, sociale, economico, mediatico. E per di più è un affare sporco.