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giovedì 13 luglio 2006

L'ultimo fischio

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Cerchiamo di tirare le fila e chiudere definitivamente la faccenda calcistica che ha animato questo blog per tre giorni durante questa torrida estate, che nel mondo ci sono cose più importanti e urgenti da discutere e su cui "litigare".

1 - Sono felice di sapere, dalla bocca dello stesso Zidane, che l'insulto non era né razzista né islamofobo. Mi scuso quindi per aver azzardato teorie in questo senso, anche se confortate da buona parte dei media che si sono occupati della questione e dalla percezione del clima mediatico e politico che ha caratterizzato le vicende relative all'immigrazione in Italia in questi ultimi anni. Certo che sentire le dichiarazioni di Calderoli sulla squadra di "Negri, islamici e comunisti" non è stato d'aiuto per scongiurare l'ipotesi, ma che volete...c'est la vie! Ciò non toglie che l'insulto c'è stato, e pare che fosse anche pesante. Non ho motivo per non credere a Zidane, le immagini parlano da sole: Materazzi ha detto qualcosa che ha indotto Zidane a tornare sui suoi passi, dopo un'iniziale esitazione, e dargli la testata. Comportamento censurabile, ovvio, e Zidane stesso si è civilmente scusato, ma lo è anche quello di Materazzi che ora invece nega: cosa vorrebbe dire questo? Che Zidane è impazzito di colpo ed è tornato sui suoi passi per colpirlo senza alcun motivo? Personalmente ritengo che l'insulto non debba essere considerato la normalità sui campi di gioco, ritengo che la provocazione sia un pessimo strumento per ottenere l'espulsione di un avversario "pericoloso" e quindi facilitare la vittoria. Ma constato, con molto dispiacere, che non è così per molti dei miei lettori, che pur ritengo intelligenti e colti, che invece preferiscono rivendicare una vittoria "pulita e meritata" a qualsiasi costo e a prescindere da tutto, solo per il piacere di "farla pagare" a chi, incivilmente, ha descritto gli italiani come mafiosi, tipi da spiaggia e quant'altro, come i media tedeschi prima dell'Italia-Germania.
2 - Il modo con cui lettori abituali - ma di solito silenziosi - di questo blog hanno preso le difese della Nazionale è altamente indicativo di un modo di vivere la passione calcistica che considero degno di approffondimento e di studio. Faccio mia l'osservazione di Stefano Calzetti: "E' interessante come l'argomento calcio riesca a far commentare persone che si solito si limitano a leggere. Tra l'altro leggono con continuita' questo blog come traspare dai commenti. E allora andiamo con la domanda retorica: e' possibile che solo una critica alla nazionale di calcio possa portare le persone a prendere posizione, a esprimere il proprio pensiero?". Qualcuno ha azzardato che io stia facendo tutto questo solo perché Zidane è musulmano o perché mi sarebbe piaciuto, che ne so, che vincesse..boh..l'Arabia Saudita (!). Guardate che le mie critiche alla Finale, ai giocatori di calcio più in generale, al modo in cui vengono osannati, alle parate e medaglie e quant'altro che vengono loro assegnate, sarebbero state uguali identiche se avesse vinto la Francia. E infatti non sono minimamente entusiasta per la prospettiva che vorrebbe addirittura una "Légion d'Honneur" a Zidane da parte di Chirac. Le mie critiche sarebbero state uguali identiche persino se avesse vinto un paese arabo qualsiasi. Con la differenza, che in quest'ultimo caso forse, avrei cercato la scusante nell'analfabetismo dilagante e nelle difficoltà economiche in cui versano normalmente questi paesi. Allora mi sarei detto "Lasciamoli divertirsi un pò, che poverini hanno così poco di cui gioire". Persino l'Arabia che di petrolio vive ha grandi difficoltà in termini di disoccupazione e quant'altro. Ma l'Italia, dico io, è messa così male da elevare undici giocatori a benemeriti dell'Unità Nazionale e da tributare loro non solo tutto questo rispetto ma anche questa accanitissima difesa? Sinceramente avrei preferito che le medaglie fossero state assegnate a qualche scienzato espatriato per le difficoltà che ha incontrato in Italia o che queste accanite difese fossero riservate a qualche poveraccio vittima di ingiustizie o qualche paese sotto occupazione, ma tant'è.
3 - Nonostante abbia chiarito che le mie critiche - non solo alla Finale e alla modalità con cui è stata ottenuta la vittoria - ma all'intero mondo calcistico, alle tifoserie scalmanate e quant'altro, non avessero (e non dovessero) avere nulla a che fare con il mio rispetto per la Nazione o con lo stato della mia integrazione in questo paese, ho rilevato con molto dispiacere che alcuni commentatori non hanno perso occasione di esibirsi in commenti del tipo: "Un bel viaggetto altrove, no? Ahò, nessuno è obbligato a vivere in un posto che non ama, che non gli piace" oppure "Alla fin della fiera tu sei tutto tranne che una persona integrata nel contesto nel quale vivi". Paolo, frequentatore di lungo corso di questo blog che stimavo moltissimo, ha affermato che "Nessuno ti chiede per la nazionale italiana, per carità; nessuno ti obbliga. Sei liberissimo di tifare per chi ti pare, o anche per nessuno". Molti hanno messo in dubbio la versione secondo cui gli immigrati sarebbero in un certo senso "obbligati" a tifare Italia. Non sono d'accordo: non solo gli immigrati sono "obbligati", ma gli stessi italiani. Nel caso degli immigrati è ben più grave: i commenti sopra riportati dimostrano che se è vero che nessuno mi chiede o mi obbliga esplicitamente a tifare per la nazionale italiana, qualcuno invece cerca - in maniera più o meno implicita - di bloccare persino un mio eventuale parere negativo sulla partita, sui giocatori e sul mondo calcistico più in generale, in nome del presunto "amore per l'Italia". La mia percezione negativa del modello che offrono i calciatori, non solo quelli italiani, del modo in cui è stata vinta questa partita viene strumentalizzato per bollarmi come "nemico della patria". C'è un clima talmente carico ed isterico per questa vittoria, del tipo "Guai a chi mi tocca la coppa o la Nazionale" che - per dirla chiaramente - sfiora persino in alcuni casi l'intimidazione. Fortunatamente qualcuno ha finalmente deciso di dire anche nei commenti che condivide la mia opinione. E fortuna vuole che anche loro siano italiani, come M. Cristina Caimotto che afferma: "Da italiana, che l'Italia in fondo la ama moltissimo ma detesta il calcio e tutte le porcate che stanno dietro, condivido la posizione di Sherif. Anche da italiani nati e cresciuti qua ci si sente esclusi dal proprio paese perché non si vuol far parte di questo teatrino di casinisti che a ogni gol urlano fuori dalla finestra e che a fine partita bloccano il traffico e trasformano le città in una discarica pubblica. Non vedo l'ora che si smetta di parlare di mondiale, di testate e di sentirmi un'aliena quando dico che non ho guardato la partita".
4 - Paolo afferma: "Se non la ami (L'Italia, ndr), niente e nessuno ti obbliga a viverci. Come nessuno obbligava i ragazzi nordafricani, senegalesi, camerunensi, che ne so, che ho visto in piazza a Parma e che ballavano e ridevano con gli altri, alla facciaccia, se permetti, tua e di Polo e nessuno obbligava il ragazzo che a salsomaggiore ballava con una bandiera italiana legata davanti e una tunisina dietro, e si divertiva e gridava e veniva bagnato come tutti gli altri, e nessuno gli torceva un capello, e ha lasciato magari un ricordo positivo di uno che senza dimenticare il suo paese in questo ci sta bene. E lo ama." Caro Paolo, io non ho alcuna intenzione di andare in giro avvolto in una bandiera italiana dopo i Mondiali per dimostrare che amo l'Italia o che sono integrato o per lasciarti un ricordo positivo. Credo che ci siano mezzi più utili e efficaci per farlo, e se il mio ricordo positivo deve essere legato ad una mia esibizione di lap-dance calcistica, ebbene, preferisco non lasciartelo. Alcuni immigrati hanno festeggiato e brindato per la vittoria della Nazionale? Contenti loro: domani, e statene certi, malediranno tutte le difficoltà burocratiche che incontreranno per rimanere in questo paese, i datori di lavoro che li sfruttano e li ricattano per perpetuare i loro permessi di soggiorno, gli strozzini che li ammassano in cantine a 600 euro l'uno. E sarà questa l'immagine che avranno dell'Italia e che trasmetteranno ai propri figli per i prossimi anni, prima che arrivi un altro Mondiale, ammesso che siano ancora in Italia. Se lo sbandierare il Tricolore dopo una partita dovesse risolvere i problemi degli immigrati o creare vera integrazione, vi assicuro che anch'io mi sarei messo a urlare "Forza Italia" a squarciagola durante le partite pur non amando il calcio. Ma la realtà non è questa, quindi non illudetevi di aver raggiunto il paradiso terrestre, foss'anche per una notte, solo per aver visto immigrati esultare per la vittoria della Nazionale. Per loro più che per altri vale il "Poverini, hanno poco di cui gioire, lasciamoli quindi divertirsi almeno per una notte". Questi sono messi così male che devono, volenti o nolenti, esultare per una squadra che non è nemmeno la loro, ma per carità, nessuno glielo vieta. Proprio il tifo degli immigrati però dimostra l'assioma "Calcio-Nuovo Colosseo", il panem et circenses (ma il panem per loro è un po' duro da guadagnare, come lo è per tutti di questi tempi). Pensavo che chi avesse un po' più di mezzi culturali e sociali denunciasse la finzione, l'assoluta fragilità dell'impianto di integrazione basato sul tifo calcistico, fosse anche per la durata di un mondiale, e invece non è così: si vuole estendere l'illusione di un paese unito grazie al calcio, accreditata da politici e media, anche agli immigrati. Vedete, tifano Italia...Sono integrati! Eggià...Comunque, inutile parlarne, quanto avevo da dire l'ho detto e ripetuto. Anzi, chiudo con questo commento di Stefano, che trovo assolutamente adatto alle circostanze:

" [...] Insomma: la penso come Sherif ma sono italiano; volete accusarmi di antipatriottismo o di scarsa integrazione nella societa'? L'integrazione di uno straniero e' favorita dal fatto di tifare la nazionale ma che diventi obbligatorio mi sembra stupido soprattutto se si pensa che nessuno chiede, in prima battuta, a un tedesco o a un francese o ad uno statunitense di tifare Italia per essere integrato. Lo si chiede ovviamente all' "inculacammelli", facendo passare il tifo come segno di "civilta' occidentale" Tutto questo indica la xenofobia presente in molti di noi. La xenofobia e' il modo in cui un gruppo difende se' stesso: escludendo l'estraneo. Magari sarebbe il caso di superare questa fase visto che la societa' moderna e' un po piu' complessa di quella di Urk "La clava" Rossi e Aghrr "Pozzo di catrame" Schmidt. Comunque Sherif ti sei alienato le simpatie di persone di sinistra. Sono le persone che non possono ammettere di aver paura degli stranieri perche' non e' corretto ma te lo fanno capire dicendoti che non e' fico criticare la nazionale. Mi dispiace dire che anche a me a volte capita di avere paura degli stranieri ma mi piace sapere che ho il coraggio, verso me stesso, di ammetterlo".
E aggiungo
"Beato il Paese che non ha bisogno di eroi", Galileo