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sabato 1 luglio 2006

Muro egiziano? No, israeliano

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Portali e blog neocon ci propongono, in questi giorni, le foto della Guardia di frontiera egiziana mentre sorveglia la breccia ampia quattro metri aperta con l'esplosivo il 29 giugno scorso da militanti palestinesi nel muro di confine fra la Striscia di Gaza e l'Egitto. "Guardate come sono cattivi gli egiziani! Costruiscono un muro che li separa dai "fratelli" palestinesi e nessuno dice niente! E se lo costruiscono gli Israeliani per difendersi, apriti cielo! Guardate come sono cattivi gli egiziani, che tengono fuori i palestinesi. Tutti fanno finta di non vedere, il mondo tace!". Ovviamente si guardano bene dal dire che il muro, e la presenza della Guardia di frontiera egiziana sul confine con Gaza - detto anche Asse Filadelfi - erano espressamente imposti e fortemente voluti da Israele, con tanto di protocollo militare, prima del suo ritiro dalla striscia per questioni di "sicurezza". Visto infatti dal ministero della difesa di Tel Aviv, l'Asse Filadelfi è considerato come una frontiera avanzata per Israele. Se non esistesse, dicono, presto o tardi i palestinesi ammasserebbero nel nord della Striscia razzi a lunga a gittata capaci anche di raggiungere Tel Aviv: il modello per Hamas e per gli altri gruppi sarebbe quello dei Hezbollah libanesi che appostati nel Libano sud tengono sotto minaccia costante l'intera Galilea, il porto di Haifa e probabilmente anche zone nel centro di Israele.
Dal settembre 2000 sull'Asse Filadelfi si è combattuta, 365 giorni all'anno, una delle battaglie più feroci di Israele: quella contro il trafugamento dal Sinai a Gaza di mezzi di combattimento tali da mettere in pericolo i velivoli militari israeliani che sorvolano Gaza o le città di Israele a nord della Striscia. In pochi mesi poteva anche accadere che Israele neutralizzasse almeno una quindicina di tunnel scavati da contrabbandieri dell' intifada. Nel ritirarsi dalla striscia, Israele ha voluto dunque garantire la propria sicurezza e ha concluso con l'Egitto un accordo in base al quale gli agenti della polizia egiziana normalmente presenti sul confine sono stati sostituiti da 750 militari della Guardia di frontiera ben equipaggiati, dotati anche di elicotteri e di motovedette. Il loro incarico: impedire che dal Sinai armi e munizioni raggiungano la striscia di Gaza. Per convincere la Knesset della necessità di quegli accordi, il premier Ariel Sharon ha fatto di tutto. Ha negato con foga che quel protocollo militare fosse in contrasto con la smilitarizzazione del Sinai appassionatamente voluta dal premier Menachem Begin alla firma del trattato di pace con l'Egitto, nel 1978. Ha aggiunto che la cooperazione di sicurezza fra Israele ed Egitto era un elemento importante per la stabilità regionale.
Quando gli Israeliani si sono ritirati, la voglia di vivere accumulata in anni di pesanti restrizioni militari era di gran lunga superiore a qualsiasi comunicato ufficiale e miglaia di palestinesi sono sciamati dal settore palestinese di Rafah a quello egiziano, molti altri hanno intrapreso la direzione opposta. Hanno passato il confine per salutare amici e parenti sul versante egiziano, per comprare prodotti a basso costo o solo per andare in un altro paese senza dover prima ottenere un visto e superare controlli minuziosi. "È stato bello andare in Egitto" ha raccontato Akram, un giovane del quartiere di Shabbura "è stato come fare un viaggio in un paese lontano e invece è davanti a noi, a due passi da Rafah". Rafat Keshta, 32 anni, ha approfittato di questa improvvisa libertà di movimento per andare in visita ai suoi familiari sul lato egiziano che non vedeva da alcuni anni. "Vorrei che il confine non ci fosse più e vivere in pace senza piu interferenze straniere", Thoraya Ismail, una egiziana sposata ad un palestinese, ha abbracciato le figlie che non vedeva da sette anni e baciato due nipoti mai incontrati. Tre fratelli egiziani hanno raggiunto un cugino di Khan Yunis che non avevano mai visto prima. Fares Abu Khias non è riuscito a contenere la gioia scorgendo la moglie. "Lei è egiziana. Siamo sposati da sei anni ma non ero mai riuscito ad ottenere il permesso perché potesse raggiungermi, ora possiamo tornare a casa". Insieme hanno attraversato il confine, passando per la breccia aperta per la prima volta nel 2005. Sulla linea di confine si è potuto assistere a scene toccanti di genitori che hanno riabbracciato i figli e di coppie di sposi che, tra lacrime ed affettuosità, sono tornate insieme. Faceva venire in mente la scena di migliaia di palestinesi, soprattutto bambini, che hanno potuto fare il bagno e nuotare felici sulla spiaggia di Gaza, per quasi quarant'anni usate esclusivamente dai coloni israeliani. La stessa spiaggia che è stata bombardata alcuni giorni fa dalle forze israeliane uccidendo un'intera famiglia mentre faceva il picnic.
La flessibilità egiziana è stata accolta come una catastrofe da Israele. "Dove migliaia di persone passano liberamente, possono anche passare terroristi e armi" ha notato Yuval Steintz, il presidente della Commissione parlamentare della Knesset. Il ministro della difesa Mofaz si è limitato a inviare moniti all'Anp e all'Egitto: "Riprendano il controllo della situazione. È questo, per Israele, il primo test del dopo-ritiro. La speranza è che dopo alcuni giorni di assestamento la situazione a Rafah si stabilizzi". Per Steinitz erano speranze mal-riposte:"L'obiettivo degli egiziani non era tanto di lottare contro il trafugamento di armi, bensì di aprire una prima breccia negli accordi di smilitarizzazione del Sinaì. Quanto alla capacità delle forze di sicurezza dell'Anp di piegare i gruppi armati della intifada resta ancora una incognita". Più volte Hamas aprì una breccia nel muro, per permettere ai palestinesi di rivedere i propri cari, rimasti dall'altra parte. E ogni volta Israele lancia moniti. Così, dopo i ripetuti moniti alle autorità egiziane e palestinesi, le guardie hanno ripreso il controllo della situazione. Su richiesta di Israele. "La legge e l'ordine saranno mantenuti", ha detto a Radio Gerusalemme l'ambasciatore egiziano, tartassato da Israele "Si potrà passare da una parte all'altra solo rispettando i regolamenti in vigore". Giustamente però l'ambasciatore ha avuto parole di comprensione per i palestinesi. "Questa gente è rimasta prigioniera per 38 anni. Tante persone hanno incontrato per la prima volta i propri parenti dopo anni e anni, bisogna capire cosa le ha spinte a violare la legge". La legge voluta da Israele. Non se lo scordino i neocon che vorrebbero girare la frittata.