Notizie

Loading...

giovedì 6 luglio 2006

Tassisti? No, Fascisti

Image Hosted by ImageShack.us

Come volevasi dimostrare, nella "rivolta" dei tassisti c'era ben poco di spontaneo. Era tutto accuratamente organizzato e, considerato chi sta cavalcando attualmente la protesta, non è difficile attribuire l'intera protesta ad una determinata parte politica. L'aggressione all'auto e al ministro Mussi, l'attacco alle auto-noleggio e le botte ai cronisti, gli slogan razzisti la dicevano già lunga sulla natura politica di coloro che stavano manifestando. Oggi però i quotidiani lo spiegano molto bene.
In un articolo di Paolo Foschi su Il Corriere, un poliziotti afferma: «Un’azione compiuta da gente abituata a questi raid». «Tassisti napoletani — hanno spiegato altri manifestanti —, forse gli stessi che martedì avevano cercato di aggredire Rosa Russo Iervolino». «C’era anche qualche infiltrato», hanno aggiunto i sindacati. Nell'articolo di Fabrizio Roncone invece abbiamo un quadro ancora più chiaro: "Loreno Bittarelli, presidente dell'Uri, l'Unione radiotaxi italiana (quello, per capirci, che ammette orgoglioso: « So' de destra e ho organizzato la seconda marcia su Roma, embè?". "le teste spesso rasate e le gambe e le braccia tatuate con il profilo di Benito Mussolini o il fascio littorio, sciamavano e circondavano chiunque, per giudizio sommario, potesse non condividere la loro protesta". "Li guardi e s'alza il coro: «Siamo tutti/ terroristi...». Poi mettono su un cartello: «Taxi e moschetto, tassista perfetto».
"Accanto alle bandiere della cooperativa «3570» di Roma, ne sventola una nera, con un teschio. Avvistati, nella folla di manifestanti, anche alcuni capi degli «Irriducibili», il gruppo di tifosi ultrà della Lazio che la Digos, periodicamente, mette sotto inchiesta. Avvistato pure un tipo piuttosto noto nella leggendaria — per caos e intimidazioni d'ogni genere — stazione taxi dell'aeroporto di Fiumicino, un tipo con il simbolo della «X Mas» sull'avambraccio e che i suoi colleghi perbene hanno sinistramente soprannominato «P38». C'era lui, stamane, accanto a Gianni Alemanno, l'esponente di An che da quel piccolo palco ha arringato il popolo dei rivoltosi". Ma in giro si dice che in realtà stava conducendo mediazioni.
Alemanno? Ma non è l'ex-ministro che ha fatto il saluto legionario e mostrato la croce celtica che porta al collo in diretta Tv? Croce che ha definito "un simbolo religioso cristiano e lo porto in ricordo di un mio amico ucciso negli anni Ottanta da avversari politici" ? Ma che ha anche protestato quando gli fu chiesto di mostrarla in diretta TV: perché "Come si può spiegare una cosa del genere in televisione senza creare confusione tra gli ascoltatori, che magari pensano che la croce celtica sia un simbolo politico estremista?"

Image Hosted by ImageShack.us