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lunedì 7 agosto 2006

Aspetta e spera...

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Tre provvedimenti cruciali per l'immigrazione in meno di un mese: 300mila permessi di lavoro in più, rispetto ai 170mila già previsti dai flussi della precedente legislatura; la semplificazione dei criteri per il ricongiugimento familiare e la modifica della legge per l'acquisizione della cittadinanza italiana, con 5 anni di residenza invece degli attuali 10, e il principio dello ius sanguinis sostituito dallo ius soli. Sembra che il governo Prodi si stia dando da fare per mantenere le promesse relative al capitolo "immigrazione" esposte nel programma dell'Unione. La cosa non puo' che rallegrarmi, avendo io stesso caldeggiato il voto alla Sinistra anche in nome della difesa dei diritti e delle aspettative degli immigrati.
Il ministro Ferrero ha giustamente sentenziato che "Chi nella politica ha avuto premi dalla popolazione sollecitando paure e discriminazioni verso gli immigrati dovrà poi tener conto del loro peso elettorale", ricordando che ben 50mila immigrati residenti da tre anni in Italia accorsero a formare un buon 10% del "popolo delle primarie" di Romano Prodi. Per queste sue affermazioni, il ministro è stato e viene linciato da giornali che dovrebbero essere portati in tribunale per i loro titoli da prima pagina sull'argomento immigrazione e persino criticato da Gian Antonio Stella sul Corriere. Ebbene, non sono d'accordo con Gian Antonio Stella (che già conosciamo per i suoi ottimi articoli) quando scrive che le affermazioni del ministro Ferrero sviliscono una battaglia giusta degradandola a una questione insopportabilmente bottegara. E non le ritengo nemmeno una provocazione inutile e insulsa, come sembra voler affermare. Le affermazioni del ministro Ferrero rispecchiano la realtà dei fatti, il "Do ut des" caratteristico di ogni sistema politico democratico. Egli ha perfettamente ragione: gli immigrati hanno riposto molte speranze in questo governo, e - come in qualsiasi democrazia - le speranze ben riposte dai cittadini vengono premiate al momento del voto.
Il punto è, semmai, vedere se questo procedimento passerà alle Camere o se sarà necessario ricorrere allo strumento della fiducia. Se ci sarà, o meno, un referendum - come vorrebbe Calderoli - e se gli italiani avranno la stessa ispirazione che ebbero all'ultimo referendum sul Federalismo, anch'esso voluto e caldeggiato dalla Lega. Poi ci sarà da vedere quanti casi rientranti nei criteri indicati dalla legge incontreranno le solite difficoltà burocratiche, la chiusura mentale di qualche impiegato e quindi quanto tempo un cittadino immigrato impiegherà realmente prima di ottenere la cittadinanza. La partita non è ancora chiusa, e non basterà la semplice approvazione della legge per far contenti gli immigrati. Ci vogliono garanzie di ferro su un suo celere funzionamento, sul superamento dei cavilli legali e delle fantasie interpretative di ogni ufficio preposto alla sua applicazione. Solo allora la Sinistra potrà ambire ai voti di cittadini politicamente soddisfatti e riconoscenti.

Dopodichè ci sarà bisogno di lavorare ancora, per impedire che questi voti si disperdano. Per la comunità araba e musulmana per esempio, indicata dai soliti predicatori di odio annidati in alcune redazioni come la principale paura dei cittadini italiani (forse perchè essi stessi hanno contribuito a trasformala in minaccia), il confronto sarà anche sulle posizioni in politica internazionale, come per esempio il comportamento della leadership di sinistra sulla crisi libanese. Poche illusioni, quindi: non ci sarà nessun voto acritico a priori. In ogni caso, se tutto funzionerà correttamente, nel quadro più ampio di una reale integrazione e di un vero confronto democratico, entro pochissimi anni movimenti come la Lega Nord scompariranno, e i loro cimeli verranno esposti accanto alle ricostruzioni faciali dei bingo-bongo preistorici nei più grandi musei di storia naturale del mondo. E vedremo alcuni politici oggi abituati a dirne di tutti i colori sugli immigrati costretti ad indossare anche l'ossicino nei cappelli pur di mendicare voti e appoggi elettorali. Forse solo allora potranno attingere alla loro "identità e civiltà" e ai "valori fondanti dell'identità nazionale" di cui straparla Magdi Allam e di cui abbiamo avuto un assaggio nelle dichiarazioni, vecchie e recenti, di alcuni esponenti dell' ex-maggioranza, magari alietando i loro nuovi elettori con questa vecchia canzone (magari modificata), risalente al 1935:
Faccetta nera,
sarai Romana
la tua bandiera
sarà sol quella Italiana!
Faccetta nera,
Bell'abissina
Aspetta e spera
Che già l'ora si avvicina!