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mercoledì 23 agosto 2006

Bianco è bello

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Per un attimo ho pensato che fosse il solito baccano riservato dai media alla "bimba bianca" di turno, ora rapita (poi si scopre che la madre aveva dei "leggeri" pregiudizi nei confronti della zingara che si è avvicinata al passeggino), ora violentata (poi si scopre che era il parroco del paese o il compagno della madre), ora uccisa (poi si scopre che è stata la madre ad ucciderla, inscenando in seguito la rapina). Insomma, pensavo che in qualche modo c'entrasse quel particolare meccanismo per cui se la bambina, il bambino, la donna, l'uomo o più in generale la vittima è "bianca" e "occidentale", allora la notizia c'è e il titolo in prima pagina pure, altrimenti è la totale indifferenza o il freddo, meccanico, e strettamente "professionale" conteggio dei "danni collaterali". Regole che possono essere infrante, naturalmente e ovviamente, se il rapitore, violentatore, assassino di turno è un extracomunitario: in quel caso assistiamo ad un coro isterico di invettive e condanne, di titoli a grossi caratteri cubitali e una caterva di trasmissioni speciali, come se fosse l'unico crimine commesso nel mondo in quel momento.
Si tratta di una subdola tecnica mediatica che sortisce oggi sui bimbi neri gli stessi effetti dell'apartheid statunitense. Pensate che lo stesso esperimento eseguito nel 1954 dal dr. Kenneth Clark - il cui risultato venne interpretato come un effetto dell'apartheid che agiva in modo perverso già sulla psiche delle bambine della scuola materna - ha sortito nel 2006, una volta ripetuto da Kiri Davis, una studentessa 17-enne di Manhattan (che ne ha anche tratto un cortometraggio molto discusso e molto premiato) gli stessi risultati. L'esperimento consiste nel chiedere a delle bambine nere di scegliere fra due bambole identiche in tutto, tranne per il colore della pelle. La replica del test ha interessato 21 bambine di una scuola materna di Harlem, il famoso quartiere nero di New York, alle quali Kiri ha chiesto di scegliere tra due bambole identiche. A maggioranza di circa 3/4 (15 su 21) le bambine hanno dato la preferenza alla bambola bianca. A un certo punto del filmato a una bimba viene chiesto perché preferisce la bambola bianca, e quella risponde: "perché è bianca". Le viene allora chiesto quale delle due bambole le rassomiglia di più. A quel punto la bambina, ancora innocente, si fa seria e a riprova che non è scema, indica la bambola nera.
E invece no, mi sbagliavo: stavolta la morbosa attenzione mediatica riservata alla "bimba bianca" di turno, che "ha lasciato i soccorritori senza parole" (per usare le parole dei tiggi), ha rivelato al mondo un dramma umano nero (il solito) ma stavolta tinto di "bianco" (e non è la prima volta): tra i 27 nordafricani sbarcati a Lampedusa c'era infatti anche una bimba bianca di pochi giorni. A spiegare il "mistero" (sempre per usare la terminologia dei TG) della neonata è stata la madre, un'etiope di 21 anni: "Il padre di mia figlia è un funzionario Onu di origine tedesca. Ora vive in America. Mi ha abbandonato subito dopo avere saputo che aspettavo la bambina e si è trasferito negli Usa. Per un certo periodo è stato il mio compagno, poi mi ha lasciata. Ha detto che lui, nel suo Paese, una famiglia già l'aveva e che non aveva alcuna intenzione di abbandonarla. Ero sola, disperata e per mia figlia volevo un futuro diverso: per questo ho deciso di partire". Incredibile ma vero, la "bimba bianca" non era stata rapita dai bingo-bongo, in una geniale mossa per ottenere il permesso di soggiorno. A quanto pare, persino questi buzurri che andrebbero respinti con le armi - direbbe il fine diplomatico Calderoli - sono in grado di partorire bimbe bianche. Un mistero che andrebbe studiato a fondo: non possiamo permettere questa vergogna. Di questo passo, diventeremo tutti "meticci"!