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martedì 15 agosto 2006

Idee radicate (o pregiudizi?)

«Il mio assistito è un profondo credente, segue con scrupolo il Corano. Le sue idee religiose sono profondamente radicate. Molto diverse dalle nostre». Queste sono le parole che rappresenteranno, molto probabilmente, la base su cui il difensore d'ufficio assegnato a Mohammed Saleem (ritenuto il principale indiziato dell'uccisione della figlia Hina nel Bresciano, sgozzata forse con la complicità dello zio perché innamorata di un ragazzo italiano e "non rispettosa delle tradizioni pakistane") intende difendere il suo assistito.

Sono parole estremamente gravi, poichè dubito che il difensore sia in grado di dimostrarle. Non esiste nessun nesso tra il Corano, le idee religiose e quanto è accaduto alla piccola Hina, sgozzata con barbaria dal padre per la sua relazione. Anche ammettendo che tra i due fidanzatini ci fosse un rapporto più che "platonico", il padre non aveva nessuna scusa "religiosa" per compiere un crimine efferrato come quello. Non sono solito riferire versi del Corano nei miei post, ma in questo caso ritengo necessario chiarire che lo stesso Corano, risalente a più di 1400 anni fa, e cioè a un epoca in cui erano validi persino i principi misogini della Bibbia, prevede "pene" molto lievi - praticamente nulle secondo gli standard dell'epoca - per quello che era considerato un "reato" contro l'onore non solo del singolo ma persino della tribù.

Il versetto coranico in merito infatti recita: "Se le vostre donne avranno commesso azioni infami, portate contro di loro quattro testimoni dei vostri. E se essi testimonieranno, confinate quelle donne in una casa finché non sopraggiunga la morte o Allah apra loro una via d'uscita. E se sono due dei vostri a commettere infamità, puniteli ; se poi si pentono e si ravvedono, lasciateli in pace. Allah è perdonatore, misericordioso. Allah accoglie il pentimento di coloro che fanno il male per ignoranza e che poco dopo si pentono: ecco da chi Allah accetta il pentimento. Allah è saggio, sapiente."

Come tutte le religioni, quindi, anche l'Islam condanna l'adulterio. Ma al di là del fatto che è molto difficile portare quattro testimoni che certifichino che ci sia stato "atto di penetrazione tra l'uomo e la donna" (ovvero, secondo la legge coranica, non basta nemmeno che i testimoni abbiano visto a letto gli "indiziati"), non si parla di lapidazioni o di sgozzamenti, non c'è nessuna giustificazione dell'omicidio del proprio figlio o figlia, bensi di misericordia e di perdono. Anzi, è stato proprio il messaggio coranico a vietare la barbara pratica degli Arabi della Penisola preislamica che consisteva nel seppellimento delle neonate, considerate un peso economico eccessivo e un disonore: "Non uccidete i vostri figli per timore della miseria: siamo Noi a provvederli di cibo, come [provvediamo] a voi stessi. Ucciderli è veramente un peccato gravissimo".

Ma techniche difensorie a parte (gli avvocati, è noto, fanno di tutto per liberare i propri assisti, ricorrendo anche ai cavilli della legge. Figuriamoci se non si appelleranno anche ai principi religiosi, in un clima che sa poco o nulla del Corano e della legge islamica, per alleggerire le pene dei criminali e degli squilibrati), cio' che mi ha lasciato perplesso è che il ministro degli interni affermi che «Il caso di Hina insegna molto ai fini della cittadinanza: è evidente che non basta chiedere l'adesione ai valori della Costituzione, ma bisogna che ci sia un'adesione anche a diritti fondamentali come il fatto che la donna si rispetta secondo regole che io considero universali». Lo ha detto il ministro dell'Interno Giuliano Amato, secondo il quale un diritto universale è il fatto che «la donna ha il diritto di scegliere la sua vita. Il matrimonio combinato noi lo abbiamo abbandonato alcuni secoli fa». Il fatto dunque che per accedere alla cittadinanza ci debba essere una piena adesione a questi valori «è un problema che dovrà essere affrontato bene».

Qualcuno mi spieghi, per cortesia, perchè un immigrato musulmano qualsiasi dovrà in qualche modo certificare o dimostrare che non considera la donna un oggetto prima di prendere una cittadinanza. Innanzittutto il matrimonio combinato non è un'esclusiva dei musulmani: anche gli indù sono soliti combinare fidanzamenti e matrimoni, e molti crimini si commettono in India per questi motivi, nelle distanti e poco controllate campagne. E poi perchè ogni immigrato musulmano deve essere ritenuto responsabile delle colpe di un matto? Forse agli italiani che chiedono un'altra cittadinanza si chiede che non vadano ad uccidere la propria ex e il suo nuovo convivente in pieno mercato (accaduto a Torino) o che certifichino che non intendono anneggare il proprio neonato e poi inscenare una rapina? Forse si chiede loro che certifichino che i loro figli non uccideranno, un giorno, mamma e fratellino? Sono casi italiani, questi, oppure no? Qualcuno mi dirà: ma la religione cattolica non prevede "sgozzamenti rituali" per i figli. Nemmeno quella islamica, che facciamo?

E poi sono davvero curioso di capire come si intende procedere con questi accertamenti...basterà una confessione scritta che certifichi che, come musulmano, non intendo commettere crimini contro la donna, contro le metropolitane, contro gli aerei e via discorrendo, come se ogni musulmano fosse una bestia incontrollata, un sospetto terrorista? O ci sarà qualche test pratico da consumare nel chiuso di una stanza, con una modella? E se di fronte alla modella l'immigrato dovesse pensare di concedersi una piccola violazione del contratto e poi combinasse l'efferrato crimine, cosa ci hanno guadagnato i cittadini italiani che hanno pagato il test con le proprie tasse? Le scuse del Ministro dell'immigrazione in pectore che scrive sul Corriere della Sera, che ha già previsto "test pratici" per gli aspiranti cittadini?