Notizie

Loading...

martedì 8 agosto 2006

Identità e differenze

Il tema dell' "identità nazionale" si sta prepotentemente imponendo nel dibattito relativo alle nuove norme sull'immigrazione e la cittadinanza. Secondo alcuni, all'aspirante cittadino italiano si dovrà chiedere di aderire completamente "all'identità nazionale italiana". Personalmente, ritengo che questo continuo ribadire dell'importanza e centralità dell'identità nazionale sia un pochino allarmante, considerati i toni esasperati e spesso isterici con cui si affronta una questione che non si dovrebbe nemmeno porre, e fra poco spiegherò per quale motivo.
Ernesto Galli Della Loggia, in una lezione impartita ad alcuni studenti, ha parlato di un problema reale, tipicamente italiano, che viene sottaciuto quando invece si parla di immigrati, ovvero di "Uno scarso senso di identità nazionale che è proprio della situazione italiana. Perché questo è successo? E' successo perché in Italia c'è stato il fascismo che ha sfruttato politicamente l'idea di nazione. Praticamente ha detto - uso parole semplicissime, ma per farmi capire - l'unico modo di essere italiani è quello di essere fascisti (...) Per molti decenni, dopo la Seconda Guerra Mondiale, (l'identità nazionale) dopo il fascismo non ha potuto diciamo così esprimersi in senso più politico, più culturale, perché appunto c'era questo ricordo dell'uso che il fascismo ne aveva fatto, allora gli italiani hanno trovato che l'unica possibilità di manifestare questa loro identità e anche il fatto che tenessero a questa identità insomma, che per loro fosse un valore, era quello di fare il tifo per la Nazionale".
La mia esperienza in Italia mi insegna che quando si parla di "identità nazionale" al di fuori dei Mondiali, lo si fa essenzialmente quando si ha l'impressione che questa sia di fatti minacciata. Ernesto Galli Della Loggia conferma questo mio pensiero quando dice "ci sentiamo tutti Italiani, sappiamo che cosa significa questo, anche se poi nella vita di ogni giorno non abbiamo particolare necessità o bisogno di dimostralo o di gridarlo". Il punto però, è che ora si sta cominciando a gridare forte questa appartenenza, e ad esigere - con fare minaccioso o quanto meno allarmato - dagli immigrati una piena aderenza ad essa. E questo succede a Mondiali finiti, non so se mi sono spiegato. Della Loggia conferma queste mie impressioni quando dice che "l'identità nazionale è un po' come quelle cose come la libertà, cioè che uno sente che esiste soltanto quando manca, cioè se qui arrivasse probabilmente appunto un altro popolo che occupasse l'Italia, probabilmente anche noi, che nella vita di ogni giorno non ci sentiamo particolarmente Italiani, a quel punto, sì, ci sentiremmo Italiani. Tutti i fatti di identità acquistano rilevanza soprattutto quando sono messi a confronto con un'altra identità, se appunto qui venissero altri, un altro popolo, se l'Italia fosse occupata da un altro, da un altro popolo. Questo elemento di identificazione scatterebbe allora più forte che mai, ma su una base preesistente". In altre parole Della Loggia collega, in un'analisi che ritengo molto lucida, il "sentire" o anche "gridare" la propria identità alla sensazione di essere "minacciati" da un invasore. Non è casuale, quindi, che la centralità dell'identità nazionale italiana sia rispuntata ora che si parla di immigrati, anche musulmani, e di immigrati che diventano cittadini, con tanto di diritto di voto.
Personalmente sono convinto che il problema sia ancora piu a monte del Fascismo, che sia da ricercare nella storia di uno stato, quello italiano, - tutto sommato - di recente unificazione, in cui è ancora prevalente l'identità regionale. Io abito al Nord, e spesso e volentieri sento persone che parlano dei meridionali, anche in buona fede, tradendo sentimenti colmi di pregiudizi. Quante volte ho sentito: "E' napoletano, ma è uno onesto", oppure "I meridionali sono cosi" e viceversa. In questo contesto, un immigrato come può interpretare questa supposta identità nazionale? Le uniche volte che ho sentito parlare di nazione in Italia era durante le partite e quando si parlava di "quelli che vengono qui ad imporci le loro regole", il che non è un buon esempio. Proprio per questo inserire l'identità nazionale nei dibattiti sull'immigrazione mi preoccupa: come si fa a parlare di identità nazionale e richiedere all'immigrato di aderire ad essa se persino i cittadini autoctoni ce l'hanno presente solo quando si parla dei "musulmani che ci invadono"?
Conosciamo bene il sentimento covato da quasi tutti quelli che straparlano di "identità nazionale" quando in discussione sono gli immigrati e le cittadinanze da concedere. Sappiamo benissimo che per loro questa identità, che è anche espressione di una determinata cultura, storia e civiltà, è la migliore possibile o comunque superiore a quella degli "invasori" o degli "ospiti" che aspirano a diventare cittadini. La maggioranza precedente al governo l'ha ribadito in tutte le salse, e lo fa tuttora. Ma questa non è la sana identità nazionale, questo è nazionalismo. E " il nazionalismo - dice ancora Della Loggia - è la degenerazione dell'identità nazionale". Tra identità nazionale e nazionalismo, c'è la stessa differenza che corre fra "la famiglia e il familismo. La famiglia è quella cosa che conoscete. Il familismo che cos'è? E' il sentimento esasperato della famiglia, per cui appunto, anche se tuo fratello ammazza qualcuno, tu non dici niente, perché è tuo fratello". Io credo che il tema dell'identità nazionale sia da mantenere fuori dal dibattito sulla cittadinanza, in un paese che non ha ancora perfettamente chiara l'identità di cui parla, o che comunque la sente solo quando si ritiene minacciato, di fatto esasperandola. Solo nel momento in cui anche l'Italia sentirà automatica la propria identità, superando le differenze e i pregiudizi regionali, se ne potrà riparlare anche per gli immigrati. Ma a quel punto non ce ne sarà più bisogno, perchè sentirsi italiani verrà naturale anche a costoro, immersi in un clima dove si respira con naturalezza, e senza espedienti propagandistici e demagogici, una sana e genuina identità nazionale.