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mercoledì 16 agosto 2006

La saggezza di Salomone

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Hai divelto una vite dall'Egitto (Israele),
per trapiantarla hai espulso i popoli.
Le hai preparato il terreno,
hai affondato le sue radici e ha riempito la terra (promessa)
Ha esteso i suoi tralci fino al mare
e arrivavano al fiume i suoi germogli.
Salmo 80,9-12
Israele si dichiara vincitore e gli Hezbollah pure. Ma è opinione comune che Israele ha perso politicamente in questo conflitto, che la sua guerra è stata una debacle in termini di immagine e di consensi a livello mondiale. La distruzione impietosa del Libano da parte dell'esercito israeliano ha segnato l'inizio di una nuova era, in cui nemmeno le accuse di antisemitismo - distribuite a destra e a manca da prezzolati opinionisti per ogni critica alla politica del governo israeliano - reggono di fronte all'indignazione dell'opinione pubblica sconvolta da cotanta arroganza militare.
Nella Bibbia il Libano è sempre una terra fertile e rigogliosa di vegetazione, famosa per gli alberi di cedro e per gli animali selvatici che popolano i suoi monti: "Fontana che irrora i giardini, pozzo d’acque vivee ruscelli sgorganti dal Libano". Nel Vicino Oriente antico, generalmente povero di alberi e boschi, il legname del Libano era un bene prezioso. Mentre i re assiri se lo procuravano con apposite spedizioni militari, il re Salomone preferi stipulare un apposito accordo commerciale con Hiram re di Tiro, assicurandosi anche una manodopera competente. Con questo legno fu realizzato il rivestimento esterno ed interno del tempio di Gerusalemme, tanto che nella liturgia sinagogale e nella letteratura midrashica "Libano" è sinonimo del tempio stesso, dove sono purificati i peccati di Israele.
Ma ora Israele ha abbandonato la saggezza di Salomone: non accetta compromessi, non vuole restituire le terre conquistate e vivere in pace con i suoi vicini. Al pari dei re assiri, preferisce le spedizioni militari, preferisce bombardare Beirut e Tiro. Con la distruzione del Libano ha distutto - con le proprie mani - il suo Tempio, il suo credito presso l'uomo di strada che ricorderà ancora a lungo i suoi peccati nelle facce bianche dei bambini morti di Qana.
Per mezzo dei tuoi messaggeri hai insultato il Signore e hai detto: "Con la moltitudine dei miei carri sono salito in cima ai monti, nei recessi del Libano. Abbatterò i suoi cedri più alti e i suoi cipressi più belli; giungerò al suo rifugio più remoto nella parte più lussureggiante della foresta (...)

Non hai forse udito che da lungo tempo ho preparato questo e dai tempi antichi ne ho formato il disegno? E ora ho fatto accadere questo: che tu riducessi in cumuli di rovine città fortificate.

Perciò i loro abitanti, privi di forza, erano spaventati e confusi; erano come l'erba dei campi, come l'erbetta verde come l'erba sui tetti, che è bruciata prima che cresca.

Ma io conosco il tuo sederti, il tuo uscire e il tuo entrare e anche il tuo infuriarti contro di me.

Poiché questo tuo infuriarti contro di me e la tua arroganza sono giunti alle mie orecchie, ti metterò il mio anello alle narici, il mio morso in bocca, e ti farò ritornare per la strada per la quale sei venuto".
2Re 19,23-28