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venerdì 4 agosto 2006

L'eccelsa arte della Taqiyyah

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Una delle armi propagandiste più importanti ed efficaci usate dagli Islamofobi per screditare anche le voci più moderate contrarie alle loro campagne di odio e disinformazione, è la cosiddetta arte della "taqiyyah" o "dissimulazione" in cui eccellerebbero i musulmani, specie se residenti in terra non islamica. L' "arte" in questione viene presentata essenzialmente in questi termini: "una pratica prescritta esplicitamente dall' Islam in tutte le sue versioni. Il termine giuridico per “dissimulazione” è tukya o taqiya o taqiyyah o anche taqiyah, a seconda della pronuncia locale, ed è collegato ai termini takwa e taqi, con il significato di “custodire” qualcosa nascondendolo o dissimulandolo. [...] L'autorizzazione alla tukya è data dagli imam e dagli sceicchi in accordo con la tradizione (sunna) e in conformità con la shari'a, la legge islamica, quando palesare osservanza alla Legge del dio Allah variamente interpretata potrebbe essere lesivo dell'incolumità personale o della propria libertà d'azione. Mentire significa, nel caso, custodire una fede che nell'Islam non è generalmente un fatto spirituale o privato, ma una credenza di gruppo basata sulla visibilità dell'halal (il lecito) e l'invisibilità e la persecuzione dell'haram (l'illecito, l'impuro come ad esempio l'alcol, il porco, la mostrazione della donna e, in una certa misura, il non-musulmano)"
Il tentativo - insito in simili affermazioni - di additare ogni singolo musulmano, anche se apparentemente laico, non osservante o semplicemente "moderato", come un pericolo latente è così palese che non necessita di ulteriori chiarimenti. Un comportamento simile si verificò anche con gli ebrei che non solo furono accusati di tutti i mali dell'Europa ma anche di progettare - segretamente - la sua conquista e la sua rovina. Anche i protocolli dei Savi di Sion, un documento preparato dalla Polizia Zarista per screditare gli Ebrei e dare il via ai pogrom, era stato presentato come una raccolta di verbali e di piani "segreti", orditi nel segno della dissimulazione. Ma da dove salta fuori questa disposizione del tutto occidentale ad accusare chiunque di dissimulazione? E' necessario fare un passo indietro nel tempo per capirlo. La dissimulazione non è affatto un' arte "islamica", bensì un insegnamento cristiano: fu Cristo stesso il primo ad insegnare l'arte della Taqiyyah ai propri discepoli quando disse, in Matteo 10, 16: "Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani". Ovviamente Cristo non predicava la dissimulazione a fin di male, bensì la prudenza "dei serpenti" (ovvero dell'animale simbolo del Diavolo che trasse in inganno Adamo ed Eva nell'Eden, e che notoriamente assume una valenza simbologica dualistica, che può essere benefica o malefica a seconda dei casi e delle culture che si prendono in considerazione) per conservare la fede e la vita.
I primi cristiani furono, essenzialmente, i primi dissimulatori della storia. Essi si riunivano nelle catacombe, celebravano messe e riunioni segrete che suscitavano la preoccupazione dei Romani. Non solo...utilizzavano anche segni e simboli riconoscibili unicamente dai fedeli e spesso e volentieri usavano un linguaggio "doppio": nella cappella degli Armeni, che si trova nella parte sottostante alla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, fu trovata l'iscrizione "Domine ivimus", "Signore, siamo venuti", che è ritenuta anche una delle primissime prove del compimento di pellegrinaggi "cristiani" sin dai primissimi secoli del Cristianesimo. Il graffitto si è conservato dall'opera distruttiva dei persecutori romani e degli ebrei ostili proprio perchè il termine "Domine", all'epoca, poteva avere un doppio, se non triplo, significato: "Domine" nel senso di Cristo, "Domine" nel senso del Signore invocato dagli ebrei nel salmo 122 e "Domine" nel senso di Imperatore dei Romani. Questa doppiezza non è affatto strana se si considera che lo stesso monoteismo cristiano si sdoppia nella natura umana e divina di Dio, si articola nella trinità contrapponendosi così al più rigido monoteismo ebraico ed islamico, fornendo un concetto più articolato di identità.
Quando il Cristianesimo si libera del clima di soffocante persecuzione religiosa, la dissimulazione assume un ruolo diverso. Per alcuni assertori cristiani della liceità della dissimulazione, l’indifferenza per le cerimonie cristiane (dissimulazione religiosa) si poteva poi spingere ed estendere anche ai rapporti con Turchi ed Ebrei (apostasie). Si giunge addirittura a sostenere di considerare come fratelli turchi e pagani che temono Dio e agiscono secondo giustizia. La liceità della dissimulazione è legata quindi al tema della tolleranza religiosa. Per questo motivo il Cristianesimo proposto da alcuni assertori della dissimulazione, per esempio Brunfels, “tendeva ad una riunificazione delle religioni sulla base di un’unica fede a prescindere da dogmi e istituzioni”. All’inizio del XX secolo, Benedetto Croce scoprì un libello pubblicato a Napoli da Torquato Accetto, nel 1641 - ovvero nel contesto della dominazione spagnola in Italia - intitolato "Della dissimulazione onesta". Meditando sul conformismo e sull’ipocrisia della società del suo tempo, l’autore si interrogava su quale possa essere la risposta e la reazione dell’uomo onesto. Accetto voleva dimostrare che la dissimulazione, quando si identifica con la prudenza e non giunge alla volgare menzogna, diventa nelle mani del saggio un'arma per difendersi dall'oppressione dei potenti.
Alcuni dei primi convertiti cristiani all'Islam sono ritenuti da molti studiosi un esempio perfetto di dissimulazione. Grazie alla conversione, i "rinnegati" potevano cambiare di ceto sociale, passare dalla condizione di schiavi a quella dei padroni e fare carriera nell’Impero Ottomano. "La Chiesa cattolica - scrive Laura Tussi, docente di lettere - ha sempre manifestato indulgenza verso i traditori proprio perché fondata da Pietro, l’apostolo che tradì il Cristo. L’esperienza di dissimulazione dei rinnegati e degli intellettuali “nicodemiti”, trovano le loro radici nella comune appartenenza cristiana, come insegna Sant’Agostino: "Solo nel cuore è riposta la verità [...] I rinnegati scelgono quindi di sdoppiarsi, pressati da esigenze di sopravvivenza, capaci di sdoppiarsi perché - scrive ancora la Tussi - la loro cultura occidentale cristiana concede una flessibilità idonea a tale operazione di “mascheramento, di dissimulazione".
E' singolare constatare, a questo punto, come un' "arte" che non solo trova le sue radici, ma persino le sue nobili giustificazioni nella Civiltà occidentale e nella Tradizione Cristiana, un'arte che è tuttora praticata - ma con finalità che non hanno nulla a che vedere con quelle nobili giustificazioni - da prezzolati opinion-maker che vorrebbero farci credere, con palesi e vergognose menzogne, che la carneficina che si consuma in Libano oggi sia un'altra giustificata e sacrosanta "lotta al terrorismo", venga poi brandita proprio da costoro come un'accusa infamante nei confronti degli oppositori, trascinati e giustiziati di fronte a tribunali mediatici improvvisati e tutt'altro che imparziali.
"E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi" . Matteo 10, 16