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lunedì 28 agosto 2006

Sul comunicato dell'UCOII (I)

Non vi sarà di certo sfuggito il mio silenzio di fronte alla tempesta politica e mediatica scatenata contro l’UCOII (Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia) dopo che quest’ultima ha fatto pubblicare a pagamento sui quotidiani del gruppo Monti un comunicato dove equiparava il governo israeliano a quello nazista, e dove veniva proposto ai lettori un elenco di stragi, seguito dall’equazione “Marzabotto uguale Gaza, Fosse Ardeatine uguale Libano”. Il motivo è molto semplice: volevo vedere come sarebbe finita, prima di tirare le fila dell'intera storia in un clima di relativa calma, vista l'isteria che ha caratterizzato l'intera faccenda sin dall'inizio.
Molti di voi infatti ricorderanno che il 27 luglio scorso, in una serie di tre post che si prefiguravano di analizzare “che cosa stava andando storto” nei rapporti tra le comunità immigrate – in particolare quella islamica – e il sistema politico mediatico, lanciai anche il suggerimento “Non ci danno spazio sui giornali? Compriamo le pagine…”. Un suggerimento profetico, diremmo oggi, a meno che gli appartenenti all’UCOII non leggano questo blog, seguendo il virtuoso esempio di Magdi Allam, Vicedirettore ad Personam del Corriere della Sera. In un certo senso quindi, questa è stata un’ottima occasione per il sottoscritto di valutare a fondo l’applicazione pratica di un’idea teorica, e di valutarne le conseguenze, in condizioni del tutto eccezionali.

A questo punto, sarebbe inutile dire che sono rimasto letteralmente scioccato dall’appello voluto dall’UCOII. Quando ho suggerito alle organizzazioni islamiche italiane di comprare le pagine per esprimere un’opinione, mi sarei infatti aspettato che quelle pagine attirassero l’attenzione dei lettori in maniera pacata e costruttiva, e non in una maniera provocatoria ed eccessivamente dannosa sia per l’immagine della comunità islamica che per l’organizzazione promotrice. Per un momento le conseguenze sembravano incalcolabili, mentre adesso - leggendo le agenzie - sembra che la questione stia per concludersi - direbbe qualcuno - "all'egiziana", ovvero "passando ad altro", in pratica rimandando la Consulta alla discussione di una curiosa "carta dei valori" il prossimo mese.

Ovviamente, mi rendo contro che quello dell’UCOII fu il gesto disperato di chi sente la sofferenza del mondo arabo nascosta dalle cronache dei giornali ed è costretto per vederla scritta a pubblicare un comunicato che scateni un putiferio mediatico, pagando la stampa italiana. Mi rendo conto che si è trattato del gesto estremo di chi ha visto applaudire e difendere la definizione di “Islamici fascisti” usata dal presidente americano, o espressioni come “regimi nazi-islamici”, “naziislamofascista” e affini, termini disgustosi che – ammantandosi di critica nei confronti di stati e di fondamentalisti vari – di fatti istillano nei lettori l’equivalenza “religione islamica = politica totalitaria”.

Mi rendo conto di come la dirigenza dell’UCOII abbia voluto costruire con l’equivalenza “Marzabotto = Gaza = Fosse Adreatine = Libano”, un filo che leghi la storia della sopraffazione da parte dell’invasore e la conseguente sofferenza da parte della popolazione civile, mettendo sullo stesso piano le vittime civili della guerra nazista e quelle della guerra israeliana. E che i palestinesi o i libanesi siano vittime e Israele un invasore che alimenta con le sue guerre la disperazione e il terrorismo, non lo dice l’UCOII ma Gideon Levy, giornalista israeliano ed ebreo sul quotidiano israeliano Ha’aretz e un esercito di attivisti ebrei in giro per il mondo.

Mi rendo anche conto che non si è trattato di una “trappola” in cui l’UCOII è caduto inconsapevolmente. La dirigenza dell’UCOII non è nata l’altro ieri, e quando ha preso quella decisione, l’ha fatto consapevolmente, ben sapendo le conseguenze che tale mossa avrebbe comportato. Quella dell’UCOII è stata anche una mossa politica per guadagnare i consensi della comunità araba ed islamica (e non solo), che non è la prima volta che sente tale paragone e che anzi lo approva - ci piaccia o meno - in virtù di ragioni che esporrò di seguito, e che sarebbe opportuno che anche Israele e le comunità ebraiche prendessero in considerazione, per evitare a tutti noi di risentirlo persino nei bar e negli uffici italiani.
E se nel fare questo l’UCOII sembra persino disposto a sacrificare il suo posto in Consulta, tanto meglio, avranno pensato. E se poi non viene nemmeno espulsa dalla Consulta - come è infatti successo - e non condivide la condanna del suo documento (e c'era da aspettarselo, dal momento che in tal modo ammetterebbe di aver pagato quella che secondo molti era una "pubblicità antisemita" mentre è in corso un'indagine della procura), ne esce ulteriormente rafforzata: la permanenza dell’UCOII in Consulta, nonostante l’incredibile bufera politica e mediatica scatenata dal paragone, sarebbe infatti un indice tangibile del reale peso dell’organismo nel panorama politico italiano, e del fatto che lo Stato non puo' farne a meno. E se persino un quotidiano come Il Giornale ammette di fatto , per mano di Massimo Introvigne, che al di fuori dell'UCOII le altre persone presenti in Consulta rappresentano solo se stesse e al massimo poche decine di aderenti, i conti - dal punto di vista politico - sono presto fatti.

Ormai non sfugge a nessuno l’assoluta inutilità della Consulta ed evidentemente anche all’UCOII il dettaglio non è sfuggito. Mi piacerebbe sapere quanto costa, al contribuente italiano, chiamare tutti questi signori affinché trascoranno qualche ora con il ministro degli Interni, senza che da questi incontri scaturisca qualcosa di tangibile al di fuori delle reciproche critiche e recriminazioni, fumosi appelli e documenti vari che non hanno nessun impatto sul vissuto dei musulmani.

Ciononostante, continuo a non condividere né la forma, né il contenuto di quel comunicato. Proprio perché le vittime del Nazismo erano, in gran parte, ebrei, così come lo sono pure gli israeliani, era del tutto scontato che il paragone avrebbe scatenato il linciaggio mediatico e politico da parte dei sostenitori delle politiche neconservatrici israeliane, che giocano sapientemente sulla confusione tra “anti-sionismo” e “anti-semitismo”, tra la legittima critica al governo israeliano e la diffamazione dell’Ebraismo. Per essere intellettualmente onesto, devo infatti sottolineare che nel comunicato dell’UCOII non ho trovato nient’altro che una condanna - espressa in maniera provocatoriamente eccessiva, certo - nei confronti della politica israeliana, e non un’istigazione all’odio razziale o religioso, e tanto meno una negazione della Shoah, così come la tempesta mediatica vorrebbe suggerire e accreditare.
Avrei capito i politici, i giornalisti, gli opinionisti, se l’UCOII avesse usato lo slogan “Ieri stragi naziste, oggi stragi ebraiche”. O se il presidente dell’UCOII avesse definito Israele uno stato “nazi-ebraico” o se avesse parlato di “fascisti ebrei”. Ma ciò non è accaduto: nel comunicato dell’UCOII non c’era nessun riferimento alla fede o alla comunità ebraica, cosi come invece accade frequentemente e impunemente con la fede e la comunità islamica. In quel comunicato si è parlato solo ed unicamente di “Israele”, intendendo per Israele un governo, e quindi nemmeno la popolazione che - sarebbe opportuno ricordarlo ogni tanto - non è unicamente ed esclusivamente ebraica, e nemmeno tutta favorevole alla politica israeliana. Così come sarebbe opportuno ricordare che “Israele” non è sinonimo di Ebraismo, considerato che la maggioranza degli ebrei non è israeliana e che molti di essi non si riconoscono nella politica sionista e in Israele.