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sabato 30 settembre 2006

Abramo! Abramo! (I parte)

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Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Genesi, 22
Se dovessi iniziare il mio discorso dicendo che i musulmani non appartengono alla cultura italiana, cristiana, occidentale e che degli arabi che nel corso dei secoli sono approdati sul suolo dell'Italia, nulla in generale è rimasto, tant'è vero che persino l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome, praticamente ribadirei le idee della Fallaci. Se affermassi invece che il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia e che i musulmani rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata perché essa è costituita da elementi culturali non europei, diversi in modo assoluto dai riferimenti culturali che hanno dato origine agli Italiani, praticamente ribadirei i concetti espressi da Magdi Allam. La Fallaci infatti scrisse, prima di morire, rivolgendosi ai musulmani: "Quali beni-culturali islamici, sfrontati?!? Quale patrimonio-storico-artistico-ambientale-architettonico-archeologico-archivistico-librario dell'islamismo, sfacciati?!? In Italia i vostri avi non hanno portato nulla fuorché il grido «Mamma li turchi». (...) Quindi nei nostri musei, nei nostri archivi, nelle nostre biblioteche, tra i nostri tesori archeologici e architettonici, non c'è un bel nulla che vi appartenga". Magdi Allam invece sostiene, in un articolo intitolato "I musulmani in Europa prima islamici, poi cittadini" (15 agosto 2006) che "Il dato sull’identità (islamica, ndr) attesta come la schizofrenia identitaria sia la causa principale dei problemi dei musulmani e rappresenti il principale fattore di discrepanza rispetto alla popolazione autoctona".
Teoricamente quindi, se ripetessi quanto sopra enunciato nessuno avrebbe nulla da ridire, anzi. Per molti diventerei persino un musulmano "moderato" che sposa coraggiosamente la posizione di una "scrittrice"/"scrittore" (sic) "coraggiosa"/"o" (ri-sic) che se ne frega del politically correct, del relativisimo culturale, dell'Eurabia che avanza. Peccato che quanto sopra enunciato altro non sia che la trasposizione moderna del "Manifesto della Razza". Ho semplicemente sostituito la parola "ebrei" con "musulmani" e la parola "razza" con "cultura". Non ci credete? Eccovi l'articolo 9 del Manifesto della Razza: "Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempe rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani". Questa sovrapposizione di concetti che non indigna apparentemente nessuno cosa significa?
Significa che l'Occidente, in questi ultimi anni, ha imboccato una strada che lo porterà, se non fermato in tempo, non solo alla discriminazione ma alla deportazione (chiamata oggi espulsione) e/o al massacro delle minoranze musulmane residenti sul proprio territorio. Inizia sempre cosi: la propaganda, poi le leggi, poi i fatti. Si tratta di un'affermazione che sicuramente rallegrerà tutti quelli che condividono il pensiero della Fallaci o di Magdi Allam. Costoro spesso ci avvertono un giorno sì e l'altro pure che prima o poi "avranno le balle piene" e che la "reazione nei confronti dei musulmani sarà durissima". Sono parole che si ripetono spesso, non solo su internet, ma anche nei bar e persino nelle manifestazioni politiche, che magnificano un'Italia che è degli italiani cattolici, che non vuole islamici di mezzo, neanche quelli "cosiddetti moderati". Un film come quello di Martinelli, riedizione di un film nazista - tant'è vero che ne copia persino la locandina - viene minimizzato e spacciato per "cultura". Qualcuno si indigna, è vero, ma nessuno si agita chiedendo per esempio un provvedimento legale. Quando la IADL invece ci pensa, ben sapendo comunque che probabilmente non verrà fatta giustizia in nome della "liberà di espressione", non solo coloro che vorrebbero vedere i musulmani nei campi di concentramento la bollano come "organizzazione estremista che vuole impedire la libertà di espressione", ma persino chi è indignato critica la scelta di ricorrere a mezzi civili e legali messi a disposizione di tutti, ma che nessuno vuole usare per difendere una minoranza che viene avviata al macello.
Mi rendo conto che un occidentale perbene qualsiasi, ascoltando un' affermazione simile, mi zittirebbe subito, giustamente indignato e offeso dalla gravissima insinuazione che lede l'immagine del paese civile e democratico in cui vive. Un musulmano "moderato", tipo quel Ali Schuetz che ha fatto da consulente al film di Martinelli che demonizza i convertiti e di cui sarà un giorno la prima vittima (e lo è già stato, visto che una bomba era stata piazzata davanti ad un locale da lui posseduto a inizio estate), forse sarebbe un pochino scettico, rifiutando non tanto di crederci quanto temendo addirittura di pensarci, offendendo di conseguenza i suoi datori di lavoro. La mia, direbbero questi ultimi due all'unisono anche se per motivi diversi, sarebbe una esagerazione "inaudita", "indicibile", "inaccettabile", "eccentrica", "folle", "paranoica" e via discorrendo. Me ne rendo perfettamente conto: è difficile concepire e tanto meno accettare uno scenario così estremo, una prospettiva talmente vergognosa, specie nell'era moderna, su terre che vantano democrazia e diritti civili, dopo la vergogna della Shoah. E se è così difficile concepire una cosa simile da parte del potenziale e involontario carnefice, offeso nella propria dignità, lo è ancora di più per la vittima disegnata, che spesso si vergogna di esternare tali paure preferendo sperare in un futuro migliore, in cui prevalga il buon senso e la pace. Ma dal momento che spesso le cose ritenute impossibili ed inimmaginabili si avverrano lasciando di stucco i più feroci critici e dettrattori e cogliendo di sorpresa le vittime dello scetticismo, ritengo mio dovere morale ribadire pubblicamente la mia visione apocalittica. Leggi la II parte