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giovedì 14 settembre 2006

Comunità islamiche nel mirino a Rovereto

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Il Manifesto, 12 settembre 2006

Una serie di attentati scuotono la cittadina del Trentino Alto Adige e la sua comunità straniera. Destra e Lega soffiano sul fuoco dell'intolleranza. Gli immigrati denunciano: «Si tratta di fatti gravi che turbano chi ormai è integrato»
Di Sherif El Sebaie e Stefano Ischia
La «crociata contro gli islamici» era iniziata con gesti simbolici: nel 2000, a Lodi, una folla leghista versò urina di maiale sul terreno dov'era prevista la costruzione di una moschea, prima di ascoltare la predica infuocata di Calderoli. Cinque anni dopo, un'autobomba con minacce agli islamici e al sindaco venne miracolosamente disinnescata a Montebelluna, in provincia di Treviso. Lo scorso agosto, è stato disinnescato un ordigno collocato a Milano davanti ad un locale (il ristorante Sud) che tempo fa ha ospitato un centro culturale islamico. «E' iniziata la campagna contro il mondo islamico», ha avvertito una chiamata anonima a Libero. Profetico, diremmo oggi: era aperto da appena qualche giorno il centro culturale «Marhaba» in vicolo Parolari a Rovereto che Lega Nord e Movimento sociale Fiamma tricolore hanno gracchiato l'allarme: «Attenti ai covi di terroristi islamici» quasi che quel ritrovo sociale e civile dovesse rientrare in quella casistica. Puntuale come un orologio svizzero, la notte successiva, sono state rotte le vetrine di due ristoranti stranieri di Rovereto, alcune migliaia di euro di danni. Uno è «La mia Africa» gestito proprio dal coordinatore di «Marhaba», Abdelhalim Ghabri, tunisino, da 8 anni a Rovereto, fisioterapista, il primo ristoratore arabo della città; l'altro il Welcome Kashmir a Borgo Sacco, in periferia, di Singh Satwant. Colpita anche la vettura di un altro straniero. Lega nord e Fiamma tricolore si sono affrettati a prendere le distanze dai gesti squadristi. Ma è il caso di sottolineare che le loro parole si sono tramutate in pietre. Non si sono assolutamente persi d'animo i due ristoratori, anche perché hanno ricevuto la solidarietà di moltissime persone, di numerosi partiti (compreso An), dei sindacati.
Rovereto, 45 mila abitanti, è retta da una maggioranza di centro, con centrosinistra e centrodestra all'opposizione. Ghabri, Alim per gli amici, è sposato con una italiana, ha una figlia di 4 anni e ha la cittadinanza italiana. Sono moltissimi gli iscritti al centro culturale che coordina. Tra questi decine di roveretani, italianissimi, alcuni anche di destra. Marhaba è insieme bar, punto di ritrovo, sede di corsi d'italiano e d'arabo, sala audiovisivi per guardarsi su maxischermo le partite come il telegiornale di Al Jazeera, internet point e punto di riferimento per le pratiche burocratiche legate all'immigrazione. «L'unica risposta - dice Ghabri - che posso dare a chi si preoccupa per la nostra presenza è la più semplice: chi ha paura del nostro centro culturale, chi teme che diventi chissà cos'altro, non ha che da venire a bere un caffè da noi. Non troverà né terroristi né malintenzionati ma immigrati maghrebini che lavorano qui da tanti anni, che si sono sposati in Italia, spesso con italiani o italiane e che amano Rovereto». Aboulkheir Breigeche, presidente della comunità islamica Trentino Alto Adige, si dice dispiaciuto: «Noi diciamo sempre che sono bravate e fatti isolati, ma stanno succedendo un po' troppo spesso. A Trento hanno preso di mira la moschea per quattro volte, l'ultima un paio di mesi fa, quando durante la preghiera è stato lanciato un sasso che ha rotto il vetro prima di cadere sulla testa di un bambino. Fatti gravi, che turbano l'esistenza di persone integrate, che lavorano». Anche Hamza Piccardo, portavoce dell'Ucoii, denuncia «decine di casi avvenuti in questi anni: aggressioni, incendi dolosi, scritte offensive. Persone cariche di odio, che hanno bisogno di individuare qualcuno e odiarlo con tutto sé stesse».