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mercoledì 20 settembre 2006

Fatwa nominativa

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"Hai visto un tipo armato, dall'aria losca e minacciosa?" . "A parte lei..."

Tutto è cominciato con una mail di critiche in cui mi si rinfacciava una certa "contentezza" (sarebbe corretto dire "sollievo") nel comunicare la morte della Fallaci. Nella mail inviata dall'indirizzo creamino@tiscali.it, il tale quindi mi chiede: "Caro il mio sceriffo (scusa ma perchè proprio sceriffo?; chi predica pace si farebbe chiamare colomba - angelo - o quant'altro ma non sceriffo); scusa ma è che noi siamo fissati con voi musulmani e vediamo marcio dovunque" e quindi, di nuovo, "Ma perche' si definisce sceriffo: termine tipicamente occidentale e sopratutto americano?". Preso dalla volontà di spiegare al signore in questione alcune curiosità lessicali, gli rispondo spiegando che: "Sherif è il mio nome, in arabo significa "il nobile". Effettivamente, i notabili delle città sacre di Mecca e Medina erano chiamati "Sheriffi". Che lei ci creda o no, il termine "Sceriffo" quindi non è affatto occidentale e tanto meno americano: esso deriva dall'arabo ed è stato integrato dagli inglesi nella loro lingua per indicare personaggi di rango nobile (lo sceriffo di Nottingham nella favola di Robin Hood, per fare un esempio) dopo che entrarono in contatto con la cultura araba nell'epoca delle Crociate".

A questo punto uno si aspetta magari che venga contestata l'informazione, che si dica che il termine risale al "Middle English" - lingua parlata in Inghilterra tra l'invasione normanna del 1066 fino alla tarda metà del XV secolo - e che quindi derivi dalla combinazione dei termini inglesi antichi "Shire" e "Reeve" e non dall'arabo, o qualcosa dal genere. E invece no: niente dissertazioni erudite sull'etimologia. Lui mi risponde dicendo: "La ringrazio per il chiarimento filologico ma sarebbe piu' giusto che siano gli altri a definire la nobilta' di una persona e non le proprie convizione: io sono stato da poco nominato Cavaliere di Kadosh ma non vado certo presentandomi a tutti in questo modo". A questo punto ho capito che avevo a che fare con un folle, o quantomeno con un analfabeta, incapace di capire che Sherif era proprio il mio nome e che non avevo "colpe" in merito, visto che mi è stato assegnato dai miei genitori. E poi, come si fa ad intendere un nome proprio come un titolo onorifico auto-attribuito o addirittura una dichiarazione di guerra? Ho cercato quindi di farlo ragionare: "Caro signore, Sherif è il mio nome vero, di "battesimo" potremmo dire, quindi non mi attribuisco nessuna nobiltà usandolo o presentandomi come tale. Sinceramente, trovo i suoi discorsi un po' surreali: il suo atteggiamento è uguale a chi va a dire a qualcuno che si chiama Costantino, e che si presenta come tale, che si spaccia per imperatore di Bisanzio!".

Poche ore dopo però, ricevo la seguente mail, dai contenuti assolutamente deliranti: "Forse pensava di aver a che fare con un cretino che beve senza filtrare ogni tipo di informazione che riceve, legga con attenzione ed impari: Sharif è il nome corretto mentre lei con sherif intende proprio cio che dicevo io cioe imposizione e violenza. Percio se io sono surreale lei è solo un impostore: "Sharīf (pl. ashrāf, ma spesso, dialettalmente, anche shorfa) è un termine arabo ( شريف ) che significa letteralmente "illustre, nobile", anche se tale "nobiltà" non potrà che essere morale, vista l'insussistenza nel mondo islamico di un feudalesimo d'impronta europea. Un sinonimo del termine è sayyid ( (pl. sādāt) (il resto lo potete leggere su Wikipedia, da dove l'ha ricopiato)". A questo punto non ce l'ho fatta più e gli ho risposto di nuovo: "Effettivamente lei è un cretino. Il mio nome si scrive in arabo esattamente come è scritto in quel testo, ma le trascrizioni variano. Se si usa quella scientifica si scrive Sharīf, se ci si accontenta della cultura media di un impiegato dell'Anagrafe egiziana, viene purtroppo trascritto Sherif. Ci mancava solo uno che mi vuole insegnare come mi chiamo e che mi dica pure che significa imposizione e violenza! "
A questo punto è accaduto l'incredibile, il folle mi ha riscritto - evidentemente non aspettava altro - dicendo: "Finalmente è uscita fuori la sua vera natura di intollerante gretto e disperato omuncolo aggrappato alle sue malsane convinzioni islamiche che dimostano che non avendo idee proprie si imbeve della prima insulsa ideologia che gli viene propinata e che messo alle stette dai fatti, dai ragionamenti, dall'evidenza non puo far altro che offendere ed aggredire. Poveraccio, scriva cio che vuole tanto io non sono come lei pensa e non posso ne offendermi ne arrabbiarmi: dovrei considerla un mio pari e lei assolutamente non lo è. Comunque non esiste il nome sherif. è solo una triste storpiatura mentale". A quel punto, sinceramente, non sapevo più se ridere o piangere, quindi gli ho risposto (si, sono proprio cocciuto): "Sticazzi. Se non esite il nome Sherif, allora non esisto nemmeno io. Sai, tutto sommato credo che sarebbe meglio che tu vada in pensione. :)". Segue puntuale la sua replica: "Le comunico che mi ha annoiato. La saluto insulso fanatico islamico".

Avete capito? Il tale mi dice che il mio nome è praticamente una "fatwa". Sono un portatore vivente di fatwa nominativa, una nuova classificazione grammaticale: annotatevela. Se questo atteggiamento non è diagnosticabile come "fawite" (e poi Magdi Allam se la prende con i neologismi) io non saprei come spiegarla, sta roba. Il mio innocuo nome è diventato un' accusa di "imposizione e violenza islamica". Per colpa del mio nome, sono stato definito un "impostore", un "poveraccio", un "aggressore", un "sub-umano", un "insulso fanatico islamico" e un "intollerante gretto e disperato omuncolo aggrappato alle sue malsane convinzioni islamiche". Ora come la mettiamo? Devo sentirmi tranquillo in un paese in cui si aggirano persone di questo tipo? Se questi sono i "fatti, ragionamenti, evidenze" e le basi culturali (sic) con cui si intende dialogare, dove andremo a finire? Ora ditemi cosa dovrei pensare o fare, che sono letteralmente esterrefatto: per tutta la vita, il mio nome è stato scritto "all'occidentale" come "Sherif", dappertutto. Nella scuola francese era invece Chérif, e non mi sono mai posto il problema. Omar Sharif ha il nome uguale al mio in arabo, (anche se nell'originale c'è anche un articolo "Al" prima di Sharif) eppure si scrive con la A: è stato più fortunato? Ora che scopro che il mio nome, trascritto come è, è addirittura "una triste storpiatura mentale", prova del mio "Integralismo religioso", sono preoccupato. E se Magdi Allam lo usasse come prova contro di me nel suo prossimo libro?