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martedì 5 settembre 2006

Il Dilemma e l'Opportunità (II)

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Leggi la prima parte

Mia madre ha frequentato le scuole delle Suore Francescane al Cairo (L'attività missionaria delle Francescane nel mondo iniziò proprio in Egitto, dove la Fondatrice giunse nel 1859), e mi ha spesso raccontato di come le Suore tiravano per i capelli la malcapitata ragazza che osava lasciare sulla fronte una ciocca, dopo averli raccolti indietro. Ore e ore in ginocchio davanti al crocefisso e una disciplina ferrea, in quei tempi. Io ho studiato dai Salesiani al Cairo, che - aiutati dal clima generale, dove non si contesta l’autorità dell’insegnante o del padre - hanno mantenuto i vecchi sistemi di una volta: mi ricordo ancora del prete che schiaffeggiava gli studenti indisciplinati, chiamando in seguito i genitori che ascoltavano, silenziosi e rossi per la vergogna, quel prete europeo che li accusava in un arabo stentato di non essere capaci di educare loro figlio. Inutile dire che, appena usciti dall’ufficio, e sotto gli occhi di tutti in cortile, anche i genitori si mettevano a picchiare il "colpevole", in lacrime davanti a tutti i suoi compagni.
Mi ricordo ancora la mega inchiesta, capitanata dal direttore della scuola, per rintracciare chi aveva messo in circolazione una foto porno sgualcita, strappata chissà quanti anni fa da una rivista tedesca e immessa nel “mercato nero” della scuola. O i calci dati dal Consigliere alle porte dei bagni da cui usciva odore di fumo, durante gli intervalli. Ora, ditemi voi in quale scuola italiana un insegnate oggi potrebbe permettersi di schiaffeggiare uno studente. Il giorno dopo verrebbe accusato di chissà quali violenze fisiche e psichiche sul povero adolescente indifeso, ci sarebbero commissioni di controllo e inchieste giornalistiche, il Provveditorato che assicura che si tratta di un caso isolato, annunciando provvedimenti disciplinari severissimi nei confronti dell’insegnante irresponsabile che ha dato di matto, "bandito da tutte le scuole del regno": un provvedimento che veniva usato in passato contro gli studenti indisciplinati, oggi viene applicato agli insegnati che li educano.
Ditemi voi quale insegnate si sognerebbe di fare un’inchiesta su una foto porno che gira per le classi, con il porno a disposizione di tutti e di tutte, in tutte le ore del giorno e della sera e persino con professoresse che si danno al porno su internet, invocando in seguito "la separazione della sfera privata da quella professionale" (!!!) o quale insegnante gli verrebbe in mente di vietare ai suoi studenti di fumare, anche fuori dalla scuola - come succedeva da noi - con la “libertà personale” all'angolo della strada.

Obiettivamente, quindi, un genitore immigrato ha grandi difficoltà nell’educare i propri figli seguendo – non dico le regole del suo paese e della sua religione – ma quelle delle scuole cattoliche italiane di una volta. Ha tutto il sistema che rema contro di lui: la Tv, i giornali, le riviste, gli amici dei piccoli, i vicini di casa e questo può essere molto frustrante per uno che non ha la sicurezza di stare in questo paese per sempre. Sappiamo benissimo che in Italia non c’è nessuna garanzia di permanenza fissa per gli immigrati: oggi hai il lavoro e il reddito quindi hai il permesso, domani sei licenziato e ti ritrovi con il foglio di via, e allora devi riprendere i tuoi figli (manco loro italiani, pur essendo nati e cresciuti in Italia) e tornare nel tuo paese.
Come può un immigrato affrontare, in una società come quella di origine dove tutti si fanno i cavoli degli altri, le reprimende e le malevoli osservazioni dei suoi familiari rimasti in patria, dei suoi vicini di casa, dei suoi colleghi al lavoro, dei nuovi docenti, che gli rinfacciano la sua incapacità di tenere a bada i figli? Come può un genitore tornare nel suo paese con due o tre figli adolescenti cresciuti in una scuola pubblica italiana, incapaci di parlare e di scrivere correttamente l’arabo, la lingua ufficiale dei loro paesi, ignoranti dei principi religiosi osservati – con convinzione o meno – da gran parte dei loro connazionali, abituati alle “libertà occidentali”, intese come assenza di controllo, come inesistenza di tabù, e giustificati da termini altisonanti come "Democrazia", "Valori", "Civiltà", "Progresso", "Apertura mentale", tanto che la Fallaci ricorre al "perché portate la minigonna o i calzoncini corti, perché al mare o in piscina state ignudi o quasi ignudi, perché scopate quando vi pare e dove vi pare e con chi vi pare? Non v'importa neanche di questo, scemi?" per smuovere gli "smollacioni" che non si contrappongono agli "invasori islamici".
Ma ci rendiamo conto che mettere l'ombelico al vento, convivere con il fidanzato senza sposarsi, è diventato sinonimo di "fare la cristiana"? Credete che Papa Ratzinger sarebbe d'accordo, o che una scuola cattolica, se non avesse tutto il sistema che circonda i giovani e gli adolescenti contro, approverebbe questi "valori"?
Aggiornamento
Nei commenti c'è lo sguattero che invoca la mia espulsione, esortandomi a giustificare il pakistano che ha sgozzato la figlia. Nulla di nuovo, ovviamente, ma avrei dovuto pensarci prima. A coloro che leggono in malafede quindi, cerco di tradurre il contenuto di questo post in parole povere: stiamo parlando di "valori", e nello specifico di "valori cristiani". Mettere l'ombelico al vento o convivere con un fidanzato - ci piaccia o meno - non può essere definito un "valore", ancor di meno "cristiano". Qualsiasi prete o Papa approverebbe. Da qui la necessità di capire che ciò che possiamo (incluso il sottoscritto) trovare naturale e scontato, tanto da scambiarlo per un aspetto della fede (non il sottoscritto) può risultare per altri semplicemente inconcepibile per educazione e cultura (e quindi nemmeno religiosamente). E fra questi altri, molti sono persino cristiani di vecchia formazione. Per non parlare dei vertici stessi della Chiesa. Ma da qui a giustificare barbari omicidi, ce ne vuole. Evidentemente Sartori non è interessato all'analisi, tesa a impedire simili tragedie in futuro, aspetto di cui parleremo nella terza ed ultima puntata. E' solo interessato alla mia espulsione.Beh... Aspetta e spera.