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martedì 26 settembre 2006

L'Islamico che amò Oriana

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Ebbene si, certo che è Magdi Allam. E chi altro, se non lui? Riporto di seguito una lettera pubblicata da Il Riformista, in cui un ignaro lettore si rende conto, forse per la prima volta, che Magdi Allam ha effettuato una svolta di 180 gradi rispetto alle sue precedenti posizioni sulla Fallaci. Evidentemente il lettore non riesce a comprendere a fondo il genio di Magdi, che noi invece abbiamo imparato ad apprezzare molto tempo fa. Non si tratta, come qualcuno potrebbe legittimamente sospettare, del tentativo di occupare il posto della defunta autrice, abbindolando il suo pubblico con lodi, dichiarazioni d'amore e patenti di "credibiltà islamica" conferite dal Vicedirettore onorario del Corriere. Magdi è un uomo passionale, e lo dobbiamo accettare così come è, senza badare alle sue più che frequenti piroette: prima era di sinistra, poi è diventato di destra, prima amava Piccardo poi l'ha odiato, poi ha amato Jabareen quindi l'ha odiato, poi ha amato l'On. Pisanu quindi ha odiato pure lui. Oggi ama Oriana dopo averla odiata...Dov'è il problema? Magdi è un immigrato integrato, talmente integrato che ha perfettamente assimiliato il modello del perfetto voltagabbana all'italiana. Dovremmo rallegrarcene, altroché!
Ora l’islamico Magdi ama Oriana.
Ma Oriana amò Magdi l’islamico?
di Giancarlo Bosetti, Il Riformista
Caro direttore,
vorrei condividere con i tuoi lettori lo stupore che mi ha provocato la lettura di Magdi Allam su Oriana Fallaci (Magazine del Corriere di ieri). Da un polemista inflessibile e severo mi sarei aspettato un esplicito onore delle armi per una nemica tagliente quale lei è stata per lui e quale lui per lei. Questa idea me la ero fatta leggendo i libri di entrambi. Però ieri trasecolavo durante la lettura del pezzo. Messaggio di lei: «Sei l’unico su cui dall’alto dei cieli o meglio dai gironi dell’inferno potrò contare», e dopo un’inchiesta di lui «Ho letto e ti ho amato… ti mando la mia benedizione» e poi ancora «affetto» e poi «visti» in campagna e «rivisti» a Milano e poi registrate «ore e ore» di conversazione per un libro che però non si è mai fatto per via di domande «aggressive» e per questioni di «punteggiatura». Niente di sostanziale, punteggiatura, perché «Oriana ha avuto ragione». E persino «il destino» è entrato in scena per sottolineare la sua «ragione» facendo coincidere la sua morte con la islamica «levata di scudi» contro la gaffe di BenedettoXVI. Dubitando della mia memoria sono andato a controllare Intervista a se stessa - L’Apocalisse, dove il vicedirettore del Corriere è protagonista, nemico tra i più in vista di un libro dedicato ai «nemici» (da Fini, Fassino e Arafat fino alla Triplice, ovvero Sinistra al caviale, Destra al foie gras e Chiesa a braccia aperte). Ebbene là dentro, anche se mai chiamato per nome, Magdi occupa un bel po’ di pagine. Una quasi intera, e pedante, è dedicata al fatto che lui non saprebbe scrivere in italiano, prova ne sia che scrive «per bene» staccato invece che «perbene» attaccato; poi è presentato come il campione di coloro che credono che esista un «Islam moderato»; infatti gli viene imputata una cronaca elogiativa dell’incontro con i musulmani al Quirinale, con Ciampi, «manco fosse la conferenza di Yalta», e poi il fatto di essersi spinto fino all’affronto di immaginare, insieme con Pisanu, la cittadinanza italiana per i «figli di Allah», che si riproducono «come topi» (nel pezzo del Magazine i «topi» non ci sono: Magdi li ha trasformati in «cloni», immagine decisamente meno pittoresca - E non oso immaginare quali reazioni l’autrice della Forza della Ragione avrebbe avuto se l’editore le avesse proposto questo genere di “attenuazione”). Mi pareva di ricordare anche un’imputazione più grave che Oriana gli faceva: l’aver condotto una campagna contro una edizione del Corano cara all’Ucoii a favore di un’altra edizione: errore di insensataggine, di candore, tipico di «un musulmano in bilico tra l’Occidente e l’Islam, il cervello in Occidente, il cuore in Islam». Il Corano invece è «impurgabile», e i fondamentalisti ne sono i migliori interpreti, gli integralisti sono buoni musulmani non gli altri. Di tutto questo, mi pareva anche di ricordare, Magdi Allam si era reso ben conto e infatti aveva dedicato il capitolo di un suo libro a Oriana, scrivendole una lettera aperta: «Il tuo ragionamento finisce per risultare simmetrico a quello degli integralisti islamici che mi hanno condannato a morte». Ho controllato: quel capitolo c’è ancora. Magdi si difende con argomenti forti, respinge «i sarcasmi» e denuncia «il qualunquismo» di quei discorsi, - altro che questioni di «punteggiatura»! - facendo valere «il vissuto di una persona musulmana perbene» (tutto attaccato). Questo nel libro. Ora invece sul Magazine leggiamo che «Oriana ha avuto l’onestà intellettuale e il coraggio umano di affrontare di petto la radice del male del nostro secolo» e di «infrangere i tabù del perbenismo» (attaccato). Omissioni, edulcorazioni e svolte di 180 gradi. Qualche spiegazione non sarebbe necessaria? Vorrei infine infliggerti, caro direttore, due osservazioni che sono la mia morale della storia. La prima: in questo e in altri campi sarebbe bello vedere diminuire la temperatura propagandistica, meno ideologia, più argomentazioni, meno polarizzazione amico-nemico, un po’ più di colori intermedi. La seconda: i lettori di Magdi Allam, come quelli di Oriana Fallaci e tutti gli altri, meritano più rispetto; dunque smettiamola di pensare che ci siano categorie di libri da trattare con sufficienza (come di fatto si fa) e da sottrarre al vaglio critico. Vagliamoli.
Su quest'ultimo punto l'autore della lettera ha perfettamente ragione. Anche i lettori del Mein Kampf furono spacciati per una banda di innocui e simpatici ubriaconi bavaresi. Abbiamo visto come è finita.