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lunedì 11 settembre 2006

Non si fa la guerra in nome di Dio

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ROMA, 11 set - Ansa. Un parroco, un imam e un rabbino riuniti nell'anniversario dell'11 settembre per pregare insieme per la pace in Medio Oriente: e' accaduto oggi a Roma per iniziativa della Iadl, la Islamic Anti-Defamation League, che ha voluto lanciare in questo modo un segnale di collaborazione e armonia fra le tre grandi religioni monoteiste, apertamente in contrasto con chi ''da una parte e dall'altra - ha detto la portavoce nazionale Dacia Valent - fomenta le divisioni e le contrapposizioni''. Nella Sala delle Colonne della Camera dei Deputati si sono cosi' riuniti padre Giorgio Poletti, missionario comboniano e oggi, dopo tanti anni in Africa, ''parroco degli immigrati'' a Castelvolturno (Caserta), l'imam Samir Khaldi della moschea di Centocelle, la seconda piu' importante a Roma, e Moishev Ariel Friedman, rabbino capo della comunita' ebraica ortodossa di Vienna, da tempo fortemente impegnato su posizioni anti-sioniste e in favore dei diritti delle popolazioni palestinesi. Particolarmente dure le parole di quest'ultimo contro le strategie dello stato di Israele, ''che ne' dal punto di vista storico ne' da quello biblico ha alcuna giustificazione per l'occupazione dei territori palestinesi'', e contro le lobby che a livello internazionale alimentano ''l'illegittima equazione tra giudaismo e sionismo''. Secondo Friedman, tra l'altro, le strategie sioniste ''di conquista e distruzione'' hanno un alleato, oltre che nella politica del governo americano, anche nel Vaticano per il riconoscimento che viene dato alle posizioni israeliane. ''Tutto il territorio della Palestina e' stato trasformato in un grande campo di concentramento'', ha denunciato il rabbino Friedam, che ha definito ''attacchi incomprensibili'' quelli subiti in Italia dall'Ucoii per aver ''rotto dei tabu''' con il contestato annuncio anti-israeliano. ''C'e' tanta propaganda in questa cosiddetta guerra al terrorismo - ha affermato Friedman con riferimento alla ricorrenza dell'11 settembre - ma andrebbe applicata almeno in ugual misura contro la strategia sionista''. Ha quindi rivolto un appello ''all'Italia, alla Germania e al Vaticano'' perche' ''smettano di usare le nostre sofferenze di ebrei per sostenere il sionismo'', che ''non e' il legittimo rappresentante del popolo ebraico''. Questo, secondo il rabbino viennese, ''e' l'equivoco da cui deriva la tesi per cui gli ebrei sono un popolo conquistatore'', mentre ''la vera pace nascera' da un pacifico smantellamento del regime sionista''. Anche l'imam Khaldi ha voluto sottolineare che ''tutti gli uomini di religione sanno che non si puo' fare guerra nel nome di Dio''. E quindi ''occorre trovare dei punti d'incontro, cercare degli spazi comuni, contro chi punta a incrementare le divisioni''. Khaldi ha sottolineato come nella sua moschea molte iniziative puntino al dialogo con le altre confessioni e ha auspicato un clima ''di maggior collaborazione tra tutti per il progresso della giustizia e della pace''. Padre Poletti ha denunciato in particolare ''la perdita della memoria'', per la quale ''ancora oggi si arriva a bombardare i civili''. ''Dobbiamo trovare un autentico cammino di pace - ha detto - e anche di purificazione, capire che la memoria e' importante affinche' non si ripetano le stesse cose''. Per quanto riguarda il conflitto israelo-palestinese, inoltre, secondo Poletti ''quella terra non appartiene ne' a Israele ne' alla Palestina, appartiene a Dio: ecco perche' non si puo' non cercare una via di condivisione''.
AGGIORNAMENTO
"Germania, Italia e Vaticano devonosmetterla di sfruttare l'Olocausto e le nostre sofferenze per sostenere il sionismo". "La lotta al terrorismo va fatta anche contro il nemico sionista, che ha trasformato tutto il territorio palestinese in un grande campo di concentramento". E ancora, "non esiste un obiettivo più legittimo in guerra che la cattura di un soldato nemico". Queste alcune delle dichiarazioni di Moishe Arye Friedman, rabbino capo della comunità ortodossa antisionista di Vienna, fra i relatori del convegno organizzato per l'11 settembre dall'Islamic Anti-Defamation League (Iadl), e ospitato oggi a Roma nella Sala delle Colonne della Camera dei Deputati. All'iniziativa della Iadl, sigla vicina all'Ucoii (Unione delleComunità ed organizzazioni Islamiche in Italia), intitolata 'La pace è l'imperativo - Vittime di un popolo vittima' hanno preso parte anche l'imam della moschea di Centocelle, Samir Khaldi, e padre Giorgio Poletti dei Comboniani, oltre a Moreno Pasquinelli del Campo Antimperialista. Nessun parlamentare presente, nonostante la sede istituzionale, ma molta politica: Medio Oriente, lotta al terrorismo e Libano, innanzitutto. "Ci congratuliamo per il successo straordinario dell'Hezbollah, nonostante le circostanze difficili che ha dovuto affrontare; sono riusciti a farcela soltanto per la loro fede religiosa" ha detto Friedman, sottolineando con soddisfazione il fatto che "la stragrande maggioranza dei cristiani di tutto il Libano ha sostenuto il 'partito di dio' nella lotta contro Israele"."Vorrei che anche gli altri movimenti di resistenza nella regione- ha aggiunto - si misurassero contro il comune nemico sionista". "Per me è impossibile credere in dio e considerare fratello un criminale di guerra e torturatore di Abu Ghraib come George W.Bush" ha affermato Pasquinelli, che non era annunciato fra i relatori, ma ha partecipato al dibattito dalla platea. "I ribelli antimperialisti - secondo lui - sono i moderni santi, e sono giustificati a utilizzare ogni mezzo; per parlare di pace, per ottenerla, bisogna prima vincere questa guerra imperialista di civiltà. La fratellanza è un obiettivo che dobbiamo raggiungere estirpando il male. Il male è l'imperialismo e il sionismo". Poletti ha citato un proverbio africano: "Quando due elefanti lottano, chi ci rimette è l'erba" in ricordo dei poveri e dei figli della guerra, "questi sono il nostro prodotto, questo è ciò che abbiamo esportato" ha considerato Poletti, il comboniano di Castel Volturno noto per l'attività di missionario in Africa e le battaglie per i diritti degli immigrati. Dall'imam Khaldi, invece, è arrivata una denuncia di quei governi arabi che "non aiutano la sicurezza in occidente ma aiutano il terrorismo, reprimendo ogni forma giustizia e libertà" e dei media, che "purtroppo spesso non raccontano la realtà". All'Ucoii, che fa parte della Consulta del ministero dell'Interno e quest'estate è stata criticata dall'intero arco parlamentare per aver paragonato gli israeliani ai nazisti in un annuncio apagamento sul giornale, è andata la solidarietà di Friedman: "La comunità islamica è stata attaccata soltanto per aver infranto dei tabù" ha affermato il rabbino austriaco. Durante l'intero dibattito, sono state proiettate su un maxi-schermo foto delle vittime libanesi e palestinesi. L'iniziativa si è conclusa con una preghiera comune degli esponenti dei tre monoteismi e l'annuncio che la Iadl, come ha spiegato la portavoce Dacia Valent, si unirà a "più di un centinaio di associazioni" per chiedere al governo che il 27 gennaio, Giorno della Memoria, "sia dedicato anche alle vittime Rom e Sinti della violenza nazi-fascista".