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venerdì 8 settembre 2006

Trattamento speciale

Un gruppetto di opinionisti e di giornalisti si sta dando da fare per convincere l'opinione pubblica italiana della necessità di ricorrere alle "Leggi speciali" per contrastare la minaccia del terrorismo. E - perché no? - visto che ci siamo, anche della necessità di ricorrere alla tortura speciale, ai sequestri illegali speciali e forse anche alle prigioni segrete speciali. Qualche ideologo del terrore mediatico ha persino ipotizzato "voli aerei speciali per soli musulmani" o interrogatori - ancora una volta speciali - ai musulmani che intendono prendere l'aereo. La scusa, è - manco a dirlo - garantire la sicurezza del paese, la "sicurezza di tutti noi". Il gruppetto in questione ovviamente non dice apertamente di volerci riportare all'epoca fascista: si limita a tornare indietro nel tempo fino agli anni di piombo, ricorrendo all'esempio delle leggi speciali adottate per contrastare le Brigate Rosse. Ma siccome il buongiorno si vede dal mattino, il loro sostegno - aperto o celato - alle barbare pratiche della tortura e dei sequestri illegali la dice lunga su dove questi personaggi intendano veramente portarci.

Come il fascismo degli anni venti, anche quello che sta tentando di risorgere oggi ha bisogno di un apparato legislativo e poliziesco che permetta di controllare e poi reprimere ed eliminare ogni opposizione. Ha bisogno di un nemico da incolpare e contro cui indirizzare le paure e i risentimenti della gente. Un tempo erano gli ebrei, oggi sono gli islamici, preferibilmente definiti "terroristi". Però il Fascismo si è anche evoluto, specie laddove si origina, diventando "fascismo verbale": non ricorre all'olio di ricino e ai manganelli. Si basa sulla disinformazione quotidiana, sull'allarmismo giornalistico, sulle facce rassicuranti di coloro che posano come esperti moderati e integrati. Peccato che il ragionamento di questi ultimi traballi pericolosamente: negli anni di piombo, i sequestri, le gambizzazioni e gli omicidi delle Brigate erano una realtà quotidiana nelle strade italiane, non a New York o Londra. Anzi, persino Bush - incalzato dalla Corte Costituzionale - ha annunciato di voler smantellare Guantanamo, di aver espressamente vietato la tortura, di voler concedere ai terroristi di Alqaeda lo status di "prigionieri di guerra". Evidentemente si sta Forleizzando. Di bombe e pallottole terroristiche finora - per fortuna e grazie a Dio - non ce ne sono quindi state in Italia, e gli unici atti di violenza sono quelli commessi nei confronti di ignari proprietari islamici di negozi e ristoranti.

Qualcuno di voi mi dirà "Non vorrai mica aspettare fin quando non accade! Prevenire è meglio che curare, e quindi via alle Leggi speciali, se servono per proteggerci". La logica che ispira queste leggi si può quindi sintetizzare così: "il fine giustifica i mezzi", una massima che la dice lunga su questi presunti "mezzi". La sicurezza è più importante della libertà e davanti al terrorismo e alla necessità di sconfiggerlo, vale la pena di sacrificare qualche diritto. Tanto sono le "libertà" e i "diritti" degli islamici, che c'entriamo noi? I risultati di questa logica demenziale sono le prigioni segrete, dove detenuti vengono rinchiusi in gabbia per anni senza prove, senza difesa e senza che nessuno sappia dove siano prima di essere rilasciati di colpo, alla chetichella. I risultati di questa logica sono i rapimenti e i sequestri illegali, le torture alla Abu Ghraib. Però chissenefrega? Tanto sono terroristi. E se non lo erano, lo sarebbero diventati: uno non viene mica rapito e trattenuto dalla CIA sulla base del nulla. Sicuramente frequentava ambienti non raccomandabili. Sicuramente aveva detto qualcosa di preoccupante. Peccato che sembra che persino l'America si stia avviando ad abbandonare questa strada, ormai internazionalmente e umanamente insostenibile. Figuriamoci un paese dove ogni processo per terrorismo si rivela una bufala e si conclude con un'assoluzione (e non sto parlando del caso Forleo).

Non nego che fino ad un po' di tempo fa, io stesso ero a favore dell'applicazione di pratiche non esattamente ortodosse nella lotta al terrorismo. Solo che dopo mi sono subito accorto che le definizioni di "terrorista" e di "fiancheggiamento del terrorismo" si adattano ormai in mille modi a mille cose e persone diverse, a seconda delle necessità. Qualsiasi critica alla politica americana o israeliana è diventata terrorismo. Se apri bocca per dire che la politica internazionale necon è contraria agli interessi dell'Occidente e in particolare dell'Europa,e che sarà foriera di nuovi rischi, sei bollato come terrorista. Quantomeno - se sei islamico di religione - come traditore infiltrato, come agente di propaganda degli islamisti, come esperto dissimulatore. Tutto sommato basta poco: una frase di qua, due parole di là, una battuta o uno scherzo, un gioco di bambole russe e associazioni fantasiose, il tutto condito da una buona dose di parole ambigue e dalle onnipresenti "fonti dei servizi", e via: eccovi un nuovo terrorista. O un nuovo predicatore di odio. O un nuovo Fratello musulmano (l'altro giorno così mi definì l'Impresentabile trombata). Prendete come esempio appunto il sottoscritto: alla mia venerabile età, e praticamente dal nulla e sulla base del nulla, sono stato descritto come un dispensatore di fatwe, che diffama e minaccia "rispettabili" blogger che denunciano il terrorismo islamico. E' successo sulla Padania, su Libero e sull'Opinione: i tre giornali che stanno alla base dell'asse dell'odio mediatico. Ma siccome sono notoriamente quotidiani di bufale, con quattro lettori in croce, è sceso in campo l'esperto del settore, Magdi Allam, che mi ha fantasiosamente definito esponente di un tribunale di inquisizione islamica (?!!) legato all'UCOII, che a sua volta lo minaccia di morte, essendo legata ad Hamas. Misteri della taqiyyah.

Ora se questo può accadere al sottoscritto, pensate a cosa accade invece a decine, centinaia di immigrati che giungono in Italia per sgobbare dal mattino alla sera, con un italiano stentato e nessuna opportunità di socializzare. Immigrati che non si sono mai lamentati dell' "ospitalità" e che non hanno nemmeno osato aprire bocca per paura, per convenienza o semplicemente per bisogno. Eppure di colpo si ritrovano, una bella mattina, demonizzati su un giornale o su un romanzo da bancarella. Espulsi senza processi e senza prove. Vittime di complotti orditi dai servizi per ingannare l'opinione pubblica, dell'eccesso di zelo di qualche poliziotto che vuole fare carriera, delle farneticazioni di un giornalista con sproporzionate ambizioni politiche che non sopporta critiche o addirittura di uno sbaglio burocratico. Stare silenti davanti a questo scempio di innocenti appoggiando persino delle "leggi speciali" è rendersi complici dell'avvento di un sistema di cui tutti - e non solo gli islamici - pagheranno le conseguenze e i frutti. Si è a favore della tortura e del sequestro illegale fin quando l'oggetto di entrambe le pratiche è, nell'immaginario collettivo, l'imam che predica l'odio o il terrorista che intendeva farsi saltare su un autobus. Ma non è sempre cosi, rendiamocene conto. Non possiamo non chiederci se un giorno non verrà anche il turno dei cittadini italiani che non si piegano al sistema, che non condividono leggi chiaramente emesse per discriminare il vicino di casa immigrato che l'altro giorno ci ha invitato a casa sua, e che, soprattutto, non appoggiano interventi e politiche che generano ancora più terrorismo mettendoci davvero tutti in pericolo. Altro che sicurezza: una volta sconfitto il terrorismo, semmai verrà sconfitto, saremo ripiombati di nuovo in pieno ventennio fascista!