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giovedì 28 settembre 2006

A volte ritornano (i Nazisti)

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La prima volta che vidi la locandina del film "Il mercante di pietre" prodotto dalla Martinelli Film e commercializzato dalla Medusa - notoriamente la più grande casa di distribuzione in Italia – ho avuto un brutto presentimento. Mi sembrava di aver già visto quella faccia incattivita, consumata dall'odio, che sporgeva appena a metà su uno sfondo di minareti e cupole di moschee. Aveva qualcosa di famigliare questo connubio di facce brutte e simboli religiosi, come potete vedere dall'illustrazione che ho messo all'inizio del post. Fate voi il confronto tra la faccia sulla locandina dell' "Ebreo eterno" e quella su "Il mercante di pietre": stessa espressione facciale, la fronte corrugata, le sopracciglia inarcate, gli occhi cattivi, l'espressione sprezzante della bocca circondata dai baffi e dalla barba. Poi lo slogan, ambiguo, preoccupante; "Vive come noi, parla come noi, ma ci odia". I miei timori vennero in seguito pienamente confermati: il regista, tale Renzo Martinelli, va in giro per quotidiani e media dichiarando: "Il mio film vuole lanciare l'allarme sulla cultura buonista, multiculturalista, propensa all'accoglienza dell'Europa: tutti segnali che il mondo islamico interpreta come una nostra debolezza, e se ne approfitta", "L'Islam ci odia ed è dentro casa" e così farneticando. Quasi tutti i critici hanno sottolineato come in questo film, tecnicamente fatto malissimo, "gli islamici che vediamo sullo schermo sono tutti terroristi, dediti alla causa della guerra santa. E gli occidentali sono vittime, per giunta colpevoli di non aver capito che il nemico è ovunque, accanto a noi, perfino nel nostro letto. Pronto a colpire. Sempre".

Mi tornò in mente uno dei film di propaganda prodotti nel periodo nazista. Era intitolato "Der Ewige Jude": l'eterno ebreo. Un titolo ambiguo che poteva anche essere tradotto come "L'ebreo vagabondo". Il film, un documentario, fu diretto da Fritz Hippler e il suo scopo era spiegare al popolo tedesco il pericolo rappresentato dalla popolazione ebraica, così tanto diversa "negli usi e nei costumi" dal popolo ariano. Il film rilasciato nei cinema tedeschi nel 1940 fu un fallimento. Pensate che fu giudicato persino estremo ed eccessivo. Il pubblico era infatti abituato a film più elaborati, anche se antisemiti, tipo Jud Süß, il nuovo ebreo, prodotto sempre nel 1940: si trattava dell' adattamento nazista di una delle novelle dell'autore ebreo Lion Feuchtwanger: la storia di un mercante - un uomo d'affari - i cui traffici tradiscono una giovane fanciulla. Viene quindi condannato a morte, in base alle leggi antisemite in vigore nel 18esimo secolo, ma poi scopre che non era ebreo. Preferirà però la morte al ritorno nella comunità dove era cresciuto. L'adattamento nazista della novella, con tanto di ebreo dal naso adunco, non solo provocò sommosse antiebraiche persino a Marsiglia, ma riscuotò un grandissimo successo: il regista, Veit Harlan, ricevette nel 1943 il Universum Film Archiv, ambitissimo premio della più grande casa di produzione cinematografica tedesca agli inizi del XX secolo.

Ora, io sfido chiunque a non cogliere le similitudini tra il film di Martinelli e la propaganda nazista, al di là della schifosa locandina e il trailer con la voce demoniaca che già la dicono lunga sulle intenzioni del regista: 1) innanzittutto il prototipo del mercante vagabondo, in questo caso un musulmano convertito che commercia pietre preziose tra l’Italia, l’Afghanistan e la Turchia ripropone lo stesso modello del commerciante ebreo di ori e preziosi che si aggira per il mondo proponendo la sua merce: il cosmopolita è infatti un pericolo, è portatore della cultura "multiculturalista e buonista" che permette le infiltrazioni (l'"accoglienza") e indebolisce la società, che dovrebbe aggrapparsi alla sua religione e cultura in uno "spazio vitale incontaminato", tipo quello ariano. 2) La "dissimulazione" - tesi propagandata nel Mein Kampf di Magdi Allam - a cui, guarda caso il regista dà pienamente ragione - la fa da padrona e ricorda i complotti inventati dei Savi di Sion, dove si delinea un piano per dominare il mondo con l'inganno: il musulmano del film ha infatti un piano segreto, odia l'Occidente e sta preparando un attentato. Per portarlo a termine sfrutta la relazione con l'amante sposata che intende mandare al "martirio involontario" 3) L'estraneità e l'incompatibilità con l'ambiente circostante del musulmano, anche se apparentemente integrato e di successo: il protagonista è descritto nella trama ufficiale come "ricco, colto, raffinato" - esattamente come un ebreo benestante prima del periodo nazista - ciononostante è incompatibile, "ci odia" 4) L'animalizzazione-demonizzazione: lo slogan della locandina suggerisce più un film sugli alieni che si impossessano dei corpi degli umani che una fiction sull'Islam. In effetti la trama ufficiale descrive addirittura il protagonista come "mutante" 5) La storia sentimentale: come il commerciante ebreo che tradisce la fidanzata con i suoi loschi traffici, il commerciante musulmano sta per tradire l'amante con i suoi piani terroristici camuffati da affari 6) L'avvertimento alle donne occidentali, il messaggio subliminale delle leggi razziali e dell'esortazione "Non sposate gli islamici" e non fatevi coinvolgere, non sia mai che il "sapor mediorientale di quel mercante soave che recita versi melodiosi" (citazione, Il Giornale) vi inganni. 7) La conversione: nel caso dell' "Eterno ebreo" era un ebreo che scopriva di non esserlo, in questo caso è un cristiano che si converte all'Islam. 8) il finale "a sorpresa": il commerciante ebreo che scopre la realtà delle sue origini, in questo caso il commerciante musulmano che scopre di amare davvero la sua vittima inconsapevole.
A questo punto, è inutile che il sig. Martinelli venga a raccontarci che il suo film è solo una provocazione culturale, una denuncia della cultura dell'odio e che all'integralismo non si risponde con l'integralismo. Il sig. Martinelli si deve solo vergognare, poiché è palese che la sua patetica produzione che viene proposta in alcune delle Multisala più frequentate d'Italia, altro non è che l'adattamento dei vecchi film già proposti nel periodo nazista. Il suo atteggiamento "finto interessato" alla cultura islamica che lo spinge ad affermare che non ha attaccato i musulmani ma che ha cercato di capirli, ricorrendo addirittura all'aiuto di un paio di consulenti islamici «che hanno passato il copione al setaccio» (ora scopriamo che non avevano voce in capitolo), per «evitare imprecisioni e non offendere il mondo musulmano» (ma se tutto il copione è un offesa!) mi ricorda come minimo l'interesse dimostrato da Eichmann alla cultura e alla lingua ebraica, interesse che ne fece uno dei più efficienti gerarchi delle SS. Se il suo intento era di fare della sua fiction da quattro soldi una specie di documentario che spinga gli italiani a "riflettere" sul pericolo annidato nella società occidentale, e rappresentato dai musulmani - convertiti o non - ha colpito in pieno. E sono sicuro che in seguito a questo filmato verrà premiato e osannato da tutto l'establishment della Destra, con l'ispiratore delle sue aberranti tesi, Magdi Allam, in coda. Ma questo non ne fa un regista da ammirare, bensì un complice del crimine che alcuni già paventano in giro per il web "Ora stiamo zitti, ma vedrete poi quando noi italiani ne avremo le balle piene" e che altri hanno già cominciato a mettere in pratica, piazzando ordigni e rompendo vetrine.

Scanso equivoci, e dal momento che gli ammalati di fatwite – incluso Martinelli - non vedono l'ora di essere quantomeno sfiorati dai commenti di un musulmano qualsiasi, anche se non ha titoli per emettere "condanne religiose" ed è persino un laico, culturalmente e geneticamente occidentale, quasi una parodia del protagonista del film la cui trama, guarda caso, passa anche da Torino, sappia che la mia non è la sua tanto agognata "fatwa". So che ormai basta parlare di Islam e sbattere il mostro islamico in prima pagina per tornare in scena e racimolare un pò di soldi - Fallaci docet - ma il sig. Martinelli ricorre persino ad un patetico espediente per passare come un regista coraggioso in prima linea: ci informa che va in giro armato in caso qualche pazzo volesse fargli del male. Sono contento che ci abbia risparmiato la lagna sulla scorta e la vita blindata, con romanzi e diffamazioni a corredo. Mi auguro che viva felice e ricco fino alla fine dei suoi giorni senza che a nessun estremista salti in mente di sfiorargli un capello. Egli non merita altro che il più profondo disprezzo e la più profonda esecrazione per la sua ultima produzione e per le sue dichiarazioni sulla stampa. Sarà la Storia a giudicare la sua opera - così come giudicherà i manifesti dell'odio della Fallaci - e più saranno serie le conseguenze del suo filmato in termini di discriminazione e - Dio non voglia - di innocenti vittime, più sarà nera la macchia che insozzerà la sua carriera e la sua biografia davanti alle future generazioni. Bene ha fatto la Islamic Anti Defamation League a denunciarlo e a chiedere il ritiro del filmato nonostante qualcuno pensi che sia “meglio non fargli pubblicità”. Meglio un film denunciato con forza e visto da tutti, che un film non denunciato da nessuno e visto da pochi, quindi da altri pochi, prima in cinema, poi in dvd, poi su internet e cosi via fino a sommergere l'intera società di odio. Non dobbiamo dimenticare che affinché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione.
La Islamic Anti Defamation League ha deciso di denunciare il Sig. Martinelli e chiedere il ritiro del filmato dalle sale: Leggere comunicati e reazioni qui, qui e qui.