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domenica 1 ottobre 2006

Abramo! Abramo! (II parte)

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"E quando raggiunse l'età d'andar con suo padre al lavoro, questo gli disse: "Figliuol mio, una visione di sogno mi dice che debbo immolare te al Signore, che cosa credi tu abbia io a fare?". Rispose: "Padre mio, fa quel che t'è ordinato: tu mi troverai, a Dio piacendo, paziente!"
Corano, Sura degli Angeli a Schiere, vers.102

Leggi la prima parte.

Sia ben chiaro: sarò felicissimo di ammettere, un giorno, di aver sbagliato vedendo le minoranze musulmane vivere per sempre in pace nei paesi d'immigrazione europea. Se lo augura la maggioranza della gente semplice che vive in Europa, credo. La maggioranza, appunto, non tutti, purtroppo. E fra questi "non tutti", ahimé, ci sono molti politici e opinion-maker che influenzano la maggioranza della gente semplice negativamente poiché dalla macchina della morte che vorrebbero mettere in moto hanno solo da guadagnare, esattamente come le SS. Proprio per questo ritengo che ci sia comunque il rischio di una nuova pulizia etnica in Occidente, un rischio comprovato non solo dai fatti più recenti, ma addirittura storicamente. Un rischio che sento così spaventosamente immediato e vicino, che non posso non sostenerlo apertamente, mettendo in guardia tutti, occidentali giusti e musulmani disattenti. Penso sempre, e con grande apprensione, al destino di quelle piccole creature innocenti accompagnate a scuola da mamme velate in un clima che ha fatto della propaganda anti-musulmana un'industria incontrastata, con danni irremediabili sulle nuove generazioni europee che già ora, nelle scuole, dicono di non sopportare "gli arabi" o sputano sulla ragazzina con il velo. Ma, prima di andare oltre, mi piacerebbe partire da una semplice considerazione storica: nel mondo islamico sono sempre esistite cospicue minoranze religiose cristiane e, fino ad appena sessant'anni fa (e cioè prima della nascita dello stato di Israele, resa necessaria - guarda caso - dall'antisemitismo europeo) esso vantava altrettanto cospicue minoranze religiose ebraiche. Entrambe le comunità sono sopravissute alla conquista arabo-islamica grazie ad un clima di sostanziale tolleranza, che prevedeva - è risaputo - certe limitazioni ma che era decisamente all'avanguardia per l'epoca.

Questa è un realtà comprovata non solo dalle analisi di studiosi e accademici di rilievo, in particolar modo occidentali, o dalle testimonianze storiche delle minoranze dell'epoca, ma dal solo fatto che esistono ancora oggi nei paesi arabi ed islamici cospicue comunità cristiane ortodosse, cattoliche.. ecc mentre Israele accoglie tuttora parte degli ebrei che fino a sessant'anni prima vivevano nei paesi arabi, senza mai pensare di lasciarli. Per dirla brevemente, se fosse vera la versione dell' "invasione violenta", il "bagno di sangue", la "conversione forzata", e il detto "O l'Islam o la spada", nessuna di quelle due comunità sarebbe sopravvissuta fino al giorno d'oggi, né quella cristiana che vanta milioni di fedeli (nel solo Egitto circa dieci milioni di copti) e una tradizione secolare ininterrotta - anche se ha incontrato o incontra in in alcuni paesi e in alcuni periodi storici sporadiche difficoltà - né quella ebraica che non è stata né massacrata né tantomeno imprigionata in campi di concentramento nemmeno durante il conflitto arabo-israeliano, e cioè nel periodo più buio dei rapporti tra la maggioranza islamica e la minoranza ebraica che aveva stabilito uno stato in Israele. Se l'Islam avesse la violenza nel DNA, come hanno fatto a sopravvivere, al giorno d'oggi, milioni di cristiani mediorientali? Perché non c'è stato nulla di simile, lungo tutti questi secoli, all'Olocausto che si è consumato in Europa?
La "verità storica" che alcuni dicono di sapere, afferma che la diversità e la sua accettazione è parte integrante della realtà Orientale, è nella sua natura. Ma lo stesso non vale per l'Occidente. Qui le minoranze religiose sono sempre state - sistematicamente - oggetto di massacri, genocidi, espulsioni e sequestri e l'alternativa a loro offerta era tra la conversione, l'espulsione e la morte. Questo è un fatto confortato non solo da fatti storici riconosciuti ed acclamati quale l'espulsione in massa dei musulmani e degli ebrei spagnoli che hanno rifiutato la conversione, o la Shoah che si è appena consumata sessant'anni fa, o la pulizia etnica attuata dalle forze serbe pochissimi anni fa nel cuore dell'Europa per anni prima che si decida un intervento, ma dalla stessa composizione etnico-demografica attuale dell'Occidente, dove le minoranze musulmane oggi presenti non sono discendenti di antiche comunità, che potevano benissimo esserci ma che sono state cacciate, ma essenzialmente frutto della recente immigrazione o conversione autoctona degli ultimi anni. Lo stesso vale per la minoranza ebraica, notevolmente ridotta, che è essenzialmente il resto di quanto è faticosamente sopravvissuto alla furia omicida del Nazismo. E' quindi un fatto assodato che l'Occidente non ha mai accettato la diversità e che anzi ha sempre fatto in modo da espellere le sue espressioni come elementi estranei al proprio tessuto, incompatibili con la propria struttura.
La verità storica, di cui alcuni cianciano senza conoscerla, è che l'Occidente ha sempre operato in modo tale da plasmare l'ambiente circostante a propria immagine e somiglianza, e il suo tentativo - incluso quello odierno - di esportare ed imporre i propri modelli politici, economici e culturali a realtà ad esso estranee è essenzialmente la riedizione estesa a scala mondiale di un processo che l'Occidente ha già messo in pratica non solo con il colonialismo nei confronti di paesi terzi, ma al suo stesso interno molti secoli fa, discriminando ed eliminando sistematicamente le proprie minoranze. Il regime nazista era semplicemente la riedizione contemporanea (per l'epoca) di una realtà che da secoli e secoli non prevede e non accetta il diverso, bensì vuole e pretende uno spazio vitale uniforme, omologante ed assimilazionista. Sbaglia quindi chi crede che la Shoah sia stata l'ultimo dei massacri perpetrati in Occidente: era solo uno dei più recenti. Anzi, il più recente si è consumato in Bosnia non molti anni fa. Come disse Primo Levi quindi, illustre sopravissuto di Auschwitz: “se è successo, significa che potrebbe succedere ancora”. Ma non è detto che quanto è successo si ripeta con la comunità ebraica, almeno non per ora. E' invece più che possibile che la vittima disegnata sia stavolta la comunità musulmana.
Abbiamo visto all'inizio di questa serie che c'è un clima sostanzialmente similare a quello che imperava nella Germania nazista prima dell'Olocausto. Un clima dove la demonizzazione e persino l'animalizzazione del musulmano è operata da quasi tutti i mass media, costantemente: qualsiasi episodio in cui è coinvolto un cittadino di fede islamica viene ingigantito, ripetuto fino alla nausea in televisione avendo ben cura di sottolineare la religione professata dal protagonista, con i suoi precedenti storici e i versetti che più si prestano a suscitare la paura degli ascoltatori. Potrebbero fare lo stesso con la Torah, ancora più violenta del Corano, ma non lo fa nessuno, giustamente e per fortuna. Se un episodio di cronaca nera viene commesso da un italiano, nessuno si sogna di sottolineare la sua fede, quando è musulmano invece si. Questo vale per le rapine, gli stupri, lo sgozzamento di una figlia, qualsiasi cosa: eppure da nessuna parte nel Corano è permessa la rapina, lo stupro o lo sgozzamento della propria figlia. Importanti case editoriali danno spazio spropositato a chi ha fatto dell'islamofobia un mestiere. Alcuni politici non si vergognano di fare certe affermazioni, commissionare certi manifesti o finanziare determinati film in cui la favola del musulmano dissimulatore in agguato la fa da padrona. La vediamo tutti la propaganda martellante in atto da quasi sei anni ormai. Una propaganda che ha inculcato nelle menti e nei cuori la paura del "terrorista musulmano dissimulato" che non si vuole integrare e che ci odia "a casa nostra", che abita nella "porta accanto". Faccio mia quindi la domanda di Primo Levi: "Ma quante sono le menti umane capaci di resistere alla lenta, feroce, incessante, impercettibile forza di penetrazione dei luoghi comuni?". Leggi la Terza parte.