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giovedì 12 ottobre 2006

Cu di sceccu fa cavaddu...

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Pensavo che Magdi Allam - "il più grande esperto di cose islamiche in Italia" che non segue Aljazeera poiché gliel'ha "prescritto il buonsenso che è la regola d'oro per sopravvivere alle mille insidie della vita" - fosse una curiosa eccezione nel panorama mediatico italiano. E invece mi sbagliavo: anche in questo caso, il buon Magdi dimostra di essersi perfettamente integrato, fino a mimetizzarsi totalmente nell'ambiente circostante. Una ricerca condotta dall'istituto specializzato Tns Infratest per conto dell'Unione cattolica stampa italiana (Ucsi) afferma che i giornalisti lombardi sono poco ferrati in materia religiosa. I giornalisti che hanno accettato di rispondere al sondaggio sulle tre principali religioni monoteiste del bacino mediterraneo sono stati 200 su 1.200 contatti. I primi problemi vengono mostrati già sul cristianesimo: solo il 7% degli intervistati individua i corretti autori del Vecchio testamento: c'è chi parla di Mosè e di alcuni profeti (il 14%) o anche degli apostoli (il 5%). Non va molto meglio nella conoscenza dell'Islam: non raggiunge la maggioranza degli intervistati (il 44%) la parte che afferma che le donne pregano in moschea separate dagli uomini. Sul fronte dell'ebraismo solo un ridottissimo 15% conosce la ragione per la quale per pregare viene indossata la Kippah. Sul fronte politico, invece, è ancora peggio: interrogato da un inviato de Le Iene sul Darfur, un deputato ha risposto «è uno stile di vita, è andare in fretta». Altra domanda: chi sia e di dove sia originario Nelson Mandela: «È sudamericano», la risposta di un altro ancora che poi, di fronte alla sorpresa dell'intervistatrice che replicava «Sudamerica?», di rimando ha detto: «Allora è brasiliano»! Un'altra parlamentare non sapeva per cosa sia stato assegnato il Nobel a Mandela. Un altro non ha saputo dire cos'era Guantanamo. Lo stesso parlamentare poi, quando gli è stato detto di che si trattava e gli è stato chiesto dove si trovi questa località, ha risposto «sì, le prigioni di guerra. Penso in Iraq o in Afanistan», per dire alla fine che Guantanamo «è in Afanistan», e l'ha ripetuto più volte, con convinzione: A-f-a-n-i-s-t-a-n. E poi ci si lamenta perché qualche deputato si fa pure le canne. Ma per favore...