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mercoledì 18 ottobre 2006

Don't cry for me Argentina

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Pochi giorni fa, a Torino, si è conclusa una mostra-mercato di antiquariato. L'appellativo di mostra se lo merita senz'altro, quello di "mercato", invece, forse un po' meno. Da buon appassionato di arte e di antiquariato, mi sono ovviamente recato sul posto e l'ho visitata: non c'è che dire, ottima cornice (Palazzina di caccia di Stupinigi), ottimo allestimento, bellissimi articoli in esposizione. Bastava un'occhiata superficiale, però, per capire che si trattava di oggetti di altissima qualità, e di conseguenza, di altissimo prezzo (forse a volte esagerando un po'). Per due statuine di avorio dell'800, alte non più di 10 cm, il venditore chiedeva 32.000 euro. Per un paio di orecchini con brillanti e due rarissime perle, un altro ne chiedeva 160.000. Per una scrivania del Prinotto, si partiva da una base di 600.000 euro. Per carità, ai comuni mortali simili cifre per tali oggetti, per quanto belli e appetibili, sono semplicemente inconcepibili. Ma dal momento che questi sono i prezzi, evidentemente, qualcuno - da qualche parte - questi oggetti li compra. Ovviamente non contesto il diritto, di chi ha i mezzi, di acquistarli. Anche se, personalmente, avrei preferito che fosse un museo ad acquistare simili capolavori.
Il punto, invece, è un altro. Ieri, tornando a casa, mi ha fermato un signore che aveva circa sessant'anni. Era italiano, ben vestito, educato e posato e non sembrava affatto un tossicodipendente o uno squilibrato. Si è scusato per un bel po' per avermi fermato mentre camminavo speditamente, proseguendo "So di sembrare patetico, essere ridotto a chiedere soldi per strada a sessant'anni...". Non è la prima volta che mi capita qualcosa di simile: spesso e volentieri ho visto persino anziani aggirarsi per le strade e frugare nei bidoni della spazzatura alla ricerca di oggetti da rivendere o resti di cibo. Passando vicino al mercato di Porta Palazzo, dopo che vengono smontate le bancarelle e se ne vanno tutti, si possono vedere anziane e anziani - italianissimi - che rovistano nelle casse buttate e in mezzo ai rifiuti alla ricerca di frutta e verdura di cui i commercianti si sono sbrazzati perché mezzo marcia o scivolata durante il trasporto. Credevo che fosse impossibile vedere qualcosa di simile in Europa, e invece mi sbagliavo: con la pensione non si campa, anche se in Italia. E se non ci fossero le chiese, le missioni e le suore, probabilmente molti sarebbero già morti di fame o di freddo.
Ciò che mi preoccupa, quindi, non è il fatto che qualcuno si comperi orecchini da 160.000 euro - è un suo diritto, con l'augurio che investa somme simili anche in beneficienza - ma che, nello stesso momento magari, un anziano si metta a cercare da mangiare nella spazzatura. In Europa, poi, non in un paese arabo. Se è "normale", infatti, che nel mondo arabo ci siano 50 miliardari i cui patrimoni si aggirano intorno ai 244 miliardi di dollari mentre un cittadino medio fa festa quando riesce a comprarsi la carne (i cui prezzi aumentano esponenzialmente), trovo un pò meno "normale" che in Europa ci sia questo divario tra ricchi e poveri. Ripeto, non voglio fare il sovietico, ma è evidente che c'è qualcosa che non quadra, se i ricchi diventano sempre più ricchi mentre i poveri diventano sempre più poveri. E se da una parte c'è un antiquario che propone orecchini a quei prezzi, e dall'altra un pensionato che mendica, qualcosa decisamente non quadra. Ciò che è ancor più sconvolgente è che ampie fascie lavorative in questo paese siano quotidianamente spinte sulla soglia della povertà. Penso agli insegnanti, gran parte dei quali sono precari dopo oltre vent'anni di insegnamento e che devono campare con 1200 euro al mese. Pare che il governo, che della scuola e della figura dell'insegnante ha fatto un cavallo di battaglia elettorale, sia addirittura intenzionato a tagliare migliaia di posti.
Alcuni giorni fa è stato assegnato il premio Nobel per la Pace a Mohammed Yunus, padre del Microcredito. Il Senatore Giuseppe Leoni si sfoga su La Padania dicendo di non riuscire a comprendere perché l'Accademia svedese abbia assegnato a Yunus il premio per la pace e non quello per l'economia: "La pace è un'altra cosa, con la sua organizzazione Yunus è riuscito ad approntare tecniche efficienti in grado di soddisfare i bisogni - economici - delle persone". Sembra che il senatore non riesca a cogliere il nesso fra la soddisfazione dei bisogni economici delle persone e la pace sociale e mondiale. Eppure fin quando per le strade non solo dell'Asia, dell'Africa o del Medio Oriente ma anche quelle dell'Italia, continueranno ad esserci persone che cercano da mangiare nella spazzatura, nessuno sarà al sicuro. Perché se oggi ad aggirarsi affamati per le strade italiane sono anziani, domani saranno gli insegnanti e i giovani precari. E prima o poi la massa penserà di adottare una di due strade, da sempre adottate in questi casi. O quella di rimontare le ghigliottine nelle piazze, o quella di ripristinare i ghetti per una minoranza su cui scaricare le proprie frustrazioni. A proposito di minoranze: al posto di illuminarci e dispensare consigli sulle moschee, sul velo, sulla libertà di espressione nei paesi islamici e via discorrendo, perché non ci si occupa un pò di più dell'emergenza terzomondista in cui sta per sprofondare l'Italia?
PS: qualcuno, commentando ieri, mi ha scritto: "perchè criticare una classe politica che non ti ha certo costretto a venire qui? Se a me non piace la classe politica egiziana non vado certo in egitto, me ne sto a casa mia!". Beh, forse perché - per mia scelta appunto - io in Italia ci vivo, ci lavoro e ci pago le tasse, tanto per incominciare. Forse perché le decisioni di questa classe politica influenzano la mia vita attuale: se vivessi altrove di certo non me ne preoccuperei. O forse, più semplicemente, perché sembra che a tutti sia concesso occuparsi dei governi altrui, della politica altrui, della civiltà altrui, della religione altrui, della cultura altrui, tra l'altro intervenendo militarmente o come minimo con le offese e gli insulti per tentare di cambiarle, senza che a questo prezioso "diritto alla libertà di espressione" venga applicato il principio della tanto declamata reciprocità. Facciamo quindi un patto: quando i neocon smetteranno non di criticare, ma di insultare e di chiedere il rovesciamento delle classi politiche di paesi in cui non ci vivono nemmeno e che forse non hanno mai visto in vita loro, io - forse - smetterò di criticare quella italiana.