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giovedì 5 ottobre 2006

Io ho scelto

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In queste ultime settimane, forse a causa del post dedicato alle seconde generazioni e allo scontro a volte inevitabile con i propri genitori, ho ricevuto molte email da giovani italiani ed immigrati. Storie di vita, esperienze d'amore, drammi e tragedie. Alcune lettere sono molto personali, e non mi sono nemmeno sognato di chiedere il permesso di pubblicarle. Altre sono così belle che mi permetto di farlo, sperando di poter condividere con tutti i lettori di questo blog l'esperienza di qualcuno, espressa con parole mirabili. A volte, per fortuna, gli autori acconsentono...Vi auguro una buona lettura
Sherif
Ciao, mi chiamo **********, ho 28 anni, lavoro e abito a ******. Sono venuta a conoscenza del tuo blog tramite amici in comune.
Complimenti.
Non mi riferisco solo alla forma, ma anche al contenuto interessante - sia che si condivida o meno il tuo punto di vista - per tutti quelli che vogliono avvicinarsi al mondo islamico e che si pongono delle domande, non solo giudizi insindacabili, frutti mediatici superficiali dovuti a una cultura - quella italiana - spesso pigra che preferisce delegare agli altri lo sforzo di capire.
Io sono italiana, orgogliosa di esserlo, ma delusa; immigrata - a ****** - forse per paura di non avere la forza di risolvere, nel mio piccolo mondo quotidiano, problemi che con il passare degli anni sono diventati sempre più grandi ed esclusivi...Esclusivi nel senso che ruotano intorno ad un unico nocciolo: l'Islam.
Ci tengo a dire una cosa, non sono né un intellettuale di sinistra che gioca alla pace nel mondo e all'interculturalità, né una xenofoba di destra che vuol conservare il Paese da qualsiasi mutamento socio-culturale... sono una semplice ignorante (nel senso di ignorare, non conoscere) del mondo che ha avuto una strana idea, un bel giorno d'estate, di innamorarsi. Questa è stata l'idea geniale, la più grande che io abbia mai avuto: si chiama *******, è mussulmano.
Un mussulmano che si è fatto in quattro per mantenersi e poter studiare, per essere onesto e non cadere nella rete della delinquenza, per essere tollerato e tollerante, per dare e ricevere. Una persona ai miei occhi straordinaria (n.d.t. affermazione non oggettiva!) ma rispetto a me chiusa per quanto riguarda la maniera di vivere oggi il sentimento religioso, in un paese che di certo non lo aiuta ad aprirsi, ma che spesso lo mette nelle condizioni di dover fare delle scelte immature, per poter vivere con dignità e libertà.
Scelte importanti, come per esempio quella del matrimonio come soluzione ad un permesso di soggiorno che, nonostante 6 anni di regolare permanenza in Italia, non è ancora un diritto automatico; matrimonio che non è più un gesto simbolico, prova di amore e fedeltà ai quei pochi valori che ancora abbiamo noi 2, ma un azione di fuga da una legislazione lenta che favorisce lo sfruttamento e premia più i delinquenti che gli onesti. Lui a tutto questo dice NO.
E in tutto ciò si fa sempre più forte una chiusura anche religiosa, verso una cultura, la mia, che sembra guardare in faccia solo l'interesse economico dei ricchi; paese, l'Italia, in cui ci sono individui che ancora credono in Dio, che ancora credono ai valori della famiglia, che vogliono dei figli (al plurale), ma che non sono la maggioranza...E così l'islam del mio compagno diventa ostacolo quasi insormontabile per continuare una relazione basata sul reciproco rispetto delle nostre origini.
Io credo in Dio, prego, non pratico; il rispetto della vita e degli altri è un principio dal quale non posso prescindere. Ma non ho mai pensato di convertirmi, almeno fino al giorno in cui non lo sentirò veramente. Non ho mai escluso di poter vivere con lui in serenità, consapevole delle differenze religiose, culturali, ecc. La consapevolezza non nasce dal nulla, sia chiaro. Non sono certo i telegiornali e i quotidiani che mi "spiegano" cosa sia l'Islam, la cultura e le tradizioni mussulmane.
Sono stati invece la lettura del Corano, lo studio della lingua araba, la letteratura araba, il cibo arabo, il Ramadan - unica cosa che amo fare sia per rispetto al mio compagno, sia perché ne condivido il principio - i paragoni tra le immagini di Al-Jazira e del TG1, ma soprattutto lunghe notti a chiacchierare: sul perché delle nostre differenze, sul come contaminarci pur rimanendo ognuno se stesso, su cosa sia halal e haraam, su quanto sia buono un bicchiere di vino, sulla circoncisione dei figli, sul velo, sulla gelosia, sulla divisione dei compiti, sulla condivisione dei compiti, su mia madre, su sua madre, sull'amore per me prioritario e per lui secondario, sul'istante della vita e l'eternità del paradiso...
Ma dentro di me, pur fedele, pur devota, Dio è un amico, non un padrone, Dio mi aiuta, mi mette alla prova e mi rende più forte, ma ... c'è sempre un ma. Colpa di queste differenze inspiegabili, che per me sono state create dall'uomo non da Dio. Esseri umani tutti morfologicamente uguali e con gli stessi potenziali e - alla base - gli stessi principi e valori. Allora perché sono 4 anni che combatto una guerra personale per capire, condividere, assimilare, avendo l'impressione di giocare da sola? Tu ti chiederai: ma cosa vuole questa? Poteva chiamare la sua amica del cuore per sfogarsi... Hai ragione, ma non avrebbe capito. Per lei il mio compagno è solo un uomo abbronzato come lei ma che non si fa le lampade.
Il motivo che mi ha spinta a rivolgere a te questi miei pensieri è che: primo sei un uomo anche tu, intelligente da quello che leggo, musulmano che vive in Italia; secondo motivo, è che, accanto alle grandi discussioni storico-politiche e parallelamente alle GUERRE tra cristiani - ebrei - mussulmani, a cui io non potrei dare il minimo contributo, data la mia superficiale conoscenza dei fatti, c'è tutta una rete di contatti tra occidente e oriente che è fatta di semplici persone che fanno l'AMORE, un tipo di guerra anche questo che apparentemente sembra essere vittoriosa, ma che, sbagliando, in nome di Dio, spesso diventa perdente...E questo è un problema che mi piacerebbe veder affrontato da gente competente e sveglia, gente curiosa che si pone delle domande perché non sa le risposte, gente che provoca e reagisce, piuttosto che vedere nei talk show della tv italiana emergere sempre le solite banalità, dove alla fine ognuno resta con la stessa idea iniziale, quasi sempre separatista, perché in realtà non ha capito nulla se non che un giorno l'Uomo Nero potrebbe portare via il suo bambino...
C'è una canzone in Italia, che si canta ai bambini fin da piccoli e che in una frase dice: "... Ti darò all'uomo nero, che ti tiene un anno intero, ti darò alla befana che ti tiene una settimana ...". Ovvio che per l'italiano medio, cresciuto al ritmo di questa canzonetta, l'Epifania (festa che noi cristiano-cattolici adoriamo), nonostante faccia paura e sia una specie di strega, porta i regali, quindi il sacrificio di starci sette giorni ci sta tutto...
Io ho scelto di stare con l'Uomo Nero, non un anno, ma tutta la vita - incha'allah - forse perché, avendo avuto un padre ateo che non faceva distinzioni religiose, ho imparato che di fronte a Dio siamo tutti uguali...Spero a presto e di non averti annoiato.