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venerdì 6 ottobre 2006

La malattia senile della Sinistra

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Due settimane fa, Pietrangelo Buttafuoco ha fatto, su Panorama, un'osservazione sacrosanta: "Oriana Fallaci ne resterà l'emblema: il simbolo appunto di quella destra che altro non è che una malattia senile della sinistra. Sono infatti tutti di sinistra quelli di destra, lei la prima. Sono di sinistra i Marcello Pera, i Paolo Guzzanti e anche i Magdi Allam. È così di sinistra la destra che il capofila dei teocon italiani, Christian Rocca, forse il più caro amico di Fallaci, dal Foglio la celebra in nome dell'antifascismo, della democrazia e del libertarismo fabbricando però il fronte politico con Forza Italia, con Alleanza nazionale e con la Lega, non certo col nascente partito democratico. Perfino Daniela Santanché è a destra perché è di sinistra; la destra di Berlusconi, George Bush, e dell'esportazione della democrazia garantisce la libertà di fare ancora più cinico il nostro Occidente (cito Benedetto XVI, non il Muftì)".
Ora, devo ammettere che sono estremamente preoccupato. Ho paura di essere colpito anch'io, un giorno, dalla malattia senile della sinistra, visto che sono di sinistra. E il fatto che non riesca ancora a spiegarmi cosa accade ai collaboratori de "Il Manifesto" ad un certo punto della loro carriera professionale, non mi fa stare di certo tranquillo. Prendiamo come esempio Magdi Allam, attuale Vicedirettore onorario de Il Corriere della Sera. Nel suo libro "Io amo l'Italia", ci informa che "Nel giugno 1977 pubblicai il mio primo articolo firmato su un quotidiano nazionale: "Il Manifesto" (p.70). Ebbene, nonostante Il Manifesto non sia esattamente un giornale che decanta la politica israeliana a prescindere, ritroviamo lo stesso Magdi Allam - circa 30 anni dopo - affermare sul Corriere del 29 maggio 2006 che "Piaccia o meno, ma il tanto diffamato «muro» (quello di Israele, ndr) non solo ha salvato tante vite umane, ma rappresenta la base certa di un'identità nazionale, per gli israeliani e per i palestinesi". Un'opinione che potrebbe anche sembrare sensata, se non fosse per l'enorme mole di materiale prodotta da decine e decine di organizzazioni internazionali ed umanitarie che lo condannano e che invitano al suo smantellamento (incluso l'ONU) e il fatto che tale affermazione viene pronunciata da uno che appena qualche giorno prima, ha concluso il suo discorso di ringraziamento per il premio Dan David di Tel Aviv assegnatogli (circa 250.000 dollari) con le seguenti parole: "noi vincitori del Premio Dan David vi diciamo “Grazie Israele”, vi diciamo “Noi amiamo Israele”, vi diciamo “Siamo tutti israeliani”, vi diciamo “Viva Israele”, vi diciamo "Am Israel hay"!".
L'altro esempio invece è Gianni Riotta: anche lui ha esordito nel campo del giornalismo a 17 anni come corrispondente de "Il Manifesto". Alcuni decenni dopo, sempre sul Corriere, lo troviamo che punta il suo dito accusatore contro "chi diffonde su Internet le foto dei bambini libanesi dilaniati" in quanto parte della "poderosa armata della propaganda fondamentalista sul web" che arruola "quei volti strappati alla vita nella campagna di odio contro «gli ebrei e il Satana americano»". E' stato nominato Direttore del TG1. Ora, pongo una domanda da attuale collaboratore de Il Manifesto, senza nessun intento provocatorio: quanto pesa l'essere acritico nei confronti di Israele sulla propria carriera professionale? Quanto può essere ritenuta obiettiva l'informazione fornita su Israele quando viene espressa da posizioni così schierate? Messo da parte Magdi Allam, che non è mai stato obiettivo da quando è approdato al Corriere, possiamo davvero aspettarci da Riotta un servizio onesto del TG1 sulla prossima campagna di bombardamenti effettuata da Israele, oppure continuerà a ritenere che le immagini dei bambini dilaniati dalle bombe, riportate per dovere di cronaca ed informazione, siano "strumenti della poderosa armata della propaganda fondamentalista sul web" e in quanto tali risparmiate ai telespettatori italiani, costretti a rivolgersi ad un canale estero per tenersi informati?