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giovedì 19 ottobre 2006

Mezzaluna d'Oro per l'On. Fini!

Il gruppo alla Camera di An, presieduto da Ignazio La Russa, ha «adottato» il "film" (sic) di Renzo Martinelli (ne abbiamo parlato anche qui) organizzando una visione privata riservata ai giornalisti al cinema Rivoli, a due passi da Via Veneto, subito dopo pranzo. Puntuale arriva anche Gianfranco Fini. È di buon umore e scherza con i giornalisti sull'opportunità offerta loro di andare al cinema gratis. La sala è vuota, presenti solo pochi cronisti e alcuni dirigenti di Via della Scrofa. L'invito prevede dopo la «proiezione» il tradizionale «dibattito», ma le cose non vanno così lisce. La narrazione del film, a tratti zoppicante, provoca anche qualche ilarità. E anche Fini, seduto tra i cronisti, non si trattiene da qualche commento sapido, come quando sullo schermo si consuma l'adulterio della moglie del professore con il terrorista. Quando si riaccendono le luci in sala, il dibattito annunciato dall'invito non decolla. Anzi, in un clima di evidente tensione Fini cerca di sgusciare fuori dalla sala. Dietro di lui, Ignazio La Russa, in qualità di padrone di casa, cerca di smorzare il suo malumore. «Certamente - mormora a Fini - è un pò forte, un pò troppo di propaganda, ma il messaggio c'è...». Ma il leader lo gela: «È un film di propaganda becera». Allora, chiede un cronista, niente dibattito? «No, mica siamo in un cineforum», risponde Fini accennando un timido sorriso mentre lascia frettolosamente la sala. L'imbarazzo tra chi resta è evidente. Sempre La Russa cerca di stemperare il clima: «Fini sarebbe dovuto andare vià già alla fine del primo tempo, sono contento - spiega - che sia rimasto sino alla fine, ma aveva un emergenza alla Camera. Se il film gli sia piaciuto o no francamente non lo so...». Poì, uno dopo l'altro i dirigenti presenti spiegano il senso dell'iniziativa. «Si tratta di un film che non sta ottenendo il successo che merita. È coraggioso, parla di un tema vero, molto sentito da tutti. Solleverà discussione anzi - incalza Gasparri entusiasta - mi meraviglio che stia passando sotto silenzio. È distribuito dalla Medusa ma sta soffrendo di un conflitto d'interessi al contrario. La sua distribuzione è sacrificata visto che è in programmazione solo in due sale». Daniela Santanchè dà manforte: «In modo forte ricalca la realtà dell'Islam, penso alla condizione della donna. La verità - afferma determinata - è che noi occidentali non vogliamo vedere ciò che accade in quelle realtà». Entusiasta anche Roberto Menia: «È un film bellissimo che racconta problemi presenti già da noi, penso alle scuola islamica di Milano che va chiusa subito. In fondo il protagonista dice le cose che scrive Magdi Allam». Anche Carmelo Briguglio, vicino a Francesco Storace loda la pellicola: «È un film molto bello perchè esprime la paura dell'Occidente incapace di guardare la realtà. La sua scarsa diffusione è un segnale preoccupante». Commenti in contrasto con la reazione di Fini. La Russa cerca di sedare in anticipo ogni possibile polemica: «È un film contro il politically correct, un pò forte, forse troppo. Senza zone d'ombra, e questo può dare fastidio, ma è l'unico a dire certe cose di fronte a migliaia di messaggi di senso contrario. Si può ovviamente criticare, ma è un pugno nello stomaco. Se non siamo d'accordo con il nesso Islam-terrorismo, condividiamo però che il terrorismo è un problema dell'Occidente. Merita comunque di essere visto e discusso e questo è lo scopo della nostra iniziativa». Nel frattempo Gianfranco Fini giunge a Montecitorio, e fumando una sigaretta nel cortile interno sente di dover dare un consiglio ai giornalisti che chiacchierano con lui: «Non andate a vederlo, è una schifezza di film... una storia che non sta in piedi». Che dire? Non mi meraviglia che Alleanza Nazionale non riesca a riscuotere, in termini di voti, l'equivalente del carisma del proprio leader: se quello è il suo gruppo dirigente, stiamo freschi. Al posto di discutere di cose serie, tipo la finanziaria, lorsignori organizzano visioni gratuite di film di propaganda e ne prendono pure le difese. E' decisamente confortante però vedere il leader di Alleanza Nazionale in persona condividere la mia analisi su quella produzione neonazista. Ed è ancora più interessante sentirlo qualificare come "propaganda becera" quello che Roberto Menia (AN) ha giustamente definito come uguale alle "cose che scrive Magdi Allam". Confortante e interessante si, ma c'è una cosa che non sapete e che Allam ci rivelerà nel suo prossimo libro: Anche Fini è un Fratello musulmano. Nessuno se n'è accorto perché ha sempre fatto taqiyyah!