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lunedì 30 ottobre 2006

Oltre la "Questione Islamica"

Credo che sia ormai evidente anche al più sprovveduto "uomo di strada" che qualcuno, nei partiti politici e negli organi di informazione, ha scelto di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dai veri problemi dell'Italia concentrandola invece sulla minoranza islamica che risiede in questo paese. Di fronte all'incalzare delle Bancopoli, Calciopoli, Valletopoli, Telecomopoli, Sismopoli, all'economia allo sfracello, al debito pubblico in caduta libera, alla tensione sociale giunta allo stesso livello di quella del Dopoguerra fra partigiani rossi, bianchi e fascisti, all'informazione che fa cabaret, ai comici che fanno informazione, ai tossicomani che fanno i politici, agli aspiranti politici che fanno i giornalisti, il problema sono...i musulmani. E così non passa giorno senza che si parli di qualcosa che riguarda queste strane creature approdate sul suolo italico: se non è la scuola araba di Milano è la costruenda Moschea di Genova, e se non è la Moschea allora è il Velo che portano le donne musulmane e così via.
Mi viene in mente un aneddoto raccontatomi da un esponente politico piemontese: "Ogni settimana mi chiama un giornalista per chiederemi: allora, avete intenzione di costruire la moschea? Possiamo uscire con il titolo "Il comune vuole la moschea"?. Di fronte all'ovvia risposta "Veramente non si è mai parlato di una moschea, e non ci risultano domande in tal senso", l'altro risponde: "Perfetto! Allora usciamo con il titolo: "Il comune non vuole la moschea!". E' palese quindi che i media si ingegnano nel costruire ed alimentare un caso dal nulla, nel tirare fuori nuove tematiche destinate a tenere alta la soglia dell'attenzione pubblica nei confronti della "questione islamica" in questo clima di "Guerra mondiale al terrorismo" che ha conseguenze molto serie sull'economia nazionale, a cominciare dal prezzo del petrolio. E' una tecnica sperimentata più volte nel corso della storia: nel disastroso clima economico della Prima guerra mondiale, fu la "Questione ebraica" a tenere viva ed effervescente, e soprattutto indirizzata altrove, l'attenzione del popolo tedesco.
Da quanti anni le donne musulmane portano il velo? Eppure - chissà come mai - proprio in questi giorni è un susseguirsi di trasmissioni, servizi e speciali che se ne occupano. Come se le donne islamiche avessero cominciato a mettere (anzi, sarebbe corretto dire "rimettere") il velo ieri, e non più di venti anni fa. Da quanti anni era in funzione la scuola araba di Milano, in mezzo all'indifferenza generale...Dieci, quindici anni? Eppure proprio in questi mesi salta fuori il "problema" ed è una denuncia corale e appassionata dell'inagibilità della scuola in questione. Da quanto tempo è in progetto la costruzione della moschea di Genova? Considerati i tempi burocratici, le richieste e domande che hanno percorso tutto l'iter ufficiale fino ad approdare alla decisione finale, come minimo ci hanno impiegato qualche annetto. Eppure solo l'altro giorno scoppia "lo scandalo". Quando ad un certo punto cominciano a fioccare come funghi questi "scoop", l'intenzione manipolatrice dei media è lampante. E quando i media manipolano, la volontà politica che si cela dietro di essi è innegabile.
Le statistiche affermano che le scuole milanesi che possono vantare un certificato di agibilità statica sono solamente il 55,12%, quello di agibilità igienico-sanitaria solo il 32,20% e quello di prevenzione incendi appena il 28,18%, ma il problema è la scuola araba. Milliardi di fondi pubblici sono destinati al sostentamento e al finanziamento di numerose confessioni religiose, grazie al meccanismo dell'otto per mille e alla deduzione dall'imponibile fiscale dell'esborso diretto ad una confessione religiosa, ma il problema è una moschea che sorgerà grazie alle offerte raccolte direttamente dai fedeli per anni. In Italia il tasso di fertilità è uno dei più bassi d'Europa (e sono sempre più numerose le coppie benestanti che si accontentano di un solo figlio, allorché potrebbero benissimo permettersene due) e negli ultimi anni si è innalzato solo grazie alla presenza straniera, ma il problema vero sono i musulmani che fanno figli "come topi". A questo aggiungiamo tutta una serie di problemi reali ed immediati quale l'emergenza rifiuti a Napoli -tanto per fare un esempio - che ha trasformato un'intera città in una periferia degna del terzo mondo. Eppure il problema, quello vero, sono i musulmani che "ci invadono".
Se la paura è che i musulmani "invadino" l'Italia con le loro scuole e le loro moschee, allora vige la sensazione che l'Italia stia attraversando un periodo di decadenza. Ma la decadenza non è, si badi bene, "morale o valoriale", e non la si supera innalzando i vessili delle civiltà superiori e dei valori dell'Occidente da esportare: è una decadenza materiale, economica, tangibile, che si vede nei pensionati che rovistano nei rifiuti per trovare qualcosa da mettere sotto i denti, negli impiegati che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, nel precariato dei giovani allo sbando che preferiscono la convivenza al matrimonio, nella fuga dei cervelli, nella spazzatura che si accumula lungo le strade delle città, nelle scuole che devono chiudere per evitare un'epidemia di Colera (altro che scuola araba), nei politici che si spiano e censurano le trasmissioni quando spiati.
La domanda sorge spontanea: perché i politici tanto solerti nell'esprimere un'opinione sull'Islam, le parlamentari battagliere che vorrebbero liberare le donne musulmane dal velo, i giornalisti e gli opinion-maker che si battono affinché sia impedita la costruzione di una moschea, e i loro vari sostenitori non denunciano con forza questi problemi e questa decadenza, prima di concentrarsi sui musulmani? L'unico modo per evitare "l'invasione" dei musulmani, è evitare che l'Italia diventi un terreno "di conquista" con le proprie mancanze. Sarebbe quindi opportuno che tutta quella bella gente - che non ha altro da fare che occuparsi dei musulmani, dei loro usi e costumi e delle loro condizioni di vita nei loro paesi di origine - si occupi della propria economia, del proprio welfare, dei propri anziani e dei propri figli, e poi - solo nel tempo libero - pure dei musulmani. Come minimo, in futuro, si risparmieranno le battute al vetriolo del Premier russo.
"Il Cremlino non può accettare lezioni di democrazia da Paesi come la Spagna, in cui molti sindaci sono sotto inchiesta per corruzione; o dall'Italia, dove è nata una parola come mafia".