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domenica 15 ottobre 2006

Uccidere l'umanità intera

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"Il terrorismo non appartiene a nessuna religione"

In questi giorni su Al Arabiya, LBC (Libanese Broadcasting Corporation) e altre reti irachene e arabe, è andato in onda uno spot contro il terrorismo: un uomo scambia uno sguardo con un bambino, si confonde tra la folla vociante e gioiosa di un mercato, poi improvvisamente si fa esplodere: corpi scaraventati a decine di metri, vetrate in frantumi, auto sventrate, urla, lacrime, fiamme. Infine, un versetto coranico: "Chiunque ucciderà una persona senza che questa abbia ucciso un'altra o portato la corruzione sulla terra, è come se avesse ucciso l'umanità intera" e poi una scritta: "il terrorismo non appartiene a nessuna religione". (sull'articolo del Corriere il versetto coranico, misteriosamente, non viene riferito: non sia mai che un lettore si accorga che nel Corano ci sono versetti simili). Il filmato che si può vedere sul sito Noterror è chiaramente di produzione hollywoodiana: immagini ricche di effetti speciali, alla Matrix. La scena dell'esplosione ricorda quella del film "Codice Swordfish", con John Travolta. Si sa che è stato girato in California, e che è costato un milione di dollari. Eppure non si sa nulla dei committenti: sarebbe una Ong sostenuta da anonimi "militanti iracheni emigrati, studiosi e donatori privati" che si autodefiniscono come l’«Assemblea per l'Iraq del Futuro». Secondo il noto giornalista americano Lawrence Pintak, si tratta di un’azione promossa da Washington - cosa più che probabile - ma Washington nega. Robert Satloff, direttore esecutivo del Washington Insitute for Near East Policy, invece boccia l’iniziativa se dietro ci fossero gli Stati Uniti: "gli americani non possono utilizzare la religione per combattere il terrorismo. Spetta ai musulmani farlo".
"Gli americani non possono usare la religione per combattere il terrorismo" ? Ora, facciamo finta che Bush, "cristiano rinato", non si rifaccia alla terminologia dei telepredicatori protestanti convinti di combattere una nuova crociata, che la sua leadership non sia sostenuta dalla destra religiosa fondamentalista, che i suoi generali non siano quelli che dichiarano in chiesa di essere in lotta contro Satana, strappando gli applausi dei cristianosionisti più esaltati e che i suoi soldati non siano quelli che appendono i crocefissi ai cannoni dei carri armati. Facciamo finta, appunto, che gli americani non stiano già usando la religione - in questo caso cristiana - per "combattere il terrorismo" (sic). Quali sono i modi concessi all'amministrazione statunitense, allora, affinché lo faccia? Gli aerei fantom? I missili e le clusterbombs? L'occupazione armata? L'embargo sulle medicine? La bomba atomica? Per una volta l'amministrazione americana - forse - fa una cosa sensata, e cosa ti dicono gli esperti alla Robert Satloff? "Gli americani non possono usare la religione - in questo caso islamica - per combattere il terrorismo". Queste brutte cose non si fanno. Iniziativa bocciata. L'amministrazione americana non deve aiutare l'opinione pubblica musulmana con gli efficienti e influenti mezzi mediatici, culturali ed economici di cui dispone, non deve far riferimento all'anima nobile della religione islamica. Deve proseguire a buttare le bombe, a lanciare i missili, a distruggere le infrastrutture, a gestire le Guantanamo e gli Abu Ghraib, a concedere l'immunità a soldati che si macchiano di ogni efferratezza, a mandare giovani adolescenti a saltare sulle mine, ad occupare l'Iraq, a sostenere il bombardamento del Libano, a minacciare l'Iran e la Siria.
In effetti, non è poi così strano che sia proprio il direttore del Washington Insitute for Near East Policy a bocciare l'intelligente e pacifica mossa mediatica "anti-terrorismo" statunitense. Fondato nel 1985, il Washington Institute for Near East Policy (Winep) è rapidamente diventato il think tank più infuente presso le autorità americane e i mass media per le tematiche relative al Medioriente. Una ricerca di Le Monde Diplomatique ci fornisce alcune informazioni interessanti al riguardo: il suo fondatore, Martin Indyk, in passato era responsabile delle ricerche presso l'American Israel Public Affairs Committee (Aipac), la potente lobby filo-israeliana negli Stati uniti. Uno dei suoi analisti esperti è il direttore del Middle East Forum, Daniel Pipes: una delle voci americane più ostili agli arabi e ai musulmani. Il primo successo importante del Winep è stato la pubblicazione nel 1988 di un rapporto intitolato Costruire la pace: una strategia americana per il Medioriente, dove esortava il successore di Ronald Reagan a «resistere alle pressioni che miravano a far progredire rapidamente le trattative israelo-palestinesi, finché non fossero maturate le condizioni propizie». Sei membri del gruppo di lavoro che aveva elaborato questo rapporto integrarono l'amministrazione Bush (padre), che si allineò al loro consiglio e decise di non fare nulla se non vi era assolutamente costretta. E così, gli Stati uniti hanno sostenuto il rifiuto da parte israeliana di negoziare con l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) durante la conferenza di Madrid nel 1991, nonostante che l'Olp avesse riconosciuto l'esistenza di Israele fin dalla sessione del suo Consiglio nazionale del novembre 1988. Sempre nel 1992, il simposio del Winep riflette sul pericolo che può rappresentare l'islam per la politica estera americana e si addotta una strategia che indurrà i movimenti islamici ad abbandonare la lotta politica e a puntare sull'azione armata.
Dopo gli attentati di Londra, ebbi modo di scrivere: "Sarebbe bastato, eventualmente, impegnare i 750.000 dollari (costo di un solo missile Tomahawk) e i 400.000 dollari (costo della sua manutenzione e trasporto) per costruire non una, ma decine di scuole, per cancellare l'analfabetismo e la mancanza di cultura (il fatto che alcuni terroristi siano laureati è, appunto, indice di mancanza di cultura. La laurea, infatti, non implica l'acculturamento e tanto meno un posto di lavoro). Moltiplicate queste cifre per dieci, cento, mille... quante scuole, quante micro attività imprenditoriali, quante borse di studio avrebbero potuto finanziare? Quante nuove generazioni, colte, benestanti e con prospettive aperte nei confronti della vita e del futuro avrebbero potuto dare alle luce? Non sarebbe valsa la pena provare?". Per una volta, qualcuno - nell'amministrazione americana - ci prova, e al posto di pagare un milione di dollari per buttare un missile, produce un filmato con un forte impatto emozionale sui giovani del mondo arabo, che guardano la TV e sono influenzati dai film americani tanto quanto i giovani italiani o indiani. Forse in futuro quel responsabile avrebbe pensato di destinare altri milioni a finanziare micro-crediti (è dell'altro giorno la notizia dell'assegnazione del Nobel a Mohammed Yunus, padre del Microcredito). Forse sarebbe stato l'inizio di una nuova era, dove la lotta al terrorismo si porta avanti con la cultura e con il risanamento dell'economia dei paesi arabi. E invece no: "Gli americani non possono usare la religione per combattere il terrorismo". Devono usarla solo per combattere le guerre.
"E chiunque avrà vivificato una persona sarà come se avesse dato vita all'umanità intera".
Corano, Sura della Mensa.