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giovedì 30 novembre 2006

Dietro lo "Scontro delle Civiltà"

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In un editoriale pubblicato sulla prima pagina di Repubblica, Guido Rampoldi si chiede: "Si inginocchierà (Il Papa, ndr), si farà il segno della Croce? Profitterà dell'occasione per benedire i mosaici cristiani e le volte grandiose che per un millennio fecero da fondale alle incoronazioni degli imperatori bizantini? Riconsacrerà in segreto ciò che lo Stato Turco ha sconsacrato? Il viaggio pontificio è cominciato sotto i migliori auspici ma davanti al Papa resta la tappa più insidiosa, la visita a Santa Sofia". Personalmente mi auguro che il Papa, in quell'occasione, non si inginocchi, ne tantomeno si faccia il segno della Croce. E vi assicuro che per augurarselo non è necessario fare parte di quella che Rampoldi definisce una "platea mondiale che attende un pretesto anche minimo per attribuire al Papa piani di rivincita. Tutti i professionisti del vittimismo islamico griderebbero in coro: la maschera è caduta! Questo non è un uomo di pace ma un crociato!". Il motivo, infatti, va ben al di là della riconsacrazione "in segreto" a cui lo stesso Rampoldi fa riferimento, quasi a voler dare ragione agli integralisti attribuendo il valore di un vero e proprio atto di consacrazione, per di più "dissimulata", ad un eventuale gesto di rispetto - seppur non adatto al momento storico o al luogo - da parte del Papa.
Il motivo vero risiede in ciò che Rampoldi stesso, ancora una volta, ha giustamente menzionato: la basilica di Santa Sofia, consacrata moschea dopo la conquista della città da parte del Sultano Mehemet il Conquistatore, è stata sconsacrata dallo Stato turco, che - ricordiamolo ancora una volta - è uno stato laico. E' stata addirittura adibita a museo nel 1934, su decisione del primo Presidente della Repubblica turca Mustafa Kemal Atatürk, in nome del quale la laicità viene difesa persino con le armi da parte dell'Esercito. Che senso avrebbe "consacrare in segreto" un edificio che è stato sconsacrato da uno stato laico proprio per evitare che la sua complicata storia diventasse, prima o poi, un pretesto per uno scontro interconfessionale? L'atto ipotetico del Papa non farebbe un torto agli integralisti islamici quanto allo Stato Turco. Non dimentichiamoci poi dei cristiani ortodossi, vero obiettivo del viaggio pontificio in Turchia: siamo sicuri che gradiranno la "consacrazione dissimulata" di una basilica ortodossa, la più grande e importante tra l'altro, da parte del Papa dei Cattolici? L'ultimo ricordo che dei Cattolici hanno lasciato in quella basilica era quello dei Crociati mentre consumavano sull'altare un orgia con una prostituta vestita con i paramenti del Patriarca. Non credo, quindi, che apprezzerebbero un atto di "riconsacrazione" attuato da qualcuno diverso dal prete che celebrava l'ultima messa mentre le truppe ottomane irrompevano nella città, e che - secondo una leggenda greca - dovrebbe riapparire dall' interno della colonna in cui è scomparso per riprendere la messa nel punto in cui è stata interrotta.
Tutto sommato quindi, mi sembra più proficuo - sul piano politico e religioso - che il Santo Padre si limiti a visitare Aghia Sophia come si visita un museo qualsiasi, evitando di vanificare gli sforzi profusi nell'avvicinare il Vaticano allo Stato Turco e al Patriarcato Ortodosso. In riferimento a quest'ultimo poi, è d'obbligo sottolineare il modo - del tutto fuorviante - con cui i media trattano il viaggio del Papa in Turchia: sembra che il problema sia essenzialmente con l'Islam, e non con i "fratelli in Cristo" che, nonostante i timidi passi di apertura (tipo la revoca delle rispettive scomuniche), non vedono di buon occhio né il proselitismo cattolico nelle repubbliche ex-sovietiche o dal passato comunista (il riferimento qui è al Patriarcato Russo), né tantomeno i continui appelli alla "libertà religiosa" e "reciprocità" in Medio Oriente (dove lo spazio per il proselitismo cattolico è ben ridotto per tutta una serie di motivi), lanciati da una gerarchia ecclesiastica che rappresenta, in fin dei conti, una percentuale infima dei cristiani in Medio Oriente. Molti, tra il clero e i fedeli ortodossi pensano infatti che gli unici demandati ad avanzare eventuali richieste nei confronti della maggioranza islamica e dei suoi governi, siano i rappresentanti della maggioranza dei cristiani in Medio Oriente, ovvero i patriarchi ortodossi. Questi ultimi, tra l'altro, preferiscono un approccio meno polemico e decisamente più diplomatico nel rapportarsi con l'Islam. Non a caso il Cristianesimo ortodosso è sopravvissuto in seno al mondo islamico per secoli, nonostante le difficoltà che presenta lo status di minoranza, salvo vedere le proprie chiese attaccate da fondamentalisti ed estremisti vari ultimamente, proprio in seguito alle polemiche suscitate da ambienti cattolici o protestanti. Non è casuale, dopottutto, che nel suo saggio "Lo scontro delle civiltà" Samuel Huntington dica che «Per 45 anni la Cortina di ferro è stata la principale linea di confine in Europa. Quella linea si è spostata a Est di parecchie centinaia di chilometri. Ora, il confine è la linea che separa i popoli cristiani e occidentali da quelli musulmani e ortodossi». A furia di sottolineare lo "scontro" tra popoli cristiani occidentali (cattolici) e quelli islamici, ci si dimentica di parlare di quello sussistente fra cristiani cattolici e ortodossi, che è ben più profondo e che non promette per nulla bene, nonostante le apparenze.