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martedì 21 novembre 2006

Il leghista d'importazione

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Già in passato ebbi modo di meravigliarmi del comportamento di alcuni miei connazionali residenti a Torino quando, nella furia di compiacere alcuni loro intolleranti interlocutori italiani, esclamavano "Avete proprio ragione. Sono andato a Porta Palazzo e sono scappato! E' una vera e propria casbah!". Il sottoscritto infatti non ha mai considerato Porta Palazzo una "casbah", nel senso dispregiativo del termine, bensi un mercato multietnico che ha avuto e che potrebbe ancora avere in futuro un' importantissima funzione culturale che vada al di là del fatto che è uno dei più grandi e convenienti mercati d'Europa. A Porta Palazzo ho visto mercanti italiani e mercanti maghrebini darsi la mano, abbracciarsi e farsi gli auguri prima delle rispettive festività. A Porta Palazzo è sorto il primo centro culturale italo-arabo, quello fondato e diretto dall'intellettuale iracheno e Premio Grinzane, nonché membro della Consulta Islamica, Younis Tawfik. Insomma: Porta Palazzo ha tutti i titoli per essere un vero e proprio laboratorio d'integrazione, dal momento che è storicamente un quartiere d'immigrazione, che ha già avuto modo di accogliere la prima ondata migratoria proveniente dal sud Italia, riproponendo tra l'altro gli stessi problemi di oggi: dai "meridionali che piantavano le patate nelle vasche da bagno" (cosi racconta qualcuno ancora oggi) alla "puzza che emana dalle loro cucine". Ma la mia meraviglia più grande derivava dal fatto che spesso e volentieri quei connazionali erano persone normalissime, vissute in quartieri e capitali ben più caotiche - per usare un eufemismo - di Porta Palazzo. Cosa è successo? Sono approdati in Europa e sono diventati tutti aristocratici con la puzza sotto il naso? Non hanno mai frequentato un mercato o una casbah al paese loro, prima di venire in Italia?
Proprio per questo mi è venuto da sorridere leggendo l'ennesima sparata di Magdi Allam sul Corriere: "Una moschea non ha un interesse generale? Che andassero a chiederlo alle migliaia di torinesi che sono stati costretti a evacuare Porta Palazzo dopo la penetrazione e conquista da parte di tre moschee e un esercito di musulmani che hanno fatto precipitare il costo degli immobili, ridotto il centro cittadino in una casbah degradata, imposto regole e valori in aperto contrasto con quelli condivisi dagli italiani". Sembra che Allam non sia mai vissuto in mezzo a musulmani, prima di arrivare in Italia: ormai guarda il loro arrivo con la stessa diffidenza di un isterica vecchietta piemontese che milita nella Lega. O forse non ha mai visto una moschea e una casbah, se non sulle cartoline di viaggio mandate da lontane ed esotiche località. Ma ciò che colpisce sul serio, ciò che dovrebbe sconvolgere chiunque, è il lessico adottato. Ormai Magdi Allam non parla dei musulmani come di "immigrati", anche se magari un po' "problematici". No, ne parla in termini militari: "Evacuare", "Penetrazione", "Conquista", "Esercito", roba da manuale della Seconda Guerra Mondiale. Sembrava di leggere di una conquista da parte degli Unni e non di processo immigratorio con i suoi vantaggi e i suoi difetti. Dalle "migliaia di torinesi costretti ad evacuare" alle "Leggi speciali" nei confronti dei musulmani invocate dal nostro, il passo è quindi breve.
E così, secondo Allam, sono i musulmani che "hanno fatto precipitare i costi degli immobili". Non gli avidi proprietari che li stipano in quaranta a qualche centinaio di euro l'uno in nero in una camera di 4 metri quadri, ma i musulmani. Avete capito bene: non affittate a musulmani che altrimenti rischiate di far precipitare i costi del vostro immobile. Come se non bastasse, i musulmani sono pure responsabili del degrado. Non i proprietari che si intascano i soldi e poi se ne infischiano della ristrutturazione degli appartamenti, ma i musulmani. Avete capito benissimo: non affitate ai musulmani che altrimenti vi trasformano l'appartamento in un porcile, con tutto il rispetto ovviamente per le credenze religiose di ognuno. Certo che di strada se n’è fatta davvero tanta, in Italia, dai tempi dei cartelli "Non si affitta ai meridionali". Oggi non si fanno più i cartelli: il "Non si affitta a musulmani" lo scrive sul Corriere "l'immigrato buono", o forse sarebbe corretto dire "Il leghista d'importazione". Ora, il ragionamento del leghista d'importazione non farebbe una grinza, se a pronunciarlo fosse - che ne so - l'On. Borghezio, un leghista, appunto. Ma è invece Magdi Allam a dire quelle cose, e ciò è decisamente preoccupante. Perché quando le strunzate le dice Magdi Allam va tutto bene, è "politically correct" e hanno la dignità di un editoriale. Credo che l'Italia sia l'unico paese europeo che possa vantare di avere come vicedirettore, seppur onorario, del quotidiano più venduto uno che alimenta la paura nei confronti dei musulmani, che spinge la società allo scontro con gli immigrati, che soffia sul fuoco del razzismo e dell'intolleranza mistificando la realtà, con la scusa che è stato pure lui un immigrato. Un vero e proprio pericolo pubblico, che terrorizza persino le comunità islamiche che vengono a sapere di una sua prossima visita dalle loro parti. Fino a quando durerà questa vergogna?