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mercoledì 22 novembre 2006

Il Velo e il Ministro

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Una settimana fa, Faruk Hosni - 68 anni - ministro della Cultura in Egitto, amico da anni della first lady Suzanne Mubarak, ma anche pittore conosciuto in Italia dove ha fatto diverse mostre, ha dichiarato che il velo «è un passo indietro». Apriti cielo: il parlamento è in subbuglio, le moschee si indignano, la stampa non parla d'altro. La disputa sovrasta ogni altro argomento, Medio Oriente, Iraq, Israele: tutto passa in secondo piano. Alcuni deputati hanno chiesto le dimissioni del ministro, altri che gli sia levata l'immunità parlamentare. Il presidente del parlamento Fathi Sorur ha deciso di costituire una commissione parlamentare. «Il ministro è responsabile delle sue dichiarazioni, nulla può essere considerato come un'opinione personale», come Hosni aveva precisato, dicendosi pronto alle dimissioni ma non a fare delle scuse per le sue dichiarazioni. Anzi... in trasmissioni televisive, dove la vicenda ha assunto un rilievo spropositato, Hosni ha nuovamente criticato chi obbliga le bambine a mettersi il velo. Il ministro per gli affari parlamentari Mufid Shehab ha detto che «non sono accettabili violazioni della sharia e oltraggi alla religione islamica». Un altro deputato tuona: «La sua opinione non rappresenta quella del governo, e le mogli di tutti i ministri sono velate». «Per la prima volta unione al parlamento di Fratelli musulmani e deputati del Partito nazional democratico (Pnd, al potere)», titola il quotidiano indipendente Al Masri el Yom. «Il Pnd ha venduto Farouk Hosni ai Fratelli musulmani», scrive il giornale d'opposizione Nahdet Masr. Il governo ha preso le distanze da Hosni ma 230 intellettuali e artisti, fra cui il cineasta Youssef Chahine, gli hanno manifestato la loro solidarietà, denunciando con una petizione il clima di «terrorismo culturale». I firmatari accusano i Fratelli musulmani, il 20 percento dei deputati, di «usare la religione» a fini politici e criticano i parlamentari del Pnd per questa «crisi artificiale» in cui esiste una «profonda collusione fra corruzione e fondamentalismo». Farouk Hosni incalza: «Me ne starò chiuso in casa fino a quando non mi avranno fatto le scuse per gli insulti», annunciando che non andrà a rispondere davanti a nessuna commissione parlamentare. «Ma qualsiasi cosa succeda, il problema non è Farouk Hosni, bensì il futuro dell'Egitto». «Le dottrine religiose si sono impossessate dei cervelli egiziani e li hanno fatti arretrare ai tempi di Mohammed Ali (fine Ottocento, ndr) ma bisogna capire che le nazioni progrediscono con spiriti aperti e non con la lapidazione degli oppositori», scrive Nabil Omar, sul quotidiano governativo al Ahram. Uno dei pochi articoli sulla stampa ufficiale in difesa di Hosni. «Un uomo coraggioso», dice ammirata una donna musulmana di mezza età. Non porta il velo e, per questo, i vicini non le rivolgono più la parola. «Meglio che pensino che sono copta, piuttosto che una musulmana ribelle - dice, sospirando - Questo non è più l'Egitto di una volta». Un Egitto che teme i Fratelli musulmani, ma non può esprimere la sua laicità, perchè rischierebbe una rivolta.