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mercoledì 15 novembre 2006

In Egitto scuole italiane

Dopo la polemica sull'apertura della scuola islamica a Milano
In Egitto ben 9 scuole italiane
Sono considerate come un grande arricchimento culturale alternativo a quello arabo
di Massimiliano Pace
Quanti italiani sono sparsi per il mondo, dispersi nei cinque continenti, insediati e radicati in altre culture? Circa 60 milioni, compresi di figli e pronipoti nati da matrimoni misti e dunque di origini italiane. È chiaro che si tratta di una emigrazione composita avvenuta nel corso di oltre un secolo e dunque di un processo migratorio vecchio e in forte attenuazione. Oggi il pronipote del trisavolo italiano emigrato ai primi del ’900 si trova in una realtà naturale, in una patria diversa da quella degli antenati ma pur sempre patria che dà formazione, cittadinanza, tradizioni. Sembra scontato immaginare l’italiano emigrato in Europa, negli Stati Uniti, in Australia, in Venezuela, nell’America Latina, ma pensare all’italiano in Egitto forse non è fra le associazioni prioritarie del nostro cervello. Specie se tra i dibattiti più accesi di questi giorni figura quello sull’apertura di una scuola araba voluta da egiziani a Milano. Allora ci si chiede: possiamo fare tanta polemica di massa ma anche politica quando gli italiani in Egitto e gli egiziani hanno a disposizione ben nove istituti scolastici dislocati nella capitale e ad Alessandria d’Egitto? Scuole libere, legalmente riconosciute che hanno origine nel periodo in cui in Egitto viveva una numerosa ed attiva comunità italiana nata nel lontano 1821 e cresciuta seguendo varie tappe rilevanti. Nel corso di un secolo e mezzo infatti, da un esile gruppo di italiani si è arrivati ad una comunità di circa 55.000 persone, formata in moltissimi casi da imprenditori e capi d'azienda di ricche imprese di costruzioni. Dallo scoppio della seconda guerra mondiale iniziano però gli scontri con gli inglesi, nemici dell’Italia, e con il colpo di stato del 1952 seguito dal divieto alle società pubbliche e private di dar lavoro agli europei inizia un vero e proprio rimpatrio della comunità italiana d’Egitto. È bene ricordare che gli italiani in Egitto non erano visti dagli stessi egiziani come colonizzatori, proprio perché gli stretti rapporti di amicizia avevano reso la comunità partecipe alla vita sociale, considerando che sono stati molti gli italiani ad essersi resi celebri, come Ungaretti, per attività svolte in Egitto. Ma soprattutto gli italiani hanno portato la loro cultura e la loro lingua che ancora oggi affascina profondamente gli egiziani che scelgono di studiarla e di approfondirla nelle varie scuole italiane rimaste nei due centri maggiori. Di notevole importanza è la scuola di lingua italiana presente ad Alessandria e intitolata a Dante Alighieri. Questa viene frequentata per la maggioranza da studenti universitari, ma anche da insegnanti, medici, avvocati, guidati da docenti donne fra cui due italiane. Da parte degli egiziani vi è dunque un grande interessamento non solo per la lingua, ma anche per i costumi, gli usi, la cucina, la musica, la moda. Su un blog interessante troviamo la testimonianza di un egiziano cresciuto in Egitto che ha frequentato una scuola religiosa cattolica italiana. Sherif El Sebaie si è diplomato in questa scuola gestita dai Salesiani, studiando su libri e programmi italiani, con docenti italiani, pur essendo musulmano. Ed è contento di questo grande arricchimento culturale alternativo a quello arabo. Altri istituti italiani presenti nel mondo arabo li possiamo individuare in Arabia Saudita, dove ci sono tre istituti legalmente riconosciuti; in Libia ve ne sono 4 come pure in Iran e in Tunisia; ben 6 in Marocco e 2 in Pakistan.
Articolo pubblicato su 7Magazine
(Ringrazio Massimiliano Pace e 7Magazine per la segnalazione)