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mercoledì 29 novembre 2006

La moschea s’ha da fare!

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Intervento di Claudio Martini, presidente Regione Toscana

La moschea di Colle Val d’Elsa, i cui lavori sono appena iniziati, non è una scelta imposta ai cittadini contro la loro volontà; non è un regalo ad un’organizzazione estremista islamica; non è finanziata con denaro pubblico. Non è stato imposto ai cittadini. Sono state presentate due richieste di referendum, uno della Lega, l’altro di una lista civica. Respinti dal Comune e dal Tribunale ordinario. In realtà un referendum c’è stato. Anzi c’è stato qualcosa di più: nel 2004 si è votato per l’elezione del sindaco. Faccio presente che la concessione del diritto di superficie su cui costruire la moschea è stato concesso nel dicembre 2003, quindi prima delle elezioni. Gli esiti del voto parlano chiaro: su circa 13mila elettori ben 8.103 (pari al 64,3%) hanno scelto Paolo Brogioni che sosteneva la scelta di costruire il centro culturale islamico. Mentre i due candidati che si opponevano hanno raccolto: 2.100 voti quello della CDL e 1.500 quello della lista civica. Mi sembra quindi una forzatura bella e buona affermare che il Comune ha imposto ai cittadini la scelta di costruire centro culturale islamico. Non è un regalo ai terroristi. E’ vero, la locale Comunità islamica è iscritta all’Ucoii. Ma si dimentica di dire che “ciò non comporta alcuna dipendenza gerarchica, né di subordinazione” come afferma la stessa Comunità. E che l’imam Jabareen non è mai stato iscritto all’Ucoii. Che anzi, come accaduto lo scorso 23 agosto a seguito del manifesto dell’Ucoii che disconosce il diritto di Israele all’esistenza, ha affermato “Non sono un frequentatore dell’Ucoii. Da palestinese ho sempre condannato il terrorismo, come gli israeliani condannano la guerra. La comunità islamica e quella israeliana si devono incontrare, insieme a quella cristiana, per parlare, per dialogare. La guerra è una grande minaccia, noi dobbiamo muoverci per la pace”. La Comunità islamica si è più volte spesa pubblicamente contro il terrorismo, promovendo manifestazioni e incontri di dialogo interreligioso, ospitando visite di scolaresche, consentendo alle donne di accedere al Centro senza indossare il tradizionale velo, promovendo, insieme al consolato Usa di Firenze, concerti di musica fusion araba-americana. Il percorso, unico esempio in Italia. La Comunità musulmana ha sottoscritto un protocollo con il Comune per la gestione del Centro. Vi è stabilito l’uso esclusivo della lingua italiana e l’istituzione di un comitato di garanzia composto da 8 membri: 4 nominati dal Comune e 4 dalla Comunità dei musulmani. E’ quindi un Centro aperto al dialogo, che propone una visione moderata dell’Islam con un’esperienza di integrazione positiva. Un esempio di civiltà da estendere anche in altre realtà, apprezzato anche dall’attuale Ministro dell’Interno e dal suo predecessore Giuseppe Pisanu.Il Centro non è finanziato con denaro pubblico. Solo il suolo, su cui verrà costruito il Centro, è pubblico ed è stato concesso alla Comunità islamica per 99 anni al prezzo di 11mila euro all’anno di affitto. I finanziamenti per la costruzione sono arrivati per 300mila euro dalla Fondazione Monte dei Paschi mentre altri 300mila euro sono a carico della Comunità dei musulmani di Siena. Un dialogo che paga. Abbiamo scelto di dialogare con l’Islam moderato che vive in Italia (in questo caso in Toscana) ma accettando le nostre regole. Nel 2005 abbiamo promosso la “Consulta toscana per il dialogo interreligioso”, a cui hanno aderito tutte le confessioni religiose presenti nella nostra regione, con rappresentanti da loro nominati. Lo scorso 4 ottobre 2006, giornata della pace e del dialogo interreligioso, la Consulta ha approvato una “Dichiarazione per la pace tra le culture” assai impegnativa, in cui - tra le altre cose - si afferma che:"La libertà religiosa è un valore primario della Costituzione italiana che si intende rispettare e realizzare come uno dei fondamenti della nostra vita comune, là dove sono affermati i diritti di tutti e i doveri di ciascuno."