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domenica 26 novembre 2006

La regola e l'eccezione

Una ricerca condotta da Letitfly - organismo che si occupa delle ricerche sulla formazione linguistica degli italiani per conto del ministero del Lavoro - e dal Censis ha fatto emergere che sebbene il 97,7% della popolazione e il 96% delle imprese ritenga molto utile la conoscenza delle lingue straniere, il 78,1% degli italiani non ha "alcuna intenzione di apprenderne una nuova" e il 95,4% delle aziende non intende organizzare corsi di formazione. Che vuol dire che in Italia esiste un clima che si può definire di scarso multilinguismo, visto che il 66,2% di chi afferma di possedere una qualche competenza linguistica valuta le proprie abilità scarse nel 50% dei casi e appena sufficienti nel 19%. Del resto quando viene chiesto a cosa serva la lingua straniera, risulta che il principale utilizzo è rappresentato dai viaggi (59,6%), seguito dalle comunicazioni con familiari, amici e conoscenti (38,9%), dalla lettura di libri (30,9%), dalla navigazione in internet (29,3%), dalla visione di film e programmi tv (28,65). Solo una minoranza ne fa uso in ambito lavorativo (35,5%) perché il 60,7% di coloro che lavorano non ha mai avuto modo di esercitare le proprie competenze linguistiche, soprattutto al Centro (66%) e al Sud (69,7%). Dal rapporto emerge poi un dato sorprendente: gli unici a ritenere essenziale l'apprendimento di una lingua sono gli immigrati. Il 71% ha infatti intenzione di migliorare la conoscenza della lingua italiana, ritenuta fondamentale nel percorso dell'integrazione sociale e lavorativa. Più dell'80% ha dichiarato inoltre che l'integrazione sarebbe più facile se gli italiani avessero dimestichezza con altre lingue.

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