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lunedì 6 novembre 2006

L'affare vergognoso e la perversione etica

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Leggo ora sul forum di Magdi Allam un messaggio in cui "l'Esperto" che si è basato su Gente e sulle diviniazioni astrologiche per scrivere la biografia di Saddam Hussein afferma che il processo al dittatore è stato "un processo regolare e pubblico, con un collegio di avvocati della difesa di cui hanno fatto parte legali da tutto il mondo, celebrato sulla base della legge irachena vigente". Evidentemente Allam non è ben informato, o fa finta di non esserlo. Non c'è stato nulla di regolare in quel processo e Amnesty International l'ha definito, giustamente, un "affare vergognoso". O forse le denunce di Amnesty vanno bene solo quando mettono sotto i riflettori la violazione dei diritti umani in paesi ostili agli Stati Uniti? Gli stessi avvocati, e ho avuto l'opportunità di parlare con uno di loro, si sono lamentati delle procedure inique a cui sono stati sottoposti. Quanto alla "Legge irachena vigente" in base alla quale Saddam sarebbe stato giudicato, credo che Allam debba aggiornarsi: il tribunale incaricato di giudicare l'Ex-presidente è stato istituito dal Consiglio Provvisorio Iracheno che a sua volta è stato istituito dall’Autorità provvisoria della coalizione che amministra(va) l'Iraq in veste di forza occupante, un potere conquistato con la forza violando sia la Carta delle Nazioni Unite, sia il diritto internazionale e assolutamente non "ripulito" dalle successive risoluzione ONU. Lo Statuto in questione ha introdotto, accanto alla legislazione penale irachena, una grande quantità di figure di reato (relativi ai crimini di genocidio, ai crimini contro l'umanità e ai crimini di guerra) una parte dei quali non erano previste dalla legislazione penale irachena (che Allam invece tira in ballo): furono introdotte proprio per incriminare e condannare l'ex-dittatore e i suoi collaboratori. Nonostante presenti in modo evidente le impronte normative della cultura giuridica occidentale, lo Statuto viola alcuni principi fondamentali praticati e adottati dallo Statuto della Corte penale internazionale dell'Aja (su cui non mi dilungo in questa sede) e autorizza i giudici del Tribunale, tutte le volte in cui un crimine non trovi alcuna corrispondenza nell'ordinamento penale iracheno, a determinare per proprio conto l'entità della pena. Viene quindi concesso ai giudici un vero e proprio potere normativo, sostanzialmente insindacabile e, come tale, illegittimo. Per dirla in due parole: il tribunale e la stessa legge in base alla quale Saddam è stato giudicato non avevano nulla di "iracheno".
Ma indipendentemente dalle considerazioni legali e dall'evidente strumentalizzazione di questo processo (il cui esito arriva guarda caso due giorni prima delle elezioni di Mid-term in cui i Repubblicani sono travolti dagli scandali sessuali. Pensate che per la prima volta dopo un anno di udienze in cui si è regolarmente fatto vacanza di domenica, stavolta si è deciso di fare a meno del "weekend"), tengo a precisare una cosa: nessuno è rattristato per Saddam, il nostro cordoglio è tutto per la Democrazia e i diritti civili in tutto il mondo. Il vergognoso esito del processo a Saddam è il frutto di un clima di illegalità e di svendita dei diritti civili che si sta affermando nello stesso Occidente: dalle notizie false diffuse per screditare avversari politici alle intercettazioni abusive, dalle prigioni segrete all'abolizione dell' habeas corpus negli Usa, dai pedinamenti illegali ai rapimenti sottobanco. Il processo a Saddam avrebbe potuto avere lo stesso esito partendo da presupposti legali, e invece così non è accaduto. Lo stesso, solito discorso, che facevamo anche ai tempi delle espulsioni del Ministro Pisanu: Si vuole espellere qualcuno? Non ne sentiremo di certo la mancanza. Ma ciò deve avvenire dopo un processo regolare. Ma per Magdi Allam non importa tutto questo: questa sentenza "fa avanzare la democrazia osteggiata dai terroristi nostalgici di Saddam e i terroristi islamici di Bin Laden" e "Questo terrorismo non è la conseguenza della guerra di Bush, così come sostengono coloro che hanno fatto dell’antiamericanismo un’ideologia, bensì una strategia aggressiva presente prima della guerra e che avrebbe continuato a manifestare la sua virulenza a prescindere dalla guerra. In Iraq o altrove". Forse Allam vive su un altro pianeta: la democrazia non avanza. Arretra. E non mi risulta che in Iraq, ai tempi di Saddam, venissero uccise più o meno cento persone al giorno in disordini settari e attacchi vari, o che esplodessero quotidianamente autobombe nel bel mezzo delle piazze. Se c'è un paeseche può dirsi oggi un campo di addestramento aperto per terroristi quello è l'Iraq.
Ma Allam prosegue imperterrito "vorrei aggiungere il mio sgomento e la mia riprovazione di quanti anche in Occidente sembrano essere rattristati per la condanna a morte di Saddam. Anche al di là della disapprovazione, per principio, della condanna a morte. Mi riferisco al partito di coloro che sostengono che gli iracheni, tutto sommato, stavano meglio ai tempi di Saddam. E che la guerra di Bush sarebbe stata, di per sé e non per come è stata gestita, un errore catastrofico". Eppure sono gli iracheni stessi a dire che stavano meglio quando stavano peggio. Vada a farsi un giro sui canali arabi per sentire le opinioni della strada araba, che dovrebbe trarre "morali" da questo processo, poi ne parliamo. Se c'è qualcuno che crede di essere "più iracheno degli iracheni", costui è proprio Allam che vuole convincerci che l'impiccagione del dittatore farà dimenticare agli iracheni, che fuggono attualmente dal loro paese al ritmo di centomila al mese, la mancanza di sicurezza. Pensate che Allam ci dice che ai tempi di Saddam una "stragrande maggioranza di sciiti e curdi venivano massacrati per il fatto di essere sciiti e curdi". Da uno che la storia dell'Iraq la studia guardando gli astri, un'affermazione simile non mi meraviglia. Sembra che gli scitti oggi stiano bene: vengono infatti eliminati dai sunniti sulle autostrade. E non è che i sunniti stiano meglio: gli scitti li fanno fuori nelle loro case. Solo perché sciiti o sunniti. E come se non bastasse, la gente rischia la pelle ogni volta che attraversa un checkpoint statunitense, non si può andare al mercato perché si rischia di saltare in aria, gli ospedali non funzionano, non c'è nemmeno l'elettricità. Quella si che è Democrazia! Infine, Allam declama "Io non ci sto a questa mistificazione della realtà e perversione etica". Mistificazione della realtà? E come la chiamiamo la balla delle "armi di distruzione di massa"? O il collegamento tra Saddam e Alqaida? E l'Uranio che l'Iraq avrebbe cercato di acquistare? O la mole di dossier e informazioni false e tendenziose messe in circolazione dai Servizi e dai giornalisti prezzolati al loro soldo per giustificare la guerra? Quella non è misitificazione? Non è perversione etica?