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martedì 7 novembre 2006

Reciprocità scolastica

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Al-Ghazaly Muslim elementary school
Jersey City, New Jersey, Stati Uniti
L'altro giorno ha riaperto, tra le solite polemiche della Destra e le manifestazioni della Lega, la scuola araba di Milano. Anzi, con una novità: l'assessore Tiziana Maiolo, invitata alla ripresa delle lezioni, ha definito la scuola "una piaga nel cuore di Milano" commentando: "Voglio vedere le regolarità e anche vedere con i miei occhi la vergogna delle bambine con il velo". Forse le sfugge la vergogna degli, sempre più numerosi tra l'altro, stupri commessi da minorenni a danno di minorenni, o l'ultima trasmissione de Le Iene in cui nessuno dei preti interpellati nell'hinterland lombardo consiglia alla finta mamma inviata di rivolgersi alla polizia e o di dire qualcosa al marito a proposito del bimbo molestato da parte di sacerdoti di parrocchie vicine. Matteo Salvini, capogruppo della Lega al Consiglio comunale, indossa l'armatura da Crociato: "E' in corso un tentativo di invasione islamica e la Lega scende in piazza per dire no. Qualcuno sta usando i bambini per una battaglia politica e culturale". Evidentemente parla per sé e per il suo movimento. Stavolta la scuola ha anche il nulla-osta della Direzione scolastica e del Prefetto, manca solo un'autorizzazione del Comune che però non le impedisce di riprendere le lezioni. Ma se l'opinione del Comune è quella dell'Assessore Marini, dubito che abbiano voglia di concederla. Anzi, ormai è evidente che tutta questa polemica non c'entra nulla con l'agibilità ma molto con i pregiudizi e l'intolleranza.
"Iniziative di questo tipo" commenta Gianfranco Fini "tendono a creare una barriera tra ragazzi di religione diversa. Credo che, invece, dobbiamo lavorare a una integrazione che superi i ghetti. La difesa dell'identità è un valore importante ma senza iniziative segregazioniste". Perfetto, ha ragione. Gli italiani dovrebbero cominciare a iscrivere i loro figli nella scuola araba. Basta segregarsi nelle scuole italiane. Non mi risulta infatti che la scuola di Milano, con un direttore e metà del corpo docente di origine e cittadinanza italiana, impedisca ai cittadini italiani autoctoni di iscrivere i loro figli alla scuola araba. Né mi risulta che la scuola in questione abbia affisso sulla porta un cartello "Fuori gli italiani". Vogliamo lavorare per un'integrazione che superi i ghetti? Le porte della scuola sono aperte a tutti: chi vuole la visiti, chi vuole iscrivi pure i propri figli. Almeno impareranno una lingua nuova: l'arabo. Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia completa: «Via Ventura è l'esempio di come alcune comunità musulmane vogliono ghettizzarsi rifiutando il contatto con le persone del nostro Paese e con la cultura occidentale». Non ci stiamo proprio: Via Ventura è l'esempio di come alcuni settori della società italiana non vogliano aprirsi all'altro, rifiutando il contatto con le persone che vengono nel "nostro paese". Perché nessun genitore italiano pensa di iscrivere i propri figli alla scuola araba, che offre un programma bilingue e quindi anche in Italiano?
E' una proposta provocatoria, la mia? Io ho studiato in una scuola salesiana. In Egitto ci sono scuole cristiane di tutti i tipi: frati, suore, preti, gesuiti, salesiani, francescane. Ci sono scuole italiane, greche, tedesche, francesi e persino un'università americana. E gli egiziani musulmani autoctoni iscrivono i loro figli tranquillamente in quelle scuole, accettano che siano religiosi e cittadini stranieri ad insegnare ai loro figli una lingua e una cultura occidentale. Io ho studiato sui libri di programma francese sin dall'asilo. E su quelli italiani alle superiori. Una realtà distaccata completamente dal mondo che mi circondava: vedevo foto di festeggiamenti del Natale in mezzo alla neve. E non è che non si festeggiasse il Natale in Egitto o in quelle scuole. Non c'era la neve. Veniva l'ambasciatore francese a premiarci, o il console e l'ambasciatore italiano a farci gli auguri. Come mai in Egitto non si chiede la chiusura di quelle scuole, "per reciprocità"? Se in Italia non permettono che nasca una scuola egiziana, in cui si insegna anche l'arabo e la religione islamica, perché si permette che in Egitto ci siano scuole italiane, che insegnano quasi esclusivamente l'Italiano e in Italiano nonché la religione cattolica? O forse di reciprocità si parla solo quando si tratta di chiese e moschee, e cioè quando conviene tirare in ballo l'unico esempio di paese arabo che non permette la costruzione di chiese - l'Arabia Saudita - per impedire a egiziani, giordani, siriani, iracheni, palestinesi, libici e chi più ne ha più ne metta di praticare in modo decente il proprio culto, come lo praticano i loro concittadini cristiani nei paesi di origine?