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sabato 25 novembre 2006

Siamo ben messi...sul Colle

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Feras Jabareen, presidente della Comunità dei musulmani di Siena e provincia, e imam di Colle Val D' Elsa, paese della provincia senese al centro di polemiche nazionali per la progettata costruzione di un centro islamico e di una moschea, ha annunciato di aver avviato un' azione legale a seguito delle affermazioni contenute nel libro "Io amo l'Italia", di Magdi Allam. L' imam ha spiegato, in una nota, che nel libro in questione sono riportate frasi "che dipingono un quadro a tinte fosche che lede la mia dignità personale e la mia onorabilità". In particolare l'Imam ha fatto riferimento ad alcune frasi che l' autore del libro attribuisce al signor Yassine Belkassem: "Fai attenzione. Feras è double-face" e poi "Mi ha minacciato al punto tale che mi è diventato difficile recarmi in moschea a pregare". "Alcune affermazioni contenute nel libro sono di una gravità tale - ha concluso Jabareen - da spingermi ad interessare la magistratura affinchè sia fatta piena luce su questa spiacevole vicenda". Allam, a Colle Val d'Elsa proprio per la presentazione del libro, replica "Quello che ho detto e scritto è documentato in atti depositati presso notai, se l' imam Feras Jabareen farà un'azione legale contro di me, significa che dovrà smentire l'evidenza" poi ha aggiunto: "L'Italia è un Paese libero. L'imam ha la facoltà di andare alla magistratura, ma io saprò come difendermi".
Allam dimentica però di dire che nei registri dei notai non c'è scritto che l'Imam Feras è un "esponente dei fratelli musulmani che usa la tecnica della dissimulazione. In moschea fa sermoni infuocati ed estremisti, quando parla con i giornalisti italiani assume invece un altro tono e dice altre cose". Però Allam è anche furbo, e non mi meraviglierebbe se venissimo a sapere, un giorno, che prima di mandare i suoi libri in stampa non li sottoponga al parere di un bravo avvocato. In effetti non è Allam a proferire quelle parole sul conto di Jabareen, ma il "suo amico" (di Allam, ndr) Yassin Belkassem, membro della consulta provinciale di Poggibonsi e vice presidente della Confederazione delle associazioni marocchine in Italia. Obiettivamente, quindi, la responsabilità civile e penale delle dichiarazioni non è di Allam che le ha semplicemente "riportate", ma di Belkassem. Starà comunque ai giudici stabilire se Belkassem ha veramente proferito quelle parole, e se esse risultano fondate. Ad ogni modo, è disarmante il modo in cui Allam sta affrontando il problema diplomatico scaturito da una mia intervista all'imam Feras sul Manifesto. Per Allam, la presa di posizione di Jabarenn nei confronti del parere leghista da lui espresso sulle pagine del Corriere (no alla costruzione di moschee, inclusa quella del Colle) era un affronto imperdonabile. Anche perché Feras è stato portato alla notorietà e candidato alla Consulta islamica proprio da Allam che per due-tre anni circa l'ha definito in termini più che elogiativi in numerosi editoriali.
Evidentemente Allam non sa che pesci pigliare per spiegare l'ennesimo scivolone, dopo aver definito in passato anche Hamza Piccardo, segretario dell'UCOII, in termini altrettanto elogiativi sul suo primo libro, salvo " scoprire" dopo che era un "fratello musulmano integralista". Se la storia della moschea di Colle Val D'Elsa insegna qualcosa, ebbene, quella è che Allam è privo di capacità giornalistiche, pur essendo miracolosamente arrivato ai vertici (seppur semplicemente onorari) del Corriere. Leggete questo estratto dal libro di Allam e giudicate: "La mia fiducia in Feras non si incrinò neppure di fronte ad un dato apparentemente oggettivo, riferitomi sempre da Yassine. "Il numero due e tesoriere della cosiddetta comunità dei musulmani di Siena e Provincia, la sigla che ha firmato il protocollo d'intesa con il comune, presieduta da Feras, è il tesoriere dell'UCOII". Andai a controllare. Nel sito ufficiale dell'UCOII, il tesoriere risulta essere Sami el Shami. Invece il Vice di Feras compare come Sadek El-Shami sull'elenco telefonico di Colle Val D'Elsa e come Sadek Elshami nell'atto costitutivo della Comunità dei musulmani di Siena e Provincia. Quindi due nomi diversi e un cognome simile ma scritto in tre modi diversi. A rigore non dovrebbero essere la stessa persona. Certamente per la legge sono tre individui diversi. Stupisce tuttavia il fatto che il numero di telefono dell'abitazione risulti essere lo stesso sia di Sami el Shami, così come riportava il vecchio sito dell'UCOII, sia di Sadek El-Shami, cosi come riporta l'elenco telefonico di Colle Val D'Elsa. In ogni caso io volli credere a Feras".
Ora, fatemi capire: il "più grande esperto di cose islamiche in Italia", che si presuppone sappia almeno l'arabo, crede che "el Shami, El-Shami, Elshami" siano tre cognomi "simili" ma "scritti in tre modi diversi". Solo uno come Allam, che ha scritto una biografia di Saddam Hussein basata su un articolo del settimanale Gente e i pareri del mago Otelma può affermare una cosa simile. Chiunque sappia non dico l'arabo, ma almeno le regole della trascrizione fonetica dei nomi stranieri, sa che i nomi arabi se non vengono riprodotti secondo le regole della trascrizione scientifica possono assumere svariate forme che però sono sostanzialmente corrispondenti. E' il caso di Mohamed che può essere scritto "Mohammed", o "Muhamad" o ancora "Muhamed" e via dicendo. L'affermazione qualunquista che fa Allam sul fatto che "per la legge sono tre individui diversi" basta e avanza per farci capire quali sono le consulenze qualificate attualmente disponibili in Italia per scongiurare un eventuale pericolo terrorista. Immaginate che fine farebbe la sicurezza del paese se presso la questura o la Digos lavorasse un interprete del calibro di Allam: il semplice fatto che l'articolo determinativo "El" contenuto nel cognome del presunto "indagato" sia scritto con la maiuscola o minuscola, separato o meno da un trattino, sembra bastare al nostro esperto per stabilire che "per la legge sono tre persone diverse". Stendiamo un velo pietoso invece sulla capacità "investigative" del soggetto. Abbiamo di fronte il caso di un giornalista che vede con i propri occhi che il numero telefonico indicato sia sul sito che sull'elenco è identico e non gli viene nemmeno in mente di alzare la cornetta e fare "Pronto? Qui abita il tale dei tali o quell'altro?". Quantomeno per capire se sono fratelli. No: Allam si "stupisce" poi si fida sulla parola, ed è a costui che un branco di ebeti si dovrebbe affidare per "salvare" l'Italia dall' "invasione islamica". Ma per favore!