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martedì 14 novembre 2006

Troppo odio, troppo "amore"

Ogni tanto, mi tornano in mente le affermazioni dell'Assessore milanese Tiziana Maiolo (Forza Italia) sulla scuola araba ("Voglio vedere le regolarità e anche vedere con i miei occhi la vergogna delle bambine con il velo", ndr) e mi metto a ridere. Rido per non piangere, e non potrei fare altrimenti per celare la mia indignazione di fronte a simili manifestazioni di quella che Pietrangelo Buttafuoco definì su Panorama quella "destra che è la malattia senile della sinistra" (L'Assessore Maiolo era un' esponente di Rifondazione, nonché giornalista del Manifesto. Che Dio mi salvi!). Rido per non piangere di fronte ad esponenti politici talmente solerti nel controllare la regolarità della scuola araba da non accorgersi che le scuole italiane al Nord che possono vantare un certificato di agibilità statica sono solamente il 55,12%, quello di agibilità igienico-sanitaria solo il 32,20% e quello di prevenzione incendi appena il 28,18%. Rido di fronte allo spettacolo patetico di esponenti politici talmente indaffarati a denunciare la "vergogna" delle bambine con il velo, da non accorgersi che i 191 secondi in cui dei ragazzi sbeffeggiano il loro compagno down, prendendolo a sberle e calci, lanciandogli addosso dei libri, il tutto condito da saluti e scritte naziste, erano arrivati al ventinovesimo posto tra i video più scaricati su Google o che un'insegnante di matematica fu sorpresa completamente nuda in compagnia di ben cinque studenti, tutti tredicenni e con i pantaloni abbassati.
Ora, per carità, nessuno vuole fare di questo spettacolo desolante di decadimento e malcostume un modello generale della scuola italiana. Ma non possiamo negare che quella stessa scuola abbia tantissimi problemi ben più profondi e strutturali delle porno-prof. Solo uno con le fette di salamino piccante sugli occhi può non accorgersene: cosi come è messa attualemente, e nonostante tutta la buona volontà degli insegnanti seri che vi lavorano - e sono tanti - la scuola italiana fatica moltissimo a fornire ai ragazzi un modello alternativo a quello propagandato dal mondo che li circonda. Ogni giorno sento da amici insegnanti storie allucinanti sul comportamento dei ragazzi e delle ragazze che hanno in classe, sull'impossibilità di metterli in riga per mancanza di strumenti e mezzi adeguati, sull'indifferenza mostrata dai genitori, che spesso e volentieri difendono pure il comportamento dei propri figli. E al posto di fare autocritia, al posto di escogitare soluzioni e trovare fondi, al posto di ragionare su come salvare le future generazioni, tutti i politici stanno lì con gli occhi puntati sulla scuola araba e sui suoi certificati di agibilità. Mi chiedo quindi con quale faccia si può non solo chiedere, ma addirittura imporre, a dei genitori nati e cresciuti in un'ambiente in cui c'è un proverbio che recita "Alzati e tributa all'insegnante rispetto, che un insegnante è quasi un Profeta" di mandare i propri figli a studiare in scuole che abituano e aiutano gli studenti a disprezzare l'insegnante, che a quarant'anni è ancora un precario con 1200 euro al mese? Scuole in cui si vede di tutto: dalle ragazzine che si picchiano selvaggiamente per un fidanzatino a quelli che rincorrono la bambina marocchina per tracciarle una svastica sul braccio, passando da quelli che picchiano con i manganelli il compagno romeno nei bagni.
Certo, questa non è la realtà quotidiana delle migliaia di scuole che ci sono in Italia: ma non possiamo negare che di fronte a certe notizie alcuni genitori immigrati si spaventino e decidino di optare per un modello alternativo di scuola, nella speranza che quella stessa scuola che nei propri paesi funziona male se non per nulla, all'estero si trasformi invece in un'efficiente struttura ove, accanto ai mezzi mancanti nei propri paesi di origine (tipo la possibilità di inserire ragazzi down, o a fare a meno delle "lezioni private"), recuperare o conservare la formazione di una volta che la scuola italiana non riesce più a garantire. La cosa che più mi rattrista è che sia proprio Magdi Allam - che è stato cresciuto ed educato in un istituto salesiano trapiantato in Egitto, e che ancora oggi conserva la sua fama di struttura formatrice ed educatrice di prim'ordine - a sostenere la necessità di imporre ai genitori arabi di iscrivere i propri figli alla scuola pubblica italiana, avendo ben cura di demonizzare con ogni espediente possibile l'alternativa della scuola privata egiziana e denunciando continuamente la classe di "politicanti di destra e di sinistra" che governa il paese (e che non gli ha permesso di diventare ministro dell'immigrazione, come avrebbe voluto: questo si scorda sempre di dirlo) solo in quanto favorevoli a concedere loro questo diritto, sancito dalla legge. Allam, e tutti coloro che sbraitano per imporre ai genitori arabi di iscrivere i propri figli nella scuola pubblica, dovrebbero innanzittutto denunciare con forza la cultura dell'odio che imperversa al suo interno, spesso con l'avallo di genitori intolleranti. Coloro che schiamazzano istericamente per l'agibilità della scuola araba, dovrebbero occuparsi innanzitutto delle scuole italiane dove i tetti crollano sulle teste dei bambini. Il riscatto delle scuole italiane alla piena legalità ed agibilità e l'aumento delle risorse ad esse destinate dovrebbe essere la prima preoccupazione dei politici italiani impegnati invece a combattere una realtà, come quella della scuola araba, che potrebbe persino diventare una valida alternativa alla scuola italiana in Italia, esattamente come ques'ultima è una valida alternativa a quella araba in Egitto.