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giovedì 23 novembre 2006

Un minareto svetterà sul Colle

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Un minareto di 8.30 metri, una cupola alta 6, 3.200 metri quadrati di terreno, 600 di costruzioni, 500 mila euro stanziati per la moschea di Colle Val D'Elsa, forse quella più discussa in assoluto, ancor prima di quella di Genova. L'edificio che sorgerà - ne ha dato notizia la comunità islamica guidata dall' imam Feras Jabareen, con una nota in cui ha spiegato che «hanno avuto inizio i lavori per la cantierizzazione dell' area in cui sorgerà il nuovo centro islamico con annesso luogo di culto» - sarà il più imponente edificio di culto islamico dopo la Moschea di Roma. Sta di fatto che non si tratta di un semplice edificio di culto. Lo si capisce dalle parole dello stesso Jabareen: «nuovo centro islamico con annesso luogo di culto» e non un «luogo di culto con annesso centro islamico». Questo spiega la grandiosità del progetto: non si tratta tanto di una moschea quanto di un centro culturale, che tra l'altro si propone di diffondere un messaggio di dialogo e tolleranza che non è estraneo all'Imam Jabareen, già descritto da Magdi Allam come "L'Imam italiano" proprio per questo suo impegno. In effetti Jabareen aggiunge «Al più presto sarà al lavoro il comitato scientifico di garanzia che porterà un contributo qualificato e determinante all' elaborazione di un progetto culturale di alto livello, aperto a tutti coloro che si riconoscono nei valori della pace e del dialogo».
Questo spiega anche la decisione da parte della Fondazione bancaria e del Comune di stanziare quei soldi per il progetto. Si tratta essenzialmente di un progetto culturale e non di una semplice moschea. Poi, se c'è pure la moschea, ben venga. Per un laico, la costruzione o mancata costruzione di una moschea non è proprio la prima preoccupazione: ci sono ben altri problemi a cui pensare, tipo lo sfruttamento in nero degli immigrati, i permessi di soggiorno, la legge sulla cittadinanza. E anche per un musulmano praticante, la presenza o assenza di una moschea non dovrebbe costituire un problema: un musulmano può pregare ovunque, anche sul marciapiede o in piazza Duomo. Ma come laici si deve essere i primi a sostenere l'uguaglianza delle fedi: se i cristiani pregano in chiese e gli ebrei in sinagoghe, anche i musulmani hanno il diritto di pregare in moschee. In moschee: non in garage, scantinati, sottoscale e cortili, come lo sono tutte le "moschee" odierne in Italia, ad eccezione di quella di Roma, costruita con fondi sauditi. E se l'obiezione è che questa volta si usano soldi pubblici, basta permettere ai musulmani di usufruire dell'8 per mille, come i loro fratelli di altre fedi. Cosa sono 500.000 euro di fronte ai milioni che fluiscono nelle casse altrui, spesso d'ufficio, e ai milioni che molti musulmani pagano di tasse e contributi vari? E poi bisogna decidersi per una volta: se i musulmani la costruiscono con fondi pubblici (Colle) non va bene, se la costruiscono con fondi propri (Genova) non va bene lo stesso, ci sono alternative almeno? Come italiani, invece, si deve essere i primi a voler che i musulmani preghino in luoghi di culto rispettabili, sia per dare un segnale di accoglienza che per poter pretendere a voce alta una reciprocità (che comunque c'è già), ma soprattutto per evitare di dover camminare per il centro e trovare decine di musulmani che pregano in mezzo alla strada, ostruendo intere vie o accessi ai palazzi.
Molti islamofobi temono che le moschee si trasformino in luoghi di indottrinamento integralista. Ma è proprio la loro costruzione ad impedire la diffusione di un messaggio fondamentalisa fra i fedeli islamici. Mi ha colpito, quando ero in Francia recentemente, sentire in taxi un'intera predica religiosa in arabo. Era di venerdi, e l'autista mi spiegò che si trattava della predica delll'Imam della moschea di Parigi. In diretta. E in arabo. In Francia. Quale sistema migliore per sentire quello che si dice in una moschea se non quello di trasmetterlo all'intero paese? Oggi invece le moschee possono essere scantinati invisibili, e persino appartamenti privati. Chi controlla quello che si dice in quei luoghi? Come si giustifica questa disparità di trattamento? Mi si fa notare che la comunità islamica del Colle è affiliata ad un'organizzazione descritta come estremista. Sta di fatto che la comunità islamica del Colle è totalmente indipendente lo stesso: l'UCOII infatti, mi sembra di capire, è una specie di sindacato. E il motivo per cui la comunità del colle si è affiliata a quel sindacato è molto semplice, ed è sotto gli occhi di tutti. Mettetevi nei panni dell'Imam Jabareen: per anni è stato presentato come l'Imam buono, l'imam integrato, addirittura sulla copertina del Corriere Magazine come "l'Imam italiano". Da Magdi Allam, mica da Babbo Natale. Ma per quanto tempo poteva reggere la sintonia fra un uomo di fede che aveva in corso il progetto di costruzione di una moschea e un giornalista che fa carriera alimentando la paura nei confronti dei musulmani e dei loro luoghi di culto? Allo stato attuale delle cose, i musulmani praticanti non hanno nessun'altra scelta che quella di aderire a chi difende i loro interessi, e appoggia i progetti di costruzione delle moschee, chiunque esso sia. E l'UCOII, finora, è l'unico a farlo: è membro della Consulta islamica, siede direttamente nel Ministero degli Interni. E' stata oggetto di critiche feroci, ma non sembra che lo stato la ritenga un'organizzazione pericolosa, se non solo non è stata espulsa dalla Consulta, ma addirittura vi è entrata sotto un governo di destra, che di espulsioni se ne intendeva eccome.
Alla luce di questo, sembra che il motivo per cui Magdi Allam ce l'ha con loro sia personale: tra lui e Piccardo, segretario dell'UCOII. E lo si intuisce anche dal modo benevolo in cui lo descriveva nel suo primo libro. La comunità islamica del Colle non poteva di certo schierarsi dalla parte di chi caldeggiava il divieto di costruire le moschee, con un progetto in corso. Sarebbe stato controproducente e non avrebbe avuto senso. Non si può pretendere di avere dalla propria parte chi sta costruendo una moschea, quando si è i primi a volerlo impedire. Considerato però che leghisti e affini promettono barricate, guidati dal "piromane verde" già condannato definitivamente per aver appiccato un incendio in un dormitorio di immigrati (Borghezio), e ispirato dalla fu Fallaci, che Dio non l'abbia in misericordia (che prometteva di far saltare in aria la moschea), mi auguro che le forze dell'ordine garantiscano la sicurezza del cantiere e del luogo di culto che vi sorgerà nonché di chi lo frequenta. Altrimenti consiglio ai musulmani di difendersi nei limiti della legge (legittima difesa delle persone e delle proprietà, legge voluta tra l'altro dalla Lega). A chi invece si indigna per "la deturpazione del paesaggio di Giotto", consiglio di indignarsi per i miliardi destinati dai cittadini ai beni culturali e finiti invece a finanziare la guerra in Iraq.