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giovedì 16 novembre 2006

Un Turco in casa

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Vi confesso che ho sorriso beffardamente quando ho letto la notizia relativa all'approvazione data dal Parlamento greco alla costruzione di una moschea ad Atene, unica capitale europea a non esserne ancora provvista, con un investimento di ben 15 milioni di euro interamente a carico del governo. "Non vogliamo i Turchi in casa" era in effetti il ritornello con cui, fino a non molto tempo fa, venivano declinate da parte di alcuni solerti impiegati pubblici greci le richieste di cittadinanza avanzate da cittadini di origine greca ma di fede islamica, ove la fede islamica era - appunto - considerata sinonimo di "Turchi". Oggi, i "Turchi" non solo i greci li hanno in casa, ma devono pure sborsare di tasca loro (almeno in parte, visto che se tutti questi musulmani vivono e lavorano in Grecia, le tasse evidentemente le pagano) per dotarli di un luogo di culto. E, fra non molto, "in casa", avranno pure i "Turchi" veri e propri, con tanto di cittadinanza dell'UE.
In questo scherzo del destino si riassume quindi l'inevitabile orizzonte del Vecchio Continente: quello di aprirsi ad una fede "nuova", integrandone pienamente le comunità ad essa appartenenti. Pochi giorni dopo la notizia proveniente dalla Grecia, infatti, venne battuta dalle agenzie quella relativa alla costruzione di una delle moschee più imponenti d'Europa a Mosca, pronta ad accogliere fino a 5.000 fedeli: piaccia o meno, anche Mosca è "Occidente", o lo sta diventando a tutti gli effetti. Tutto questo dimostra in maniera irrefutabile che le posizioni contrarie, incluse quelle espresse in Italia, ad una piena integrazione delle comunità islamiche in Europa sono destinate a finire nella pattumiera della Storia. In un continente che assiste ogni giorno all'apertura di imponenti luoghi di culto islamici anche nelle capitali più restie a farlo e all'aumento demografico delle comunità musulmane in tutti i paesi europei, è del tutto impensabile che l'Italia rimanga un eccezione isolata.
Tra l'altro, alcuni dati parlano molto chiaro del futuro: se è vero che in un sondaggio realizzato per "Metropoli", un italiano su due è contrario al fatto che le donne musulmane indossino il velo nelle scuole e nei luoghi di lavoro (il 52% degli intervistati si è detto favorevole all'uso del velo nelle scuole e nei luoghi di lavoro, il 45% si è detto contrario e il restante 3% ha detto di non avere un'opinione in merito) è altrettanto vero che chi dice no al velo sono per la maggior parte persone anziane (il 54%), che abitano nel nord est del paese (51%) e che alle ultime elezioni hanno votato un partito della coalizione di centrodestra (55%). In base al genere, i contrari sono soprattutto uomini (47% contro il 43% delle donne), mentre i favorevoli prevalgono tra i giovani (quasi il 70% lo accetta e il 30% lo rifiuta). Mi sembra un quadro molto chiaro: le nuove generazioni sono più aperte alla convivenza delle fedi, accettandone pienamente anche i segni esteriori: man mano che la società si rinnova generazionalmente, verranno a cadere uno dopo l'altra tutte le obiezioni sollevate in questi anni sui luoghi di culto islamici, sul velo e sulla concessione della cittadinanza a immigrati di fede islamica.
Se poi, come è assai evidente che accadrà, anche grazie alle pressioni degli Usa, la Turchia entrerà nell'Unione Europea, verrà dato il colpo di grazia a ogni manifestazione residua di islamofobia in Europa: è del tutto impensabile, infatti, che si continui a criminalizzare e a demonizzare i musulmani come si fa oggi sui media con circa 68 milioni di turchi, al 98% musulmani (sempre più osservanti nonostante le restrizioni laiciste imposte dall'apparato militare) "in casa". Forse è il caso cominciare a entrare in quest'ottica sin da ora: chi si è opposto alla Storia è sempre stato da essa travolto, irremediabilmente. Piaccia o meno, i "Turchi" sono già in casa: basta bussare la loro porta e scambiarsi dolciumi di benvenuto.