Notizie

Loading...

giovedì 14 dicembre 2006

Opera awanta

Image Hosted by ImageShack.us

Nei cinema egiziani "di terza classe", il pubblico era solito gridare "sinema awanta, hatu flusna" (cinema scadente, ridateci i nostri i soldi) quando il film veniva interrotto per il cambio della bobina cinematografica, per un guasto oppure quando risultava sgradito. Mai e poi mai avrei immaginato che una cosa simile potesse capitare in Italia, alla Scala, durante la rappresentazione dell'Aida. Speravo che il ritorno della famosa opera al teatro meneghino - con tanto di ori e decori - cancellasse la vergogna dell'Ambrogino d'Oro assegnato a Renzo Martinelli nonché proposto da consiglieri di Forza Italia per l' "Agente Betulla" e poi assegnato al Direttore di Libero, Vittorio Feltri, riuscendo in questo modo a svalutare totalmente un premio già scaduto in basso l'anno scorso con l'assegnazione a Oriana Fallaci e Magdi Allam. Ahimé, nemmeno l'Aida è riuscita a passare indenne da Milano: un pubblico incivile ha trasformato i loggioni in curva Sud, con fischi e buuuu, il tenore - ferito nel suo incommensurabile ego - non ha trovato nulla di meglio da fare che abbandonare il palco in pieno atto, il suo sostituto - nella furia di dimostrare la sua bravura e sangue freddo - si è precipitato in camicia nera (e jeans) sul palco. Uno scempio, una barbarie, un sacrilegio: se Verdi fosse presente in sala l'avrebbero stroncato sul posto con un infarto.

Image Hosted by ImageShack.us

Un'opera simile - unica nel suo genere - punta molto sulla magia dei costumi, dei decori, dell'atmosfera: quei dilettanti allo sbaraglio della Scala sono riusciti a rompere l'incantesimo e trasformare un appuntamento mondano di prima classe in una barzelletta che ha fatto il giro del mondo, l'ennesima figuraccia internazionale per quella che dovrebbe essere la Patria dell'Opera. Come egiziano, e cioè come "proprietario" di questa rappresentazione (Verdi fu infatti pagato con le tasse dei miei nonni e bisnonni), non posso che esprimere la mia indignazione e confermare che non c'è Zeffirelli che tenga, quando si parla di Aida (colgo l'occasione per chiedergli come ha fatto a deporre il suo Fiorino d'Oro sulla tomba della Fallaci, quando fu proprio lei a scrivere che «...come i musulmani vorrebbero che tutti diventassimo musulmani, loro vorrebbero che tutti diventassimo omosessuali»). Quell'opera va vista in Egitto, sotto le piramidi, come io stesso ebbi modo di vederla nell'ottobre del 98 (da allora, l'appuntamento - salvo imprevisti - si ripete ogni anno). Colgo l'occasione inoltre per correggere un'altro degli strafalcioni che Magdi Allam ha riportato nel suo libro, quando ha scritto a P.19 de "Io amo l'Italia", Ed. Mondadori: "Si trattava di un'emigrazione (quella italiana, ndr) iniziata attorno al 1830 e che si incrementò dopo l'inaugurazione del canale di Suez il 17 novembre 1869 e i solenni festeggiamenti con la prima mondiale dell'Aida di Giuseppe Verdi al Teatro dell'Opera del Cairo".
Ebbene, a dimostrazione del fatto che Allam scrive spesso e volentieri di ciò che non conosce, il Teatro dell'Opera del Cairo fu inaugurato con il "Rigoletto" di Verdi, il 1 novembre 1869, poiché il famoso compositore si era rifiutato di comporre un'apposita opera per il Khedive Ismail, governatore dell'Egitto, che ne sognava una speciale per l'inaugurazione dell'Opera e del Canale. Nel 1870, il famoso archeologo francese, Auguste Mariette, che non disdegnava la narrativa, scrisse una tragedia ispirata all'Antico Egitto e la sottopose a Ismail Bey. Entusiasmato, il governatore si rivolse a Camille Du Locle, direttore de L'Opéra Comique, che ricontattò Verdi che però rifiutò nuovamente. Quando Du Locle fece intendere che il Khedive si sarebbe rivolto a Wagner o Gounod, Verdi trovò lo scenario molto interessante e chiese 150.000 franchi per realizzarlo. Il contratto fu firmato il 29 luglio 1870, e la prima era prevista per il gennaio del 1871. Fu però ritardata a causa della guerra franco-prussiana, che bloccò Mariette con i decori e i costumi in Francia. La prima rappresentazione avvenne quindi alla Khedivial Opera House del Cairo il 24 dicembre 1871.

Image Hosted by ImageShack.us

Ormai sulla povera Aida si accaniscono tutti. Pensate che siamo arrivati al punto che il ballerino viene criticato perché portava un "abito succinto" e qualcuno l'ha persino paragonato ad un cubista. Una giornalista de Il Giornale, gli pone persino la domanda: "Forse un filo di invidia per il fisico e i tanto decantati glutei?". Pensavo che certe cose accadessero solo in Egitto: mi ricordo di una rappresentazione di balletto che vide la partecipazione di un gruppo di impiegati pubblici a cui il Ministero della Cultura egiziano aveva regalato dei biglietti dell'Opera. Siccome gli impiegati pubblici egiziani di solito non brillano per formazione culturale, ad un certo punto uno di loro - sconvolto dalla "mise" del ballerino - esclamò, in un momento di silenzio musicale: "Waheduuuuu", che non è un "Buuu" ma qualcosa che gli assomiglia: si tratta di un'esortazione a recitare la testimonanza di fede "Non c'è Dio al di fuori di Dio", normalmente recitata quando ci ci si ritrova di fronte ad una processione funebre o un matto. Una signora in prima fila si è alzata, ha chiamato le maschere e ha, giustamente, piantato su un casino, dicendo all'interessato: "Ma se non capite niente di Opera che cavolo venite a fare?". Di fronte al maltrattamento riservato all'Aida anche alla Scala, come egiziano non posso che chiedere la restituzione dei 150.000 franchi pagati a Verdi con gli interessi, o la rinuncia alla sua rappresentazione in Italia: Opera awanta, hatu flusna!