Notizie

Loading...

domenica 3 dicembre 2006

Pieno sostegno all'Imam Jabareen

Image Hosted by ImageShack.us

Dopo il Presidente della Regione Toscana, prende posizione a favore della moschea di Colle Val D'Elsa anche Pietro Del Zanna, Assessore alle Azioni di Pace e alla Cooperazione internazionale della Provincia di Siena.

Credo che le polemiche che si stanno ingigantendo intorno alla realizzazione del Centro Culturale Islamico di Colle Val d’Elsa vadano riportate in una dimensione corretta cercando di cogliere le ragioni degli “schieramenti” in campo e trovarvi adeguate risposte. L’idea di aiutare la comunità islamica della Valdelsa nella costruzione di un nuovo Centro Culturale Islamico nasce dall’esigenza di favorire l’incontro tra culture cercando di valorizzare la conoscenza reciproca. I processi migratori in atto hanno creato e sempre più creeranno una società multiculturale; abbiamo davanti, quindi, due uniche possibilità: o la divisione netta della realtà sociale in gruppi di appartenenza nazionale, etnica e religiosa o quella di sviluppare, usando le parole di Alexander Langer, una “complessa arte della convivenza”.
Da quando è nata l’idea del nuovo Centro Culturale Islamico ad oggi, c’è stato l’11 settembre e l’acuirsi di quello che qualcuno si ostina a chiamare uno “scontro di civiltà”. Tale non è, non ci stancheremo mai di ripeterlo; si tratta sicuramente di uno scontro, è lo scontro tra l’integralismo islamico ed il resto del mondo, Islam compreso. Non dobbiamo mai fare l’errore di dimenticare che le prime vittime di questo integralismo sono state e continuano ad essere le popolazioni di religione islamica e le donne di questi popoli in primis. Come dimenticare le stragi di civili in Algeria negli anni ’90? A volte per necessità, altre volte meno, la ricerca delle giuste misure di sicurezza ha creato un clima di diffidenza e paura che non aiuta a fare quelle distinzioni imprescindibili per la costruzione della “complessa arte della convivenza”.

Dell’imam Feras Jabareen abbiamo sempre apprezzato la netta condanna del terrorismo di matrice islamica, definito - sue parole testuali - “il nuovo nazismo”. Abbiamo anche sempre apprezzato il suo tenace tentativo di “aprire” la comunità islamica della Valdelsa a tutta la realtà sociale ed istituzionale del nostro territorio per favorire quel dialogo e quella conoscenza reciproca indispensabile premessa per una qualsiasi convivenza. Purtroppo non sempre a questa disponibilità è stato risposto con altrettanta disponibilità.

Ma veniamo alle vicende odierne. Si dice che la Comunità Islamica ha il torto di aderire all’UCOII e che l’UCOII è l’espressione dei Fratelli Musulmani in Italia, noti per le loro posizioni integraliste. L’UCOII è la prima e la più grande associazione di comunità islamiche in Italia e ne raccoglie la quasi totalità (85%). Nei suoi documenti ufficiali la condanna del terrorismo è netta. Il fatto che alcuni membri abbiano fatto e continuino a fare dichiarazioni, mai illegali, ma politicamente nettamente condannabili (e dall’imam Jabareen puntualmente condannate), non fa che crescere la necessità affinché all’interno di tale associazione aumentino il loro peso politico proprio le posizioni come quelle dell’imam Feras Jabareen. Ovviamente non possiamo mettere in piedi un progetto come quello del Centro Culturale Islamico solo sul presupposto (certamente fondamentale) della buona fede dell’imam di turno, anche perché gli imam cambiano, ma il centro resta.

“La moschea emerge come simbolo di una possibile integrazione se si rispettano determinate regole, come base vanno accettati i valori degli italiani” ha detto Magdi Allam alla presentazione del suo libro a Colle Val d’Elsa. Il Centro Culturale Islamico della Valdelsa è un centro italiano. La lingua parlata all’interno è l’italiano, il consiglio d’amministrazione è nominato metà dalla comunità islamica (due donne, due uomini. Due religiosi, due laici) e metà dal Comune di Colle Val d’Elsa. Buona parte delle pareti del centro sono di vetro, segno metaforico e tangibile della volontà di trasparenza nei confronti del territorio. Accusare questa iniziativa di fomentare il terrorismo è quanto di più lontano dalla realtà si possa sostenere. L’obiettivo è diametralmente opposto. Gli islamici già vivono nella nostra terra, da tempo. Possono trovarsi in fondi privati senza possibilità di incontro (e di controllo) con la realtà locale o possono farlo in questa nuova forma che viene sperimentata a Colle Val d’Elsa. Quella che abbiamo davanti è una scommessa su cui tutti dobbiamo puntare. Non farlo significherebbe aver già perso la battaglia della convivenza.