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domenica 26 febbraio 2006

L'anti-islamismo spiegato agli italiani

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L'anti-islamismo spiegato agli italiani
Come smontare i principali pregiudizi sull'Islàm
di Karima Salama e Sadi Marhaba
La "smontatura" dei sette principali pregiudizi relativi all’Islàm – compattezza minacciosa dei musulmani nel mondo, ricchezza indifferenziata dei Paesi islamici grazie al petrolio, schiavizzazione della donna, estremismo integralistico e terroristico della religione islamica (la "guerra santa"), presenza eccessiva degli immigrati islamici sul territorio italiano, loro attività delinquenziale, stranezza dei loro usi alimentari – è il filo rosso che consente la trattazione essenziale degli aspetti salienti di una realtà complessa e variegata – l’Islàm, appunto – che è al contempo religione, cultura, politica, forma mentis, comunità transnazionale di un miliardo e duecento milioni di uomini e donne, per il 20% arabi e per l’80% non arabi. Venti schede, inserite nella trattazione dei diversi pregiudizi, forniscono l’approfondimento multidirezionale dei temi trattati: il rapporto tra cultura europea e cultura islamica, il femminismo islamico, la politica, la religione, il fondamentalismo e l’integralismo, il dialogo con il cristianesimo, i cittadini islamici in Italia, ecc. L'interessantissima prefazione si può leggere in questo PDF. Il volume invece si può acquistare anche qui.

Karima Salama

Pedagogista mediatrice culturale in continuo contatto con l'immigrazione in Italia, e italiana di origine arabo-islamica. Le sue analisi, socioculturali e psicologiche, proposte nel volume L'anti-islamismo spiegato agli italiani (scritto con Sadi Marhaba) si fondano anche sulla conoscenza diretta della lingua e cultura araba, e su fonti autorevoli provenienti da Paesi (come la Francia) che per ragioni storiche sono piu avanzati dell'Italia nel dialogo euro-islamico.

Sadi Marhaba

Professore di psicologia nell'Universita di Padova, e italiano di origine arabo-islamica. Ha compiuto numerosi studi negli ambiti dell'epistemologia e della storia della psicologia. Si occupa in particolare del nesso fra ricerca e applicazione e di collaborazione interdisciplinare.

sabato 25 febbraio 2006

Ancora licenziamenti

Il redattore capo di una piccola rivista culturale finlandese e' stato licenziato oggi per aver pubblicato dei fumetti sulla questione delle caricature di Maometto. Lo si e' appreso dal giornale. Jussi Vilkuna, redattore capo da sette anni della rivista Kaltio, e' stato licenziato dal consiglio di amministrazione del giornale, perche' si era rifiutato di ritirare i disegni che erano stati pubblicati solo sul sito internet del giornale. ''E' stato un grosso errore pubblicare i disegni nella rivista... li ritireremo appena possibile'', ha dichiarato il presidente del Cda, Harri Kynnos. I fumetti rappresentavano Maometto che discuteva con un disegnatore di vignette sulla liberta' d'espressione. Tre societa' assicurative avevano ritirato le loro inserzioni pubblicitarie dal giornale proprio a causa della pubblicazione di questi disegni.

Nencini si dimetta

La richiesta di dimissioni immediate del presidente del Consiglio regionale della Toscana Riccardo Nencini e un appello ''alla moderazione e al dialogo''. E' il messaggio lanciato dalla Islamic Anti-Defamation League (IADL) in un appello diffuso ad una quarantina di Forum di discussione tra musulmani in Europa, Medio Oriente e Americhe, dopo la consegna di una medaglia, martedi' a New York, alla scrittrice Oriana Fallaci. La Iadl italiana afferma che ''in queste ore siamo stati sommersi di richieste di informazioni allarmate da parte di Musulmani, sia in Italia che all'estero, a proposito del 'caso' della vignetta della Fallaci''. Il riferimento e' a un articolo del 'Giornale della Toscana' secondo cui la Fallaci avrebbe annunciato, proprio in occasione della visita della delegazione toscana che le conferiva il premio, la volonta' di disegnare una vignetta satirica su Maometto. La Iadl sottolinea che ''l'Italia non deve essere accusata'', perche' ''Mr Nencini ha deciso di conferire il premio senza un voto da parte dell'assemblea che presiede e ignorando gli appelli lanciati da vari membri del Consiglio regionale, soprattutto appartenenti alla sua parte politica''. Nel documento l'associazione aggiunge anche che ''quando il ministro Calderoli ha assunto un'iniziativa simile'' mostrando una maglietta con una vignetta su Maometto, ''e' stato subito costretto a dimettersi con una una decisione presa all'unanimita' da tutte le forze politiche italiane'' e ha invitato i fedeli a distinguere tra le ''iniziative personali'' di Nencini e ''la posizione italiana, di tutto il popolo italiano'', che e' quella di tolleranza e reciproco rispetto ''espressa dal premier Silvio Berlusconi'' e di cui tutti i musulmani hanno potuto prendere atto con la richiesta di dimissioni del ministro Calderoli. La Iadl elogia infine il governo regionale toscano e il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, insignito della Mezzaluna d'Oro, per il suo impegno nel ''promuovere i diritti umani e religiosi della comunita' islamica'', lanciando, allo stesso tempo, un ''appello urgente alla moderazione e al dialogo a intellettuali, religiosi, autorita' politiche e media del mondo islamico''.

giovedì 23 febbraio 2006

In India

Il direttore di una rivista indiana e' stato arrestato per aver pubblicato le caricature del Profeta Maometto che hanno fatto infuriare i musulmani di tutto il mondo. Lo ha reso noto la polizia. Secondo quanto riportano i media indiani, Alok Tomar, direttore della rivista hindi Senior India, e' accusato di aver offeso i sentimenti religiosi di una comunita' e di aver causato danni all'integrazione nazionale. Il vice commissario di polizia Praveer Ranjan ha confermato l'arresto di Tomar ma non ha dato altri dettagli. La polizia ha annunciato di aver sequestrato tutte le copie della rivista, che e' pubblicata ogni due settimane a Nuova Dehli.

I vescovi boicottano

Al tribunale di Luedinghausen (ovest della Germania) si e' aperto oggi il processo a carico di un commerciante di 61 anni accusato di oltraggio alla religione per aver stampato la parola 'Corano' sulla carta igienica. In apertura di dibattimento, l'uomo ha ammesso le imputazioni, affermando al tempo stesso di essere collegato a un gruppo di studenti che - dalla vendita dei rotoli di carta igienica con la scritta 'Corano' - intendevano finanziare una iniziativa artistica contro il terrorismo islamico. Secondo gli inquirenti, il commerciante avrebbe stampato in serie in modo artigianale la carta igienica ingiuriosa nei confronti del Corano, inviandola poi a una associazione islamica a Duisburg (ovest) e a varie emittenti televisive. All'uomo - secondo i magistrati accusatori - si sarebbe arrivati dopo una protesta del governo iraniano, che si sarebbe rivolto al ministero degli esteri tedesco dopo aver appreso delle intenzioni dell'uomo. Se riconosciuto colpevole, l'imputato rischia una condanna che va da una multa in denaro fino alla reclusione a un massimo di tre anni. In Italia, intanto, un telespettatore segnala al sito di Sorrisi e Canzoni Tv che 'La Fattoria' ha modificato la celebre canzone di Renato Carosone, 'Caravan Petrol', scelta come sigla, sostituendo 'Allah' con 'Pascia''.
In Nuova Zelanda, invece, sdegno e proteste fra i cristiani, ma anche fra i musulmani, per la messa in onda, per lo piu anticipata rispetto ai programmi, di un controverso episodio della serie animata 'South Park', in cui compare una 'miracolosa' statua della Madonna che ha le mestruazioni. Centinaia di reclami, una campagna di boicottaggio lanciata dai vescovi cattolici, veglie di preghiera e un tentativo di ingiunzione giudiziaria non sono riusciti a fermare la trasmissione, in cui si vede la statua che spruzza sangue in faccia al Papa. La rete Tv Works ha anzi deciso di anticiparla da maggio prossimo a ieri sera, riscuotendo una audience record (per i 4 milioni di neozelandesi) di oltre 200 mila, sei volte la media delle altre puntate della serie. I produttori hanno riferito di aver ricevuto centinaia di telefonate e email prima della messa in onda, di cui circa l 85% erano di protesta, ma hanno detto di aver voluto trasmettere subito l'episodio, per consentire agli spettatori di formarsi una propria opinione sulla controversia. Contro la trasmissione si erano espressi con toni forti molti esponenti politici - a partire dalla premier laburista Helen Clark, che si dichiara agnostica, e l'ha definita ''piuttosto rivoltante'' - ed anche i leader della comunita' musulmana. Il presidente della Federazione delle associazioni islamiche, Javed Khan, ha scritto alla Tv Works per protestare. ''Siamo a fianco dei nostri amici cattolici nel protestare contro la trasmissione e anche contro l'atteggiamento di disprezzo con cui e' stata anticipata. L'episodio, chiamato 'Bloody Mary', mostra una statua della Madonna che sanguina, il che e' salutato come un miracolo, finche' il papa Benedetto non suggerisce che si tratta semplicemente di mestruazioni. La statua comincia quindi a sprizzare sangue.

mercoledì 22 febbraio 2006

Incudine e martelli

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Vi segnalo che domani (Giovedì 23 febbraio 06) - salvo imprevisti - il sottoscritto sarà ospite della trasmissione "L'incudine" condotta da Claudio Martelli su Italia 1, ore 23.50. Gli ospiti previsti sono: Magdi Allam, Adriana Faranda, Riccardo Pacifici, Antonio Socci e un altro ospite non ancora definito.

martedì 21 febbraio 2006

Non c'è caccia ai cristiani

"Non penso che sia giusto, corretto o utile parlare di caccia al cristiano per riportare quanto accaduto a Maiduguri nei giorni scorsi". E' quanto ha detto alla Misna il vescovo di Maiduguri, monsignor Matthew Man-Oso Ndagoso, a commento delle violenze, che durante il fine settimana sono costate le vita a una cinquantina di persone, compreso un sacerdote cattolico, nello stato settentrionale di Borno. "La Nigeria e' un paese complesso - ha sottolineato il presule, in una intervista alla Misna - con oltre 120 milioni di abitanti e piu' di 250 differenti etnie. Mi rendo conto che le dinamiche nigeriane possano essere difficili da comprendere, ma distorcere i fatti e' pericoloso". Secondo il vescovo, raccontare quanto successo a Maiduguri, il capoluogo di Boro, solo in chiave religiosa e' un errore. "Le differenze etniche, quelle religiose, quelle politiche - ha rilevato - sono presenti nella quotidianita' di questo paese; nelle zone o nei settori sociali dove a queste differenze si sommano fattori come poverta' estrema, ignoranza e mancanza di speranze per il futuro si viene a creare un magma indistinto e confuso. Insomma ne scaturisce una miscela altamente esplosiva che basta poco ad accendere". "Bisogna capire - ha continuato monsignor Ndagoso - che ci sono fanatici, da una parte e dall'altra, che vengono utilizzati da politici senza troppi scrupoli per raggiungere i propri fini. Queste stesse differenze sono state utilizzate negli anni da alcuni partiti per identificarsi con un elettorato piuttosto che un altro. In Nigeria, di fatto, la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2007 e' gia' in corso da mesi. Chiunque e' in grado di evidenziare, a seconda della necessita', una differenza piuttosto che un'altra per aizzare la folla e utilizzare, manipolandoli, giovani senza futuro. L'ignoranza e la poverta' e l'assenza delle istituzioni o lo scarso controllo del territorio da parte delle forze di sicurezza contribuisce a fare il resto". Monsignor Ndagoso ha indicato i funerali di padre Michael Gajere, il parroco della Chiesa di Santa Rita ucciso all'interno della sacrestia da un gruppetto di malviventi locali spinti, sembra, soprattutto dalla volonta' di saccheggiare la chiesa e la casa del sacerdote, saranno celebrati nella cattedrale di Maiduguri. "La citta' - ha riferito il prelato - adesso e' calma, ma e' ovvio che e' una calma un po' irreale. La gente ha ripreso le proprie attivita' regolarmente, ma la tensione c'e' e si sente. Forse tra qualche giorno potremo riprendere la nostra pacifica esistenza". Fonti religiose contattate dalla Misna in altre citta' del nord, da Bauchi a Kaduna, hanno assicurato che la situazione e' tranquilla e che la polizia ha intensificato la presenza nelle strade e i controlli di alcune strutture "sensibili", chiese incluse. Monsignor Renzo Fratini, nunzio apostolico nel paese africano, parlando all'agenzia Fides della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, ha invece negato che la comunita' cattolica in Nigeria sia presa particolarmente di mira dagli estremisti musulmani. ''Vi sono da diverso tempo tensioni tra musulmani e cristiani, quindi non solo cattolici - spiega mons. Fratini -, ma si tratta di un fenomeno che ha poco a che vedere con la religione, perche' vi sono strumentalizzazioni politiche che mirano a sfruttare le divisioni della societa' nigeriana per i propri scopi. La protesta per le vignette - aggiunge - e' solo un pretesto'' ''In effetti - prosegue mons. Fratini - le dimostrazioni, degenerate nella violenza dei giorni scorsi, erano state indette non solo per protestare contro le vignette ma anche in opposizione ad un emendamento alla Costituzione che permetterebbe al presidente Olusegun Obasanjo di puntare ad un terzo mandato nel 2007''

Vilipendio

L' ormai ex ministro per le Riforme è indagato in base all'articolo 404 del codice penale (che riguarda l'offesa ad una confessione religiosa mediante vilipendio). In base al codice, Calderoli avrebbe rischiato, fino al mese scorso, da uno a tre anni di reclusione. Ma la parte che riguarda sui reati di opinione è stata - guarda caso - modificata il 25 gennaio scorso, quindi in base alla nuova normativa chi commette tale reato va incontro ad una pena amministrativa, una contravvenzione, che va dai 1.000 ai 5.000 euro. Il fascicolo è stato aperto nei giorni scorsi su iniziativa della Procura di Roma. La cosa interessante è che tale procedimento non ha relazione con altre denunce presentate nei giorni scorsi ma è correlato alla trasmissione «DopoTg1» in cui l'ex ministro ha mostrato la maglietta che indossava in quel momento con le vignette satiriche su Maometto. L'europarlamentare Borghezio è tornato alla sua irragionevolezza: «E' evidente che, anziché combattere la corruzione, i magistrati italiani trovano più facile combattere i reati di Calderoli. Spero che quella italiana non sia una magistratura che applica la Fatwa». Eppure Borghezio li dovrebbe ringraziare, i magistrati, per essere riuscito a ottenere la condizionale dopo i numerosi reati che ha commesso.

domenica 19 febbraio 2006

E' diventato ragionevole?

''Siamo contro le invasioni, ma se ci sono presenze storiche di diverse religioni, queste vanno rispettate'': lo ha detto oggi a Trieste l' europarlamentare della Lega Mario Borghezio, che ha visitato nel capoluogo giuliano i cimiteri ortodosso, ebraico e islamico. ''Questo cimitero - ha precisato, riferendosi alla struttura islamica - raccoglie le tombe di quell' antica comunita' di origine turca, che svolgeva qui funzioni commerciali. E' una presenza storica che rappresenta uno di quei tanti esempi di convivenza civile a Trieste, in cui le varie religioni non si contrastavano''. ''Possiamo sbagliare la sillaba o il tono o il gesto, ma noi abbiamo le idee chiare: rispetto dei valori umani e dei diritti, tra cui - ha concluso - la liberta' religiosa''.

L'hanno fatto abbronzato

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Indietro tutta!

Per l'europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio, ''sarebbe opportuna una moschea a Trieste, perche' rappresenterebbe un elemento della sua identita'''. Secondo Borghezio, che ha parlato con i giornalisti, anticipando i temi di un incontro organizzato dal Carroccio nel capoluogo giuliano, ''Trieste va indicata come capitale dell' Europa, perche' incarna non solo la cultura mitteleuropea, ma l' Europa profonda dei popoli''. ''La storia - ha proseguito - ha fatto di questa citta' un crogiuolo positivo di etnie. Noi non abbiamo nessun sentimento xenofobo verso alcuna cultura e siamo ammiratori di come questa citta' ha saputo fondere culture ed esperienze diverse - ha concluso - mantenendo la propria identità''

I Fratelli intervengono

Sulla vicenda Calderoli e' intervenuta la Comunita' Ebraica di Roma, per esprimere "la sua solidarieta' al mondo islamico", e la "condanna ogni violenza d'eccesso". "La Comunita' guidata dal Rabbino Capo di Roma - si legge in una nota - desidera portare la sua solidarieta' umana , civile e religiosa alla Moschea di Roma e per questo avviera' contatti con l'ambasciatore Scialoia. Tale iniziativa vuole lanciare, per l'ennesima volta, un ponte di dialogo e di convivenza fra le diverse confessioni religiose del paese.

venerdì 17 febbraio 2006

Salvate il ministro Calderoli

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"C'e' un piano dell'Islam? ''Non c'e n'e' bisogno - afferma il ministro Calderoli - e' scritto nel Corano: convertire e' un dovere. E il loro credo prevale sulle leggi. Noi abbiamo sacrificato sull'altare dell'integrazione lo spirito di evangelizzazione. Anche Bossi e' preoccupato''. ''Non esiste al mondo - argomenta il ministro - che in Pakistan si e' condannati a morte quando si offende Maometto. Un esempio di offesa? Sostenere che Gesu' e' il figlio di Dio e' gia' una bestemmia contro Maometto: perche' secondo loro Gesu' e' il servo di Maometto (sic!)''. A Fini che lo ha invitato a essere piu' ''serio e responsabile'', risponde che ''l'elettorato di An la pensa come me, non come lui. La gente e' con noi. Ad aprile giudicheranno queste mezze ambiguità''. Intervistata dal 'Corriere della Sera' invece, la giornalista palestinese de La7, Rula Jebreal, che qualche giorno fa e' stata definita dal ministro delle Riforme 'quella signora abbronzata' ha affermato ''Le provocazioni di Calderoli non le condivido assolutamente'', riferendosi alla maglietta con le caricature di Maometto che ha indossato negli ultimi giorni, ma ''se e' vero che ha ricevuto minacce io sono disposta a scendere in piazza per difenderlo. Se a venire minacciata non e' solo la sua liberta' di espressione, ma l'incolumita' della persona cerchiamo di mettere Calderoli al sicuro e quando sara' al sicuro gli spieghero' che le sue idee sono abiette e producono odio''. Emma Bonino osserva: "A livello di provocazioni anche volgari alcuni ministri di questo governo ci hanno abituato bene. Calderoli era quello che voleva la castrazione biologica e che chiama 'abbronzata' una donna palestinese. Il 9 aprile dobbiamo mandarli a casa". E così, una volta messi al sicuro, magari ci indicheranno anche il passo del Corano dove si afferma che Gesù è servo di Maometto.

Il Sale della Legalità

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Non ci deve sfuggire la morale della vicenda delle vignette danesi: mai sottovalutare le sensibilità e la dignità degli immigrati residenti nei propri paesi: essi sono esseri umani come tutti gli altri, con una specificità culturale e religiosa da rispettare, nei limiti dei valori condivisi del mutuo rispetto e della piena collaborazione. Mai fare orecchie da mercanti alle loro proteste, quando cercano di farsi sentire civilmente o trattarli come cittadini di serie B precludendo loro la stessa attenzione, premura e mezzi di protesta ufficiali riservati a qualsiasi altro cittadino o a qualsiasi altra comunità. E questo per due motivi: da una parte, la comunità immigrata - di fronte al totale menefreghismo dei governi e dei popoli autoctoni - potrebbe sentirsi isolata e ghetizzata e quindi rivolgersi ai governi o ai popoli dei paesi di origine che sente più vicini, scatenando su larga scala reazioni che a volte possono sfuggire di mano e daneggiare persino l'economia e i rapporti diplomatici del paese in cui loro stessi risiedono, dall'altra l'indignazione mal incanalata potrebbe essere utile ai fondamentalisti di entrambe le parti che cercano un qualsiasi pretesto per scatenare la guerra di civiltà. Entrambi i motivi sono presenti nel caso danese: come scrive giustamente Martin Burcharth sul New York Times il 12 febbraio del 2006, "la comunità musulmana aveva completamente esaurito tutte le opzioni: Hanno cercato di far riconoscere al Jylland Posten l'errore, hanno cercato di ottenere la solidarietà del governo e dell'opposizione, hanno chiesto ad un magistrato di aprire un caso sulla base della legge locale contro la blasfemia, hanno chiesto agli ambasciatori musulmani di incontrare il premier danese Rasmussen. Sono stati respinti su tutti i fronti, anche se attualmente un magistrato sta esaminando il caso. Ma, veramente, quale altra scelta avevano?".
Davvero curioso: un giornale come il Jylland che - giustamente, aggiungerei - si è rifiutato di pubblicare una vignetta sulla resurrezione di Cristo tre anni fa "per rispetto della sensibilità cristiana" e quelle provocatorie promosse dall'Iran sull'Olocausto "per rispetto della sensibilità ebraica" sceglie di indire un concorso per rappresentare nel peggiore dei modi un profeta che i musulmani non usano nemmeno raffigurare? Alla luce di quanto sopra riportato, chiunque difenda quell' iniziativa in nome della "libertà di espressione" è un razzista dissimulato che ha individuato nella comunità musulmana la minoranza di turno da perseguitare e da offendere. Ancora più curioso: il giornale è di Destra, anzi è il maggior quotidiano di Centro Destra diffuso in un paese governato dalla Destra. Chi afferma che "da noi" i giornali sono una cosa e i governi sono un'altra, è un bugiardo. I quotidiani in Occidente saranno anche "indipendenti" dai governi ma pretendere di farci credere che un quotidiano come Il Giornale o La Padania siano estranei alle politiche, logiche di pensiero, concetti e programmi, ovverosia che facciano da megafono e da cassa di risonanza per i partiti di cui sono espressione e da cui percepiscono in un modo o nell'altro finanziamenti è una menzogna. E' ipocrisia pura e distillata. Partendo da questo presupposto si spiega benissimo il comportamento maleducato del premier danese che si è rifiutato - dico, rifiutato - di incontrare ben 11 ambasciatori musulmani. Per chi non lo sapesse, le regole diplomatiche e di galateo impongono che un premier debba almeno accogliere - e non necessariamente esaudire le richieste - di un ambasciatore che bussa alla sua porta, figuriamoci se gli ambasciatori sono una decina, per di più allarmati delle possibili ricadute della vicenda che sono state sì negative per la Danimarca ma estremamente reddittizie in termini di voti per il partito del Premier.
Detto questo, è evidente che il governo e i media danesi hanno deliberatamente provocato la comunità musulmana, sull'onda di un fenomeno xenofobo tutt'altro che estraneo al popolo danese, come denuncia - ancora una volta - il New York Times. Non c'è da meravigliarsi quindi se un leader religioso dalle dubbie frequentazioni, come Abu Laban (ma - per pura curiosità - qualcuno mi deve spiegare come fa un amico di Bin Laden, Al Zawihiri, Omar Abdel Rahman e compagnia cantante a girare indisturbato per i paesi del Medio Oriente o - peggio ancora - per l'Egitto, arrivando al punto di incontrare il Segretario Generale della Lega Araba e il Rettore della più accreditata Università teologica del mondo sunnita) abbia cercato un appoggio nei paesi di origine e che qualche predicatore dell'odio abbia buttato benzina sul fuoco (anche se credo sia molto, ma molto difficile, che un fondamentalista aggiunga qualche vignetta blasfema che ritrae Maometto come un demone pedofilo di proprio pugno. Non prendiamoci per i fondelli: se ce n'era bisogno, bastava pescare da un qualsiasi sito neocon e quindi comunque da una produzione occidentale: ci sono fior fiore di vignette che ritraggono non solo Maometto, ma Allah stesso con immagini che non hanno nulla a che vedere con la tanto decantata libertà di espressione. Un atteggiamento che ha visto un aumento esponenziale con la faccenda di queste vignette, e che purtroppo ha radici in un ignoranza secolare). Detto questo, abbiamo già largamente discusso delle contingenze storiche, politiche e culturali che rendevano questo momento il meno propizio per un'iniziativa di questo tipo, ma tant'è. Il punto - in questo post - è che per togliere ai predicatori dell'odio la possibilità di lucrare su queste faccende è importante che le autorità e in particolare la giustizia dei paesi europei sia imparziale, garantendo a tutti pari diritti e dignità oltre che pari doveri e obblighi. E' vergognoso che si spacci una regolare denuncia alla giustizia italiana per una fatwa religiosa, per una condanna Khomeneista, per un tentativo di imposizione shariitica. E' vergognoso ed anche pericoloso far perdere all'immigrato la fiducia nel sistema giuridico del paese che lo ospita, permettendo addirittura ad alcuni giudici di affermare che la testimonianza dei musulmani è inattendibile, solo in quanto musulmani.
Alcuni esponenti politici e giornalisti si affannano per criminalizzare i metodi pacifici di protesta largamente adottati dalla maggior parte dei popoli musulmani e dalle comunità musulmane all'estero nei confronti della Danimarca e dei media occidentali che hanno ripreso le vignette. Non di rado infatti sentiamo discorsi privi di significato che criminalizzano, oltre che il ricorso ai tribunali, persino il boicottaggio dei prodotti danesi. Viene quindi da chiedersi, cosa c'è di male nel boicottaggio? E' un metodo civile come un altro per esprimere il proprio dissenso e la propria indignazione. Già nel 1930, Gandhi - il padre della Non Violenza - propose una campagna di disobbedienza civile basata sulla legge del monopolio del sale. Quando la mattina del 12 marzo 1930, seguito da degli studenti, si diresse verso la costa per fabbricarne in spregio al monopolio ha legittimato il boicottaggio come mezzo di protesta pacifica: i contadini non pagarono più l'imposta terriera; il boicottaggio dei tessuti stranieri divenne generale: i funzionari legislativi furono colpiti da ostracismo. I negozianti si rifiutavano di vendere i loro generi più necessari. Gli inglesi cercarono dapprima di reagire facendo caricare i dimostranti dalla polizia e arrestandoli. Gandhi stesso fu arrestato e la direzione della campagna fu assunta dalla moglie, ma venne arrestata anch'essa; succedettero a quest'ultima molti altri capi ma vennero tutti arrestati ed in poco tempo le prigioni furono di nuovo piene. Ma il 25 gennaio 1931 Gandhi ed altri membri dell'esecutivo del congresso vennero liberati senza condizioni; e al termine di una serie di colloqui tra il Viceré e Gandhi, nel febbraio-marzo 1931 fu raggiunto un accordo definito "Patto Irwin-Gandhi" per cui il Governo britannico modificava le leggi sul monopolio del sale, liberava i detenuti politici e revocava le ordinanze speciali ed i procedimenti pendenti ed il Congresso in cambio accettava di partecipare alla Conferenza della "Tavola Rotonda", nella quale fu raggiunto un vago accordo sulle linee generali della nuova costituzione. Si tratta di un esempio storico che dimostra la validità di questo metodo di protesta pacifica. Ben vengano quindi gli scioperi e i boicottaggi, nonché le cause legali se servono a risolvere qualsiasi diatriba nei limiti della legalità e del rispetto.

giovedì 16 febbraio 2006

Interessi a cuore

I due rappresentanti di una delegazione libica attesi oggi, a Treviso, per un workshop sui rapporti tra l'imprenditoria veneta e le aree del Maghreb hanno annullato la propria partecipazione come segno di protesta contro le esternazioni fatte alcuni giorni fa dal ministro per le riforme costituzionali, Roberto Calderoli, in relazione alle polemiche collegate alle vignette su Maometto. ''Non c'e' stato nulla di ufficiale, ma di certo all'ultimo momento i due delegati della Libia hanno disdetto la loro partecipazione al convegno - spiega Orsetta Paladini, responsabile del desk per il Medio Oriente del Centro estero delle Camere di Commercio del Veneto, ente promotore dell'iniziativa - non c'e' dubbio che il clima sia fragile, le notizie e le polemiche di questi giorni sono rimbalzate anche li', ed hanno dato fastidio. Da parte loro c'e' un'attenzione particolare a non offendere i nostri simboli religiosi, il nostro credo. E la vicenda di questi giorni viene considereta un'offesa tremenda anche da parte di chi non e' un credente ed osservante''.

I tempi dello "Zi Badrone"

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Quando è scoppiata la storia delle vignette, ci hanno - giustamente - rotto i cosiddetti dicendo che i musulmani dovevano protestare civilmente per la pubblicazione di tali illustrazioni presso i tribunali competenti. Eppure i fenomeni di violenza che si sono verificati in alcuni paesi nulla avevano a che fare con la risposta civile e pacata usata da gran parte dei popoli musulmani nei confronti della Danimarca, consistente semplicemente nel boicottaggio allargato dei prodotti danesi. E nulla avevano a che fare con la faccenda delle vignette, usate solo come mero pretesto per alcuni governi e alcune frange per proteste di natura strettamente politica: basta considerare che gli episodi di violazione delle sedi diplomatiche si sono verificati solo in alcuni paesi critici e/o sotto pressione internazionale: in Palestina, Siria e Iran nonché in Libano (ma per mano di siriani e palestinesi) oltre che in Pakistan nei confronti dell'ambasciata americana (eppure gli USA avevano fortemente stigmatizzato la pubblicazione delle vignette, il che la dice lunga sulla vera natura di queste manifestazioni). E pazienza se la struttura della Islamic Anti Defamation League, nata proprio con lo scopo di portare eventuali diatribe di questo tipo su un terreno di confronto civile e legale (italiano, mica shariitico), era stata descritta - tempo fa - come un tribunale che emanava fatwe e condanne a morte. Ebbene, ora che i musulmani - per dirla come Paolo Branca - "Si sono dimostrati capaci di indirizzare la loro protesta verso canali ufficiali e questo e' molto interessante perche' vuol dire che chi vive in un ambiente democratico, piano piano impara ad utilizzare gli strumenti legittimi per esprimere la propria protesta senza finire nella violenza". Ora che questi bingo-bongo con l'osso nei capelli hanno deciso di ricorrere ai tribunali come qualsiasi persona civile, il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonte', a commento di quanto suggertito alle moschee di querelare, sulla base della legge Mancino, i principali quotidiani che hanno pubblicato le caricature di Maometto afferma che ''Le proteste 'popolari' nei Paesi islamici non hanno prodotto una sollevazione, auspicata dai promotori locali, delle comunita' europee e allora che si fa? Prendiamo il codice e portiamo in tribunale tutti'', rilevando che ''non si era mai visto'', che a fronte di un ''palese ed esplicito tentativo di intimidazione, studiato a tavolino nei confronti di una parte della stampa europea il direttore di un settimanale francese perdesse il posto in 24 ore e mezza stampa italiana subisse una denuncia''. Non parliamo poi dei titoli allarmistici de La Padania e di Libero. Personalmente, mi sembra estremamente grave mettere sullo stesso piano le proteste scalmanate che si sono verificate in alcuni paesi e auspicate - forse - da qualche folle anche in Europa e il ricorso ai tribunali italiani da parte delle associazioni islamiche, indipendentemente da chi è il promotore di questa iniziativa. E, ancora più grave, il tentativo di criminalizzare persino l'uso delle strade legali italiane da parte degli immigrati. E non sto parlando solo della faccenda della vignette, ma di qualsiasi altra diatriba possa sorgere fra un qualsiasi extracomunitario, anche non musulmano, e una qualsiasi controparte italiana. Se scompare anche la Legge cosa rimane, a reggere i rapporti in una società "civile e democratica"? Se i musulmani non denunciano, non va bene. Se denunciano, non va bene lo stesso. Ma che roba è? Se non sarà la legge italiana a regolare queste diatribe e queste strumentalizzazioni, che cosa dovrebbero fare gli islamici? Stare zitti e chinare la testa (e non parlo solo delle vignette)? Mi sa che qualcuno non ha capito che i tempi di "Zi badrone" sono finiti. Per sempre.

mercoledì 15 febbraio 2006

Libertà di "espressione"

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"Noi non siamo dhimmi. E arriveremo anche ad indossare magliette con impresse le vignette raffiguranti quel barbuto fanatico, terrorista e pedofilo che i mussulmani considerano addirittura un profeta".
Stefania Lapenna, studentessa, Cagliari

Ritiro licenze

Mosca minaccia sanzioni nei confronti dei media che dovessero offendere i sentimenti religiosi, in un tentativo di evitare il ripetersi di quanto accaduto con la pubblicazione delle vignette di Maometto. ''Se un media russo pubblica materiale che ferisce i sentimenti dei fedeli - ha avvertito oggi un portavoce del Servizio federale per la vigilanza sulle comunicazioni - si ricorrera' ai mezzi legali pertinenti, fino al ritiro delle licenze'', vale a dire la chiusura di giornali o emittenti. Nei giorni scorsi, il presidente russo Vladimir Putin aveva definito ''un'intollerabile provocazione'' la pubblicazione delle vignette di Maometto e aveva chiesto ai Paesi sui cui giornali erano apparse di scusarsi con il mondo islamico.

A Dio spiacendo

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Le moschee italiane hanno deciso di querelare le testate e le trasmissioni che hanno pubblicato le vignette su Maometto. A occuparsi delle questioni giuridiche che riguardano i musulmani in Italia e la pubblicazione delle vignette su Maometto sara' l'Islamic Anti Defamation League (Iadl). E' stato inoltre istituito un numero verde (800115711) al quale i musulmani potranno rivolgersi per avere aiuto legale per preparare queste denunce. "Anche i non musulmani che si sentono toccati da questa cosa - fanno sapere dalla Iadl - possono presentare denuncia e noi ci occuperemo dei procedimenti civili. Si chiederanno risarcimenti a 6 cifre da devolvere tra le varie realta' che si occupano di aiutare persone in difficolta' come l'Unicef e l'Islamic Relief". La gestione delle iniziative e' stata affidata ad un comitato di tre saggi, che avra' anche l'incarico di controllare la raccolta di fondi prevista per venerdi' prossimo in tutte le moschee d'Italia e che serviranno alla costituzione di una cassa per le spese legali.
'Si sono dimostrati capaci di indirizzare la loro protesta verso canali ufficiali e questo e' molto interessante perche' vuol dire che chi vive in un ambiente democratico, piano piano impara ad utilizzare gli strumenti legittimi per esprimere la propria protesta senza finire nella violenza'. Il Servizio Informazione Religiosa della Chiesa Italiana commenta cosi' la notizia delle querele, alla quale dedica tre lanci del suo servizio quotidiano: uno di sintesi e due di commento affidato al prof. Paolo Branca, docente di Lingua araba all'Universita' Cattolica di Milano. Per il Sir, la presa di posizione di oggi e' forse indice che l'Islam in Europa possa diventare gradualmente un Islam alternativo alle forme piu' esasperate'. 'E' importante - si legge nella nota - che i musulmani mantengano la conoscenza della loro lingua d'origine e la loro identita', accanto a quella occidentale che comunque acquisiscono spontaneamente. Da questo punto di vista - aggiunge il prof. Branca - si e' fatto molto poco nelle scuole. Stiamo cominciando solo adesso a Milano, dopo la chiusura della scuola di via Quaranta, a fare corsi di arabo nelle scuole pubbliche con una risposta positiva da parte dei ragazzi. La speranza e' che un domani queste persone possano giocare un ruolo di mediazione anche nei paesi di origine'. I casi di Londra e Parigi vedono pero' proprio i giovani al centro di atti di violenza urbana. Colpa dei quartieri-ghetto, risponde l'esperto del Sir. 'In Italia - conclude - grazie al cielo, non siamo a questo livello' ma 'dobbiamo fare di tutto perche' si continui cosi', smussando i possibili spigoli senza rinunciare al valore della convivenza'.
Sull'altro fronte
''Ho ricevuto una telefonata da Silvio Berlusconi, in cui il premier dissente completamente dalla mia iniziativa di indossare magliette con su le vignette contestate dagli islamici. Si tratta di una mia personale iniziativa, che non rappresenta la posizione del presidente del Consiglio e tanto meno quella del governo. Non ho alcun problema a riconoscere che quella che ho rappresentato e' la posizione di un dirigente di partito che ha l'obbligo di esprimere le proprie idee, cosi' come ho fatto nell'ultima riunione del governo''. Roberto Calderoli racconta cosi' la telefonata avuta con Berlusconi che lo rimproverava per l'iniziativa e gli chiedeva di correggerla. ''Se alla luce di questa dichiarazione e' difficile separare le due posizioni, quella di ministro da quella di dirigente politico, bene - aggiunge Calderoli - certamente non ho il minimo problema a rassegnare le mie dimissioni, anche se pero' penso che, in tale seconda ipotesi, ne seguirebbero altre dai ministri della Lega''
La Lega Nord ha deciso di non presentare però, a Pesaro, le vignette su Maometto che hanno suscitato le reazioni di condanna nel mondo islamico. Si e' infatti svolto oggi, nella questura di Pesaro, un incontro tra il coordinatore comunale Lega Nord di Pesaro, Dante Roscini, il segretario regionale Lega Nord, Rodolfo Paolini, e i dirigenti della Questura. ''Nel corso dell'incontro, assolutamente amichevole, informale e cordiale - si legge in un comunicato di Lega Nord-Marche - la questura ha manifestato perplessita' circa l'opportunita', in questo particolare momento storico, di procedere all'annunciata esposizione delle famose vignette su Maometto nel gazebo che verra' allestito sabato in piazza del Popolo a Pesaro per presentare alla cittadinanza il nuovo coordinatore, tesserare sostenitori e distribuire materiale informativo su temi di attualita' politica''

martedì 14 febbraio 2006

Soffia il vento della Guerra

Lunedì il primo ministro siriano Mohammad Naji Otari ha comunicato a tutte le istituzione governative siriane di utilizzare l'euro al posto del dollaro in tutte le transazioni internazionali, come misura cautelativa in vista di possibili sanzioni economiche americane alla Siria.

Qualcosa non quadra

Da: catucci.claudio@tiscali.it

Meglio una Fallaci oggi e domani che 1000 Sherif El Sebaie. Per quanto riguarda le serpi, come cittadino italiano ed europeo, mi preoccuperei più di quelle importate dall'esterno, sono sempre le più pericolose !

Sempre più simpatico alla Destra

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"Così da Ferrara, ad Otto e Mezzo, compaiono esperti che non sono d'accordo su niente se non sul fatto che «sì, tra Islam e occidente ci sono tensioni che sono pronte ad infiammare gli animi», parola di Sherif el Sebaje. E a chi sembra che tutto questo sia un po' troppo riduttivo, bastano i moniti dei pacifisti ormai sempre meglio, gerarchicamente, organizzati come falange politica di certi partiti: noi, oppressori, dobbiamo cospargerci il capo di cenere; il nemico dei nostri nemici (insomma, il nemico del centro destra filo-americano) è nostro amico, quindi ha ragione".

Un attore con la testa

"Credo che se non si comincia a capire perché due ragazzi pakistani decidono di legarsi addosso una bomba e farsi saltare in aria, siamo condannati". George Clooney interviene sulle questioni legate al rapporto fra Islam e Occidente, dai kamikaze alle vignette satiriche su Maometto fino alla lotta al terrorismo, "che è un'idea, e non uno Stato che puoi andare a bombardare". L'occasione è un'intervista rilasciata a Serena Dandini per il programma Parla con me, in onda la domenica in seconda serata su RaiTre, per la promozione del film Siryana, in cui l'attore interpreta un agente della Cia, un intreccio di nvite e interessi di un gruppo di persone legate al mercato internazionale del petrolio. "I terroristi - dice Clooney - non puoi semplicemente etichettarli come persone che commettono il male senza capire che cosa fanno, perché non puoi andargli a bombardare le idee per togliergliele dalla testa". E in quanto alle vignette su Maometto, l'attore osserva come, negli Stati Uniti, se ne sia parlato poco, perché "le notizie di cui si parla sono molto diverse". E sull'opportunità o meno della loro pubblicazione si dice perplesso, "la questione è molto difficile perché il buon gusto non può essere deciso per legge. In Gran Bretagna - continua - si dice che quelle vignette vadano pubblicate ma la verità è che questa non è libertà di espressione, è pericoloso". A Clooney sta a cuore la questione del rapporto tra potere e libertà di espressione (non a caso è candidato all'Oscar per Good Night, and Good Luck, duro atto d'accusa alla connivenza fra media e potere costituito): "Non si deve mai essere soggetti al potere, lo si deve sempre mettere in discussione, chiunque sia al comando, questo il motivo per cui Jefferson, l'autore della nostra Costituzione, disse che preferiva avere una libera stampa piuttosto che un libero governo perché per lui l'idea è che una stampa libera è l'unico effettivo contrappeso". E conclude: "Per circa tre anni, non abbiamo agito in questo modo".

lunedì 13 febbraio 2006

Sviluppi

Calderoli spiega, in un' intervista a Lucia Annunziata, perche' si e' rivolto alla giornalista di origini palestinesi Jebreal definendola 'abbronzata': "Chi insulta ha a sua volta l'obbligo di subire un insulto. Lei mi ha mandato al mare o a far altro, non posso accettare che una signora che viene da un Paese che ha fatto del terrorismo per un buon periodo della propria attivita' politica, possa rivolgersi in questi termini ad un ministro della Repubblica".
Le vignette satiriche su Maometto, che hanno innescato la reazione del mondo islamico contro Danimarca e Occidente, saranno esposte, sabato e domenica prossimi, in piazza del Popolo a Pesaro, come riporta oggi l'edizione locale de' 'Il Messaggero'. L'idea e' della neonata sezione della Lega Nord, guidata da Dante Roscini, che come prima iniziativa di presentazione alla cittadinanza punta sulla mostra in piazza delle vignette ritenute blasfeme dal mondo islamico.
La federcalcio del Qatar ha rescisso il contratto con l'arbitro danese Kim Milton Nielsen, che insieme ai suoi assistenti si trovava a Doha per dirigere alcune partite del locale campionato di calcio, in seguito alle dure reazioni scaturite in tutto il mondo islamico in seguito alle vignette su Maometto apparse su alcuni quotidiani in Danimarca. Secondo quanto riferisce il quotidiano spagnolo 'Marca', la federazione avrebbe anche invitato tutti i club a rescindere i contratti con i giocatori danesi presenti nelle loro rose, anche se la maggior parte di questi calciatori sono studenti e non hanno, quindi, lo status di professionisti. Anche in Arabia Saudita, il club Al-Ittifaq si e' visto costretto ad interrompere il rapporto di lavoro con l'unico giocatore danese in squadra, mentre negli Emirati Arabi la federcalcio ha preparato una lista di giocatori e tecnici danesi, non solo di calcio, considerati come ''persone non gradite'', che dovranno abbandonare la zona del Golfo Persico
E' di un australiano la prima vignetta sull'Olocausto pubblicata in Iran nell'ambito del provocatorio concorso lanciato dal maggiore quotidiano della repubblica islamica in risposta ai disegni satirici su Maometto. "Come segno di solidarieta' con il mondo musulmano, e come esercizio della liberta' di espressione, vorrei sottoporre alla vostra attenzione una vignetta sull'Olocausto", ha scritto l'autore, Michael Leunig, secondo quanto riporta nella didascalia il sito Irancartoon.com. Il concorso e' stato indetto dal sito in collaborazione con il giornale Hamshahri. L'opera di Leunig si compone di due vignette: la prima ritrae un uomo che, con la stella di David in spalla, s'incammina verso l'entrata del campo di sterminio nazista di Auschwitz, al cui ingresso si scorge la famigerata scritta "Il lavoro rende liberi". La seconda raffigura una scena analoga: l'uomo, pero', porta con se' un fucile, l'ambientazione e' Israele nel 2002 e sul cartello si legge "La guerra porta la pace". "Ho avuto difficolta' a farmi pubblicare questo lavoro nel mio Paese - ha affermato Leunig - e ritengo che, se lo pubblicherete, potra' contribuire a smascherare l'ipocrisia dell'Occidente in materia di liberta' di espressione".

domenica 12 febbraio 2006

Su Libero Blog

Segnalato un mio post.

intanto si allunga la lista di testimonianze democratiche provenienti dall'Irak.

De gustibus

Mi è stato segnalato questo divertente profilo.
"Si parlava, in altri thread, di "conformismo". Per me, almeno in certi casi, il conformismo è l'adeguarsi a certe regole, in modo tale da "piacere" in un determinato ambiente. Ho personalmente stilato una parzialissima lista di quello che, secondo me, vuol dire essere conformisti, ossia una serie di requisiti per far bella figura su asphalto e su internet, ma non solo: essere di sinistra o comunisti o antiamericani. essere atei, o magari agnostici, che fa più fico oppure, essere atei filoislamici. odiare la televisione e guardare solo rai 3 essere ambientalisti, animalisti, ecologisti, pacifisti. ascoltare i Beatles, Nick Cave, Jeff Buckley. non sapere un cazzo di musica classica, oppure conoscere l'Also Sprach Zarathustra di Strauss chiamandolo per tutta la vita "La musica di 2001: Odissea nello spazio" essere cinefili impegnati. amare alla follia qualunque forma di espressione "artistica" sia stata concepita dopo il 1870, o, più genericamente, sia brutta, incomprensibile o autoreferenziale. leggere solo Repubblica, anche online vantarsi di usare il Macintosh e l'Ipod. avere un amore sperticato per la grafica e il design. leggere Bukowski, J. T. Leroy, Benni, Lucarelli, Baricco, e la Guida galattica per autostoppisti. avere una venerazione assoluta per Beppe Grillo e Luttazzi. non perdersi mai un happy hour. andare all'Ikea. guardarsi tutti i santi giorni tutti i blog della cricca di blog nation, più, almeno, sasaki fujika e sherif el sebaie. detestare il calcio incensando il rugby. riempire il proprio lessico di parole inglesi inutili o incomprensibili, essere esterofili, denigrare l'Italia. amare giappone serie, orientalismi, lo zen, l'oroscopo. essere fanatici di elfi, nani, orchi, halloween etc".

Pare che non sia piaciuto

Pare che il mio articolo sul Manifesto abbia sconvolto un po' di persone.
Sul Corriere della Sera, Magdi Allam ricorda che la rappresentazione di Maometto non è affatto proibita da tutto l'Islam, ma solo nelle sue varianti più integraliste. Sia la fatwa ai vignettisti danesi, sia la sollevazione di tutto il mondo arabo sono inquietanti segnali di oscurantismo religioso. Fa notare, inoltre, l'ipocrisia di quelle stesse associazioni che considerano il terrorismo come un peccato individuale di cui il mondo islamico non è responsabile, e che ora si scagliano contro interi Paesi, ritenuti «collettivamente responsabili» per questa grave «offesa». Ma un altro giornalista musulmano, Sherif el Sebaie, dalle colonne del Manifesto, risponde: «È noto infatti che, al di fuori di alcune miniature medievali influenzate da culture non arabe, Maometto viene solitamente rappresentato con il volto coperto o non rappresentato affatto per rispetto della tradizione ortodossa islamica che vieta in particolar modo la raffigurazione del Profeta... Nelle 12 vignette ricevute, non solo vi era raffigurato Maometto, cosa ritenuta in sé offensiva dai musulmani di tutto il mondo, ma vi era persino apparso minaccioso con un coltello in mano e un turbante a forma di bomba». E di qui giustifica la reazione araba: «Così, per la prima volta nella storia contemporanea del mondo islamico, un movimento coordinato di protesta, con il ricorso a strumenti pacifici di pressione (sic!) nei confronti di un Paese occidentale, ha ottenuto un risultato che sarebbe stato impensabile per i fondamentalisti che rivendicano la difesa dell'Islam con la violenza». E stiamo parlando, ricordiamolo ancora una volta, di una reazione a vignette, a disegni pubblicati da giornali in Paesi dove la libertà di espressione è protetta dalla legge.
"Un boicottaggio "non violento" della Danimarca": le manifestazioni cariche di odio dei fondamentalisti islamici, le minacce di morte ai vignettisti, il boicottaggio economico da parte di dittature teocratiche allo scopo di interferire con l'ordinamento giuridico e costituzionale di un paese sovrano, costringendolo a scusarsi per aver applicato le proprie leggi, e leggi non certo di poco conto, essendo quelle che tutelano la libertà di espressione, sono così definite dal quotidiano comunista, che ama presentarsi come campione della laicità nel nostro paese. Nell'articolo, di Sherif el Sebaie, leggiamo anche che "per la prima volta nella storia contemporanea del mondo islamico, un movimento coordinato di protesta, con il ricorso a strumenti pacifici di pressione nei confronti di un paese occidentale, ha ottenuto un risultato che sarebbe stato impensabile per i fondamentalisti che rivendicano la difesa dell'islam con la violenza", ovvero le presunte scuse del governo danese per il suo rispetto della libertà di stampa e della separazione tra stato e religione . Evviva. Una lettura francamente penosa.

sabato 11 febbraio 2006

Educazione civile

I monologhi di Hitler adottati come testo scolastico. È quello che accade in un liceo romano, il Lucrezio Caro, nei pressi del quartiere "bene" della città, i Parioli per mano della professoressa di storia e filosofia della classe V f, Angela Pellicciari, guarda caso collaboratrice di... La Padania (uno dei suoi scritti: "Islam e cristiani, destini inconciliabili"). Quando ha deciso di adottare "Le conversazioni segrete" (che raccoglie i monologhi privati del Führer con i suoi ospiti nel quartier generale di Rastenberg e poi in quello di Vynica, dal '41 al'44) pubblicato dall'editore nero Franco Freda (imputato per la bomba stragista del '69 a piazza Fontana, a Milano) come libro di testo, s'è levata la reazione sdegnata non solo dei liceali ma anche di un folto gruppo di genitori, che ha denunciato le iniziative della docente al preside Riccardo Orlanducci e al ministero. Nella loro lettera i genitori, tra l'altro, sottolineano: "La professoressa Pellicciari è la stessa che all'inizio dell'anno ha fatto il censimento per alzata di mano tra chi crede in Dio e chi no, che con lo stesso metodo ha censito gli esonerati dall'ora di religione e che ha cambiato i libri di testo per insegnare, con un suo libro, "L'altro Risorgimento", in chiave di revisionismo storico". Ma la denuncia delle famiglie non si ferma qui. Dopo aver ricordato che il libro scritto da Adolf Hitler contiene anche una inquietante prefazione di Franco Freda (una frase per tutte: "Dinanzi alle parole e ai detti memorabili dei Capi e dei Maestri i semplici devoti devono stare in raccoglimento e osservare il silenzio") i genitori fanno presente che "ai ragazzi è stata negata la possibilità di consultare altri testi e di invitare in classe, per una lezione di "bilanciamento" Piero Terracina (ex deportato di Auschwitz), proposta fatta da un gruppo di studenti che due anni fa il sindaco Walter Veltroni, proprio assieme a Terracina, aveva accompagnato in visita al campo di sterminio". Gli studenti invece denunciano: "L'ultima volta che abbiamo discusso, l'argomento era Mussolini: per lei fu eletto con il volere del popolo". E un altro: "Ha un modo singolare di insegnare la storia: per lei sono tutti massoni che hanno tramato contro la Chiesa". Sulle mura del liceo Caro, intanto, sono apparsi simboli di estrema destra e slogan come: "Mai più antifascismo" e "Fascismo è libertà". Credo che dopo gli esempi di Calderoli, Borghezio e di qualche nostra conoscenza anch'essa collaboratrice de... La Padania, la natura della Lega sia più che evidente.

venerdì 10 febbraio 2006

Lega e razzismo

Lega e razzismo
Sono abbronzato come Rula Jebreal
La giornalista Rula Jebreal ha raccolto la solidarietà e il plauso generale reagendo con grande pacatezza e altrettanta fermezza all'offesa, dal sapore razzista, di cui si è macchiato il ministro Roberto Calderoli definendola «quella signora abbronzata». Ancor di più, per quanto mi concerne, la solidarietà e il plauso le spettano per aver chiarito che «più che il fatto personale, certamente spiacevole e orrendo, mi rammarica e mi preoccupa ciò che considero un fallimento della politica»...

Senso di responsabilità

Quello di oggi non è stato un consiglio dei ministri facile per il leghista Roberto Calderoli. Secondo quanto si è appreso, più di un ministro avrebbe preso la parola per invitare alla prudenza nelle dichiarazioni sull'islam. Calderoli aveva citato "le battaglie di Vienna e di Lepanto", aveva invitato l'occidente a prendere "contromisure"contromisure nei confronti "dell'emergenza islamica" perchè "la discriminazione cristiana è evidente" e perchè "questa gente la sconfiggi solo con la forza". Calderoli, secondo quanto si è appreso, si sarebbe difeso smentendo certe frasi ed il significato che è stato loro attribuito. Alla fine ha preso la parola anche il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha invitato alla prudenza perchè questi temi sono molto "pericolosi". Berlusconi, al termine del Consiglio dei ministri, ha anche sconfessato pubblicamente le dichiarazioni sull'islam del ministro Calderoli: "Io ed il governo - dice Berlusconi ai giornalisti - ci riconosciamo nella dichiarazione della consulta islamica italiana. Il ministro Calderoli ha assolutamente smentito di avere pronunciato certe frasi ed ha confermato che non era nelle sue intenzioni di dare alle cose dette il significato che è stato loro attribuito da parte islamica e da parte di taluni mezzi di informazione islamica". Berlusconi ha inoltre convenuto che "il tema è pericoloso e che tutti dobbiamo usare un atteggiamento di attenzione e di prudenza necessario perchè sappiamo bene che non si può andare ad uno scontro. L'unico modo per far sì che non succedano cose gravi è dialogare, dialogare, dialogare. E' quello che abbiamo fatto e che continueremo a fare in modo convinto".
Fonte Repubblica.it

Sulle vignette...

''Per cominciare la tradizione coranica vieta di rappresentare dio e il profeta. Ma se questo non bastasse si e' raffigurato Maometto con una bomba in testa. In piu' i paesi a maggioranza musulmana non sono abituati a ridere della religione. Tutti elementi che hanno contribuito a questa forte reazione emotiva. L'appello alle violenza, a uccidere le persone, a bruciare gli edifici sono ''. Lo ha dichiarato Taraq Ramadan, professore di religione e filosofia a Oxford, in un'intervista a ''Repubblica''. ''In Danimarca -ha aggiunto- settori di destra non aspettavano altro che strumentalizzare la reazione costruita ad arte come dimostrazione pratica che non e' possibile integrare i musulmani nella loro societa'. Perdiamo tutti se accettiamo di essere messi in questa situazione di falso antagonismo, noi contro loro. E' una sfida impegnativa quella di imparare ad accettare la diversita' ma va vinta se vogliamo imparare a vivere in pace. Non e' un problema di diritto, di liberta' di stampa -ha concluso- ma di sensibilita' condivisa che una presenza sempre maggiore di musulmani non puo' non modificare''.

"E' vero che nella nostra sensibilita' occidentale e' importante il diritto di critica e di satira dal punto di vista concettuale. E siamo anche convinti che questo diritto dovrebbe trovare dei limiti nel buon gusto e nei rispetti delle idee altrui. Per quanto riguarda il caso delle vignette danesi, che peraltro non fanno granche' ridere, bisogna dire che il buon gusto non c'e' e che non sono neppure rispettose delle idee altrui''. E' quanto sottolinea lo storico Franco Cardini, professore dell'Universita' di Firenze e uno dei maggiori esperti del mondo islamico. ''Se poi consideriamo un altro parametro, quello dell'opportunita', le vignette apparse in Danimarca, sono inopportune. E questo perche' contribuiscono a mettere in difficolta' quella parte del mondo musulmano, che a mio parere e' la maggioranza, che e' amico dell'Occidente. Quindi quelle vignette danesi sono il frutto di una leggerezza e di un malinteso senso della liberta'. A mio giudizio e' stato demenziale lanciare un sasso di questo tipo e in questa direzione. Al di la' delle loro intenzioni, quelle vignette, hanno fatto un grosso danno''. Lo storico medievalista, esperto di Crociate, non ritiene plausibile che tra i motivi dell'attacco alla Danimarca, da parte di settori del mondo islamico, ci sia anche la presenza di una croce nella bandiera danese. ''Al di la' delle loro intenzioni, il risultato e' che quelle vignette hanno fatto un grosso danno. Ma noi occidentali agiamo con una tale leggerezza -ha osservato Franco Cardini- perche' probabilmente riteniamo di avere la verita' in tasca. Noi siamo cosi' convinti di essere nel giusto che pensiamo addirittura di dovere insegnare a sorridere su Maometto ai musulmani, come succede in Europa dai tempi di Voltaire in poi, cioe' da quando abbiamo cominciato a ridere della nostra religione''

giovedì 9 febbraio 2006

Grandi Osservatori

''Ogni atto intellettivo e creativo che svilisce ed umilia il senso del credere non e' un avanzamento di liberta' ma un arretramento di liberta'''. Cosi' in un articolo pubblicato su ''L'Osservatore Romano'', si commenta la vicenda delle vignette di Maometto. ''Nella questione finiscono per intrecciarsi e talvolta confondersi, piani diversi: da quello giuridico a quello culturale, da quello etico a quello deontologico - prosegue il quotidiano - Ora, non ce' dubbio che il diritto di manifestare il proprio pensiero e il diritto di professare liberamente una religione rientrino a pieno titolo nel novero dei diritti umani fondamentali e irrinunciabili, universalmente riconosciuti''. ''E' altrettanto indubbio, tuttavia - aggiunge - che ogni genuina epressione del primo di questi diritti trovi nella piena e integrale realizzazione del secondo un limite, per cosi' dire, naturale''. ''Il pensiero, infatti, indica continuamente all'uomo la rotta nel cammino di ricerca della verita' e della liberta', al cui approdo piu' alto e sublime sta proprio la fede religiosa - scrive ancora - come potrebbe l'uno giungere a ridicolizzare e a dileggiare l'altra senza oltraggiare e rinnegare se stesso?''. ''Lasciano per lo meno perplessi certi appelli alla liberta' e alla tolleranza invocati per un atto che, in realta', rivela un fondo strisciante di irriguardosa intolleranza - precisa ancora l'Osservatore Romano - La tanto sbandierata 'laicita'' della societa' moderna non dovrebbe trovare uno dei cardini fondamentali proprio nella comprensione e nel rispetto delle convinzioni dell'altro sia pure diverse ed antitetiche alle proprie?''. ''Quando ha fustigato il malcostume e ha denunciato le ingiustizie di ogni epoca, la satira ha smascherato l'idolatria dei 'potenti', spogiandola di quell'aura di artificiosa sacralita' che ne nascondeva sovente i vizi e la corruzione''. ''In questo senso essa conserva a buon diritto un'innata 'vocazione' dissacratoria - afferma il quotidiano - Che e' altro tuttavia, dalle rozze velleita' sacrileghe. Allorche' prende di mira i valori ed i simboli del religioso (di cio' che e' sacro in assoluto ed indefettibile) essa smarrisce inevitabilmente la sua natuta e la sua funzione''. ''Priva di qualsiasi finalita' critica o educativa, diviene di fatto vano accanimento - aggiunge l'Osservatore Romano - Si trasforma involgarita' gratuita, in invettiva scomposta in offesa fine a se stessa''. ''Il caso delle vignette di Maometto, per quanto eclatante, non e' purtroppo l'unico esempio del genere - precisa - In questi giorni si assiste in Spagna a certe manifestazioni di oltraggiosa intolleranza verso la religione e la Chiesa cattolica che lasciano sconcertati''. ''In uno spettacolo teatrale in scena a Madrid si caricaturizza l'attuale pontefice - spiega il quotidiano - si irride al suo Predecessore, vengono lanciate oscure minacce verso i cattolici, si incita all'apostasia. E in un video diffuso in televisione il Crocifisso si trasforma addirittura nell'ingrediente di un'irripetibile quanto disgustosa ricetta culinaria''. ''A qualsiasi persona dotata di buon senso sfugge il valore artistico e culturale (o anche semplicemente satirico) di tali inziative - sottolinea - Cosi' come risulta oscura la loro stessa pretesa di rappresentare un'epsressione di liberta' o di laicita'''. Ma qui, purtroppo, il buon senso c'entra poco - conclude il quotidiano - Di fronte alla volgarita', all'insulto, alla bestemmia, anche l'intelligenza della ragione si vede costretta ad abdicare''.

"Il diritto alla liberta' di pensiero e di espressione non puo' implicare il diritto di offendere il sentimento religioso dei credenti". E affermare che esistono dei limiti "mette in guardia contro ogni secolarismo, contro i pericoli di una secolarizzazione radicale proprio in ordine alla dignita' dell'uomo". Lo scrive il Servizio Informazione Religiosa della Chiesa Italiana che pone "il tema del limite, essenziale per fare vivificare e fruttificare la democrazia", commentando in una nota "la deflagrazione ad orologeria della protesta contro le vignette danesi, con la sua tragica coda in un ampio quadrante del mondo islamico". Questa deflagrazione, sottolinea la nota, "e' un fatto nuovo e antico, che puo' aiutarci a cogliere alcuni possibili scenari del dibattito ideologico e culturale planetario". "Finite le ideologie del XX secolo e venuta meno l'illusione dell'auto-regolazione del mercato globale - spiega - questo mondo post 11 settembre non puo' non fare i conti in modo nuovo con il dato religioso e identitario

mercoledì 8 febbraio 2006

Sensibilità...

Il giornale danese Jyllands-Posten, che lo scorso settembre ha pubblicato le 12 vignette su Maometto che hanno scatenato le violente proteste di fedeli musulmani in tutto il mondo, tre anni fa rifiuto' di pubblicare alcune vignette satiriche su Gesu'. Lo ha rivelato oggi l'autore delle vignette respinte, Christoffer Zieler. ''Le mie vignette, che certamente non offesero nessuno dei cristiani a cui le mostrai, furono respinte perche' il direttore ebbe la sensazione che avrebbero potuto essere considerate offensive per i lettori... i lettori in generale, non necessariamente quelli cristiani'', ha detto Zieler in una email all'agenzia britannica Reuters. Zieler ha precisato che il direttore che respinse le sue vignette non e' lo stesso che ha deciso di pubblicare quelle su Maometto che hanno fatto infuriare i musulmani. Zieler ha detto che le sue vignette furono rifiutate tre anni fa dall'edizione domenicale del Jyllands-Posten. Una striscia delle vignette di Zieler, che scherza sulla tradizione cristiana delle resurrezione di Gesu', e' stata pubblicata lo scorso fine settimana da un giornale norvegese

Storie di vignette

APBS - Il giornalista danese che ha pubblicato le vignette sul profeta Maometto, sollevando le tante proteste delle comunita' e dei paesi di confessione musulmana, sta cercando di coordinarsi con un giornale iraniano per la pubblicazione di alcune vignette sull'olocausto. "Il mio giornale sta cercando di stabilire un contatto con il quotidiano iraniano, in modo tale da pubblicare i fumetti lo stesso giorno della loro pubblicazione", ha dichiarato Flemming Rose in un'intervista nel corso di "American Morning", la consueta trasmissione in onda sul network televisivo americano Cnn. Il giornale iraniano Hamshahri aveva annunciato martedì la pubblicazione dei fumetti per vedere se la libertà di espressione tanto predicata dall'occidente sarebbe stata estesa anche al genocidio compiuto da nazisti, cosi' come fatto negli scorsi giorni per le caricature del profeta Maometto. Il quotidiano iraniano da parte sua ha annunciato che lancerà le proprie vignette il prossimo lunedi' co-sponsorizzato dalla 'Casa delle Caricature', un centro della capitale iraniana adibito all'esposizione di fumetti. Il giornale e il centro sono entrambi di proprietà del Comune di Teheran, che a sua volta e' controllato dagli alleati del presidente Mahmoud Ahmadinejad.

Attenti in casa!

Ho avuto modo già in passato di avvertire i fratelli ebrei del pericolo dell'anti-ebraismo latente che i sostenitori destrosi della guerra di civiltà covano e dissimulano nei loro animi, in attesa di riprendere il cammino inaugurato dal Fuhrer negli anni 30-40. Nella mia lettera aperta alle comunità ebraiche, a cui tra l'altro ha risposto il Presidente della Comunità Ebraica di Torino, mi ero posto - e ho posto loro - la domanda: "Ritenete che una scrittrice come la sig.a Oriana Fallaci, che nel suo articolo “Il nemico che trattiamo da amico”, quella che imbarbarisce il Dio del “buon Abramo” e cioè quello dei musulmani - nostro ma che è anche vostro - il Dio di tutti gli esseri umani, dicendo che “per ubbidire stava per sgozzare il suo bambino come un agnello”, mettendolo su un piano inferiore rispetto al “Dio padre, il Dio buono, il Dio affettuoso che predica l'amore e il perdono” del Cristianesimo, sia la persona più adatta per dirsi indignata dell’antisemitismo dilagante in Europa? Sinceramente, non può che venirmi in mente un’altra citazione di Ovadia: “Il Dio di Abramo, il Patriarca che fonda l’Essere umano libero, santo, universale, fratello di ogni essere, è trascinato nel fango della peggiore idolatria nel modo più subdolo e sinistro”. Non vi sembra che la sig.a Fallaci abbia volutamente e implicitamente accusato anche gli ebrei di adorare un Dio infanticida? Non ritenete che un giorno questa frase possa essere quantomeno interpretata in quest’ottica da un movimento neonazista che ora milita contro i musulmani ma che un giorno, prima o poi, si rivolgerà di nuovo verso i nemici di sempre, e cioè la comunità ebraica che ancora oggi sente la Shoah come una ferita viva? Ritenete davvero che un individuo come Gaetano Saya, fondatore della polizia parallela DSSA in Italia e di un movimento che si dichiarava – come lui, d’altronde – “fascista, puro, duro e conservatore”, un signore che, una volta arrestato, è venuto fuori che custodiva la foto di Goering in alta uniforme, uno dei peggiori criminali nazisti, uno che si è imbrattato le mani con il sangue di milioni di ebrei, vicino alla bottiglia di Cynar nella propria casa, lo ritenete davvero la persona più degna per distribuire circolari in cui denuncia l’antisemitismo, gli episodi antiebraici e che si indigna addirittura per la profanazione delle tombe ebraiche? Ritenete davvero che simili figure siano quelle più adatte per difendere l’immagine e il buon nome di Eretz Israel, la sopravvivenza e i diritti degli ebrei che vivono in Occidente? Fratelli e amici, in realtà queste sono figure che dimostrano che non basta andare a Gerusalemme con la Kippà ad irrorare con lacrime di coccodrillo un albero sacro e indegno di loro, per soffocare nelle sue radici un odio mai sopito".
Ebbene, una di queste figure che confermano l'esistenza di quello che avevo descritto nella sopra citata lettera come un "mostro antiebraico che ora è accontentato e distratto dal gingillo dell’odio antislamico" è il famigerato Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord con un curriculum di tutto rispetto: noto provocatore e presidente dell'associazione "I volontari verdi", sotto processo con l’accusa di attentato all’unità dello Stato e costituzione di struttura paramilitare, già condannato per aver appiccato il fuoco ad un dormitorio di immigrati e per aver picchiato un bambino marocchino ecc ecc. Il signor Borghezio, in un'intervista concessa ieri a Il Corriere, ha affermato (riferendosi all'episodio che lo ha visto aggredito sul treno dei No-tav su cui è salito provocatoriamente, nonostante il parere negativo della Digos): "E poi la cosa che mi fece più arrabbiare non furono le botte, ma gli insulti». Tipo? «Ebreo. A me. Capito?». A lui che da giovane militava in un’organizzazione extraparlamentare denominata «Giovane Europa». «Contestavamo da destra Ordine Nuovo che contestava, sempre da destra, l’Msi». Ora si definisce un «perfetto, oserei dire, raro esempio di celto-piemontese». Avete capito? Al posto di sottolineare l'imbecillità di chi lo ha insultato in questo modo, il signor Borghezio stesso giudica "Ebreo" un insulto. E si offende pure. Anzi, per dimostrare quanto sia "distante" da questa - si presume che così la consideri, vista la sua indignazione - "gente immonda" la cui religione viene usata come insulto, specifica che era ancora più a destra della destra dei nazisti e sbandiera anche le sue radici "ariane". A questo punto è persino superfluo aggiungere che è lo stesso personaggio che - in un momento dove tutte le autorità del mondo chiamano alla calma e alla diplomazia - è andato a Livorno, per dire - parole sue - "tutto il male possibile di quei musulmani che s’arrabbiano per due vignette su quel vecchino con la barbetta... Come si chiama?». Maometto". Il bello è che il Borghezio non se la prende con quelli che sfasciano le ambasciate e distruggono i negozi dei cristiani, ma con chi si è - giustamente e civilmente - indignato per le vignette e soprattutto per il modo in cui sono state usate per provocare reazioni irresponsabili offendendo persino i laici. «Ecco, appunto. Stavo dicendo che non possiamo calarci le braghe davanti a questi immigrati arroganti quando sono arrivate le truppe di picchiatori rossi». In altre parole il Borghezio se la prende anche con i musulmani residenti in Italia i quali - non mi sembra sia andata diversamente - hanno giustamente mantenuto la calma e il senso di responsabilità e civiltà, nonostante le continue provocazioni del movimento e del giornale a cui si rifà il Borghezio stesso, il quale ha bene in mente lo schema dei forni crematori in cui sono finiti gli ebrei: non solo appicca incendi, ma attribuisce alla comunità ebraica stessa la voglia di essere "separata" e la pratica della "pulizia etnica": "Come mai nel ghetto non ci sono vu' cumprà? Perché si fanno pulizia da soli. Noi siamo separatisti come loro e vogliamo fare pulizia, non solo davanti alla Sinagoga". Ora, mi chiedo, alla comunità ebraica è sfuggito l'episodio? Oppure gli ebrei italiani non vogliono interferire con l'attenzione mediatica tutta dedicata alla vignette? Sinceramente, fossi in loro, mi preoccuperei di più per un Borghezio in Casa che per un negazionista in Iran.

martedì 7 febbraio 2006

Quella sponda laica e inconsapevole

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Mentre alcuni esperti si affannano per spiegarci che nel mondo islamico è ritenuto "normale" e "frequente" raffigurare Maometto (alla faccia dei film biografici dove a malapena ci fanno vedere la sua cammella), portando come esempio alcune antichissime e rarissime raffigurazioni medievali in gran parte influenzate da culture non arabe (e in tre quarti delle quali la faccia di Maometto è coperta da un velo), credo sia opportuno fare un altro excursus storico, per mettere in luce una realtà assai più preoccupante e forse meno gradevole da sentire, soprattutto di questi tempi. Quanto è irrispettoso e soprattutto dannoso il rapporto che l'Occidente ha voluto instaurare nei confronti della religione islamica sin dalle sue primissime origini? Salta subito agli occhi che le vignette danesi altro non sono che la riedizione se non addirittura il culmine contemporaneo del tipico comportamento insensibile e irresponsabile assunto dall'Occidente nei confronti del Profeta dell'Islam e più in generale della religione da lui fondata molti secoli orsono. Dal momento che è scontato che in Oriente si è sempre rappresentato Maometto, velato o meno, con tanto di fiamma (l'equivalente dell'aureola dei santi cristiani) e di angeli attorno, credo sia più utile a questo punto non tanto disquisire del fatto se i musulmani hanno o non hanno raffigurato il Profeta, bensì di come lo si è rappresentato storicamente invece in Occidente. Ebbene, si dà il caso che - al di fuori di quelle incisioni puramente illustrative che lo rappresentano tutto sommato come un qualsiasi beduino - la raffigurazione di Maometto in Occidente è sempre stata influenzata da quella propaganda che lo dipingeva come la più abominevole delle creature. Non lo dico per buttare benzina sul fuoco di uno scontro già accesissimo, ma per avvertire della necessità di superare una dialettica laicista che si fa scudo della "libertà di espressione" per riprendere i meccanismi e gli obiettivi politico-militari del fanatismo religioso occidentale che avrebbero dovuto essere interrotti alcuni secoli fa.
Per chi non lo sapesse, Teofane il Confessore è il primo autore bizantino a consegnare, all'inizio del secolo IX, una cronistoria della profezia islamica dalla quale emerge che Maometto sarebbe un individuo cupido e simulatore. Una narrazione relativamente "moderata", se la si paragona alle versioni posteriori che riprenderanno tutte la tesi di Teofane, accentuandone il tono. Giorgio Monaco, prototipo del cronista pio della metà del secolo IX inizia il suo racconto così "Fu sotto il regno di Costantino III che comparve il capo e il pseudoprofeta dei Saraceni, Muchumet [...] Credo dunque necessario esporre la sua ignobile e assolutamente infame eresia". Le circostanze politiche, sempre più favorevoli a Bisanzio a partire dal regno di Michele III (842-67) inducono i Greci a ridicolizzare con maggiore insistenza il Profeta di coloro che essi credono di poter ormai vincere. In un testo anonimo scritto tra il 920 e il 940, si racconta che il "Profeta sapendovi (si rivolge ai musulmani, ndr) tanto furiosamente portati per lo stupro, si è preoccupato di imporvi delle regole a tal riguardo, poiché gli era noto come voi amiate sopra ogni cosa peccare con le donne". Alain Ducellier, noto medievalista presso l'Università di Tolosa, afferma al riguardo: "E' divertente constatare che, concludendo il suo ragionamento, il cronista coglie indubbiamente senza rendersene conto una delle motivazioni essenziali del profeta, il quale, dinanzi alla situazione morale dissoluta del suo ambiente, cercava con un certo pragmatismo di introdurre, grazie al proprio prestigio sacro, un abbozzo di riforma morale e sociale [...] risulta tuttavia evidente dalla lettura di questo testo come i polemisti greci si servissero di ogni insulto pur di squalificare Maometto e la sua opera". Negli scritti di Niceta di Bisanzio, il primo bizantino che all'inizio del secolo IX si impegnò a mettere a punto una confutazione del Corano, c'è un'ampia scelta degli epiteti attributi al Profeta: furfante, barbaro, nemico di Dio, demoniaco, ateo, debosciato, predone, sanguinario, bestemmiatore, stupido, bestiale e arrogante. Tra l'altro, una delle ipotesi più interessanti che si fanno strada nel mondo bizantino ritiene che il messaggio coranico altro non sia che un "complotto ebraico", un "disegno di malvagità giudaica". Nel secolo VIII, Ghevond, uno storico armeno mette in scena Maometto nell'atto di ordinare ai propri adepti: "Prendete dunque come guida gli Ebrei che vi saranno di stimolo". Questo atteggiamento è dovuto ad un livello molto basso di informazione che poteva bastare fin quando Bisanzio rimaneva sulla difensiva. I bassi e grossolani argomenti potevano calmare il popolo che non chiedeva altro - fa notare giustamente Ducellier - se non di considerare i musulmani come mostri incolti.
Nella ricca letteratura di resconti di pellegrinaggio in Terra santa, è frequente la rappresentazione dell'Islam come religione corrotta e diabolica che però tanto frequentemente produce seguaci buoni, pii, generosi e misericordiosi. Franco Cardini lo sottolinea con maestria: "Il carattere negativo dell'Islam veniva comunque ribadito, nonostante l'ammirazione per le virtù di molti musulmani, nel momento stesso in cui la condanna cadeva implacabile sul suo fondatore. [...] Quella di Maometto (la leggenda, ndr) è un torbido otre gonfio di ogni malevolenza e d'ogni calunnia". Gli occidentali ripresero da fonti bizantine o cristiano orientali le notizie aggiungendovi una selva di particolari tutti feroci: si racconta di un chierico eretico che alleva Maometto, uno stregone che insegna quindi al suo degno allievo ogni sorta di trucchi per acquistar credito presso gli ingenui; Maometto avrebbe poi trovato una fine degna di lui perché sarebbe morto divorato dai porci. Maometto viene quindi presentato come un eretico, uno scismatico ed è questa la tesi a cui si attiene anche Dante Alighieri che lo mette nell'Inferno. Il romanzo nero di Maometto viene diffuso anche dai predicatori assieme ad una densa sequela di falsità riguardanti il Corano e la legge islamica. Come fa notare giustamente Cardini, a livello popolare propagandistico "Non sembra che la conoscenza dell'Islam abbia fatto troppi progressi nella cultura laica europea sino a tempi relativamente vicini. Anche quel misterioso testo di impronta forse satirica che circolò a lungo nella storia medievale e moderna e che fu caro alla cultura libertina perché parlava dei Tre impostori che avrebbero fondato le tre religioni abramitiche (Mosé, Gesù, Maometto) a proposito del Profeta dell'Islam non si discostava troppo dalla leggenda tradizionale".
Lo stesso Voltaire, a cui si è appellato il quotidiano francese France Soir, primo giornale in Europa a ripubblicare le vignette danesi - nella tragedia Mahomet le prophète (il cui titolo effettivo è Le fanatisme) rappresentata nel 1741, pur avendo come obiettivo polemico finale qualunque forma di intolleranza religiosa, tracciava un'immagine del Profeta dell'Islam estremamente negativa: un demagogo violento e crudele, agitato dai più bassi istinti di lussuria e vendetta e pronto a ingannare quanti in lui credessero. Cardini, molto intelligentemente - già nel 1994 - annotava come "si perpetuava da una sponda laica e razionalista quel sistema di calunnie che era stato la base dell'incomprensione cristiana nei confronti dell'Islam e che per lungo tempo era servito proprio ad alimentare quello spirito di Crociata contro il quale Voltaire tanto duramente si scagliava". E' quindi proprio questo il punto a cui bisogna prestare attenzione: dietro la facciata laica di libertà di espressione, si nasconde proprio quello spirito neocrociato che sforna calunnie atte a giustificare la guerra di Civiltà. Non è cambiato nulla: gli insulti necon nei confronti di Maometto e del Corano, tesi ad animalizzare i musulmani, sono rimasti invariati: basta un giro sui loro blog per accorgersene. Ci si indigna tanto e ci si straccia le vesti perché nessuno dei musulmani avrebbe visto le vignette danesi, come se queste vignette fossero veramente comiche e divertenti, come se i musulmani vedendo il loro Dio dipinto come un imbecille e il loro Profeta come un terrorista si sarebbero fermati per ridere di buon gusto aspettando il prossimo missile teleguidato che piomberà loro addosso. Ci si indigna perché le vignette rappresenterebbero la strumentalizzazione che fanno gli estremisti dell'Islam e non un profeta terrorista in prima persona, ispiratore egli stesso della violenza assassina di Bin Laden. Eppure queste vignette altro non sono che la versione laica delle menzogne diffuse un bel po' di tempo fa, visto che i musulmani assistono già dal IX secolo alla continua demonizzazione del loro Profeta, pur serbando essi stessi - in base ai comandamenti coranici - la più alta venerazione per Gesù, Maria, Mosé e tutti gli altri "inviati".
Concludo questa riflessione riportando un articolo di Tahar Ben Jelloun, pubblicato su Repubblica, nella speranza che aiuti le menti offuscate dal laicismo ad accorgersi del tranello neocrociato che si nasconde nelle pieghe della loro battaglia a favore della "libertà di espressione": "Nell´anno 1415, il pittore italiano Giovanni da Modena ha rappresentato il profeta Maometto in una tela intitolata "Maometto all´Inferno", dove si vede il corpo del profeta trascinato verso il supplizio dalle lunghe mani del diavolo. Questo quadro, che è una specie di caricatura, è noto solo a qualche iniziato. È evidente che si tratta di un´opera grottesca, senza armonia e con il chiaro scopo di insultare e umiliare i musulmani. Oggi è conservata in una chiesa, nascosta. È meglio dimenticarla e non metterla in mostra. In seguito allo scandalo suscitato dalle caricature del giornale danese ho pensato a quella tela. In effetti sarebbe stato meglio ignorarle e non dar loro tanta importanza. Trattate con disprezzo e indifferenza, sarebbero cadute nell´oblio. È ovvio che quanto mostrano o suggeriscono non ha alcun rapporto reale con la personalità del profeta, ma le religioni non hanno il senso dell´umorismo e non possono soffrire che ci si diverta a loro discapito. Ripensiamo al romanzo di Umberto Eco "Il nome della rosa": le risate sono intollerabili in un convento. A volte il riso è un´arma contro il fanatismo, ma può anche provocarne l´esasperazione. Detto questo, la cosa preoccupante non sono tanto quegli stupidi disegni quanto le reazioni isteriche da entrambe le parti. I credenti musulmani hanno dato libero sfogo alla passione. Alcuni occidentali si sono sentiti minacciati dalla loro ira. Ieri, in una trasmissione televisiva, il giornalista e scrittore francese Philippe Tesson, uomo della destra autoritaria, ha perso ogni ritegno e ha gridato con quanto fiato aveva: «L´Islam ci ha dichiarato guerra!». Questa storia dimostra ancora una volta quanto grande sia il fossato che separa il mondo musulmano dall´Occidente: un fossato di incomprensione, di aggressività e perfino di odio. Certo, i giornalisti europei sottolineano la libertà di espressione, parlano di laicità, di Voltaire che ha scritto un´opera teatrale su Maometto, citano il coraggio di Salman Rushdie o del cineasta olandese Theo Van Gogh, assassinato da un fanatico per aver realizzato un film che denunciava il maltrattamento delle donne nell´islam. Ma è una libertà che non è uguale dappertutto. Ricordiamoci che il film di Scorsese "L´ultima tentazione di Cristo" aveva suscitato la reazione violenta di certi cristiani e che, durante la sua proiezione, in un cinema di Parigi era esplosa una bomba. I disegni hanno trasgredito il tabù della rappresentazione del profeta. L´Islam vieta la raffigurazione di Maometto per una ragione nobile: il profeta è uno spirito supremo, una vetta di spiritualità che trascende qualsiasi rappresentazione e che in nessun caso può essere ridotta a un´immagine, per quanto precisa. In un film del regista siriano Al Akkad, "Il messaggero", il profeta non è rappresentato ma viene mostrata l´ombra della cammella che si presume lo stia trasportando. La presenza del profeta è suggerita ma non mostrata fisicamente. Allora a che scopo far divampare questo incendio? Perché ferire milioni di persone nel loro credo? Libertà di espressione non significa libertà di diffamare, di mettere in ridicolo e soprattutto di agghindare un profeta con una bomba e farne, quindi, un terrorista. I simboli sono sacri. La laicità non ha senso se non quando rispetta e protegge le religioni. È inutile suscitare altro odio, perché si tratta di convinzioni religiose, di passione, e la storia è costellata di persone che muoiono per le loro credenze anche se altre le considerano irrazionali. Se un giorno i paesi arabi e musulmani accederanno alla laicità, questo dovrà avvenire attraverso lotte portate avanti da arabi e musulmani. In Francia, la separazione tra Chiesa e Stato è stata ottenuta solo nel dicembre 1905, dopo lunghe e terribili lotte della società civile dell´epoca. Non si deve dimenticare che il mondo arabo non è ancora arrivato a quel passo e bisogna smettere di screditarlo mettendone in ridicolo simboli e credenze.

lunedì 6 febbraio 2006

La Neo-democrazia

Con cadenza quotidiana, i musulmani iracheni continuano ad organizzare manifestazioni e iniziative di protesta per la pubblicazione in Danimarca e in altri Paesi europei delle vignette sul profeta Maometto, ma ad essi si sono aggiunti oggi anche i cristiani, che una volta in Iraq erano circa un milione e ora sono meno di 800 mila. ''Non si puo' rimanere inerti mentre i nostri fratelli islamici vedono la loro immagine infangata'', hanno affermato in un comunicato congiunto diffuso a Baghdad alcuni gruppi di pacifisti cristiani. E' ''una ipocrisia'' affermare che tutti i musulmani sono terroristi, perche', si legge ancora nel comunicato, chiunque puo' vedere ''la sofferenza e le privazioni che il terrorismo sta causando'' in Iraq e in molti Paesi islamici. Ma, oltre a quelle individuali, iniziative di protesta vengono prese di continuo anche a livello ufficiale. In una conferenza stampa il ministro dei Trasporti Salam al Maliki ha annunciato che il suo dicastero interrompera' tutti i contatti e le trattative con imprese danesi, il che riguarda in particolare quelle impegnate nel campo della gestione dei porti e la manutenzione di attrezzature portuali. Anche le autorita' della provincia di Dyala hanno deciso il boicottaggio totale delle aziende e dei prodotti danesi, cosi' come il governatore della provincia di Missan, Adel Tahar, che ha ufficialmente chiesto al governo l'espulsione di tutto il personale dell'ambasciata di Danimarca a Baghdad. Nelle citta' della provincia di Missan nei giorni scorsi sono peraltro stati organizzati nelle piazze roghi pubblici di prodotti danesi, in gran parte alimentari. E l'Unione delle camere di commercio irachene ha dal canto suo fatto sapere di aver approfondito la possibilita' di bloccare ogni trattativa commerciale con la Danimarca, e che, secondo quanto ha annunciato un portavoce, ''una decisione in tal senso sara' presa la settimana prossima''. A livello giovanile, gli studenti dell'universita' di Baghdad hanno manifestato la loro collera e hanno diffuso un comunicato per sollecitare il boicottaggio dei prodotti danesi, e altrettanto hanno fatto a Nassiriya gli studenti dell' universita' di Dy Qar. Nella citta' di Kut, a circa 170 km a Sud di Baghdad, 2.000 sciiti iracheni hanno manifestato stamani chiedendo ai loro capi religiosi di emettere una 'fatwa' di condanna che permetta di assassinare gli autori delle vignette. E senza bisogno di alcuna fatwa, un gruppo radicale ha gia' invocato attacchi ai cittadini dei Paesi dove sono state pubblicate le caricature. Su volantini diffusi nella citta' sunnita di Ramadi, l'Esercito del Diritto ha chiesto ''a tutti i combattenti della resistenza di riattivare le loro attivita' militari e il primo obiettivo dei futuri attacchi dovrebbero essere le truppe danesi''. Una minaccia non trascurabile, considerato che la Danimarca ha nel contingente multinazionale in Iraq circa 500 soldati.

(sat)Ira di Dio

Ho trovato questa riflessione di Lia sulla vicenda delle "vignette di Maometto" fra i commenti del suo blog. Mi è sembrato "blasfemo" non riprenderla con più visibilità...
"Il caso non è nato come protesta verso la nostra libertà di espressione o di satira: la stampa mondiale è piena di pubblicazioni e vignette che si fanno tranquillamente beffe dell’Islam senza che succeda assolutamente nulla.Il caso è nato perché in Danimarca è stato lanciato un concorso che aveva come unico scopo quello di ottenere raffigurazioni della faccia di Maometto, solo e soltanto per la volontà di aggredire un punto assolutamente centrale del sentire di qualsiasi musulmano.Non esiste altro messaggio, in quelle vignette, al di fuori di questo. Il messaggio - l’unico - è: “Disegno il volto del Profeta esclusivamente perché so di fare una delle cose che più possono ferirti”.
Noi raffiguriamo costantemente Dio, cosa proibita dall’ebraismo e dall’islam. Ma, per quanto il Dio sia lo stesso per tutte e tre le religioni, né gli uni né gli altri protestano.Se, tuttavia, domani un giornale decidesse di esibire immagini di Dio al solo ed esplicito scopo di farsi beffe della proibizione ebraica di raffigurarlo, la cosa susciterebbe notevoli proteste.Dice: “Sì, ma protesterebbero più civilmente.”Dico: “Certo, perché verrebbero ascoltati subito, sarebbe assolutamente chiaro l’intento discriminatorio di un simile gesto e, di conseguenza, non ci sarebbe motivo di fare trascendere la protesta”.
I musulmani hanno cercato di spiegarlo per mesi, qual era il problema, e in tutti i modi civili e democratici possibili. Ci hanno provato le associazioni, ci hanno provato 10 ambasciatori e non sono riusciti a farsi ascoltare. Eppure sarebbe bastato un innocuo quanto civile riconoscimento dell’offesa prodotta per chiudere l’incidente.Non la chiusura del giornale, non l’arresto dei vignettisti, non la cessazione della libertà di stampa.Delle semplici scuse di una società civile verso una categoria di cittadini deliberatamente offesa su un punto centrale della loro identità.Non mi pare una richiesta inaccettabile.
Allora si è passati al boicottaggio delle merci danesi. Ora: il boicottaggio delle merci è un gesto politico assolutamente civile e legittimo. Ricordo perfettamente il boicottaggio spagnolo alle merci italiane per rappresaglia contro di noi all’epoca del caso dell’olio di colza, e non mi pare che nessuno si sia stracciato le vesti per questo né si sia sentito particolarmente ricattato.Il boicottaggio ha funzionato meglio della semplice comunicazione tra gentiluomini e le scuse sono arrivate.Con loro, però, è arrivato il can-can mediatico della “libertà di stampa offesa” che - e vorrei tanto essere creduta - non può non apparire ipocrita e pretestuosa a qualsiasi normale musulmano, di questi tempi e in questo contesto. E, alla base dell’incazzatura - che, per quanto strumentalizzata in certe sue manifestazioni è comunque assolutamente profonda e genuina nel sentire generale e, chessò, dei miei ex 400 alunni, per esempio - c’è lo stesso sentimento che proverebbe una vittima di mobbing i cui persecutori si appellassero alla libertà di espressione. Questo è quanto.
C’è un errore di percezione notevole, infine, nell’associare l’incazzatura sulla vicenda agli “integralisti islamici mondiali”.Per avere un’idea del sentimento che si è andato a ferire dovremmo immaginare, chessò, gli arabi che si mettono a esibire gigantografie della Madonna in posizione ginecologica che partorisce Gesù mentre un medico si stupisce per la bizzarria dell’imene intatto. Il tutto fatto con l’intento di provocare non tanto noi così come siamo oggi, ma i nostri genitori o nonni che, in Dio, ci credevano davvero.
E’ facile e consolatorio pensare di avere offeso solo gli assassini, i demolitori di grattacieli o degli illiberali tizi barbuti. La realtà, purtroppo, è che questa storia fa l’effetto di uno schiaffo in piena faccia persino a me, che non sono musulmana e ho avuto la semplice ventura di viverci, in un paese arabo. Posso immaginare benissimo quali siano i sentimenti di tutte le persone che ho in mente, dagli studenti ai colleghi, dai vicini ai negozianti, di tutti.
Stiamo commettendo un errore, ritengo. Un errore sciocco che le semplici buone maniere avrebbero potuto tranquillamente evitare".

domenica 5 febbraio 2006

Sense of Humour

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Pensate un po' a quale brillante conclusione sono arrivati i benpensanti dell'Occidente: "I musulmani non hanno il senso dell'umorismo. Fanno tutto sto casino per delle vignette". Ricapitoliamo allora un po' per capire come mai "questi brutti beduini con la tovaglia in testa" non ce l'hanno, il benedetto senso dell'umorismo. Perché sapete, è un po' difficile avere il senso dell'umorismo quando ti sottopongono ad un embargo, oppure ti fanno piovere le bombe addosso oppure ancora minacciano di distruggere le infrastrutture del tuo paese quando questo paese è già afflitto da una mare di problemi, che spaziano dalla disoccupazione all'analfabetismo. Dobbiamo renderci conto che, piaccia o meno, il mondo arabo si vede e si sente attaccato dall'Occidente sin dal 1948, data in cui nasce - proprio grazie all'appoggio occidentale - lo stato di Israele su terre palestinesi. A partire dal 1991, con il pretesto di difendere il Kuwait, il mondo arabo assiste all'applicazione di un lunghissimo embargo - sempre occidentale - che ha fatto milioni di vittime fra gli iracheni, in particolar modo bambini, per non parlare dei continui bombardamenti senza ottenere alcun risultato tangibile. Dall'11 settembre 2001, frutto della reazione di un gruppo di fondamentalisti assassini, le minacce - ancora una volta occidentali - nei confronti dei vari paesi arabi e musulmani non si sono calmate: anzi, sono aumentate e le guerre per la "democrazia" hanno mietuto centinaia di migliaia di vittime, per non parlare delle torture, rapimenti, saccheggi e menzogne di ogni tipo che le hanno accompagnate e che non hanno portato a nessun tipo di miglioramento. Mentre tutto questo accadeva, le minoranze musulmane in Occidente si vedevano negare ogni diritto: espulsioni e arresti arbitrari, demonizzazione dei luoghi di culto e delle scuole, una continua animalizzazione sui media: i musulmani sono terroristi, dissimulatori, ingannatori, si riproducono come topi e chi più ne ha più ne metta. Ultimamente è cominciata pure - e stiamo parlando dell'Italia - una campagna di affissioni, in puro stile III Reich, promossa dalla Lega Nord per inculcare nel popolo il terrore, la diffidenza, il razzismo nei confronti della minoranza islamica e a questo gioco si sono aggregati, felici e baldanzosi, tutti gli imbecilli - e sono tanti - di questo mondo, politici e giornalisti in testa.
Non paghi di tutto ciò, ora - come sottolinea giustamente l'ottima Lia - l'Occidente ha voluto testare i limiti di sopportazione dei musulmani toccando la cosa più preziosa a cui possono rivolgersi in questi tempi bui della loro storia: la Fede, rappresentata dal personaggio più venerato dell'Islam, Maometto. "Dai! Lanciamo un concorso per trovare disegnatori del Profeta, così facciamo un bel "pappappero" ai musulmani che lo considerano blasfemo". Forse solo per il gusto di vedere come reagiranno - se reagiranno - e se saranno in grado, una volta per tutte, di farsi rispettare o se invece chineranno la testa, come l'hanno chinata sessant'anni fa i loro fratelli ebrei. E dopo aver architettato il pappappero con tutti i mezzi possibili ed immaginabili, pubblicazione e ancora ripubblicazione, e dopo aver tirato fuori la lingua agli ambasciatori e alle comunità musulmane che hanno pacificamente protestato per mesi, dopo aver alzato il tiro di fronte al boicottaggio pacifico dei popoli islamici, cosa fanno i giornali europei? Ripubblicano tutti le vignette. E ora che la rabbia ha raggiunto livelli drastici prestandosi alle strumentalizzazioni fondamentaliste che da un paese all'altro portano le folle a bruciare le ambasciate danesi e norvegesi, sul Corriere ce lo descrivono come un "ennesimo gesto di intolleranza". Certo, non è mica tanto carino rispondere all'offesa bruciando un'ambasciata o cercando i cittadini danesi per ucciderli, ma cosa si aspettavano, dopo quel vergognoso crescendo di provocazioni, se non la risposta più violenta e radicalizzata da parte di una società che cerca un qualsiasi valvola di sfogo per rispondere all'arroganza politica occidentale? E' come pretendere di vedere degli ebrei ridere davanti al Ballila dei piccoli degli anni 30 in cui l'anziano giudeo (Assalonne Mordivò) veniva cacciato a calci fuori dall'Italia per aver pianto una falsa miseria o, peggio ancora, di fronte ad un rotolo di Torah usato come carta igienica in una mostra di arte nazista! Certo, i fratelli ebrei all'epoca non hanno risposto (al di fuori dell'episodio del ghetto di Varsavia) perché non se le aspettavano mica, le conseguenze. Oggi però - e giustamente - guai a chi pensa di ripubblicare il Ballila in nome della "satira" e pare che i musulmani abbiano appreso la lezione e reagito preventivamente (anche se ora la faccenda sta prendendo una piega negativa). Non è quindi questione di satira o di vignette, o meglio non solo di questo si tratta, bensì del contesto in cui queste vignette vengono pubblicate. Le manifestazioni a Gaza, a Teheran, a Najaf non sono solo per le vignette: perché queste ultime hanno rappresentato - rendiamocene conto una volta per tutte - la goccia che ha fatto traboccare un vaso esageratamente colmo dalle continue invasioni, minacce, discriminazioni, offese a cui sono stati sottoposti i musulmani soprattutto in questi ultimi anni. Assistere allo spettacolo delle folle inferocite che bruciano le ambasciate per delle "vignette" fa orrore e pone molti interrogativi in Occidente ma se si pensa che le ambasciate sono messe a fuoco non tanto come protesta contro la Danimarca ma contro tutto l'Occidente che in queste ore pubblica e ripubblica le vignette in segno di "solidarietà", e già reo - agli occhi delle masse islamiche - di attaccarlo militarmente e culturalmente, qualcosa si spiega anche se nulla giustifica.
Detto questo, inutile nascondere che c'è del nuovo, almeno nella prima fase della reazione da parte del mondo musulmano, anche se purtroppo in questi momenti questa reazione sta prendendo - come sopra detto - una deriva violenta e negativa dettata da una motivazione più politica che spirituale. Punto primo: finalmente una reazione ufficiale da parte dei governi e delle istituzioni arabe e musulmane che per lungo tempo sono rimaste zitte di fronte all'aggressività crescente nei confronti musulmani e dei loro interessi, in particolar modo quelli residenti all'estero. I cittadini arabi e musulmani si sono abituati, in tutti questi anni, a non contare affatto su un intervento deciso da parte dei propri governi per difendere i propri diritti, spesso vilipesi e calpestati, e ci si chiedeva spesso e volentieri a che serviva il Passaporto o la rappresentanza diplomatica propria: ora invece, si inaugura un'era in cui si vede uno spiraglio di luce in questo senso e si copia l'esempio della comunità ebraica che ha voluto, non casualmente, uno stato forte che difenda e pretenda energicamente i suoi diritti all'estero. Punto secondo: il boicottaggio allargato dei prodotti danesi, che si intensificherà man mano che altri paesi occidentali pubblicano le vignette fino a portare la Danimarca alla bancarotta, è l'inizio di una strada pacifica e civile di protesta da parte dell'intera comunità musulmana che usa i mezzi finanziari per ottenere risultati concreti piuttosto che lasciarsi difendere dalle minoranze violente ed esagitate. Molto positivo anche che l'uso di tali mezzi di pressione in Occidente sia stato inaugurato da un arabo cristiano, l'editore franco-egiziano-cattolico Raymond Lakah. Tra l'altro, proprio questo elemento potrebbe essere usato per sottolineare che il Cristianesimo non c'entra niente con queste aggressioni "satiriche" e mettere fine alla deplorevole aggressione al quartiere cristiano di Beirut: il Vaticano stesso ha deplorato le vignette e ha chiesto un limite alla libertà di espressione quando diventa libertà di provocazione: uno dei prossimi punti nell'agenda del dialogo inter-religioso? Significativa in questo senso l'osservazione di un dotto esponente cristiano ortodosso che al telefono mi disse: "Mi dispiace solo che sulla bandiera danese ci sia la croce. I danesi dovrebbero toglierla e aualcuno dovrebbe spiegare ai musulmani che noi li appoggiamo: sono diventati matti in Occidente. La libertà di satira è sacra e Dio non lo è? Tanto vale allora che facciano di tutte queste libertà, così come dell'ateismo, un nuovo culto!".
In queste ore c'è chi afferma che i musulmani, nei loro paesi, pubblicano vignette blasfeme nei confronti di cristiani ed ebrei. Innanzitutto, va ricordato che non sono mai stati presi di mira i personaggi dei profeti, rispettati tutti allo stesso modo dalla religione islamica: proprio qui sta la differenza. In alcuni paesi islamici ci sono raffigurazioni che - quando non prendono di mira esplicitamente il sionismo o il governo di Israele - potrebbero essere considerate offensive o discutibili nei confronti dell'ebraismo come per esempio le fiction che riprendono le accuse rituali prodotte in ambito cristiano, ma sono cose che purtroppo si inseriscono e si spiegano all'interno della dialettica politica particolarmente accesa in Medio Oriente originata dalla questione palestinese e che comunque non hanno mai vilipeso la figura di Mosé e dei profeti di Israele. Nulla di simile è invece riscontrabile nei confronti dei cristiani, al di fuori del fanatismo wahabita del più grande alleato USA nella zona, ovvero l'Arabia Saudita che vieta chiese e crocefissi sul proprio suolo, e comunque - anche in questo caso - senza mai sbeffeggiare La Madonna o Gesù. Certo, ci sono sermoni fanatici e dichiarazioni offensive da parte dei fondamentalisti, ma comunque esse non sono avvallate da nessun organo mediatico ufficiale o governo del Medio Oriente. Detto questo, torniamo al solito discorso della "reciprocità": se un paese non rispetta i diritti umani o la spiritualità di qualche minoranza, è forse questa una scusa valida per non rispettarli anche nei paesi che si dichiarano "superiori" e "civili"?
Più volte, anche dalle pagine di questo blog, partirono inviti e consigli a non mescolare politica e religione, e più che altro a non toccare la religione in un momento politico vicino all'esplosione, proprio per non fare il gioco di Bin Laden. Consigli sprecati: dai rosari appesi ai cannoni statunitensi alla profanazione del Corano a Guantanamo, dalla denigrazione della religione islamica sui libri della Fallaci alle vignette che dipingono Maometto stesso come terrorista, tutte le carte necessarie ai fondamentalisti per farne una guerra di religione le ha fornite proprio l'Occidente. Ed è proprio questo connubio religione-politica in un momento sensibile a dimostrare pienamente l'irresponsabilità e la scarsa intelligenza occidentale, che - più che dimostrare la superiorità e l'indipendenza della Civiltà superiore - sta dimostrando all'intera ummah islamica e soprattutto, ai più esagitati che ne fanno parte, che l'Occidente è molto meno preparato e saldo di non quanto si possa pensare. Chiedo ai neocon: è forse carino adesso assistere - anche se è giusto e stragiusto che sia così - alla fila di presidenti, ministri e autorità che bacciano le mani per farsi perdonare e soprattutto convincere i consumatori arabi a ricomprare un po' di latticini? Non è forse questa una figura peggiore di quella che si voleva comunicare a quel mondo alzando i toni della sfida?