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venerdì 31 marzo 2006

In prima linea

Vorrei ringraziare sia il portale Liberoblog, che il portale Per L'Ulivo per aver messo in risalto la battaglia a favore dei diritti degli immigrati che si svolge su questo blog.

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giovedì 30 marzo 2006

Neonati eversivi

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Il ministro Tremonti ha affermato che “Chi vota per l'Unione vota per l'immigrazione. Per la sinistra l’immigrazione è una soluzione, per noi è un problema. Quando l'ho letto non ci volevo credere: a pagina 256 del programma dell'Unione c'e' scritto che bisogna dare la cittadinanza automatica a chi nasce in Italia. E' lo sfacelo del nostro Paese, una pazzia politica. Per Prodi si diventa cittadini se si nasce in Italia. Questa è eversione. La cittadinanza si conquista se hai il lavoro, paghi le tasse e parli la lingua”. Già, perché uno che nasce in Italia non parlerà di certo italiano: parlerà indù. E all'età di qualche settimana, non solo non ha diritto a nessuno bonus bebè, visto che - parola di Calderoli - agli "Ali Babà che nascono in Italia ci penseranno Allah e i loro governi" (se ci avessero pensato non sarebbero di certo venuti qui a sentire le sue finezze diplomatiche e a finanziare, con quei mille milliardi di tasse versate, i bonus dei bebè padani. Non scordiamocelo, visto che lorsignori se lo ricordano solo in campagna elettorale e non quando si tratta di far corrispondere ai doveri degli extracomunitari anche i loro diritti) ma dovranno, a quanto pare, pagare anche le tasse. Altro che la sinistra al governo e i bambini cinesi bolliti, qui li vogliono spolpare mentre sono ancora in fasce! O, come minimo, farli vivere come "non-persone" e "senza-diritti" fin quando non cominceranno a rendere, come le macchinine. E se un bambino nasce in Italia, frequenta le scuole italiane, parla solo italiano, ha la fidanzatina ed è abituato a vedere le veline in Tv, e poi non riesce a trovare lavoro - come tanti altri suoi coetanei italiani al giorno d'oggi - che si fa? Lo si rimanda nell'Afghanistan "liberato" e "pacificato" dal glorioso intervento della Coalizione? Il Ministro dell'interno invece propone un decreto presidenziale per l'annullamento straordinario della delibera del Consiglio comunale di Ancona in materia di elettorato attivo e passivo attribuito a persone di nazionalità extracomunitaria ed apolidi nelle elezioni del sindaco e del Consiglio comunale "a tutela dell'unità dell'ordinamento, ai sensi della legge n.400 del 1988". E meno male che la Lega ha combattuto in questi anni per la devolution e che Fini si dice favorevole alla concessione del voto agli immigrati: forse ha dimenticato di precisare che lo sarà solo quando andrà la Sinistra al governo. E, indovinate: mentre tutto questo succede in Italia, la commissione Giustizia del Senato americano ha approvato una proposta di legge che apre la strada alla legalizzazione di milioni di lavoratori immigrati illegalmente negli Usa. "Si tratta di un giorno importante per tutti noi. Sono pochi i giorni che possiamo considerare davvero importanti nella nostra vita e oggi è uno di quelli", ha dichiarato Frank Sharry, direttore del National Immigration Forum, un gruppo di sostenitori ai clandestini presenti all'interno degli Usa. Dopo giorni di manifestazioni in tutti gli angoli del Paese, ieri sera la commissione ha inoltre votato di eliminare le proposte di incriminazioni di natura penale per i residenti illegali presenti all'interno degli Stati Uniti. Ci sarebbe da chiedersi come mai mentre in Italia definiscono pazzo chi vuole giustamente concedere la cittadinanza a chi nasce sul suolo italiano, negli USA non solo la concedono, ma addirittura stanno per legalizzare milioni - dicasi milioni - di clandestini (Che lavorano, eh, ché qui quando si dice clandestini pensano subito ai criminali). Ma non erano gli USA l'esempio supremo da seguire in tutto o li si segue solo quando vanno in guerra per creare nuove fucine di terroristi e fare il maquillage al regime dei Talebani? Un buon segnale in Italia però c'è, oltre l'aria di sinistra che si comincia a respirare in giro per il paese: il cattolicesimo sociale italiano non potra' mai salire sull'Occidente Express. E' quanto affermano le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, impegnate oggi a Torino nel secondo laboratorio nazionale di cultura politica intitolato ''I cattolici e il futuro del Paese''. Facendo riferimento al ''Manifesto per l'Occidente'' promosso dal presidente Pera e all'iniziativa dell'Occidente Express, il treno che partira' domenica in cerca di supporter e sostenitori, il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero ha dichiarato: ''Lasceremo altri partire su quel treno, noi non ci saliremo''.

mercoledì 29 marzo 2006

4 miliardi ed è fatta!

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Citando il «Libro nero del comunismo», durante una manifestazione elettorale sabato a Napoli, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva affermato che «All'epoca di Mao, in Cina non mangiavano i bambini ma li bollivano per poi usarli come fertilizzante per i campi». Ieri, il governo cinese ha reagito con una nota ufficiale: «Siamo contrariati da queste affermazioni infondate», si legge nel comunicato del Ministero degli Esteri Cinese, «Le parole e le azioni dei leader italiani dovrebbero favorire la stabilità e lo sviluppo di relazioni amichevoli tra la Cina e l'Italia». Poche parole che pesano come macigni sul futuro dell'economia italiana e sui rapporti con la Repubblica Popolare. Innanzittutto però vorrei fare qualche appunto, nonostante io non sia affatto comunista e benché la Cina di Mao esuli completamente dal mio campo di interesse: è evidente quanto "Il libro nero del comunismo" sia un libro fazioso, stilato in fretta e furia dalle destre europee per colpire le sinistre locali a cui vengono gratuitamente e indebitamente abbonate le vittime di regimi tirannici sorti altrove (non mi pare che i comunisti abbiano governato l'Italia col ferro e il fuoco in nessun periodo storico) e che poco hanno a che vedere con l'ideologia in nome della quale agivano. Lo dimostra il fatto che le Destre lo considerano una specie di Bibbia (Non è casuale che il libro sia stato pubblicato a prezzo economico dalla Mondadori) e che lo tirano costantemente fuori nelle campagne elettorali (al posto di parlare dell'economia, della scuola, dell'immigrazione, stiamo qua infatti a discutere dei bambini di Mao). Si tratta di un testo tutt'altro che scientificamente immune da critiche (Un'introduzione che afferma che "L'Impero ottomano ha proceduto, infatti, al genocidio degli armeni" è da bocciare subito visto che nell'Impero ottomano gli armeni erano una comunità come le altre, certo coinvolta da una repressione ottomana sotto il Sultano Abdul Hamid II tra il 1894 e il 1896 per motivi politici ma che non ha di certo assunto le dimensioni del genocidio cominciato invece per mano dei nazionalisti Giovani Turchi che hanno poi disciolto l'impero. Si parla di 50.000 vittime su 2,5 milioni di armeni nel primo caso e di ben 1.500.000 nel secondo), è un libro che tra le vittime del comunismo conteggia anche quelle tedesche, polacche ecc che si sono verificate in un periodo come quello della II guerra mondiale, in cui gli alleati hanno raso al suolo ben tre città civili come Dresda, Hiroshima e Nagasaki. Ma perché dovrei commentare la battuta del Presidente sulla Cina di Mao e non tanto quella, ben più grave secondo me, sull'Italia plurietnica?
Credo di doverlo fare per una ragione molto semplice: la Cina di oggi è il gigante del futuro, e questa non è certo una novità. Trattasi infatti di un paese sterminato con tante risorse, una popolazione che costituisce un sesto circa di quella mondiale, un'economia capitalista fiorente gestita con un pugno di ferro, un esercito forte dotato dell'atomica. Un paese che cresce economicamente con una percentuale del 10% ogni anno - da anni - e che è a qualche passo dal mandare un uomo sulla luna. La battuta del Presidente del Consiglio però, confezionata per un consumo elettorale interno, è solo un assaggio di ciò che - fra 20 0 massimo 30 anni - sentiremo costantemente sulla Cina, e non più per motivi elettorali. Nel 2025 Pechino otterrà l'indipendenza energetica, e nel 2035 raggiungerà il PIL degli USA. Non so se l'episodio dei bambini bolliti per farne concime corrisponde al vero, anche se il libro da cui è tratto sembra un prodotto di propaganda, e non sono un sinologo: è probabile però che si sia trattato di cannibalismo, in periodi di fame feroce, certamente dipendenti da una gestione disastrosa della cosa pubblica, così come succede in Africa e in altre parti del mondo. Insomma, potrebbe anche trattarsi di un episodio storico con un fondo di verità, per carità. Ma la cosa interessante è che se oggi è stato rispolverato durante un comizio elettorale (anche prematuramente, visto che oggi non è stato ancora ufficialmente lanciato il clima - populista - di cinofobia, nonostante i tentativi della Lega sempre all'avanguardia su queste tematiche), domani episodi storici simili - falsati, storpiati, strumentalizzati fino alla nausea - e magari pure conditi da una dose di indescrivibili falsità, saranno la base della "pappa" mediatica e politica quotidiana dell'Europa in declino. E i famigerati "musulmani" a cui spetta l'onore oggi? Potete tranquillamente scommettere che passerà di moda la loro demonizzazione.
Ciò che molti europei - e non solo - non hanno capito infatti è che la guerra attuale in Medio Oriente, quella guerra che viene percepita da alcuni come una "guerra al terrorismo islamico", altro non è, in realtà, che una delle tante fasi di un processo storico molto lungo, iniziato con la guerra fredda e di cui non si è ancora vista la fine. Come ho già detto in passato, la guerra cosiddetta "fredda" era tutt'altro che "fredda", era invece "caldissima": la si chiama "fredda" solo perché è stata combattuta fuori dai confini degli USA, dell'URSS e dell'Europa. E' stata combattuta in Corea, nel Vietnam, in Afghanistan e stava quasi per deflagrare anche a Cuba. Ma una volta crollata l'Unione Sovietica, e quindi scomparso il nemico ideologico-militare (L'URSS), è comparso quello economico-militare (anche se ancora venato d'ideologia): la Cina. E ciò a cui assistiamo in Medio Oriente oggi altro non è che "il combattimento a distanza" fra i due nuovi grandi poli: quello sopravvissuto alla guerra "fredda" e quello che emerge nonostante i bastoni tra le ruote che gli USA stanno cercando di piazzare sul suo cammino, che - ovviamente - passa dalle risorse petrolifere del Medio Oriente. Non è infatti un mistero che gli USA vorebbero mettere le mani sugli oleodotti e le risorse petrolifere vitali per lo sviluppo dell'economia cinese e non è casuale che la Cina abbia fornito armi al regime di Saddam (e di conseguenza all'attuale guerrigila che si è impossessata dei depositi delle caserme) o che abbia sottoscritto accordi miliardari per il petrolio e il gas con l'Iran, opponendosi a qualsiasi opzione militare nei suoi confronti. Una volta consumata questa fase però, o - prima ipotesi - con lo sganciamento della Cina dal Medio Oriente grazie agli accordi con la Russia, o - seconda ipotesi - con la colonizzazione dei paesi chiave del Medio Oriente (e cioè quelli detentori delle risorse petrolifere e in special modo quelli che portano dritto dritto alla Cina partendo dal mediterraneo e dal fidato alleato israeliano: basta uno sguardo alla mappa e vedere di quali paesi stiamo parlando: Siria, Iraq, Iran, Afghanistan) o - terza ipotesi - quando gli americani si accorgeranno che non possono procedere oltre un certo punto (che può essere l'Iraq di oggi ma che potrebbe anche essere la Siria o l'Iran, dipende dalla loro irresponsabilità e dall'incompetenza dei loro consulenti sulle questioni mediorientali) passeremo alla fase successiva: quella in cui lo scontro sarà frontrale fra i due giganti.
Chi ha modo di parlare con gli imprenditori sa benissimo che a popolare i loro incubi non sono i musulmani, bensì i cinesi. "I cinesi comprano tutto", "I cinesi pagano sempre in contanti, e tanti", "I cinesi lavorano come formiche", "I cinesi ci stanno mangiando vivi" come ha detto oggi Tremonti. A turbare i sogni del mondo dell'imprenditoria, e cioè di quella classe economica che manda avanti il paese e che sotto sotto ne determina anche le sorti politiche, il problema non è l'Iran degli Ayatollah, non è la Siria del Baath, non è l'Iraq degli Ayatollah, non è l'Afghanistan di Abdul Rahman il convertito che - anche se verrà liberato per "pazzia" - ha dimostrato al mondo che nulla è cambiato nel paese "liberato" dai Taleban. E' la Cina. Tutto il resto invece, ora di Corano a scuola e immigrati musulmani inclusi, va bene per il popolino. Che mostra beato e beota bandierine a stelle e strisce, Io sto con Oriana, rivendica improbabili tradizioni padane e un antistorica tesi di comuni radici giudeo-cristiane dell'Europa, un pacchetto pre-confezionato, di cui fa parte anche la propaganda anti-islamica, l'isteria per il progetto di una moschea piuttosto che una posizione contro la guerra in Iraq. Ma è tutto destinato a cambiare: quando la Cina comincerà a far vedere davvero i muscoli sulle borse internazionali, quando cominceranno a farsi sentire gli effetti di quel "i cinesi comprano tutto (anche in Italia, sappiatelo) e l'economia virtuale americana comincerà ad accusare colpi, la fase mediorientale si potrà dire conclusa e lo scontro sarà diretto: in Europa si dovrà tirare la cinghia, si soffrirà di disoccupazione e anche di miseria. Il precariato introdotto dalle Legge Biagi e quello voluto in Francia sono solo i primi sintomi del declino economico del continente. E non saranno certo i dazi per cinque mesi sulle scarpe cinesi dal 38 al 42 a salvare l'economia europea. Che si salverà solo quando l'Europa si renderà conto che, nel futuro scenario internazionale, rischia di fare la fine delle formiche in un campo di battaglia tra elefanti. E che il suo ruolo di pedina americana, furbescamente contrastato da Francia e Germania finora, la destina ad una sconfitta sicura a favore della sopravvivenza di uno dei due giganti. L'Europa si salverà quando comincerà a pensare come un continente davvero unito, con interessi propri e affari propri da portare avanti senza quel senso di "gratitudine" nei confronti di ciò che in realtà altro non è che un suo erede minore situato oltre-oceano che pensa alla propria sopravvivenza pur condizionando perenemmente la politica europea attraverso politici compiacenti e bande di zeloti filo-americani. L'Europa si salverà quando metterà in atto un'alleanza mediterranea, quando comincerà a riconsiderare i suoi rapporti con il Medio Oriente, quando comincerà a trattare sia con gli USA che con la Cina, senza farsi abindolare dalla propaganda anti-islamica d'importazione (pericolosa dal punto di vista sociale interno) e da quella anti-cinese che verrà esportata in futuro.
E comunque, concedetemi questa sadica battuta finale: in ogni caso, complimenti. Dopo aver offeso un miliardo e passa di musulmani con le vignette di Calderoli, ora si offende un miliardo e passa di cinesi con la storia dei bambini bolliti all'epoca di Mao, considerato da una buonissima parte di cinesi secondo solo a Confucio. E a voglia che la Farnesina parli di un discorso rivolto "al passato": se non erro anche Maometto è vissuto 1400 anni fa, ma non mi sembra che le popolazioni musulmane abbiano apprezzato. I cinesi certo sono più tranquilli, e non hanno bisogno di fare gli scalmanati davanti alle ambasciate: tanto fra qualche anno faranno vedere di che pasta sono fatti e l'atomica non gliela toglie nessuno. Ora però, lasciatemi fare un pronostico azzeccato, come quello che feci quando dissi che la storia delle vignette avrebbe avuto un seguito in Italia con la Lega: forza che mancano solo altre 4 miliardi di persone da offendere prima della fine della campagna elettorale e l'Italia potrà considerarsi in poll position per affrontare le sfide imprenditoriali del mondo globalizzato. Forza, Italia!

martedì 28 marzo 2006

Green scare

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Negli Stati Uniti, dal 1917 al 1920 e durante i primi anni '50, la "paura rossa" fece scempio dei diritti civili e costituzionali per arginare una presunta - ed inesistente - influenza ed infiltrazione dei comunisti nella società e nel governo statunitense. La fobia degli anni '50 venne definita "Maccartismo" dal nome del senatore Joseph McCarthy, che probabilmente non fu il più importante degli esponenti dell'anticomunismo, ma che sicuramente era il più presente nei media. Il Maccartismo fu il prodotto della fase più esasperata della guerra fredda, un fenomeno di isteria collettiva che ha comportato gigantesche violazioni e che portò alla rovina migliaia di persone innocenti. Quando la stampa cominciò ad interessarsi onestamente del caso McCarthy (a tal proposito consiglio la visione di "Good night and Good Luck" di Georges Clooney), si scoprì come il senatore rovinò la vita di molte persone con accuse che non erano supportate da nessuna prova. Tant'è vero che oggi il termine porta con sé una connotazione di accusa falsa ed isterica nei confronti delle minoranze politiche. Centinaia di persone hanno dovuto dimettersi, sono state licenziate e processate per via delle sue denuncie. Nel 1954, quando cominciò a lanciare i suoi strali contro i vertici dell'esercito e dello stato, venne investigato e censurato dal Senato. Era la terza volta in 165 anni che parte del congresso sanzionava un suo membro. Rimase famoso quando gli fu chiesto dal procuratore capo dell'esercito, "Signore, non ha nessun senso della decenza, in fin dei conti?". McCarthy soffrì un duro contraccolpo nell'opinione pubblica e perse il seggio. I cronisti smisero di raccogliere le storie delle sue pretese cospirazioni comuniste. Svanì dalla luce dei riflettori nel giro di una notte, si diede all'alcool e venne ricoverato più volte prima di morire nel 1957.
Ma perché vi parlo del Maccartismo? Fin dai tempi della 'paura rossa' guidata da Joseph McCarthy, il termine Maccartismo è entrato in uso come termine generale per i fenomeni di isteria populista, pressioni di massa, persecuzioni, e schedature utilizzati per instillare il conformismo con il credo politico prevalente. L'opera teatrale di Arthur Miller, "Il crogiolo", scritta durante l'era di McCarthy, utilizzò il Processo delle streghe di Salem come metafora del Maccartismo, suggerendo che un tale processo di persecuzione può avvenire in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Nel 2003, tornò in auge persino negli Stati Uniti contro gli appartenenti all'industria cinematografica e televisiva, tra le altre, che si opposero alla Guerra in Iraq. Molti sono stati accusati di essere "anti-americani" o "non patriotici", per aver preso pubblicamente posizione su questioni di coscienza, o per aver semplicemente espresso punti di vista opposti a quelli del governo. Alcuni, come il giornalista Peter Arnett, furono denunciati e persero l'impiego. E' incredibile come siano tornati in moto meccanismi vecchi e già conosciuti senza che nessuno protesti. Così come di fronte al "pericolo comunista", la democrazia americana decise di ridurre i spazi di libertà di cui andava fiera, dando vita a quel clima di arroganza e di intimidazione che sfocerà nel Maccartismo, oggi sia negli Usa che in Italia si tende a limitare i diritti contribuendo a creare nel paese un pesante clima di isteria e di sospetto di fronte al "pericolo islamico", quella che potremmo chiamare la "paura verde".
Allora, come oggi con il terrorismo, erano tempi difficili sul piano internazionale e in un certo senso c'era di che giustificare le fobie maccartiste: la conseguenza però fu un'ondata di paranoia inquisitoria che manipolò la passione popolare e che alimentò le proprie ambizioni politiche (e i propri conti correnti) con la pelle delle innocenti vittime di turno. Le prime pagine dei giornali erano costantemente occupate dalle sparate maccartiste che denunciavano la presenza di centinaia di militanti e di infiltrati comunisti nel paese, dei rischi per lo stato e la democrazia. Nonostante mi renda conto che questo tipo di fobia esista tuttora in Italia, dove alcuni continuano a vedere rosso dappertutto, dalle scuole alle università, dalle banche alle industrie, dai tribunali ai media, la stessa fobia viene alimentata - purtroppo - nei confronti dei musulmani che sembrano aver occupato la cattedra, ormai vacante, dell'Unione Sovietica: alcuni politici e alcuni personaggi super mediatizzati creano isteria collettiva, incoraggiano provvedimenti che non hanno nulla di costituzionale e spesso e volentieri portano alla rovina la vita di centinaia di immigrati innocenti. Un elemento principale del Maccartismo furono infatti i controlli di sicurezza: un dettagliato programma investigava tutti gli impiegati su eventuali connessioni comuniste, ed impiegava testimonianze fornite da fonti anonime che i soggetti all'investigazione non erano in grado di identificare o con cui non potevano confrontarsi. Si poteva essere processati e puniti in base a documenti su cui era apposto il sigillo del "Segreto di stato". Mi chiedo se un giorno - specie dopo un'auspicabile vittoria del Centro Sinistra - non avremo la fortuna di assistere alla fine della "Paura verde" e al declino finale del clima di isteria collettiva che la Destra, oggi in Italia come allora negli Stati Uniti, ha alimentato in questi anni e continua tuttora ad alimentare, nel corso di questa campagna elettorale, sbandierando non solo lo spauracchio dell'aumento tasse ma anche quello, purtroppo, dell' "Italia multi-culturale" percepita come una minaccia e non come una risorsa.

lunedì 27 marzo 2006

Speranze di un immigrato di sinistra

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Spesso e volentieri, alcuni commentano la campagna "Adotta il voto di un immigrato" in questo modo: "Più che altro sarebbe utile argomentare di più sul perchè gli immigrati e le immigrate si troverebbero meglio sotto l'Unione. Ma la questione è delicata visto che i CPT li ha inaugurati il centro sinistra, remember?". Ovviamente nessuno si è scordato che i CPT sono stati istituiti dalla legge Turco-Napolitano, e nessuno - tanto meno il sottoscritto, ritratto nella foto sopra riportata proprio con l'On. Turco - si aspetta che vengano aboliti o chiusi. So benissimo che ci sono obblighi europei circa i controlli da effettuare sulle frontiere UE e so altrettanto bene che è impensabile lasciare persone non identificate e entrate illegalmente scorazzare libere per il paese. E, oltrettutto - per essere ancor più realista e concreto - so che c'è un gigantesco giro di affari legato alla questione che renderà semplicemente inconcepibile la loro abolizione. Il problema dei CPT è sicuramente un problema importante: io stesso ho denunciato queste strutture non tanto per il fatto che esse "esistano" quanto per le modalità con cui vengono "gestite", il che è molto diverso. Assieme a tanti altri, e ben prima della famosa inchiesta dell'Espresso, ho denunciato non tanto l'istituto in sé quanto gli abusi, le violazioni, i trattamenti disumani e la corruzione che vi dilagava. Chi dice che la Sinistra vorrebbe chiudere i CPT - che essa stessa ha istituito e che ancora nel corso di questa campagna elettorale dice tranquillamente ed onestamente di voler mantenere - o che gli immigrati regolari si aspettino che lo faccia, è palesemente in malafede e si appresta solo a dichiarare in futuro che la sinistra ci "ha deluso" su questo tema, il che è falso.

Ciò che invece si chiede davvero alla sinistra è che vengano costruite strutture adeguate, e non gabbie e container degni dei criminali - veri - che invece stanno fuori. Che queste strutture vengano affidate a enti capaci, a persone volenterose e oneste che considerino questi immigrati persone, spesso e volentieri disperate e bisognose di assistenza, e non bestiame privo di diritti. Che queste strutture siano aperte e accessibili, in qualsiasi momento, alle commissioni europee, ai volontari delle organizzazioni umanitarie, agli avvocati e ai giornalisti. Che vengano selezionati i profughi e i rifugiati richiedenti asilo, le donne e i bambini, le persone che potrebbero essere socialmente utili e che gli altri - quelli sospetti, per esempio - vengano rimpatriati nei loro paesi di origine e non nei campi di concentramento indegni di qualche paese nord africano o lasciati liberi di girare per l'Italia con un biglietto del treno e un foglio di via che ovviamente non rispetteranno (oltrettutto dopo controlli sull'identità evidentemente laschi, l'inchiesta dell'Espresso Docet). Tutto qua, niente di più. Se la Sinistra non porterà avanti queste migliorie, non trasformerà questi centri in ciò che dovrebbero effettivamente essere, ovvero in centri di "accoglienza" dove i disperati sono in attesa di essere aiutati e magari - perché no? - eventualmente integrati, allora sì, potremmo dire che ci ha deluso.

Sull'altro fronte, invece, quello dei regolari, ci si aspetta una riforma totale del sistema delle quote (nel senso che devono essere sicuramente riviste le modalità con cui viene fissato il numero e le competenze degli stranieri richiesti), delle modalità e dei criteri con cui vengono presentate e accettate le domande (sia in Italia che all'estero), delle modalità e delle durate con cui vengono rilasciati i vari tipi di permessi e carte di soggiorno nonché i ricongiungimenti familiari, e una riforma sul diritto di voto alle amministrative e soprattutto della legge sulla cittadinanza. E, perché no, magari un sterzata politica, culturale e mediatica che abbassi i toni dell'isteria collettiva che è stata alimentata irresponsabilmente in questi anni, specie nei confronti della minoranza musulmana. Sono cose che, come ho già detto in passato, prima o poi avverranno. Lo saranno di certo più velocemente con la sinistra che le ha promesse: ne va della sua credibilità agli occhi degli elettori italiani ma anche, in un futuro non tanto lontano, degli elettori stranieri naturalizzati o a cui verrà riconosciuto comunque il diritto di voto. Dal momento che è stata la Sinistra ad impegnarsi a difendere i diritti degli immigrati in questi anni, a denunciare gli abusi e le violazioni, sono assai fiducioso che proseguirà questo stesso cammino, anche una volta al governo. Ma... attenzione: non è nemmeno detto che se vincesse la destra queste riforme in materia di immigrazione non verrebbero mai prese in considerazione. Lasciamo da parte la sua propaganda elettorale attuale, non certo brillante in materia di integrazione, e che serve evidentemente a mobilitare e ad affabulare un elettorato chiaramente inconscio. Guardiamo i fatti: i fatti dicono che fra qualche anno la popolazione immigrata potrebbe rappresentare il 10% della popolazione italiana. I fatti dicono che gran parte dei "nuovi posti di lavoro" di cui ci si vanta sono soprattutto regolarizzazioni di cittadini stranieri. I fatti dicono che i consumi sono aumentati grazie agli stranieri, e lo stesso vale per le entrate dell'erario. I fatti dicono che è stato registrato un rapido incremento dei titolari stranieri di imprese localizzate in Italia, che ha segnato un +24% tra il 2002 e il 2005, superando le 185mila unità. Se le cifre non sono un'opinione (e non lo sono), questo significa che qualunque sia il tipo di governo che verrà, esso dovrà prendere delle misure atte ad integrare pienamente questa parte sempre più consistente ed influente demograficamente e soprattutto economicamente sulla società: ne va della stabilità demografica del paese e della sopravvivenza del sistema pensionistico, ne va anche dei vantaggi elettorali che ne potrebbero derivare ai vari partiti, di sinistra o di destra (l'immigrato pazzo che la vota non glielo toglie nessuno), di ragioni ce n'è quindi una miriade affinché chi governerà l'Italia in futuro sia costretto a riformare tutto. Magari non il primo anno, non il secondo, non il terzo. Ma il quarto forse sì (il quinto no, che è prima delle elezioni, al massimo si rinvia tutto alla legislazione successiva). E' comunque una questione di tempo.

Ricordiamoci il famoso episodio del Fondaco dei Turchi: appena qualche anno dopo la battaglia di Lepanto, il Doge e il Senato veneziano - in nome degli alti interessi economici e diplomatici - trasformano l'Osteria dell'Angelo in una residenza per i commercianti turchi, poi la allargano, promulgando addirittura leggi che prevedono l'esilio e le galere per chi li offende con atti o con parole, oltrettutto andando contro l'opinione pubblica e le numerose petizioni fatte recapitare alle autorità. Non era di certo né un Doge comunista, né un senato di sinistra e i tempi erano molto meno politically correct di oggi. Chi vota quindi oggi Destra, fiducioso in una politica repressiva in materia di immigrazione, come vanno dicendo in giro i leader di quella coalizione oggi, è un incosciente che rischia di rimanere fortemente deluso negli anni a venire. Sono profondamente convinto che sarà la stessa Destra ad indorare una pillola indigesta e a fare passare comunque delle riforme inevitabili e al contempo inconcepibili per l'elettorato populista della stessa. L'esempio della Consulta islamica è senz'altro uno degli esempi lampanti di questo trend: è sotto gli occhi di tutti che perfino la parte etichettata come "moderata" di quella consulta chiede corsi di teologia islamica nelle università italiane, un numero maggiore di studenti islamici che studino in Italia, ecc ecc ecc. E' Fini a parlare di diritto di voto agli immigrati e Follini a parlare di un'ora di Corano a scuola. E' la stessa destra e il presidente del Consiglio, amico intimo di Erdogan, ad appoggiare l'ingresso della Turchia - con la sua popolazione musulmana, of course - nell'Unione Europea. Sono quindi gli immigrati ad essere comunque fiduciosi, e ad attendere con pazienza - e, a seconda dell'esito, rassegnazione - il risultato di queste elezioni. Voglio comunque concludere dicendo che, nonostante tutto l'ardore dimostrato nell'appoggiare la Sinistra italiana, in cui credo, in cui crederò ancora a lungo, e a cui appartengo (e non solo per motivi legati all'immigrazione ma per una questione di mentalità e di cultura) è importante che chi mi legge ora sappia che non andrò di certo all'estero se vincesse la destra. Tanto all'estero ci sono già. ça va sans dire che sono comunque assai fiducioso nella vittoria della Sinistra :)

domenica 26 marzo 2006

Grande novità

"Loro (la sinistra) vogliono un'italia pluri-etnica, e questo è il contrario di ciò che sognamo noi"

Silvio Berlusconi, in comizio a Napoli

Grazie

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Vedo con piacere che la campagna "Adotta il voto di un immigrato" sta prendendo piede: dopo Macchianera, ora è il turno di Liberoblog, che riprende l'indimenticabile post di Leonardo e di Arab.it. Ma sono sempre più numerosi gli aderenti: Dotcoma, manyinwonderland, Melba, afroitaliani, diavoloinme, Kappapera, primumvivere, senonlarealtà, georgiamada, Antoniomemo, irriflessioni, ilfastidio, treball, piano-b, coluichedubita, malessere e tantissimi altri. Scusatemi se non ho menzionato tutti, ma è alquanto difficile rintracciarvi attraverso i commenti, i i referrers e il passaparola. Per questo motivo, chi di voi aderisce è pregato di mandare un email anche al sottoscritto. Ad ogni modo, grazie di cuore e avanti così!

sabato 25 marzo 2006

Tolleranza e giustizia

"Stimati cittadini, gli anni che abbiamo passato nel vostro mondo, ci hanno insegnato che giustizia e tolleranza sono valori fondamentali nell'Islam. Desideriamo cooperare con le organizzazioni islamiche per trovare una soluzione al boicottaggio dei prodotti della Arla. Vi chiediamo semplicemente di riflettere su questo nella speranza che riconsidererete la vostra attitudine nei confronti della nostra azienda"
La Arla Food prende le distanze dal quotidiano danese che ha pubblicato le vignette con un annuncio a piena pagina che verrà pubblicato domenica su 25 quotidiani arabi. Lo stesso quotidiano, tra l'altro, aveva pubblicato in passato annunci simili dove - oltre a magnificare i valori della tolleranza e del dialogo da sempre promossi dal Jylland Posten - si scusava con gli "onorabili cittadini del mondo musulmano" per averli offesi: "un malinteso probabilmente dovuto a differenze culturali".

giovedì 23 marzo 2006

Un immigrato di destra?

Un commentatore mi scrive in merito all'iniziativa "Adotta il voto di un immigrato": "mi sembra una gran bella idea; ma c'è bisogno di caratterizzarla a sinistra? e se un immigrato vuole votare a destra? una battaglia sacrosanta sul voto agli immigrati va fatta nel dopo elezioni, anche perchè mi sembra proprio dura che il governo prodi glielo dia, il voto". Ebbene, ha ragione il gentile lettore (e non è l'unico) quando si pone il problema: un articolo datato 22 luglio 2005 su La Stampa affrontava la questione già nel titolo: "Chi l'ha detto che sceglieremmo per forza la sinistra? Un popolo anti-Lega ma sedotto spesso da Fini", dove il "popolo" in questione è quello degli immigrati. Al di là del fatto che la mia non è tanto una campagna a favore del diritto di voto agli immigrati, quanto una campagna per invogliare chi, a sinistra, ha intenzione di astenersi alle prossime politiche ad andare a votare, tenendo in mente che milioni di persone lo vorrebbero tanto fare ma non è loro permesso, devo dire che - dal mio punto di vista - un immigrato intenzionato a votare a destra o è un pazzo, o è un ignorante o è un ingrato.

Come si può voler votare una coalizione di cui fa parte un movimento che è stato descritto, raccogliendo tra l'altro gli applausi del parlamento europeo, con i seguenti termini dal deputato socialista Martin Schulz? "Ne ha dimenticato uno: Mr Bossi. Anche lui è membro di questo governo e la minima affermazione che quest'uomo fa è peggiore di tutto ciò per cui questo parlamento ha preso provvedimenti contro l'Austria per la presenza dell'FPO (Haider) nel suo governo. Ma di lui dobbiamo parlare, invece. Lei non è responsabile, presidente, per il quoziente d'intelligenza dei suoi ministri, però è responsabile di quello che dicono. E le affermazioni del suo ministro Bossi sulle politiche per l'immigrazione, che lei ha riferito nel suo discorso, non sono assolutamente conciliabili con la carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea". Per problemi di salute, Bossi oggi non è molto presente sulla scena. Ma chi lo ha sostituito non ha certo brillato per diplomazia sulle questioni dell'integrazione. Un immigrato che non sa che di questa coalizione fa parte un movimento simile (per non parlare della schiera di movimenti neofascisti che blaterano di purezza della razza e altre amenità che sono confluiti nella stessa coalizione) è un immigrato che vive fuori dal mondo, o che - come minimo - non è informato sulle forze politiche presenti in questo paese e su cosa sarebbe di suo interesse votare o meno.

Allo stato attuale, un immigrato non può votare, né a destra né a sinistra. Ma bisogna fare innanzitutto una distinzione fra l'immigrato, non in possesso di cittadinanza (anche se un giorno voterà probabilmente alle amministrative, come prospettato dallo stesso Fini) e l'immigrato naturalizzato, non più definibile come immigrato, che invece può tranquillamente votare alle politiche, come qualsiasi altro cittadino. Oggi è questa seconda categoria che può esprimere un'opinione politica in questo paese. Ebbene, uno straniero naturalizzato che vota oggi a destra è un ingrato. E' chi ha avuto la fortuna di capitare in questo paese quando l'immigrazione era un fenomeno lontano dai riflettori, quando le leggi e le procedure erano molto più semplici e scorrevoli di oggi e i pochi immigrati rappresentavano una curiosità interessante e non un pericolo incombente. Questi individui hanno avuto la fortuna di trascorrere una vita tutto sommato tranquilla rispetto a oggi: la Fallaci faceva interviste ai potenti della terra e non scriveva pamphlet razzisti, la Lega era concentrata sui "terrùn" e le campagne elettorali non si conducevano sulla pelle degli immigrati. Questa tranquillità ha permesso loro di non essere guardati con diffidenza, di avere meno difficoltà a trovare lavoro o casa rispetto a oggi, di essere aiutati (soprattutto dalla sinistra, da sempre aperta nei confronti degli stranieri) e di andare avanti indisturbati fino a diventare cittadini italiani. Una volta ottenuta la cittadinanza però, questi personaggi cambiano registro e sembra che siano i primi a voler sigillare le frontiere.

E' un meccanismo umano, in un certo senso comprensibile, anche se evidentemente egoista. L'immigrato che si "affranca" acquistando la cittadinanza comincia a comportarsi esattamente come alcuni cittadini autoctoni. E a volte anche peggio, considerato che ha dovuto "faticare" per ottenere la cittadinanza. Si rifiuta di aiutare i propri compatrioti o di difenderli, si oppone ai procedimenti che potrebbero rendere la loro vita più facile e spesso e volentieri contribuisce esso stesso a creare un clima di ingiustificato allarmismo e diffidenza nei confronti dei nuovi arrivati, il famoso "Ai miei tempi gli immigrati non erano così". Non si capisce esattamente cosa tema, ma probabilmente, come alcuni autoctoni, crede che ogni nuovo immigrato che arriva gli toglie qualche privilegio acquisito e faticosamente conquistato. Il suo voto a destra è quindi un'espressione di questa fobia, comune anche ai cittadini che credono di essere "superiori" agli immigrati solo in virtù del fatto che il caso abbia voluto che nascessero in un determinato paese e non in un altro. Per loro invece, il caso ha voluto che capitassero in questo paese qualche anno fa e non l'altro ieri. Il voto a destra da parte di un ipotetico immigrato è quindi un'espressione di doppia ingratitudine: nei confronti dei propri compatrioti neo-immigrati che oggi soffrono ogni sorta di offesa e di difficoltà e nei confronti della sinistra che lo ha aiutato e sostenuto fino a farne un cittadino, che è difficile che sia stata la destra a offrirgli sostegno in tal senso.

Un immigrato sano di mente, informato sul paese in cui vive e sulle forze politiche presenti sulla scena, attento ai propri interessi in quanto immigrato o quanto meno che conservi il senso di gratitudine una volta diventato cittadino, consapevole quindi delle nuove e insormontabili difficoltà che deve affrontare chi si trova oggi in una situazione peggiore di quella in cui esso stesso si è trovato appena qualche anno fa, non può che votare a sinistra. Ora, è ovvio che quando ci saranno - a destra - più esponenti che parlano di integrazione effettiva permettendo agli immigrati di non tribolare per rinnovare un permesso o per ricongiungersi con i propri cari, che parlano di concedere la cittadinanza automaticamente - e non a propria discrezionalità - a chi nasce sul territorio italiano o a chi accumula gli anni di residenza necessari per diventarlo, che vogliano riconoscere agli immigrati alcuni diritti elementari e che li difendano da certe forme di razzismo semi-istituzionalizzato, che sottoscrivano leggi che non siano lotterie della speranza e che garantiscano anche agli immigrati processi equi e imparziali prima che vengano espulsi, allora forse gli immigrati voteranno a destra. Quando sarà più forte la voce di Fini che vuole concedere il voto amministrativo agli immigrati o di Follini che riconosce alla comunità musulmana il diritto di insegnare ai propri figli la propria religione, con conseguenti atti concreti, che la voce - a volte presente anche negli stessi partiti dei sopracitati leader - di chi vorebbe sbattere tutti gli immigrati fuori o di chi vorrebbe istituire "canali preferenziali" discriminando sulla base della religione (sulla base di quale distorto ragionamento uno slavo che sgozza i proprietari delle ville dovrebbe avere un canale preferenziale rispetto ad un marocchino che raccoglie pomodori 16 ore al giorno? Sulla base del cognome?), forse gli immigrati saranno invogliati a votare a destra.

Ma siccome non è cosi, non vedo motivi per essere eventualmente invogliato, un giorno, a votare a destra. Non so che cosa ha intenzione di fare veramente la sinistra, sappiamo tutti che siamo in campagna elettorale e che così come la Destra promette tante cose che vengono poi disattese, anche la sinistra lo potrebbe fare, a maggior ragione con gli immigrati (ma non è certo di suo interesse, se vorrà governare questo paese in futuro, anche perché il futuro - di destra o di sinistra - premierà la pazienza degli immigrati, che si ricorderanno molto bene chi è stato dalla loro parte e chi no). So solo che in questi ultimi anni almeno è stata la sinistra a indignarsi per le continue offese e violazioni dei diritti degli stranieri, che è stata la sinistra a impegnarsi e a combattere per concedere il voto agli immigrati (a differenza di chi si è detto d'accordo ma che, pur essendo al governo, non ha mosso un dito per concederlo). So che nel programma della sinistra viene affermato - nero su bianco - che si ha intenzione di ripartire da zero. Non so se questo porterà alla concessione effettiva del diritto di voto alle amministrative (ma credo di si), ma spero che porti quanto meno ad un miglioramento della situazione degli immigrati. Ecco perché io sono a favore della sinistra e lo dichiaro apertamente, anche a rischio di ritrovarmi i prossimi i cinque anni con un governo di destra (che, volente o nolente, dovrà anch'esso portare avanti certe riforme in materia). Non ho la minima intenzione di assistere passivamente ad una campagna elettorale che si gioca sui miei diritti e sulle mie speranze con la scusa che sarei un "ospite". Agli "ospiti" non si fanno pagare tasse e contributi, affitti e consumi. Io sono un essere umano, e dal momento che rispetto le leggi e osservo i miei doveri, pretendo anche i miei diritti. E fra questi, quello di esprimere la mia opinione e di schierarmi. Chi non si schiera (magari pur essendosi schierato in passato) è chi ha paura di perdere certi privilegi a seconda dell'esito della campagna elettorale. Mi auguro che anche gli altri immigrati la smettano di ragionare con la mentalità dei paesi d'origine: se si è dalla parte della ragione, non si può avere paura dei ricatti. E' vero che non possiamo votare, ma possiamo dare una mano in campagna elettorale e favorire la parte che ci sta a cuore, con la parola o con il sostegno economico. Quindi, si rassegnino pure quelli che, con la scusa che siamo stranieri, vogliono che stiamo zitti senza esprimere nessuna opinione e senza parteggiare per nessun fronte. Fino a prova contraria, la libertà di espressione è garantita a tutti indipendemente dalle origini e fare il tifo a sinistra non è apologia di terrorismo.

mercoledì 22 marzo 2006

Libri ottusi

Non ho letto i libri di Oriana Fallaci, ma ho letto i numerosi estratti pubblicati dalla stampa. E ho ricavato l'impressione che si tratti di libri ottusi". Lo ha detto lo scrittore indiano Salman Rushdie, colpito del 1989 dalla fatwa islamica, in un'intervista concessa al "News Settimanale, da domani in edicola. "Quando ci si abbassa al livello della denigrazione - ha aggiunto Rushdie - non si contribuisce a un dibattito ne' si ha alcuna chance di ottenere ragione, motivo per cui anche a livello tattico mi sembrano libri mal concepiti. Detto questo, credo che sia giusto permettere a Oriana Fallaci di dire cio' che vuole. Come per David Irving (lo storico britannico che nega l'Olocausto, ndr)".

Su Macchianera

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martedì 21 marzo 2006

Adotta il voto di un immigrato

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Fra poche settimane i cittadini italiani saranno chiamati a votare il nuovo governo. Circa 3 milioni di stranieri regolarmente residenti in Italia non lo potranno invece fare, nonostante rappresentino il 9% della forza lavoro, paghino tasse e contributi e/o investano soldi in Italia contribuendo alla crescita di questo paese. Per la Destra essi si materializzano solo quando fanno la fila per tre giorni davanti agli uffici postali. Di conseguenza, non è loro permesso esprimere un'opinione non solo sull'operato del governo del paese dove si dipanano le loro vite, dove investono i loro soldi, dove sognano un futuro, ma non potranno nemmeno rispondere, con lo strumento del voto, a chi li offende quotidianamente e gratuitamente. I cittadini italiani però lo possono fare. Per se stessi, innanzitutto. Ma anche per i loro vicini di casa o per i loro colleghi di lavoro stranieri che vivono nello stesso paese, svolgono gli stessi lavori, pagano le stesse tasse, aiutano i propri familiari nei paesi di origine mentre subiscono ogni tipo di insulto e di angheria, ogni tipo di ricatto e di sfruttamento garantito e perpetuato da leggi che i cittadini italiani stessi possono cambiare. La possibilità di ritrovarsi per altri cinque anni alla mercé della Lega e delle svariate espressioni neofasciste che sono confluite ultimamente nella coalizione della Destra, mi riempie di orrore per le nostre esistenze, i nostri investimenti materiali e affettivi e il nostro stesso diritto alla vita in questo paese. Ma quello che mi preoccupa ancora di più è vedere alcuni cittadini italiani - di sinistra o vicini ai suoi ideali - esternare la loro volontà di astenersi dal voto mentre intere popolazioni vengono bombardate dalle Destre proprio con la scusa di regalare loro questo diritto. L’astensione è una prospettiva orribile per chi deve subire una miriade di provvedimenti e di esternazioni a dir poco umilianti senza possibilità di cambiare le cose in meglio per sé stesso e per tutti. Ritengo che le idee espresse nel programma dell'Unione in materia di immigrazione siano un balsamo capace di lenire ferite che rischiano di incancrenirsi irrimediabilmente. Quindi, cari amici italiani, se non volete votare per voi stessi, fatelo almeno per noi. Se non avete a cuore i vostri interessi, abbiate pietà almeno delle nostre esistenze, della nostra dignità umana calpestata ogni santo giorno. Adottate i nostri voti e quelli dei nostri figli. Andate a votare, per il bene dell'Italia.
Sherif El Sebaie, Il Manifesto, P.12
Per aderire alla campagna "Adotta il voto di un immigrato", si può ripubblicare il testo della sopra riportata "Lettera agli italiani" pubblicata oggi (Martedi 21 marzo 2005, giornata mondiale contro il razzismo), ripubblicare la vignetta del mitico Mauro Biani* o esporre - sui propri siti e blog - il banner della campagna. Il codice html del banner è prelevabile nel piccolo box sottostante:


* Mauro Biani, illustratore, vignettista, educatore professionale. Collabora freelance con “Vita”, magazine sul terzo settore, “Pizzino” mensile palermitano di satira, “Dimensioni Nuove”. Pubblica illustrazioni e vignette su “Par Condicio”, “ALTREconomia”, “Azione Nonviolenta”, “Vicenza ABC”, “Idea vegetariana”, "Libera", "Macramè", “Volontari” del VIS. Ha disegnato anche per “Diario”, “Avvenimenti”, “Antimafia 2000” e “Frigidaire”.

lunedì 20 marzo 2006

In Egitto la fucina del dialogo

Inizia oggi fra le polemiche la visita in Egitto del principe Carlo d'Inghilterra, accompagnato dalla moglie Camilla, dopo che molti docenti si sono opposti alla laurea honoris causa che la prestigiosa Università del Cairo "Al Azhar" intende assegnare all'erede al trono britannico. Il riconoscimento dell'Università al Azhar del Cairo intende sottolineare l'interesse mostrato dal principe "Charles" nei confronti dell'Islam e il suo lavoro teso ad approfondire il dialogo fra il mondo islamico e quello occidentale. Ma molti letterati e docenti universitari hanno dichiarato che l'interesse del principe d'Inghilterra nell'Islam non è così ampio da meritare un premio tanto prestigioso. L'Università ha tuttavia ribadito l'intenzione di attribuire al principe britannico il riconoscimento. Il viaggio in Egitto di Carlo e Camilla, duchessa di Cornovaglia, è il secondo viaggio all'estero della coppia reale da quando si sono sposati e la prima tappa di un tour che durerà due settimane e che li porterà anche in Arabia saudita e India.
Isolare il terrorismo togliendogli qualsiasi significato religioso a cominciare da quello ''musulmano'', ha invocato oggi il presidente del Comitato per il dialogo dell'Alto consiglio islamico d'Egitto, Aly El Samman intervenendo al Congresso mondiale degli Imam e dei Rabbini per la Pace. ''Bisogna fare del terrorismo un concetto unico,isolato'' ha detto El Samman citato dall'agenzia Efe, invitando a evitare senza eccezioni l'espressione ''terrorismo musulmano''. ''Possiamo essere d'accordo in qualcosa: Nel non utilizzare la qualifica religiosa unita al terrorismo'' ha detto El Samman accolto da un fragoroso applauso. Con lui si e' detto d'accordo il portavoce del Congresso mondiale ebraico, Israel Singer invitando a passare dalle parole all'azione creando ''un sistema di fiducia fra noi che siamo la punta di lancia delle diverse sfiducie, per dirlo eufemisticamente, che ci sono nel mondo''. L'Imam Sayed Mustafa Al Qazimi, rappresentante degli sciiti ha assicurato che ''non esiste antisemitismo ne' nel Corano ne nell'Islam'' ed ha citato a tal proposito i riferimenti ai profeti ebrei contenuti nel Libro sacro dei musulmani

Arabo: negli atenei è boom!

Se per la maggior parte degli studenti italiani leggere un testo in arabo rappresenterebbe un'assoluta novità, per quelli universitari le 28 lettere dell'alfabeto fonetico e la scrittura con solo tre vocali sono ormai una piacevole costante. Negli ultimi anni infatti si è moltiplicato negli atenei del nostro paese il numero di giovani che si dedica allo studio delle lingue, agli usi e ai costumi dei popoli dell'area mediterranea. I corsi di laurea che prevedono esami di arabo (ma anche di slavo, turco e albanese) al nord come al sud stanno facendo registrare un sorprendente pieno di iscritti. Merito della globalizzazione che ha fatto intravedere ai nostri studenti la possibilità di penetrare in un mercato lavorativo che offre molte opportunità, ma soprattutto - dicono gli esperti - dell'11 settembre che ha contribuito ad accendere i riflettori su una realtà fino ad allora per lo più sconosciuta.

Chi gira il mondo

"Ebbene, chi gira il mondo e ha contatti sia con la gente sia con le istituzioni di altri paesi sa che il mondo ride di noi. Siamo ridiventati oggetto di dileggio e di sconsiderazione, un pessimo esempio da non imitare per il resto del mondo che pure non brilla per saggezza e senso di responsabilità. Nella classifica della competitività economica siamo scivolati al quarantasettesimo posto, ma in quella del prestigio siamo sotto zero, alla stregua del colonnello Gheddafi e forse anche più giù. Se non ci fosse Ciampi ci avrebbero già cacciati a pedate dai consessi internazionali"
Eugenio Scalfari, La Repubblica

sabato 18 marzo 2006

Una storia all'indietro

Ma la storia dei passi all'indietro non si arresta qui, e questo inizio del terzo millennio è stato prodigo di passi del gambero. Tanto per fare qualche esempio, dopo il cinquantennio di Guerra Fredda, abbiamo avuto con l'Afghanistan e l'Iraq il ritorno trionfale della guerra guerreggiata o guerra calda, addirittura riesumando i memorabili attacchi degli "astuti afghani" ottocenteschi al Kyber Pass, una nuova stagione delle Crociate con lo scontro tra Islam e cristianità, compresi gli Assassini suicidi del Veglio della Montagna, tornando ai fasti di Lepanto (e alcuni fortunati libelli degli ultimi anni potrebbero essere riassunti col grido di "mamma li turchi!"). Sono riapparsi i fondamentalismi cristiani che sembravano appartenere alla cronaca del XIX secolo, con la ripresa della polemica antidarwiniana, ed è risorto (sia pure in forma demografica ed economica) il fantasma del Pericolo Giallo. Da tempo le nostre famiglie ospitano di nuovo servi di colore, come nel Sud di Via col vento, sono riprese le grandi migrazioni di popoli barbari, come nei primi secoli dopo Cristo, e (come osserva uno dei pezzi qui pubblicati) rivivono almeno nel nostro paese riti e costumi da Basso Impero. È tornato trionfante l'antisemitismo con i suoi Protocolli, e abbiamo i fascisti (per quanto molto post, ma alcuni sono ancora gli stessi) al governo. D'altra parte, mentre correggo le bozze, un atleta allo stadio ha salutato romanamente la folla plaudente. Esattamente ciò che facevo io quasi settant'anni fa da balilla - salvo che io ero obbligato. Per non dire della Devoluzione, che ci riporta a un'Italia pre-garibaldina. Si è riaperto il contenzioso post-cavouriano tra Chiesa e Stato e, per registrare anche ritorni quasi a giro di posta, sta tornando, in varie forme, la DC. Sembra quasi che la storia, affannata per i balzi fatti nei due millenni precedenti, si riavvoltoli su se stessa, tornando ai fasti confortevoli della Tradizione.

Umberto Eco, A passo di gambero.

venerdì 17 marzo 2006

Senza veli

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Nawal Al Saadawi (1939), laurea al Cairo (1955). Il suo primo libro, Woman and sex, nel 1972 le costa la cacciata dal Ministero della Sanità e la persecuzione delle autorità religiose. A metà degli anni 90, è costretta all'esilio perché il suo nome compare nella lista di morte di un gruppo fondamentalista. L'ultima persecuzione nel 2001, quando solo una grande mobilitazione internazionale la salva da un processo per apostasia e dal divorzio coatto chiesto, contro la volontà sua e di suo marito, da un avvocato integralista. Le sue posizioni le sono costate complessivamente dieci anni di carcere. Tra i suoi scritti Firdaus, storia di una donna egiziana (2001) e Una figlia di Iside (2003).

Dott.ssa Al Sadawi, come vede la sua vita in un paese arabo ed islamico, come l’Egitto?

In occidente credono che la gente del cosiddetto mondo islamico sia tutta velata e oppressa. Non è vero! Io sono nata, cresciuta, ho studiato e lavoro in Egitto. E combatto tuttora contro il regime egiziano. Viviamo in un solo mondo, quelle terminologie non hanno senso. Io mi arrabbio quando mi declassano a cittadina “del terzo mondo”. E non capisco chi parla di Medio Oriente. Medio rispetto a chi? Rispetto a Londra, quando occupava l’area? Ebbene.. Io oggi spesso dico ai miei amici, quando vado negli Stati Uniti che sto partendo “per il Far West”. E loro ridono, giustamente. Non capisco nemmeno chi si dichiara scrittore post-coloniale. Ma se viviamo nella nuova era coloniale!

Il suo lavoro intellettuale è soggetto a censura o impedimenti di qualche natura?

Il mio ultimo libro, intitolato “Il romanzo”, è stato censurato sia dall’Azhar (l’università islamica del Cairo, ndr) che dalla Chiesa Copta. La protagonista era una ragazza povera rimasta incinta al di fuori del matrimonio, e che non voleva abortire. Parte per la Spagna, alla ricerca di un lavoro. Non voleva abortire, e parlava a sé e al suo bambino invisibile che ho paragonato al figlio della Vergine. Ebbene, la Chiesta si è arrabbiata e lo ha censurato. Ho anche scritto della povera gente che guarda il cielo, chiede aiuto ma il Cielo guarda silenziosamente e non risponde. E anche l’Azhar si è offeso e l’ha censurato. Alle istituzioni religiose non piace chi critica la religione. Quarant’anni fa, scrivevo cose molto più audaci e non venivano censurate. Oggi si, invece.

Secondo lei l’Islam è la fonte dei guai del mondo arabo, come sostengono altri scrittori e scrittrici, soprattutto in Occidente?

Chi scrive queste cose è un ignorante che non ha studiato l’Islam. Perché non si può capire l’Islam senza paragonarlo alle altre religioni. E il comune denominatore di tutte le religioni, senza eccezione, è il razzismo e la misoginia. Dobbiamo reinterpretare la religione, cambiarla, rivoluzionarla. Non dobbiamo essere spaventati nel farlo. E’ paradossale come oggi la gente riesce a criticare la religione altrui e non la propria. Oggi, la religione è diventata una comodità commerciale, sbandierata dai politici per guadagnare voti. Il fanatismo religioso e il sistema politico capitalistico-imperialista si stanno alleando e aumentando.

Cos’è la religione, allora, per lei?

La religione è la creatività, l’immaginazione, la scienza, la libertà, l’amore. Se la religione non è per l’amore, allora non ne abbiamo bisogno: mi ricordo ancora mia nonna, analfabeta, mentre fronteggiava il sindaco del villaggio, seduto come un faraone con il Corano in mano. Quando gli disse che stava sfruttando i contadini e lui le rispose: “Stai zitta, analfabeta! Tu non hai letto il libro di Allah”, lei gli rispose: “Conosco Dio meglio di te. Dio è giustizia!”. Ecco: Dio è amore, uguaglianza, pace: non è un libro. Non esce dalle tipografie. La mia prima lettera a Dio l’ho scritta quando avevo sette anni, quando mia nonna giustificò il trattamento speciale riservato a mio fratello: non capivo perché Dio avrebbe dovuto discriminarmi in quanto donna. La religione, in realtà, non è un’ideologia morale o spirituale: è un’ideologia politica ed economica. In tutti i libri sacri troviamo doppi standard per i governanti e i governati, per i maschi e le femmine. Troviamo rapporti di forza, concezioni di classe. Guardi il giudaismo: è una religione molto politica, che parla di una “terra promessa”. L’invasione e l’occupazione delle terre altrui non è religione, deve essere inserita in un contesto storico e politico.

E la democrazia?

La democrazia non è quella americana dove solo alcuni milionari hanno la possibilità di concorrere, facendo leva su una buona percentuale di votanti appartenenti alla coalizione fondamentalista cristiana. Non è nel sistema multi partitico o nel voto. Non è nemmeno nella libertà di espressione. La democrazia è il diritto di ogni cittadino ad avere un buon lavoro, una vita sessuale, una giustizia sociale, politica e religiosa. La mia candidatura alle elezioni presidenziali in Egitto era un atto simbolico: volevo scuotere il sistema faraonico di governo. Volevo dimostrare ai 70 milioni di egiziani che era possibile per una donna candidarsi alle elezioni. Ma era anche un modo per denunciare le modalità con cui si sono svolte. Le abbiamo smascherate davanti all’opinione pubblica.

Come vede la situazione, oggi, in Iraq e in Palestina?

Ogni popolo ha il diritto di difendere sé stesso con tutti i mezzi a sua disposizione. Deve fare il possibile per cacciare l’occupante. Bush ha ucciso migliaia di persone e lo stesso vale per Sharon. Perché nessuno li processa? L’Onu dovrebbe farlo, ma Kofi Annan è in combutta con loro. I terroristi grandi sono quelli che devono essere puniti perché quelli piccoli sono il risultato del terrorismo di quelli grandi.

Lei si è particolarmente distinta nella battaglia contro il fondamentalismo islamico. Cosa fa per vincere la paura? Non sente il bisogno di avere una scorta?

Una scorta? Non esiste! Non c’è, non la voglio e ho sempre rifiutato la scorta: Uno potrebbe salire su un aereo e precipitare in un istante. Chi è coraggioso muore una volta sola. Guardi…Siamo diventati, io e mio marito, parte integrante del pericolo, come se fossimo dentro un aereo, e quindi non lo sentiamo affatto. Quando dice qualcosa che proviene dal cuore, è potente. Il mio secondino, in Egitto, frugava nella mia cella e diceva: se dovessi trovare carta e penna, sarebbe più pericoloso che trovare un fucile. Ecco perché gli scrittori non cooptati dal governo vanno in prigione, o in esilio.

Qual è la missione di uno scrittore o di intellettuale in questo nuovo contesto internazionale?

Gli slogan in cui credo sono due: “Togliere il velo alla mente” e “l’Unione fa la forza”. Dobbiamo svelare il linguaggio, demistificare l’informazione. Il velo della mente è quello pericoloso e noi oggi abbiamo le menti velate dai media, dal sistema educativo, dall’informazione frammentata che riceviamo. Oggi partecipo ad un convegno sulla Spiritualità, ma io ero contraria alla stessa denominazione: non possiamo dividere lo spirito dalla mente e dal corpo. Altrimenti non saremmo esseri umani. E gli esseri umani devono celebrare la loro similitudine, non le loro differenze. Dobbiamo assolutamente trascendere le differenze religiose, sociali, sessuali, nazionali, etniche e unirci come esseri umani.
Intervista a cura di Sherif El Sebaie, pubblicata su "Minerva".

giovedì 16 marzo 2006

Ma la guerra non era finita?

Le forze Usa in Iraq hanno lanciato la più ampia offensiva aerea dall'inizio del conflitto, nel marzo del 2003. Lo ha reso noto il comando americano precisando che l'operazione interessa l'area intorno a Samarra, a un centinaio di chilometri a nord di Bagdad, dove si ritiene che siano attestati nuclei di guerriglieri. Nell'attacco sono impiegati più di 50 aerei, 1.500 militari statunitensi e iracheni, 200 veicoli.

Immigrazione e Islam

Il collegio per i reati ministeriali del tribunale di Roma ha iscritto il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu nel registro degli indagati a seguito dell'esposto presentato da Elettra Deiana (prima firmataria) assieme ad altre 29 persone, tra cui alcuni deputati del centrosinistra, sugli sbarchi di immigrati clandestini a lampedusa del settembre-ottobre 2004 e del marzo 2005. L'iscrizione risalirebbe allo scorso ottobre. Il titolare del Viminale è indagato sotto la specie dell'ex articolo 328 c.P., che riguarda l'omissione di atti d'ufficio. "La notizia è molto rilevante- afferma il legale dei denuncianti - perché nessuno ha denunciato Pisanu. La denuncia è contro ignoti, vuol dire che c'è una attività autonoma di indagine della magistratura". Insomma, l'iscrizione di Pisanu nel registro degli indagati "non era un atto dovuto". L'esposto sostanzialmente denuncia l'irregolare respingimento in Libia di buona parte degli immigrati arrivati a Lampedusa in quei mesi, anche attraverso l'esclusione dalle attività di controllo della legalità delle associazioni che difendono i diritti dei cittadini stranieri. La gestione dell'emergenza da parte del ministero dell'Interno, scrivono i denuncianti, "ha portato a un complesso di pratiche illegali e a-legali che hanno avuto come conseguenza l'effetto di determinare illecitamente la privazione della libertà personale di alcune migliaia di persone". Intanto, la Lega Nord è stata espulsa dal gruppo di Indipendenza e Democrazia (Id) dell'Europarlamento per le sue posizioni sull'Islam e dovrà rientrare nel gruppo dei non iscritti. Lo ha annunciato nell'ultima giornata della sessione plenaria il presidente del gruppo, il danese Jens Peter Bonde. I quattro rappresentanti della Lega, Umberto Bossi, Mario Borghezio, Francesco Speroni e Matteo Salvini erano entrati nel gruppo, che include numerosi euroscettici e partiti di destra, dopo le ultime elezioni europe.

mercoledì 15 marzo 2006

Brava gente

Otto ore in coda, una notte sul marciapiede per presentare la domanda di permesso di soggiorno alle poste e trovarsi beffati dal proprio datore di lavoro. È avvenuto a Collegno, in provincia di Torino, dove Mohamed, un marocchino di 45 anni, dopo la lunga coda per consegnare la busta preparata dal suo datore di lavoro, ha scoperto che dentro il plico vi erano solo fogli bianchi. L'immigrato, che aveva preso un giorno di ferie per fare la coda in posta, accortosi che sul tagliando della raccomandata mancava il codice del modulo compilato che doveva essere nel plico, ha aperto la busta e ha scoperto che l'uomo per cui lavora lo aveva beffato: non aveva presentato alcuna domanda. Gli aveva consegnato la busta sigillata con la colla, assicurando che era tutto a posto e che doveva solo spedirla, e non gli aveva neppure dato i soldi per pagare la raccomandata. Ma dentro la busta c'erano solo fogli bianchi.

Una lotteria disumana

c’è già un gruppo di albanesi con una lista in mano, arrivata al numero 12. Guardo l’orologio: mezzogiorno e venti. Più di ventisei ore prima. Com’è possibile? Chiedo al ragazzo con la lista in mano e lui mi dice che è qui davanti da ieri mattina. Poi mi incoraggia a mettermi in lista e io, un po’ imbambolato, scrivo un 13 e ci metto vicino il mio nome; ma non sono affatto preparato, in realtà, per passare qui davanti anche tutto il pomeriggio; e in più col 13 non sarà facile rientrare nella quota: dicono che i posti disponibili per Prato siano solo 180, gli sportelli abilitati nei vari uffici postali della città sono venti, perciò potrei avere davanti dodici per venti, oh no, duecentoquaranta persone. Ma la mazzata vera arriva quando parlo con Marco Brachi, il direttore, che conosco perché i nostri figli giocano insieme a pallanuoto, e scopro che ogni persona potrà presentare cinque domande. Macome? Ho consultato decine di siti Internet e questa cosa non c’era scritta. Cinque per dodici sessanta, per venti milleduecento: ho chiuso. [...]
Anna esce, sorridente. Mi dà la mia ricevuta e io guardo subito l’ora: 14.31 minuti, 36 secondi, 987 millesimi. Ce l’ho fatta di sicuro. L’abbraccio, ma ecco che esce Altin, rosso in viso, l’aria disperata. 14.32 e rotti, per lui, perché l’impiegata si è incasinata e Altin è piombato nella disperazione. «Non ce la farò — ripete — con 32 non ce la farò mai!». Cerco di farlo ragionare: come possono essergli passate davanti centottanta persone in due minuti? Ma lui comincia a sbrodolare che per gli albanesi la quota è minore, scuote il capo, non si dà pace. Lo abbraccio, gli ripeto che ce l’ha fatta, può stare tranquillo e alla fine si calma un po’. «Sì — ammette— ho speranza». Poi mi chiede che ora ho spuntato io e non ho il coraggio di dirgli che gli ho dato quasi un minuto, non lo reggerebbe. «Eee, 14.34— dico —. Ma ho speranza anch’io». Chi non ce l’ha di sicuro è la massa di cento e più persone che si snoda nella fila e impegnerà l’ufficio postale nelle prossime due ore con la consegna di domande del tutto inutili. Perché questa legge è assurda, assurda. E se puta caso Altin rimanesse davvero fuori, sarebbe anche disumana.
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martedì 14 marzo 2006

Il Fondaco dei Turchi

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Anonimo fiorentino, Marinai turchi in un porto italiano.
Prima metà del XVIII secolo
Nel 1575, a Venezia, c'era un Doge comunista e il Senato della Serenessima era in mano alla sinistra. Non si può spiegare altrimenti infatti la proposta approvata il 16 agosto 1575 dal Senato Veneziano circa la creazione - su richiesta dei turchi e all'indomani della firma del trattato di pace del 1573 - di uno spazio "loro riservato come quello che hanno gli ebrei nel loro ghetto", e come quello assegnato ai tedeschi residenti a Venezia "al fine di agevolare il commercio". Uno scandalo ancora più grave se si pensa che, nel 1579, si elesse l'Osteria dell'Angelo come sede del Fondaco (albergo) dei Turchi. Come se non bastasse, per far fronte agli episodi di intolleranza di cui erano spesso vittime i mercanti turchi, nel 1594, gli Avogadori di Comun, le autorità giudiziarie veneziane (i soliti magistrati rossi), emisero un decreto in cui si comminavano pene come l'esilio, il carcere o le galere a chiunque commettesse un reato, con parole e azioni, nei loro confronti che - a quanto dicevano - "era desiderio della Repubblica che costoro potessero vivere e svolgere i loro affari in pace e soddisfacentemente come hanno fatto finora". Di fronte a tal servilisimo sinistroide, venne presentata nel 1602 all'autorità di governo veneziana, una petizione - anonima - in cui veniva espressa una violenta condanna di tale iniziativa, con il ricorso ad argomentazioni politiche, economiche e religiose. Sembrava assistere ad un'interrogazione parlamentare della Lega o, nella migliore delle ipotesi, a una lettura di quelle "autorevoli" spesso ospitate da taluni quotidiani italiani. Sentite, sentite: in essa si sostiene che la presenza di un elevato numero di turchi riuniti in un sol luogo potrebbe risultare pericolosa in quanto potrebbe portare all'edificazione di una moschea e, quindi, all'introduzione del culto di Maometto, scandalo ancora più grave di quello già provocato dalla presenza degli ebrei e dei protestanti tedeschi. Si afferma che il comportamento lascivo dei turchi trasformerebbe la residenza in un "covo di vizio e un ricettacolo d'iniquità" e che la loro presenza potrebbe altresì favorire le loro mire politiche e mettere in pericolo il destino della Repubblica. Insomma: la solita pappardella odierna delle moschee pericolose, del proselitismo coranico, della delinquenza extracomunitaria e del pericolo dello "stato nello stato". Spiace dirlo ma pare che la mentalità di alcuni, al giorno d'oggi, sia ancora ferma al 1602 e cioè a ben 4 secoli fa (se non acora prima). Ma l'amministrazione veneziana comunista non demorde: facendo orecchie da mercanti (anche nel senso letterale del termine) regala addirittura ai turchi una sede ancora più ampia nel 1621. L'attività del fondaco andrà avanti indisturbata, interrotta solo dalla ripresa di ostilità fra veneziani e turchi, per poi subire un calo con la crisi economica che colpì tanto l'Impero ottomano quanto la Repubblica Veneziana durante il XVII e il XVIII secolo.

La storiella (vera) sopra riportata è per ricordare ai cari neoconnard che non sono "i comunisti" e tanto meno la "sinistra" il problema. Nei tempi in cui si svolgono i fatti del Fondaco turco, non c'erano né gli uni né l'altra. Non solo: si viveva in un mondo che era molto più "consapevole" delle proprie "radici cristiane" e che era immerso fino al collo nello scontro con il mondo dell'Islam di non quanto succeda oggi. In altre parole la natura "religiosa" dello scontro era un dato di fatto e sia da una parte che dall'altra ci si etichettava come "infedeli". La battaglia di Lepanto a cui oggi si appellano i neoconnard si era consumata infatti nel 1571 e la Repubblica di Venezia vi aveva partecipato con ben 150 galere, la parte più consistente dell'intera flotta della Lega Santa. Come si spiega allora l'atteggiamento del Doge, del Senato Veneziano e delle autorità giudiziarie, appena qualche anno dopo la cocente sconfitta inflitta agli ottomani? Molto semplice: l'economia. Sin dall'antichità è l'economia a muovere le fila del sistema geopolitico internazionale nei tempi di guerra e di pace e i neoconnard che credono di poter chiudersi come tartarughe rinunciando all'immigrazione e ai rapporti con il mondo islamico sono dei poveri illusi che non hanno capito come è sempre andato e come andrà ancora a lungo il pianeta terra. Non è questione di destra o di sinistra: di fronte alle emergenze economiche, tutti sono uguali e tutti devono fare i conti con l'immigrazione e i rapporti diplomatici, facilitandoli. La Destra lo fa con malavoglia, perché deve fare i conti con l'isteria populista, ma lo fa lo stesso. Basta pensare che una legge che porta il nome di Bossi ha regolarizzato ben 700.000 immigrati. Che il decreto flussi di quest'anno darà diritto a 170.000 nuovi immigrati di stabilirsi in Italia mentre nel 2005 erano solo 79.500 gli ammessi. E un giorno - e il tempo mi darà ragione - vedrete la Destra stessa costretta a riformare il diritto alla cittadinanza, il voto agli immigrati (come prospettato da Fini) e tutto quello che vi sembra ora roba marziana. Io mi auguro che vinca la Sinistra, affinché queste riforme avvengano presto, senza inutili giri di parole, tentennamenti, petizioni e articolacci assurdi. E proprio in virtù del potere economico, che chiede più immigrati, più forza lavoro, più contributi al sistema pensionistico italiano che rischia il collasso, sono ottimista circa la vittoria della coalizione del Centro Sinistra: non a caso Confindustria, banche e organi di stampa spingono in quella direzione. E credo che la visita del Rabbino Di Segni alla moschea di Roma e il Sì al Corano nelle scuole da parte del Cardinal Martino siano già indici dell' inizio dell'era del cambiamento. Ad ogni modo, cari neoconnard, rassegnatevi: se non sarà con la Sinistra, sarà con la Destra e - volenti o nolenti - vi dovrete sorbire, prima o poi, il "Fondaco dei turchi" (inteso come presenza di immigrati e non come ghetto, ci mancherebbe) e, chissà, magari anche una legge che decreta l'esilio o le galere a chi si atteggia come voi. Venezia docet.

lunedì 13 marzo 2006

Una procedura semplice semplice

L'ora X, quella della presentazione delle domande per l'assunzione di lavoratori extracomunitari residenti all'estero scatterà solo alle 14,30 di martedì. Ma già dalla serata di lunedì rischia di rivelarsi una vera e propria emergenza quella che si apprestano a fronteggiare i 6.244 uffici postali abilitati ad accettare le istanze di nulla osta per 170mila uomini e donne autorizzati ad entrare entro quest'anno nel nostro Paese, come previsto dal decreto flussi approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 15 febbraio e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 7 marzo.
Una bottiglia d'acqua sotto il braccio e tanta pazienza per affrontare la lunga notte all'addiaccio davanti all'ufficio postale (per presentare la richiesta di assunzione come lavoratore extracomunitario). I primi a mettersi in coda nella sede di via Moscova sono due ragazzi rumeni: Emil e Cristiano, 40 anni in due, sono arrivati alle 15,50 di lunedì ma potranno presentare la richiesta di regolarizzazione allo sportello soltanto alle 14,30 di martedì.
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D(h)immi chi sei...

Sin dalla nascita dello stato islamico a Medina, nel 622, fino al 1839 in Turchia, era in vigore - nel mondo islamico - un sistema per il trattamento delle minoranze religiose chiamato Dhimma. Il sistema consisteva nel garantire alle suddette minoranze (cristiani, ebrei ma anche zoroastriani, sabei, sikh e indù) la libertà di culto e una piena autonomia nella gestione dei propri affari: erano quindi in funzione, all'interno dell'Impero islamico, corti patriarcali e rabbiniche che dettavano legge in materia di diritto canonico, matrimonio, eredità, scuola e che riscuotevano persino tasse proprie. Il sistema prevedeva anche, secondo un documento redatto dal califfo Omar (morto nel 644) ma che potrebbe essere stato compilato sotto il governo di Umar II (681-720), e che comunque ricopia codici legali bizantini e persiani, alcune restrizioni: i cristiani non potevano avere chiese maestose e visibili, soprattutto se nelle vicinanze c'era una moschea, suonare le campane o fare proselitismo. C'erano anche restrizioni sugli abiti e i colori da indossare, sugli animali da cavalcare e si doveva pagare una tassa speciale: il testatico o Jizya. Il sistema scomparve nel 1839, data in cui il Sultano ottomano Abdul Mejid proclamò l’uguaglianza di tutti i sudditi davanti alla legge, anche grazie alla nascita dei movimenti nazionalisti in cui erano attivi molto cristiani e alle pressioni occidentali. Anche se la Dhimma sembra ai nostri occhi poco tollerante per via delle limitazioni giustamente inconcepibili nella nostra epoca - ma perfettamente spiegabili se calate nel contesto socio-culturale dell'epoca - esso rappresentava, soprattutto nel medioevo - piaccia o meno - uno dei migliori in vigore. E se lo dice Padre Samir Khalil Samir, un gesuita italo-egiziano molto competente (e a volte anche molto tagliente nelle sue opinioni sul mondo islamico spesso pubblicate su Il Giornale), possiamo stare tranquilli: Padre Khalil infatti afferma infatti che il sistema “paragonato a ciò che l’Occidente ci offre nello stesso periodo, durante il Medioevo, era, a mio avviso, decisamente superiore. Il posto della persona, infatti, vi era garantito, nella misura in cui essa faceva parte di una comunità riconosciuta, e più comunità erano ammesse” e che il problema, semmai, è che ci sono fondamentalisti che ne sognano la re-introduzione, non avendo accettato il concetto di "nazione" dove tutti i cittadini sono uguali indipendentemente dalla religione e dove una legge dello stato, come quella promulgata dal presidente egiziano Sadat, può imporre la presenza di una chiesa accanto a ogni nuova moschea costruita. Non mi voglio dilungare sulla cosiddetta "persecuzione" dei cristiani nel mondo islamico: la persecuzione è quando uno stato preclude - per legge - certi settori di attività o la libertà di culto alle minoranze che sono soggette al suo potere. Ci sono ovviamente molte difficoltà da superare, ma spesso e volentieri le autorità eccelsiastiche locali hanno collaborato con le autorità statali per superare piano piano i problemi, prendendo le distanze dagli agenti provocatori che, irresponsabilmente, dall'estero invocano sanzioni e guerre che non possono che complicare la situazione delle minoranze cristiane nei paesi di origine.

Ma non è questo l'argomento di questo post. Questo post è infatti rivolto a chi blatera di una presunta volontà da parte degli immigrati musulmani di introdurre in occidente, nella fattispecie in Italia, il sistema della Dhimma o a chi chiede la cosiddetta "reciprocità". Ebbene, mi dispiace doverlo dire, ma sono fermamente convinto che mentre nel mondo arabo è stato abolito il sistema della Dhimma, in Italia esso sia tuttora in vigore nei confronti di tutti gli immigrati, specie i musulmani. Mi spiego meglio, e con esempi concreti, affinché nessuno abbia da ridire: il sistema della Dhimma concedeva la libertà di culto alle minoranze religiose nel mondo islamico a patto che la pratica religiosa fosse il più possibile meno appariscente. Teoricamente non doveva concedere autorizzazioni alla costruzione di nuove chiese, ma limitarsi a concedere quelle funzionali al restauro di quelle vecchie (cosi facevano i bizantini con le sinagoghe). Dico "teoricamente" perché difatti la storia e i documenti cristiani dell'epoca dimostrano che spesso tali restrizioni non venivano osservate (o invece inasprite) a seconda dei momenti politici: spesso e volentieri però troviamo testimonianze di processioni religiose pubbliche a cui partecipavano anche i Sultani o di nuove chiese costruite per ordine degli stessi. Al contrario, nell' Italia di oggi ci si vanta della "libertà di culto" a patto che i musulmani preghino negli scantinati, nei garage, nei cortili e sui marciapiedi e non in una moschea. Si tollera la presenza di cosiddette "moschee" che hanno dovuto di fatto presentarsi legalmente come "centri culturali" e si insorge ogni volta che si parla della costruzione di una moschea più o meno appariscente, magari con minareti di cristallo come quella dell' "Imam italiano", già candidato per la consulta islamica, Feras Jabareen. L'unica moschea riconosciuta come tale e che può vantare l'architettura del tipico edificio di culto islamico è quella di Roma, ma anche lì l'opinione pubblica è insorta per la sua vicinanza al Vaticano e ha chiesto che il suo minareto venisse abbassato e che la sua architettura non superasse per sontuosità i luoghi di culto cristiani. Ebbene, questa è o non è Dhimma?

Non solo. La concezione - mi dispiace definirla medievale - che parte dell'opinione pubblica italiana ha nei confronti degli immigrati musulmani in Italia, non concede nemmeno - in questa nostra era - quei diritti che erano garantiti alle comunità religiose minoritarie nell'Impero musulmano del medioevo, tipo il diritto di decidere in materia di insegnamento della propria fede ai propri figli o il poter contare sui contributi versati da chi lo desidera. Lungi da me ovviamente pretendere che ci siano anche corti islamiche - così come nel medioevo erano in funzione corti patriarcali e rabbiniche in terra musulmana - ma non si può che rimanere colpiti dall'ottusità con cui è stata accolta la proposta di insegnare il Corano agli studenti musulmani nelle scuole italiane o la richiesta dell'8 per mille: se si garantisce una lettura moderna e tollerante del Corano e un impiego sociale e trasparente dei fondi, non vedo infatti dove è il problema. Questa ottusità quindi è o non è Dhimma? Nel mondo musulmano non erano imposte limitazioni abitative né lavorative, le minoranze religiose potevano vivere ovunque anche se preferivano aggregarsi attorno ai propri luoghi di culto e avevano accesso a tutte le professioni. In Italia, anche se non sono sanciti per legge i ghetti, di fatti molti italiani sono restii ad affittare i propri appartamenti ad extracomunitari, lasciandoli nelle mani degli sfruttatori che li intasano in mansarde schifose a cifre esorbitanti, e spesso e volentieri si legge vicino agli annunci "no extracomunitari". La legge italiana in materia di lavoro per stranieri preclude loro alcune professioni: non possono svolgere infatti quelle di avvocato, agente di cambio, revisore ufficiale dei conti, mediatore professionale, mediatore marittimo, di notaio, di vigilanza o custodia di proprietà mobiliari e immobiliari, di investigazione e ricerche per conto di privati; questa è o non è Dhimma? Nel mondo musulmano, quando era in vigore il sistema della Dhimma, non veniva visto di buon occhio l'affidamento di un posto di comando politico, militare o finanziario ad un cristiano anche se la storia dell'Islam racconta di cristiani ed ebrei che hanno occupato incarichi di ministri, segretari amministrativi e medici di fiducia dei Sultani e dei governanti, riuscendo anche ad accumulare ricchezze e fortune personali. In Italia l'opinione pubblica insorge appena si parla di diritto di voto passivo o attivo per gli immigrati. Questa è o non è Dhimma? Persino la Jizya si vuole riscuotere: come si spiega infatti la richiesta avanzata da parte della Lega Nord di prelevare 50 euro per ogni rinnovo di permesso di soggiorno, se il lavoratore extracomunitario paga anche tasse e contributi come qualsiasi cittadino italiano? Questa è o non è Dhimma? Il sistema della Dhimma trattava le minoranze religiose in quanto comunità e non in quanto individui singoli, procedimento assai frequente nell'antichità. In Italia è stata costituita - caso unico - una cosiddetta Consulta Islamica. Questa è o non è una concezione di Dhimma? Nel mondo islamico tutte le restrizioni decadevano se il Dhimmi si convertiva, così come in Italia parte di queste restrizioni decadono quando si ottiene la cittadinanza, procedimento - mi dispiace dirlo - assai più arduo della conversione religiosa nel medioevo. Questa è o non è Dhimma?

Quanto sopra esposto di certo farà indignare non pochi razzisti che non vogliono ammettere la verità. Perché secondo me dimostra che alcuni si lamentano così tanto di un sistema, quello della Dhimma, che avevo senso e funzionalità secoli addietro e che non è più in vigore nel mondo musulmano, mentre nella propria concezione mentale si ripropongono - in questo secolo - gli stessi atteggiamenti e le stesse limitazioni che erano in vigore nell'antichità bizantina, persiana ed islamica. Con quale faccia si chiede la "reciprocità" se - pur con tutte le difficoltà burocratiche e di mentalità - nel mondo musulmano ci sono chiese, scuole cristiane, ore di religione per gli studenti cristiani mentre in Italia si assiste ad un patetico spettacolo ogni volta che si avanzano simili proposte? Con quale faccia si afferma che i musulmani vogliono imporre la Dhimma in Italia, se essi stessi sono trattati da alcuni come Dhimmi?

domenica 12 marzo 2006

Da Pisanu un Sì per il Corano

Le radici giudaico cristiane della nostra società vanno sì rivitalizzate ma senza pregiudizi ideologici e strumentalizzazioni politiche dei valori religiosi ed identitari. Giuseppe Pisanu si schiera contro i teocon italiani giudicandoli molto somiglianti agli estremisti islamici che "strumentalizzano i valori religiosi esclusivamente a fini politici e di conquista di potere". Il ministro dell'Interno rilancia alle forze politiche un invito alla pacatezza e alla ricerca del dialogo con il mondo islamico, un dialogo che a suo avviso potrebbe essere favorito nel nostro paese anche dall'introduzione dell'insegnamento del Corano nelle scuole italiane.
Signor Ministro, la proposta di introdurre lo studio del Corano a scuola ha suscitato in Italia, come era prevedibile, un dibattito acceso. Lei è favorevole?
"La discussione è appena iniziata, ma in linea di principio direi di si. Penso, naturalmente, alle scuole che hanno una consistente presenza di alunni musulmani, e tengo ben presenti i difficili problemi connessi alla definizione dei programmi e alla selezione degli insegnanti".

Allievi sulla consulta

"Non considero questo documento un manifesto dell’islam italiano ma un tentativo di autolegittimazione di quella parte dell’islam laico o moderato. Uno strumento per ottenere la stessa visibilità che hanno altre associazioni islamiche". Non usa mezzi termini il sociologo, esperto di islam, Stefano Allievi, per definire il documento discusso ieri dalla "Consulta per l’islam italiano". Il testo contiene, tra le altre cose, la condanna del terrorismo, la richiesta della libertà religiosa, il sostegno al diritto di Israele a convivere con uno Stato palestinese. "Principi – dice al Sir - pienamente condivisibili da tutte le componenti della Consulta. Il problema sta nel modo e nello scopo che hanno prodotto il testo". Secondo Allievi, infatti, "si è arrivati all’incontro con un documento già pronto e con alcune firme già concordate. Non credo che l’obiettivo fosse quello di condurre un’operazione unitaria". Dunque "un tentativo di dividere la componente musulmana" quasi una "replica del recente manifesto dei moderati dell’islam". "C’è una forte componente di laici, persone che non frequentano il mondo delle moschee e dell’associazionismo religioso musulmano. E’ stata una mossa di alcuni per ottenere visibilità nel panorama islamico italiano. Una scelta di poco respiro che non porta da nessuna parte. Senza dimenticare che non era compito della Consulta preparare questo tipo di documento".

sabato 11 marzo 2006

Ultimissima

''Il fatto che il marocchino arrestato il 19 febbraio nel quartiere Braida di Sassuolo sia gia' stato scarcerato (due giorni fa gli sono stati concessi gli arresti domiciliari, ndr) e adottato dai militanti islamici con l'obiettivo di diffondere il verbo di Allah, e' gravissimo e preoccupante''. Lo sostiene in una dichiarazione il consigliere regionale di Forza Italia Andrea Leoni, modenese, in riferimento alla vicenda del clandestino protagonista del movimentato arresto compiuto dai carabinieri, ripreso con un videofonino e poi diffuso sul web, che ha provocato numerose polemiche. Leoni definisce ''sbagliata la sua scarcerazione e inaccettabile il fatto che persone di tale specie siano legittimate a stare nel nostro Paese pur minacciando di fatto una guerra di religione contro di noi. La decisione del giudice di scarcerarlo - sottolinea il consigliere regionale azzurro - vanifica e offende l'operato delle forze dell'ordine impegnate a fermare questi individui senza scrupoli. E' un brutto segnale per i cittadini che si attendono dalla giustizia una risposta ferma e senza sconti verso chi delinque e minaccia l'ordine e la sicurezza pubblica''. ''La decisione di concedere gli arresti domiciliari presso la 'Lega islamica contro la diffamazione', dove a quanto risulta il violento islamico vive protetto e osannato, puo' apparire - afferma l'esponente di Forza Italia - come un invito a nozze per i tanti delinquenti extracomunitari che vivono nell'illegalita' sul territorio di Sassuolo. Non e' questa la giustizia che vuole la gente. Non questa la giustizia che vuole Forza Italia''.

Lettera di Oriana Fallaci

Cari amici neocon,

Ora mi chiedete: "Che cosa ha da dire, che cosa dice, su quella sciagurata e criminale proposta di un'ora di Corano a scuola?". Me lo chiedete a voce, con i tam tam, con i piccioni viaggiatori che spesso e volentieri mi sporcano il davanzale della finestra del mio attico ottocentesco nel centro di Manhattan (l'altro giorno sono andata a comprare un fucile per abbatterli e, facendo finta di non riconoscermi per via dell'elmetto, la negoziante me l'ha fatto pagare lo stesso, brutta stronza nazi-islamica!) e lo fate spesso rimproverandomi perché finoggi sono rimasta zitta. Quasi che il mio silenzio fosse stato un tradimento. E io che pensavo di non essere rimasta zitta neanche per un attimo, per paura di non finire di dire tutto quello che avevo voglia di dire prima che arrivasse la mia ora, quella vicina vicina che annuncio instancabilmente da quindici anni ormai. E ogni volta, cari amici neocon, scuoto la testa, mormoro a me stessa: cos'altro devo dire?!? Sono quattr'anni che dico. Sono quattr'anni che come una Cassandra mi sgolo a gridare «Troia brucia, Troia brucia». Quattr'anni che ripeto al vento la verità sui collaborazionisti che in buona o cattiva fede gli spalancano le porte. E sapete qual'è la novità? Sono stanca. Intimiditi come siete dalla paura d'andar contro corrente cioè d'apparire razzisti, vi è totalmente sfuggito lo spirito di quella patetica messinscena che si è consumata nel corso dell'ultima riunione della cosiddetta "Consulta per l'Islam italiano". Mentre voi vi si stracciate le vesti per un problema inesistente e costruito ad hoc per ingannarvi, quello dell'ora di Corano, è passato - con il beneplacito e l'approvazione del Ministro e con lo strombazzamento dei giornalisti collaborazionisti - un documento che ribadisce e richiede tutto ciò che ho sempre combattuto e osteggiato, tipo il "chiediamo interventi fattivi volti a tutelare le famiglie musulmane immigrate e, laddove ne ricorrano le condizioni di legge, a favorire il ricongiungimento dei coniugi e dei figli". Ma quali ricongiugimenti, barbari musulmani che non siete altro? Le orde dei vostri parenti? Mamme, babbi, fratelli, sorelle, zii, zie, cugini, cognate incinte, e magari i parenti dei parenti? Cosa intendono per l' "incrementare il numero di studenti dei paesi musulmani che possono frequentare l’Università in Italia"? E io che speravo che le cose cambiassero e che questi criminali studenti musulmani venisse loro proibito d'iscriversi a un'Università per studiare chimica e biologia: le due scienze necessarie a scatenare una guerra batteriologica. Quegli stessi studenti che in consulta passano in quota moderati e poi si guardano bene dall'approvare documenti a cui sono contrari i nazi-islamici preferendo l'astensione. Ma la cosa più scandalosa, la cosa più vergognosa, la cosa che più mi ha fatto montare il sangue alla testa fino a far saltare l'elemetto che indosso di notte è l'apertura di quel novello trattato di capitolazione che parla dell'Islam come di "una religione di pace che promuove il dialogo e la fratellanza e che da sempre si è integrata all’interno di società e culture diverse dando vita a civiltà che costituiscono una ricchezza per l’intera umanità". Quale civiltà-ricchezza, sfrontati?!? Quale pace-dialogo-fratellanza, sfacciati?!? In Italia i vostri avi non hanno portato nulla fuorché il grido «Mamma li turchi». Da Mazzara a Siracusa, da Siracusa a Taranto, da Taranto a Bari, da Bari ad Ancona, da Ancona a Ravenna, da Ravenna a Udine, da Genova a Livorno, da Livorno a Pisa, da Pisa a Roma, da Roma a Salerno, da Salerno a Palermo, i vostri avi sono sempre venuti per prendere e basta. Razziare e basta. E la cosa più patetica, più scandalosa, più vergognosa, è che in virtù di questo elogio della religione della pace e della tolleranza, si auspica "un processo ampio di integrazione volto sia a valorizzare i principi universali della religione islamica e a far conoscere le ricchezze storiche delle culture musulmane, sia a soddisfare i bisogni sociali, culturali ed economici dei musulmani". Perbacco, non c'è proprio nessuno tra i neocon che dica pane al pane e vino al vino? In che modo i "moderati" intendono "favorire l’acquisizione di una cittadinanza basata non solo sul numero di anni di residenza prescritti dalla legge ma soprattutto sulla condivisione dei valori"? Con un esamino a quiz? "Tu-musulmano-hai-intenzione-di-battere-tua-moglie? "Nossignore"."Prego-gentile-signore-si-accomodi"? Cari amici neocon, al posto di strillare per un'ora di Corano a scuola, griderei alla "Taqiya" finalizzata a far passare - tra una condanna del terrorismo , ormai scontata da parte di qualsiasi musulmano con un minimo di cervello che vive in Occidente, e la solita cantilena della religione della pace e dell'amore - l'invasione degli islamici cattivi. Il Presidente del Senato ribadisce che: «Siamo impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati in nome della condivisione dei valori e dei princìpi della nostra Costituzione, senza più accettare che il diritto delle comunità prevalga su quello degli individui che le compongono». Perfetto. Ma se così è, come mai è stata istituita una consulta islamica? Se il cittadino deve essere integrato in quanto individuo e non in quanto membro di una comunità religiosa, quale necessità c'era di istituire un organo specificatamente islamico in senso al Ministero degli interni? Mi viene il dubbio che questa storia della Consulta - anche alla luce di quel documento "moderato" approvato e iper-pubblicizzato - altro non sia che una sapiente operazione di Taqiyya, un opera fatta davvero «perbene» e non solo «per bene». Ma non possiamo alzare bandiera bianca. Possiamo soltanto affrontare il mostro con onore, e dire: "noi si che ce l'abbiamo duro".

Con affetto

Oriana Fallaci

(scanso equivoci la lettera è un pezzo satirico redatto dal sottoscritto e liberamente ispirato allo stile fallace)