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domenica 30 aprile 2006

Sagge parole

«Deve parlare chi ha vinto perchè noi oggi abbiamo la voce flebile"

Umberto Bossi

Figli di un Dio minore

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Nella notte tra domenica e lunedi' 24 aprile, ignoti hanno tracciato scritte razziste, svastiche e croci celtiche con lo spray nero imbrattando l'esterno dell'appartamento in cui i musulmani residenti a Civitanova hanno ricavato il luogo di culto. La moschea (sezione distaccata del Centro di cultura islamica del Piceno che si trova a Campiglione di Fermo) si trova al primo piano di un condominio di corso Dalmazia, e vi si ritrovano, soprattutto per la preghiera del venerdi', circa 150 musulmani. Sui muri lungo la rampa delle scale, sulla vetrina e sulla cassetta della posta sono state scritte frasi come ''Ne(g)ri raus!'', 'Sos, via gli stranieri!', 'Sos, difensori della razza' e 'Skins' (questa parola e' stata vergata in un angolo a mo' di firma). Solo ieri, e cioè ben cinque giorni dopo il fatto, il sindaco di Civitanova Marche Erminio Marinelli ha espresso la sua solidarieta' alla comunita' islamica per l'episodio. "La comunita' civitanovese, laboriosa e profondamente democratica, ha dato prova nel tempo - scrive il sindaco - di indiscutibile capacita' di accoglienza che ha permesso l'integrazione di numerosi immigrati, improntata al rispetto culturale e religioso, alla comprensione, affermando valori che sono alla base della serena convivenza sociale, della solidarieta', della tolleranza. Gli sgradevoli fatti avvenuti sono pertanto da circoscrivere nell'ambito di comportamenti che si qualificano da soli e che sono completamente estranei alla coscienza morale, culturale e civile dei civitanovesi. Severa condanna, pertanto, dei comportamenti razzisti, mentre come primo cittadino esprimo piena e convinta solidarieta' alla comunita' musulmana''. Quest'ultima, a sua volta, ribadisce che ''nella sua maggioranza la comunita' e' composta da lavoratori e padri di famiglia che hanno saputo costruire coi civitanovesi un rapporto improntato al rispetto e alla reciproca comprensione'' per cui l'episodio e' da attribuire a ''individui isolati, lontani dal comune sentire''. Ma non ci è dato ancora sapere perché il coro di voci indignate, offese e ferite che di solito si leva dal mondo politico in queste occasioni non si è fatto sentire.

Attentati a Dahab. Intervista

Vi segnalo l'intervista audio che ho rilasciato all'agenzia Amisnet sui recenti attentati in Egitto.

sabato 29 aprile 2006

Ce l'abbiamo fatta!

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La Padania non riesce ancora a capacitarsi della vittoria della Sinistra
"La vostra invasione è già cominciata: come dice la sunna di Maometto: "L'islam arriverà a Roma" Sostieni dunque la sinistra. A TE NON TE NE FOTTE UN CAZZO DELL'ITALIA. L'ISLAM NON LO VOGLIAMO MENTRE VOI VOLETE L'ITALIA E NON RACCONTARE PALLE CARO IL MIO BLOGGER, QUESTA E' LA VOSTRA STRATEGIA. SE RIMANESTE A CASA VOSTRA VI STIMEREI COME UN POPOLO SALDO E CONCRETO, INVECE SIETE COME I ROMANI E COME TUTTI I BARBARI DEL PASSATO: DEI CONQUISTATORI. Tu sei in Italia perché lo dice Maometto. Scommetto che ti pagano per fare il moderato. A me non mi freghi. Sia Morte a te".
Quanto sopra riportato è uno degli ultimi comunicati che ho ricevuto da parte di un tale che si firma "Invaso" ma che a me sembra piuttosto un invasato. Nonostante il delirio evidente dai contenuti, non credo sia l'unico a pensarla così: gli anni scorsi hanno abituato purtroppo la gente ad accusare chiunque, anche il più moderato dei moderati, di essere un "Taqieggiante", ovvero uno che pratica la cosiddetta arte della "Taqiyaa" (dissimulazione), esattamente come - nei Protocolli dei Savi di Sion e nella propaganda nazista - si accusavano impunemente gli ebrei di essere tetri cospiratori che dissimulano propositi di conquista e sogni di potere, finanziati da non si sa quali lobby interessate. Ebbene, al di là del fatto che non sono in Italia perché lo dice Maometto - morto più di 1400 anni fa - mi preme illustrare un po' meglio perché ho sostenuto e continuerò a sostenere la Sinistra. Nel 2001, sono stato un testimone passivo della vittoria della coalizione di Centro Destra, ma sono bastati pochi mesi per non avere più dubbi: le mie simpatie erano tutte a Sinistra e non c'era bisogno di scomodare Maometto per comprenderlo. Negli anni universitari, ho avuto l'onere e l'onore di rappresentare migliaia di studenti negli organi di governo del mio ateneo, di intraprendere una battaglia per abolire la clausola relativa alla cittadinanza nei regolamenti elettorali universitari, di contribuire alla fondazione di una lista di Sinistra che per la prima volta dopo decenni si è presentata all'elettorato studentesco per aggiudicarsi la vittoria, di lavorare per l'accoglienza degli studenti stranieri portando avanti iniziative culturali tese a rinforzare l'integrazione e la multietnicità, sognando un governo di Sinistra. Tutto questo con il Corano e la sunna di Maometto c'entrava come i cavoli a merenda: la mia non era una vocazione "religiosa", bensì un impegno civile avente come scopo quello di costruire una società coesa e produttiva, al di là di ogni distinzione razziale o religiosa. Poi mi sono tesserato con i DS, ho votato alle primarie, e da buon coglione ho versato persino un contributo per farlo, pur sapendo di non poter nemmeno votare realmente alle politiche. Ho fatto propaganda con ogni singolo conoscente per convincerlo a votare Unione sulla scia della campagna "Adotta il voto di un immigrato" lanciata dal sottoscritto sul Manifesto e da queste pagine, e ho pregato ogni singolo istante, dal 7 al 20 aprile, per la Sinistra. Oggi quindi, cinque anni dopo, posso dire con orgoglio di aver contribuito, assieme a tantissimi altri cittadini - italiani e non - a questa Vittoria. Ebbene si: una Vittoria con la V maiuscola. A differenza di quanto hanno sostenuto e si sostiene ancora in questi giorni e in queste ore, per il sottoscritto la vittoria "risicata" del Centro Sinistra ha tutto il sapore di una beffa del destino, di una punizione per chi, nell'elettorato di Destra, si è illuso di poter indugiare nella tortura politico-mediatica e nello sfruttamento degli immigrati per i prossimi cinque anni. E più vedo titoloni isterici, messaggi strampalati nella mia casella, più mi compiacio pensando alla reazione di costoro, che - dopo cinque anni di insulti e attacchi - vedono oggi un parlamento fatto, se non addirittura presieduto, da quelle persone che più hanno odiato e denigrato.

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Una vittoria resa ancora più gustosa dal fatto che è stata proprio una legge della Destra, quella del voto degli italiani all'estero - un altro tipo di "immigrati", guarda caso - a determinare l'esito delle elezioni. Ne approffitto per ringraziare tutti i miei lettori italiani residenti in Africa e in America Latina e in altre parti del mondo. Quanto è successo è un elemento di non poco conto: innanzittutto conferma le tendenze politiche di chi vive o è vissuto per lungo tempo fuori dall'Italia, tendenze da curare con amore come una pianta destinata a crescere ancora e ancora. Cosa pensava la Destra? Che un' italiana sposata con uno straniero, con un "meticcio" che ostenta un cognome del tipo "Mahmud Abdul Salam Islam" per figlio voti chi demonizza ogni giorno gli immigrati, le loro origini e la cultura da cui provengono? O forse pensavano che gli immigrati residenti in Italia una volta tornati in Patria per vacanza o per lavoro andavano dai loro conoscenti italiani o di origine italiana per cantare le lodi del governo del Centro Destra? O che gli italiani all'estero, le loro attività imprenditoriali e i loro rapporti sociali non siano rimasti pregiudicati dalle innumerevoli, brillanti battute in materia di immigrazione e politica estera? Ma c'è anche un altro elemento degno di nota: il fatto che i voti degli italiani in Italia si siano equamente divisi fra le due coalizioni, e che siano state alcune migliaia di voti dall'estero a far la differenza, dimostra che c'è bisogno di immettere sangue nuovo nel corpo elettorale italiano, per garantire maggioranze nette e governi con ampi raggi di manovra. Questo sangue non potrà che provenire da quei tre milioni di immigrati in attesa del diritto di voto, e credo che anche la Destra sia riuscita a capirlo stavolta. È arrivata quindi l'occasione magica per permettere ad una delle due coalizioni di poter governare ancora in futuro: concedere il diritto di voto agli immigrati, favorendo nel contempo la loro piena integrazione. Invito chi di dovere, soprattutto a Sinistra, a stare ben attento e a non concedere questo voto senza una politica intelligente che assicuri questi voti all'Unione e a nessun altro, non sia mai che una legge approvata dall'Unione ne determini una futura sconfitta, come è successo stavolta con la Destra.

Sbaglia chi crede che la Sinistra non durerà. Molti esponenti della Destra hanno giustamente capito finalmente che il loro lodevole precedente di 5 anni di mandato stabile, accompagnato dalla feroce propaganda tesa a dipingere una maggioranza divisa su tutto e in procinto di cadere prima ancora di nascere non farà che spingere i vari leader della Sinistra italiana a cercare ogni tipo di compromesso politico e di rinuncia diplomatica per durare e le ultime votazioni al Senato e alla Camera ce lo dimostrano. Ne va della propria reputazione, delle cariche ricoperte e quindi dell'esito delle prossime campagne elettorali. L'elettorato di sinistra, che stavolta è andato – non nascondiamocelo – a votare a malavoglia non perdonerà mai alla propria leadership un' eventuale bagarre che porti alla caduta prematura del governo. E non perdonerà loro nemmeno qualsiasi deroga o mancanza nelle riforme proposte e sottoscritte nel programma. Oggi, piaccia o meno, la Destra non conta più niente politicamente, tranne quello che riuscirà ad ottenere nel suk delle poltrone fra commissioni e altro, e nonostante quel circa 50% di voti ottenuti, non avrà più voce in capitolo, non avrà ministri o sottosegretari, non potrà dettare leggi o cambiamenti di rotta. Al massimo potrà strillare a voce ancora più alta, sbandierare pericoli e denunciare fallimenti, anche in materia di immigrazione ed accusare tutta l'opposizione di essere divisa fra Taqieggianti e collaborazionisti. Proprio per questo motivo non bisogna abbassare la guardia, e illudersi che il peggio è passato. Questo invito per stare all'erta vale anche per la stessa Sinistra, infiltrata da quelle che in passato ho definito "Colombe di Troia", quella Sinistra che si distingue dalla Destra per il fatto che non dice che "I negri puzzano" ma, più diplomaticamente, che "hanno un odore leggermente sconcertante".
Questo - e non gli anni precedenti - è il momento di tirare fuori gli artigli per difendersi contro una propaganda che, se non aumenta, procederà sott'acqua. Dobbiamo essere consapevoli di essere azionisti del prossimo governo, essendo stati – in un modo o nell'altro – compartecipi della sua elezione. Ed è proprio in quanto tali che è nostro sacrosanto diritto e dovere vigilare sulle sue azioni. Non so se questo governo durerà cinque anni, due anni, o sei mesi, anche se penso che ce la farà a durare a lungo. Ma so di certo una cosa: per quel periodo che sarà in carica non ci sarà tempo da perdere, si dovranno fare pressioni per ottenere le riforme più importanti ed attuarle subito. La fortuna degli immigrati, che finora sono rimasti in secondo piano, sarà nel riuscire a formare in questo periodo propizio strutture in grado di condizionare il corso degli eventi, e nel riuscire ad inserirsi nel meccanismo politico e sociale del paese per far sentire la propria voce e le proprie esigenze ed essere di conseguenza accontentati. Oggi gli immigrati, per la prima volta nella storia della repubblica italiana, possono contare su ben due deputati stranieri (e musulmani) e vantare per esempio cio' che un comunicato stampa del movimento Polo Tecnico, alleato a Italia dei Valori afferma, ovvero che "Dopo una attenta valutazione del voto delle scorse elezioni politiche, soprattutto in merito al contributo dei "nuovi italiani" ( immigrati extracomunitari ) e al buon risultato elettorale dell' Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, si è riscontrato, in maniera inequivocabile, che l'elezione al Senato della Repubblica di Franca Rame, nella Regione Piemonte, è stata possibile grazie al voto della grande comunità marocchina di 2na generazione e dei musulmani italiani, a sostegno dei propri candidati Lala Maarouf, Hassan Hanafi e Ahmad Gianpiero Vincenzo (mentre nella sua Lombardia, Franca Rame porta a casa un modesto 2,55 % che non gli consentirebbe l'elezione al Senato)". Sono sicuro che coloro che sono stati denigrati nel corso di questa campagna elettorale, descritti come "politicanti per mestiere" non ci deluderanno e sapranno farsi valere usando ogni sorta di mezzo e di trucco dell'arte parlamentare per aggirare i tranelli della Destra in agguato, e far passare le riforme invocate, in particolare quelle relative alla cittadinanza e all'immigrazione, che – ricordiamolo ancora una volta – sono state sottoscritte da tutti i partiti dell'Unione nel programma, il che ci fa ben sperare. Leader della Sinistra, sorprendeteci, e con noi sorprendete l'elettorato della Destra! Non è tempo di "mozzare le mani tese che ci avrebbero strangolato se avessero vinto" come chiede Norberto Lenzi sul blog di Beppe Grillo. L'Italia, per fortuna, non è l'Arabia Saudita. È tempo di organizzarci la felicità, e - ve lo assicuro - sarà proprio questa la loro disperazione.

giovedì 27 aprile 2006

La Consulta è morta, viva la Consulta!

Un minuto di silenzio in memoria delle vittime degli attentati di Dahab in Egitto. E' iniziata cosi' la terza riunione della Consulta islamica riunita ieri al Viminale e presieduta dal Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu che si è congedato dalla sua 'creatura'. Un incontro, quello con alcune realta' dell'Islam italiano, che ha voluto anche ribadire la ''dura condanna di ogni forma di terrorismo e di violenza politica''. ''Consapevole delle pressioni esterne e dei tentativi di divisione a cui e' esposta, la Consulta - riferisce una nota diffusa al termine della riunione dallo stesso Viminale - ha confermato il suo impegno a lavorare per la costruzione di un Islam italiano unitario e pluralista, fondato sui valori religiosi e culturali, ma anche sulla piena accettazione degli ordinamenti politici e delle leggi italiane''. In questa direzione e' stato, quindi deciso, di studiare ''regole appropriate per l'organizzazione e lo svolgimento degli stessi lavori della Consulta''. La Consulta, nella seduta di ieri, ha poi deciso di dedicare specifiche riunioni ''all'approfondimento dei principali problemi del dialogo interreligioso e dell'integrazione'' concentrado il suo lavoro su temi specifici quali la scuola, la casa, il lavoro, ma anche la cittadinanza, la famiglia e la formazione degli Imam. "La speranza comune e' che la Consulta per l'Islam italiano continui ad esistere anche con il nuovo governo. Facendo pero' di piu' di quanto ha potuto fare sino ad oggi, ovvero poco o niente". L'ex ambasciatore Mario Scialoja, direttore della sezione italiana della Lega mondiale musulmana, uno dei sedici componenti dell'organismo voluto da Giuseppe Pisanu, ringrazia una volta di piu' il ministro dell'Interno "per la lungimiranza" della sua intuizione ma ribadisce l'auspicio che in un futuro, anche prossimo, ci siano i margini per lavorare tutti assieme ad "obiettivi concreti". "Sappiamo bene - ammette Scialoja - di far parte di un organismo consultivo, non rappresentativo, e che quello di noi membri deve essere per lo piu' un contributo di idee, di proposte, di suggerimenti, ma siamo convinti che ci sia lo spazio per fare di piu'. Lo stesso Pisanu oggi ci ha spiegato che la segreteria tecnica, integrata da una funzionaria del Viminale, pianifichera' i lavori dedicando riunioni ad hoc all'approfondimento dei principali problemi del dialogo interreligioso e dell'integrazione". Sette i temi guida , ribaditi nella terza seduta: scuola ("ma l'argomento dell'ora di insegnamento della religione islamica non e' stato nemmeno sfiorato"), casa, lavoro, cittadinanza, famiglia, formazione degli Imam e informazione. "Dopo le polemiche seguite all'ultima riunione - conclude Scialoja - il ministro ci ha anche invitato ad evitare contrapposizioni e contrasti, nel segno di una maggiore collaborazione reciproca: ciascuno ha diritto ad esprimere le proprie idee e i propri orientamenti, ha sottolineato, ma sempre in un quadro di pluralismo e di dialogo costruttivo".

martedì 25 aprile 2006

Quale futuro per il Dono del Nilo?

Cio’ che è accaduto in Egitto in queste ultime due settimane getta ombre scure sul futuro del paese. Oggi, chi cammina per le strade del Cairo, tocca con mano il cambiamento avvenuto: le donne che portano il niqab, il velo nero integrale non prescritto dal Corano, sono aumentate vertiginosamente, frutto questo di una cultura estranea all’Egitto e importata dai circa tre milioni di egiziani che lavorano negli Stati del Golfo. Circa una settimana fa, un uomo ha potuto aggredire all’arma bianca tre chiese in Alessandria ed è stato arrestato prima di irrompere nella quarta. Bilancio: un morto e alcuni feriti. Un quarto d’ora dopo, il Ministero dell’Interno annunciava che si trattava di un uomo psicologicamente instabile, cacciato tempo fa - proprio per questo motivo - dall’Accademia delle Forze dell’Ordine, e ha portato a sostegno di tale versione i certificati medici rilasciati dai dottori che lo hanno avuto in cura alcuni mesi prima. L'anno scorso, infatti, quello stesso uomo aveva aggredito verbalmente i frequentatori di una delle chiese che ha attaccato anche stavolta, e fu arrestato e poi rilasciato grazie all’intervento dei religiosi copti che furono impietositi dalla madre che - ancora una volta - ha affermato che suo figlio era affetto da problemi psichici che, guarda caso, ricorrono sempre nel mese di Aprile. Ho sentito con le mie orecchie una delle diagnosi mediche più assurde: secondo il medico curante, quel tale sarebbe affetto da una forma di Cristianofobia, che si concretizza in attacchi verbali e fisici alle chiese e ai cristiani! Inutile dire che l’intera stampa egiziana ha irriso e stigmatizzato tale versione, definendola “allucinazioni degne di fumatori di haschich” per i più svariati motivi: innanzittutto, ammesso e non concesso che l’uomo fosse realmente squilibrato, per quale motivo ce l’ha solo con i cristiani e le chiese e non con qualunque persona che incontra per strada? È logico presuporre che ci sia comunque dietro almeno un ispiratore o un clima favorevole a tale “fobia”? Uno squilibrato riesce a muoversi con efficienza con il tram per raggiungere tre chiese distanziate tra di loro? È possible affermare – ogni volta che si verifica un attentato – che è opera di uno squilibrato? Ovviamente no. Il governo e le autorità hanno dovuto ammettere infine che c’è un clima di tensione confessionale, alimentato da estremisti da entrambe le parti, che rischia di degnerare ulteriormente, promettendo di formare commissioni che indaghino sui motivi e sulle riforme da attuare. In effetti, durante i funerali della vittima copta si sono verificati scontri tra musulmani e cristiani, domati dalle forze dell’ordine, che hanno mietuto un’altra vittima, questa volta musulmana. La tensione confessionale è un fenomeno che trova le sue radici senza alcun dubbio nelle prediche infuocate di alcuni predicatori d’odio e nella volontà, da parte di alcuni esaltati, di raggiungere obiettivi politici ed economici ben precisi. Da una parte gli estremisti islamici che vogliono mettere in difficoltà il governo e le forze religiose moderate, scatenando tensioni sociali difficili da domare, dall’atra alcuni agitatori residenti all’estero, al soldo di forze interessate a scuotere le basi dello Stato unitario egiziano favorendo da una parte l’immigrazione dei cittadini copti all’estero e dall’altra la folle ipotesi di smembrare l’Egitto creando delle enclave confessionali, magari grazie ad un intervento armato straniero, nel quadro di un più ampio progetto di smembramento del Medio Oriente, già nato dalle divisioni colonialiste. Ieri il quadro si è completato con un’ulteriore escalation: gli attentati di Dahab hanno, ancora una volta, creato panico fra i turisti che – come è ovvio in questi casi – avranno timore di recarsi in Egitto per un po’ di tempo, il che si traduce in un concreto disagio dovuto al calo del turismo, una delle fonti più importanti dell’economia egiziana. Quale futuro per il “Dono del Nilo”? È sempre più difficile dirlo: Le forze politiche presenti in Parlamento, dal Partito Nazionale Democratico del Presidente Mubarak ai Fratelli Musulmani che si sono aggiudicati circa un terzo dei seggi nelle ultime elezioni hanno condannato sia gli attentati alle chiese che gli attacchi ai turisti. Mi auguro che il turismo torni, consapevole del fatto che - oggi come oggi - non si è sicuri da nessuna parte, a Dahab come a Londra, a New York come a Istanbul. E che la paura fara' il gioco delle forze del male, inconsapevolmente sostenute da politici e propagandisti senza scrupoli, da interessi economici e strategici palesi ed occulti, che avranno il gioco sempre più facile in un clima di tensione che coinvolge l’intero Medio Oriente e che – fra la crisi iraniana e l’embargo che affamerà i palestinesi – rischia di incendiarsi sempre di più, con conseguenze incalcolabili per il mondo intero.

sabato 22 aprile 2006

Imprenditori d'importazione

Marco Wong è un caro amico virtuale e un lettore di questo blog. "La contraddizione del proprio status di straniero nel proprio paese natale marca la sua formazione e le sue ambizioni, ed il suo sogno di bambino diventa quello di realizzare un giorno infrastrutture in giro per il mondo e nel luogo di origine". Il paese natale di cui purtroppo parla, per chi non l'avesse ancora capito, è ovviamente l'Italia. Laureato in telecomunicazioni al Politecnico di Milano, è riuscito pero' a realizzare il suo sogno: dopo un curriculum professionale di tutto rispetto, dal 2004 è Vice President della filiale italiana di Huawei Technologies, il più importante player delle telecomunicazioni cinese fondato nel 1988 e uno dei maggiori costruttori di apparecchiature di telecomunicazioni mondiali. Ora ha deciso di lanciarsi in una nuova avventura: è candidato della Margherita a Roma, ed è superfluo sottolineare che da queste pagine lo si raccomanda vivamente a chi abita da quelle parti. Basta infatti un'occhiata al suo sito personale, dove si puo' leggere la nota con cui annuncia questo suo nuovo impegno per sincerarsene: "Arrivano i momenti in cui si presentano delle opportunità, e nel mio caso sto prendendo l'opportunità di dare il mio contributo alla città in cui vivo, Roma. Il fenomeno dell'immigrazione in Italia è destinato ad essere sempre più rilevante, ed è quindi importante cercare di valorizzare il potenziale che ogni immigrato porta con sè. Questo è ancora più valido nel primo municipio di Roma, dove sorgono molte attività imprenditoriali dei nuovi cittadini della capitale italiana, ed è per questo motivo che ho valutato la proposta di impegnarmi personalmente con la Margherita nelle prossime elezioni amministrative a Roma, facendo tesoro delle mie esperienze di vita e cercando quindi di essere un ponte tra le diverse culture che hanno scelto di venire a vivere in questa bellissima città". Ma il motivo per cui vi presento Marco non è tanto la sua candidatura quanto la denuncia che mi ha mandato ieri via mail, e che vi propongo di seguito. Ci auguriamo che il governo Prodi, che ha fatto della trasformazione dell'Italia in una piattaforma per la ricezione e lo smistamento dei beni provenienti dall'Asia uno dei capisaldi del proprio programma economico, prenda provvedimenti in merito al piu' presto.

Caro Sherif,

ho dato ieri un'occhiata ad una nota agli operatori da parte della dogana di Genova nella quale si dà disposizione discriminatoria nei confronti di aziende di proprietà di cinesi ed africani. Citando "A partire dalle bollette accettate in data 18 aprile 2006, tutti i contenitori relativi a dichiarazioni doganali d’importazione/transito selezionate come VM, riguardanti merci di origine provenienza asiatica/africana e destinate ad importatore cinese/africano, saranno verificati, indipendentemente dal numero dei singoli del DAU, a magazzino. "(Nota: VM: Verifica del Materiale, DAU: Documento Amministrativo Unico". Già definire un importatore cinese o africano è discriminatorio, una azienda registrata in Italia non dovrebbe essere classificata secondo la nazionalità dei suoi proprietari. Ma definire pure una procedura diversa senz'altro criterio che la nazionalità dei suoi proprietari è ancora peggio. E' veramente triste vedere che un'organizzazione statale che ritiene opportuno avviare procedure discriminatorie nei confronti di operatori commerciali a seconda della loro razza. Ho postato l'argomento sul mio blog e su altri forum, credo che valga la pena dare a questo email maggior risalto possibile.
Un saluto,
Marco Wong

domenica 9 aprile 2006

E' ora di cambiare

"Oggi noi italiani siamo chiamati a fare il nostro dovere: votare. E credo che oltre che un dovere, sia un privilegio. La mia generazione sa che cosa vuol dire non poter scegliere, tant'è vero che molti hanno dato la vita per permettere a tutti di poter uscire stamattina e andare al seggio".
Enzo Biagi, Corriere della Sera
"Oggi e domani mattina metteremo le nostre schede nelle urne elettorali. Domani sera conosceremo i risultati. Ciascuno si metta la mano sulla coscienza e faccia le sue scelte. Inutile e forse sciocco invocare soltanto la ragione, perché si sceglie anche d'istinto, per simpatie e antipatie, per antiche appartenenze giuste o sbagliate che siano, per interessi, per valori partecipati o per slogan mal digeriti. Questo giornale non ha bisogno di dichiarare le sue preferenze poiché le scelse nel momento stesso in cui nacque trent'anni fa e da allora non le ha mai cambiate. Siamo stati e siamo per l'eguaglianza nella libertà, per il mercato che dia a tutti pari punti di partenza, per il sostegno dei deboli e l'inclusione degli esclusi, per l'innovazione, per la crescita, per l'Europa, per lo stato di diritto. Insomma per la democrazia nelle forme e nella sostanza. Questi sono gli ideali positivi per i quali ci siamo battuti. Quelli negativi sono il loro esatto contrario: l'autoritarismo, il populismo, la demagogia, l'egoismo, l'interesse proprio contrapposto a quello comune, l'autarchia e il protezionismo economico, la menzogna politica, la corruzione, l'insicurezza, la pigrizia intellettuale, il conformismo. Non sono parole vuote. Ad ognuna di essa corrisponde una visione del bene comune e del paese che vorremmo. Corrisponde una cultura, un assetto politico, una squadra di governo, un tipo di legislazione. La soluzione di problemi antichi troppo a lungo rimasti inevasi e di malanni e storture più recenti che hanno deturpato la nostra democrazia ancora fragile e incerta. Mi auguro che domani sera un primo nodo sarà stato sciolto. Se così avverrà, agli altri si potrà pensare con più serena e pacata attenzione e con il concorso di tutte le persone di buona volontà. Se la nottata sarà passata".
Eugenio Scalfari, Repubblica
"Non posso accettare un Paese dove sia in vigore una legge come la Bossi-Fini, che ritengo non solo incostituzionale bensì anche immorale. Non posso accettare un Paese che ospita i CPT (Centri di Permanenza Temporanea) che io definisco, senza remore, dei veri e propri lager. Non posso accettare un Paese dove l'intolleranza, il razzismo, la xenofobia, l'islamofobia arrivino a livelli tali da consentire a un ministro dello Stato, on.le Calderoli, di mostrare magliette con invettive contro il profeta Mohammed."
Padre Alex Zanotelli, comboniano

venerdì 7 aprile 2006

Osservazione acuta

''Guardi che non avevo alcun dubbio, non c'e' alcun dubbio e nessuna sorpresa sul fatto che gli islamici votino il centrosinistra. Semmai mi stupirebbe che qualcuno dicesse che vota la Lega, a lei risulta che qualcuno lo abbia annunciato?'': cosi' l'ex ministro Roberto Calderoli ha risposto ai conduttori di Radio Padania che, durante una diretta, gli hanno chiesto un commento sugli inviti rivolti da imam come quello di Colle val D'Elsa a votare centrosinistra. ''Del resto - ha aggiunto Calderoli - chi vuole dare il voto agli immigrati? Il centrosinistra! E lo sanno bene anche gli islamici che oggi invitano a votare per il centrosinistra''

giovedì 6 aprile 2006

EL SEBAIE: clima paura ha spinto posizionamento

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APBS (GN0) - 05/04/2006 - 16.36.00 ELEZIONI/ ISLAM, Collaboratore del manifesto su dichiarazione voto Hamza Piccardo Roma, 5 apr. (Apcom) - La decisione del segretario nazionale dell'Ucoii, Hamza Roberto Piccardo, di appoggiare i Comunisti di Oliviero Diliberto con un appello ai musulmani italiani dimostra che "il clima di paura che in questi anni è stato creato attorno alla comunità musulmana sta portando al risultato contrario: i musulmani si mettono in prima linea": è la diagnosi di Sherif El Sebaie, musulmano indipendente, collaboratore del 'manifesto'. "Al di là della scelta del singolo partito, appoggio qualsiasi voto all'Unione di Romano Prodi", afferma El Sebaie, per il quale la coalizione di centro-sinistra "è quella più indicata a guidare un'Italia multietnica". "Non si può più andare avanti con una coalizione, quella di centro-destra, che ha al suo interno elementi xenofobi e ostili al fenomeno dell'immigrazione", aggiunge, sottolineando di parlare per "tutti gli immigrati, indipendentemente dalla confessione religiosa".

mercoledì 5 aprile 2006

Luna traversa

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Giancarlo Trapanese, vicecaporedattore della sede Rai per le Marche, grande amico e lettore di questo blog, presenterà il suo secondo romanzo Luna Traversa, dedicato a chi ha imparato a vivere con intensità i propri sentimenti e a comprendere che diverso non è sinonimo di sbagliato. Al suo fianco Vittorio Merlo, cantautore milanese emigrato in Lussemburgo. Dal 1999 al 2003 le sue canzoni hanno avuto un enorme successo sul sito americano MP3.com: sono state le canzoni italiane più gettonate con oltre 250.000 ascolti. Vittorio canterà e suonerà i suoi pezzi migliori, alcuni tratti dal cd Ho Sognato Bruno Vespa, edito dalla setteOttavi e altri ancora inediti, accompagnato dal maestro di sax e polistrumentista Roberto Manuzzi. Ospiti: il sottoscritto, Sergio Angeletti, opinionista televisivo e articolista del Corriere della Sera e il prof. Giuseppe Tavormina, presidente del Centro psichiatrico italiano.

Tasche e tasse di Dignità

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Quando alcuni giorni orsono il Ministro Tremonti ha fatto sapere che secondo lui non si diventava cittadini italiani nascendo sul territorio italiano, bensì "imparando la lingua, lavorando e pagando le tasse", si è levato - specie tra i quasi 700 commenti che il post "Neonati eversivi" ha raccolto tra questo blog e Liberoblog dove è stato ripreso - un coro di "Siìììììì, ha ragione, non si diventa cittadini così, gli immigrati devono prima pagare le tasse, e per molti anni". Lorsignori probabilmente - anzi, ne sono sicuro - non sanno che per oltre 850 anni (dicasi otto secoli e mezzo) gli "immigrati" europei, inclusi quelli italiani, in Medio Oriente le tasse non le pagavano affatto. Man mano che l'Occidente diventava più forte militarmente, le cosiddette "capitolazioni" - decreti con cui i Sultani, in segno di benevolenza e generosità - freggiavano i cittadini occidentali per favorire gli scambi commerciali, sono state estese e generalizzate fino a far sì che nessun commerciante europeo pagasse le tasse al governo ottomano o fosse soggetto alle sue Leggi, pur vivendo e lavorando sui suoi territori. Fino al 1948, e cioè appena cinquantotto anni fa, oltre le dovute garanzie di ampia libertà, commercio e professione di fede, erano garantiti anche questi "diritti" agli immigrati italiani in Egitto: Erano esenti dalle imposte, salvo le tasse doganali. Il loro domicilio era inviolabile dalle autorità egiziane. Tutto quanto concerneva i loro beni e le loro persone era intoccabile. Erano ritenuti come se risiedessero nel loro Paese di origine. Non solo: erano sottomessi alla giurisdizione dei propri Consoli per quanto riguardava le contestazioni civili fra italiani e, in materia penale, cioè in caso di grave delitto, venivano addirittura giudicati dalla Corte d'Assise di Ancona (e così in paese straniero giudicavano Tribunali italiani.....). Nessuna legge egiziana poteva essere applicata agli italiani se prima non veniva ratificata dal governo italiano. Sarà solo dopo la riforma emanata dal Khedive Ibrahim (1789 - 1848) e la creazione dei Tribunali Misti, che le contestazioni civili tra italiani ed egiziani verranno sottomesse alla giurisdizione di questi tribunali, che - in realtà - erano tutt'altro che egiziani. Giuseppe Ungaretti, il 6 agosto del 1931, scrive infatti: "L'italiano era, ed è ancora, una delle quattro lingue ufficiali dei Tribunali misti: italiano, francese, inglese e arabo. Ma, sebbene italiani siano gli avvocati principi di qui, sebbene la cancelleria sia stata organizzata da Italiani, e funzioni ancora in gran parte per merito di Italiani, sebbene al compianto presidente della Corte d'appello mista, Moriondo, la giurisprudenza di questi tribunali sia debitrice delle sue basi, sebbene al consigliere di Corte d'appello mista, Messina, l'Egitto dovrà il primo trattato di diritto misto, ormai nelle cause è in uso unicamente il francese" [Giuseppe Ungaretti, Il Deserto, Quaderno egiziano 1931, Il Cairo, ed. Mondatori 1996].
Per questo mi viene da sorridere quando si ciancia della Civiltà Superiore del Benessere. Perché la cosiddetta Civiltà Superiore del Benessere, è - dati storici in mano - la Civiltà della Rapina Organizzata, e pazienza se oggi non si può dire perché si verrebbe accusati di essere "Contro l'Occidente". I vantaggi estesi delle capitolazioni non erano più gentili concessioni delle autorità locali ma furono imposti con le cannoniere al largo. Una vera e propria estorsione militare, quindi. E in un'epoca in cui il commercio rappresentava la principale attività economica (si può dire che i commercianti erano gli imprenditori dell'epoca) l'esenzione dalle tasse significava, di fatto, l'arricchimento dell'Occidente a spese dell'Oriente. Molti dei beni che l'Occidente ha smesso di importare cominciando addirittura a commercializzarli in Oriente erano frutto del lavoro non degli europei ma degli schiavi nelle colonie europee. Fino all'ultimo quarto del XVII secolo, il caffé figurava tra i più importanti prodotti di esportazione del Medio Oriente in Europa. Ma già nel secondo decennio del XVIII secolo la situazione era mutata: gli Olandesi lo coltivano a Giava e i Francesi nelle colonie delle Indie Occidentali. Lo zucchero, che era prima raffinato in India e Iran per essere poi portato in Europa dall'Egitto, comincia ad essere coltivato dalle potenze europee nelle Indie Occidentali. Altro prodotto che non cresceva di certo in Inghilterra era il tabacco. Sicché alla fine del XVIII secolo quando un turco o un arabo beveva un caffé, prima di fumare il narghilè, sia il caffé che lo zucchero, per non parlare del tabacco erano importati dalle colonie dell'America centrale. Ma questo è successo non per particolari meriti della Civiltà Superiore del Benessere: gli europei all'epoca non avevano di certo inventato un metodo per piantare il caffé o il tabacco sotto la Torre di Londra: erano semplicemente andati a farselo coltivare, con la forza delle armi, da altri e nei paesi di altri, per poi venderlo - senza pagare tasse e spesso imponendo il prezzo - nei paesi di altri ancora, meglio se sono quelli che l'hanno prodotto in origine. Come sono solito dire, l'unica faccia di superiorità che l'Occidente ha saputo mostrare fino al 1900 (e non solo) era quella delle armi: i cannoni francesi contro le spade mamelucche, gli archibugi spagnoli contro le frecce dei Maya, la polvere da sparo contro le lancie dei Bantù. Ed è grazie a questa superiorità - esclusivamente militare - che l'Occidente è riuscito a costruire la base di quella ricchezza di cui oggi si vanta. Certo, oggi l'Occidente è all'avanguardia nella scienza, nella tecnologia, nelle scoperte. Ma secondo voi da dove venivano i soldi che hanno creato quel benessere di cui ci si vanta oggi e che ha permesso di finanziare tutto ciò, dal nulla? O dal duro lavoro della Civiltà Superiore del Benessere? Come mai i paesi più poveri oggi coincidono proprio con quelli che sono stati colonizzati dalle potenze europee alcuni anni orsono? E smettiamola con la balla della colonizzazione che ha anche "lasciato qualcosa alle popolazioni locali", che l'unica cosa che ha lasciato erano i ponti e le strade necessarie per lo spostamento dei blindati, dei cannoni e delle materie prime saccheggiate.
Detto ciò, di certo non mi sogno di pretendere l'esenzione degli extracomunitari dal pagamento delle tasse. Ci mancherebbe altro, noi extracomunitari siamo di certo persone civili e con il senso del dovere. Ma mi auguro, quanto meno, che prima che qualcuno apra bocca per cianciare della Civiltà Superiore del Benessere, se la sciaqui bene con qualche lezione di storia per sapere da dove viene, tutto quel benessere. E che rispetti quell'eredità trattando con la dovuta dignità chi viene oggi a lavorare in Occidente così come, fino agli anni cinquanta circa, migliaia di europei emigrarono in Oriente quando questi era la manna, dove venivano trattati più che bene. E che ricordi anche che per i prossimi otto secoli e mezzo, l'Occidente dovrebbe essere quanto meno moralmente debitore nei confronti dell'Oriente sfruttato dal Colonialismo, di cui alcuni vorrebbero cancellare il ricordo, se non addirittura rivalutarlo. Detto questo, e visto che stiamo parlando di tasse, affrontiamo pure quest'altro argomento. La campagna della Destra è stata costruita non su quello che ha fatto, non su quello che non ha fatto, non su quello che farà, ma su quello che propongono i suoi avversari. Bene, benissimo. E fra queste, la questione tasse. Nel teatrino della politica che si è svolto in questi giorni, si è detto di tutto e di più, che persino io - di sinistra, e convinto - ho cominciato a chiedermi se non fosse vero quello che dice il Presidente Berlusconi su un possibile aumento delle tasse da parte della Sinistra, e se non fosse più conveniente - dal punto di vista economico - per i cittadini italiani (io non posso votare) tifare per chi promette l'abolizione dell'ICI. Perché sapete, le tasse le pagano anche gli extracomunitari, e - stando alle statistiche - molti di loro comprano pure casa. Ammetto quindi che l'esito di questa campagna, alla luce di questa strategia, è quanto mai incerto. Anche se mi sembrano molto più realistiche le proposte della Sinistra: al di là delle promesse di non toccare il ceto medio fatte da Prodi, credo che sia giusto tassare (e processare) i "furbetti" che volevano comprare mezzo paese in un colpo solo. Un paese senza tasse non può garantire certi servizi, e se una tassa viene abolita, la si recupera di certo da un'altra parte. Devo dire però che sono contento del fatto che sia la tematica "tasse" a tenere banco durante questa campagna elettorale. Intanto tutti si sono quasi dimenticati del pericolo "Islam": in queste settimane di campagna elettorale, la minoranza religiosa più tartassata mediaticamente in questo paese si è concessa una ben meritata vacanza, interrotta solo dal distrubante suono di chi vende paura nei comizi in giro per l'Italia. Ma sono contento anche per un altro motivo: così come altrove sono state le "tasche della libertà" a parlare, anche in Italia, come ebbi occasione di dire più volte, saranno le "tasche della dignità" a parlare per gli extracomunitari. E proprio in nome di questi interessi economici su cui si basa ogni campagna elettorale, inclusa l'attuale, verrà il giorno dove vedremo la Destra mendicare i voti degli extracomunitari. Quindi, ribadisco quanto detto prima su questo blog: destra o sinistra non fa differenza per un extracomunitario, che prima o poi saranno le cifre, i dati e gli interessi economici a parlare per la categoria. Ma ci tenevo a tifare a sinistra, e lo farò ancora fiducioso nella sua vittoria, semplicemente per essere coerente con la mia personalità e la mia cultura: da Rappresentante degli studenti di sinistra a collaboratore de Il Manifesto, era mio dovere schierarmi. Altri hanno scelto il silenzio o la presa di distanza bi-partisan, non sia mai che una certa parte vinca fregandoli. A me non importa, ogni popolo ha il governo che si merita e se l'esito di questa campagna premierà chi ha venduto i sogni più affascinanti, ben venga. E, se la volete sapere proprio tutta, se la Sinistra - con il rischio più che concreto di non rivedere mai più il governo di questo paese - decidesse di infrangere le promesse e spremere fiscalmente i cittadini, inclusi gli extracomunitari (cosa che non farà proprio per non giocarsi il suo futuro), da immigrato dico: ben venga. Il patriarca Michele Siriano alcuni secoli fa sosteneva che “Da quando Dio ha concesso il potere ai musulmani, nessuno dei re giusti che hanno governato ha calpestato la Legge di Dio, ma tutti l’hanno osservata. Col consenso divino, hanno imposto ai cristiani ogni genere di tributi e ogni possibile sottomissione materiale, ma non hanno mai preteso di avere autorità sulla fede”. Se Dio :) concederà il potere alla sinistra, ben venga ogni genere di tributi, di tasse e di gabelle e ogni possibile sottomissione materiale (immagino gli elettori di Destra mentre svengono, proprio leggendo questo passaggio, che accomuna la "Sinistra collaborazionista" all'Islam e all'aumento tasse), in cambio - non dell'autorità sulla fede, che sono laico - ma della nostra dignità come immigrati, che ancora non possono fregiarsi del titolo di coglioni.

lunedì 3 aprile 2006

Pell'Occidente

APBS e altre agenzie. Il treno dei moderni 'crociati' parte con tre minuti di ritardo, alle 7,03, dalla stazione Termini. E soprattutto si muove senza che tra le sette carrozze concesse dalle Ferrovie dello Stato ci sia il vero promotore dell'iniziativa e cioè il presidente del Senato Marcello Pera. L'Occident Express muove alla volta di Bologna (teatro del comizio di Pera) senza il suo principale ospite. Non di meno le carrozze sono occupate dal vasto e variegato mondo che ha scelto la 'crociata' periana. Sul binario di Termini appaiono carrozze riservate ai 'Nuovi laici', 'Europa e identità', 'Occidente e libertà' e anche per 'Io amo l'Occidente'. Dallo scalo romano partono 359 neoteocon. La prima tappa è Firenze. Allo scalo fiorentino si aggiungono 143 fans di Marcello Pera e il plotone si completa. Le tre ore che dividono la Capitale dal capoluogo felsineo consentono un rapido ma approfondito 'viaggio nell'universo' dei seguaci del presidente Pera. Sul treno che, anni fa, portò Papa Wojtyla in preghiera ad Assisi, si alternano i giovani dei circoli di Dell'Utri, famiglie della buona borghesia politico-imprenditoriale romana, garbate signore ingioiellate pronte a sottolineare "la felice coincidenza di pensiero tra quello che abbiamo sempre sostenuto e le convenzioni del presidente Pera". Le signore, sotto stretta promessa di anonimato, si lamentano "che oggi è tutto concesso". Il viaggio di avvicinamento a Bologna si impreziosisce di una zoppicante imitazione del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga e del 'pensatore dei pensatori' di Forza Italia don Baget Bozzo. La simulazione diffusa dall'altoparlante del capotreno è firmata dai giovani dei circoli vicini a Marcello Dell'Utri e strappa, per la verità, pochi sorrisi. L'arrivo a Bologna è, come nella regola, differito di 15 minuti dopo dei quali si attende, all'interno del Palafiera, l'arrivo del vero protagonista della giornata. Marcello Pera si fa precedere da alcuni interventi per poi guadagnare il palco tra un tripudio di bandiere di Forza Italia, vessilli americani e battimani. 'Perche' questa manifestazione, perche' difendere l'Occidente?', ha chiesto loro Marcello Pera, introdotto da Gaetano Quagliariello, presidente di Magna Charta. L'applauso di una sala semipiena - ma secondo gli organizzatori sono stati occupati 1.300 posti su una capienza complessiva di 1.400- lo ha incoraggiato a dare la risposta. Dal palco, mutuato per gran parte dalle migliori performances di Silvio Berlusconi, Pera batte sul registro già ampiamente scritto della necessità di "valorizzare le identità dell'Europa da contrapporre all'Islam". In platea, per la verità sono presenti anche i vertici del Co.re.is (Comunità religiosa islamica italiana). "Se vince l'Unione - afferma il presidente del Senato - si rafforza il pericolo dell'Islam", che aggiunge riguardo ai diritti "vengono prima quelli degli italiani e poi quelli degli immigrati". La platea si spella le mani e sottolinea con fragorosi applausi i punti più 'politicamente scorretti' del ragionamento del presidente di Palazzo Madama. Che termina il suo comizio come fosse Silvio Berlusconi: anche per lui tanti autografi, videofotografie con telefonini e una parola su tutte: "Ce la possiamo fare, possiamo vincere le elezioni". Gli risponde a distanza Marco Rizzo del Pdci : "Il treno di Pera, oscurantista e reazionario, e' proprio orientato in quella direzione: verso rigurgiti medievali che danneggeranno ulteriormente il Paese. Anche pensando a questo aspetto, gli italiani sceglieranno da chi farsi rappresentare dopo l'11 aprile". "Spero che la memoria di Karol Wojtyla, che volle essere dialogico e tollerante con l'Islam e con le altre confessioni religiose, illumini il presidente Pera e i suoi consiglieri" ha affermato invece in una nota Daniele Capezzone della segreteria della Rosa nel Pugno. "Accaldati e un po' goffi - osserva - Pera e i suoi si sono lanciati nella patetica 'crociata ferroviaria' di oggi. Certo, è una prima domenica di primavera piena; fa caldo e si rischia il colpo di sole; ma lui, per proteggersi, si è messo uno scolapasta in testa...".

Testimonianza di fede

ADNKronos e Agi - Abdul Rahman appare piu' uno squilibrato che un fedele votato al martirio: a sostenerlo è "Der Spiegel", in un articolo che comparirà nell'edizione in edicola lunedi', in cui si riferiscono testimonianze sui problemi mentali di cui avrebbe sofferto l'uomo. Der Spiegel ha condotto un'ampia inchiesta dalla quale emerge che dubbi sulla sanita' mentale del cittadino afghano convertitosi al cristianesimo e ora ospite in Italia sono avanzati sia dal fratello residente a Stoccarda che dalle autorita' di Berlino che avevano accolto la sua domanda di asilo il 25 febbraio 2000. Dagli atti risulta che al funzionario che lo aveva interrogato, le dichiarazioni sulle persecuzioni subite da Rahman in Afghanistan erano apparse "infondate, contraddittorie e non credibili". Lo stesso funzionario aggiunse allora nel suo rapporto che l'uomo gli aveva dato "l'impressione di uno che sragiona". Anche il fratello del convertito, che vive dal 1993 nei pressi di Stoccarda, ha riferito al settimanale tedesco che "Abdul Rahman e' pazzo da anni" e ha aggiunto che gia' all'inizio degli anni '90 "soffriva di allucinazioni e affermava che qualcuno lo perseguitava e voleva ucciderlo". "Non si fidava di nessuno, nemmeno della sua famiglia", ha raccontato. Il fratello dell'apostata afghano ha raccontato che con Rahman "non c'e' mai stata una vita normale, poiche' c'era sempre da temere che desse fuori di testa". E nelle sue escandescenze avrebbe picchiato l'intera famiglia: il fratello, il padre, la moglie e le due figlie Maria e Mariam. Lo "Spiegel" ha scritto che quando Rahman fuggi' in Pakistan, nel 1991, subi' diverse crisi psichiche, a seguito delle quali venne ricoverato nel "Memorial Christian Hospital" di Sialkot, dove fu sottoposto ad un trattamento a base di "Haloperidol" e di un antidepressivo, l'amitriptylin. I medici dell'ospedale pakistano scrissero nella documentazione medica che Rahman era vittima di una "gelosia morbosa", che gli faceva immaginare che "la moglie lo tradisse con qualunque uomo incontrasse". Lo "Spiegel" scrive che dallo studio del dossier clinico di Rahman e dalla documentazione delle autorita' tedesche "emerge l'odissea di un uomo mentalmente molto malato, che da anni vaga per il mondo senza una meta". Per lo "Spiegel" "e' quasi impossibile credere che Rahman sia un uomo pronto al martirio a causa della sua fede cristiana", ma sembra emergere piuttosto "una persona vittima delle sue psicosi e della sua paranoia".