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venerdì 30 giugno 2006

Torino, modello per l'Integrazione

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Consegna ufficiale del volume "La Dimora della Felicità" al Sindaco di Torino
L'altro giorno ho avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata con il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Il giorno successivo, quello di incontrare l'Assessore alla Cultura del Comune di Torino, Dott. Fiorenzo Alfieri. Una novità degna di essere sottolineata, emersa anche da questi colloqui, è l'istituzione di un "Assessorato per l'integrazione", con specifiche deleghe circa il "Coordinamento delle politiche d'integrazione dei “nuovi cittadini” nella nuova giunta comunale. Il nuovo Assessorato è stato affidato a Ilda Curti: nata nel 1964, Laurea in Filosofia, Socio e membro del Consiglio d’Amministrazione di Fondazione Fitzcarraldo nonché responsabile dell’Unità Progettazione Internazionale e Sviluppo Locale. Ha svolto ricerche, consulenze e attività di formazione sulle politiche di sviluppo locale, cooperazione internazionale, progettazione europea e metodologie di gestione. Tesoriere di Paralleli – Istituto EuroMediterraneo del Nord Ovest, un nuovo soggetto che unisce Piemonte Mediterraneo e Europa e che vuole contribuire al rilancio ed allo sviluppo della cooperazione euro-mediterranea in campo politico, economico, sociale e culturale. Direttore del Comitato “Progetto Porta Palazzo” che gestisce il progetto di rigenerazione urbana “The Gate”; cofinanziato dalla Città di Torino e dall’Unione Europea. Il progetto mira alla rigenerazione dell’area attraverso 19 azioni integrate. Dal 1994 al 2001 è stata Dirigente del Settore Relazioni Internazionali e Rapporti con l'U.E del Comune di Torino. L’attività ha riguardato la predisposizione e l’attuazione delle politiche internazionali della Città per quanto riguarda la sua presenza istituzionale nelle sedi comunitarie (Istituzioni Comunitarie, Comitato delle Regioni, Networks europei etc.), la promozione dell’immagine internazionale della Città, le politiche di cooperazione decentrata e di solidarietà internazionale, la predisposizione di progetti, l’assistenza tecnica e la ricerca di finanziamenti comunitari. Dal 1989 al 1994 è stata Assistente parlamentare al Parlamento Europeo a Bruxelles e Strasburgo. Lo spessore e le qualità del neo-Assessore la dicono lunga sull'interesse che questa città riserva alla sua popolazione straniera. E conferma Torino , ancora una volta, nel suo ruolo di città guida e laboratorio per le tematiche realtive all'integrazione. Non dimentichiamoci infatti la battaglia, tuttora in corso, da parte della maggioranza di sinistra in Comune per la concessione del diritto di voto agli immigrati residenti. Con buona pace di chi vorrebbe negare loro questo diritto.

mercoledì 28 giugno 2006

L'Eurabia di Bernard Lewis

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Bernard Lewis, uno dei massimi studiosi dell'Islam a livello mondiale, ha rilasciato tre giorni fa un'intervista al quotidiano La Stampa, realizzata da Flemming Rose, il giornalista danese che aveva pubblicato sul suo giornale le famigerate vignette su Maometto. L'intervista, in alcuni passaggi - in particolare quello riferito alla vicenda della vignette danesi - mi ha lasciato alquanto perplesso. Lewis infatti afferma che: "Tutto questo trambusto legato a presunti insulti al profeta di cui sarebbero responsabili infedeli residenti in un paese non musulmano è una cosa interamente nuova e senza precedenti nella storia e nelle tradizioni legali dell'Islam". La spiegazione, secondo lui, è che "Forse i gruppi di agitatori che hanno esasperato questa situazione ritengono che la Danimarca sia entrata a far parte del mondo islamico. Certo, è altamente improbabile che qualcuno arrivi a sostenere pubblicamente un'opinione del genere, tuttavia mi pare proprio che l'assunto di fondo degli islamici sia questo: l'Europa è entrata a far parte del mondo islamico o è avviata irrevocabilmente a questo destino. Si tratta comunque di un incidente piuttosto strano, dato che l'Europa ha una lunga tradizione di insulti verso il profeta eppure questo non ha mai dato luogo allo stesso tipo di reazioni - quello che gli infedeli fanno nei loro Paesi non è mai stato oggetto di pronunciamenti da parte delle autorità islamiche".

Sinceramente non capisco perché sia così difficile per uno studioso del calibro di Lewis - nonostante siano note le sue simpatie neocon - prendere atto di un dato reale: milioni di persone hanno boicottato i prodotti della Danimarca, e migliaia sono scese in piazza (tra cui alcuni scalmanati che hanno bruciato le ambasciate). Nessun "agitatore", nessun "Imam Abu taqiya", potrebbe giustificare una reazione massiccia come quella a cui abbiamo assistito in quei giorni. Se ciò è avvenuto è perché quelle masse si sono ritenute particolarmente offese dalle raffigurazioni, e non perché ritengano la Danimarca "parte del mondo islamico". Poi c'è un altro dato di fatto, che rende ancora più ridicola la spiegazione "eurabica", per dirla alla Fallaci: Lewis sottovaluta il clima particolarmente islamofobico conseguente all'11 settembre e le criminali campagne militari condotte nei paesi islamici, ammantate di valori e ideali ma in realtà mosse e giustificate da bassi ed infimi interessi materiali, come ben traspare dalle parole di Magdi Allam, vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, che nel suo editoriale di ieri scrive: "Anche mettendo da parte i valori e gli ideali, volendo limitarci al sano egoistico interesse dello Stato, ci rendiamo conto che è controproducente e alquanto masochista disimpegnarci dall’Iraq, auto-escludendoci dalla divisione dei profitti di una missione internazionale per la quale abbiamo già pagato un importante prezzo in vite umane e impegno finanziario?"

Ha ragione Lewis quando dice che l'Europa ha una lunga tradizione di insulti verso Maometto (Ne abbiamo già parlato, e secondo me è un aspetto che dovrebbe far riflettere seriamente gli europei, specie se si tiene in considerazione il rispetto che l'Islam tributa alla figura di Cristo e della Vergine), ma è altrettanto vero che proprio in quel lungo periodo temporale, pochissimi erano i musulmani che mettevano piede in Europa, o che sapevano quanto vi accadeva o cosa vi si diceva. Mi sembra veramente assurdo che proprio Lewis, che ha scritto un intero saggio dove dimostra che per secoli i musulmani si sono ritenuti talmente avanzati (e a ragione) tanto da non degnare l'Europa nemmeno di uno sguardo (almeno fin quando non si sono resi conto di essere rimasti indietro soprattutto nell'arte militare), che proprio Lewis - che già in altre occasioni - definì fazioso qualsiasi confronto che non tenga conto dello spazio temporale e culturale in cui certe vicende storiche si svolgono, venga ora a paragonare la reazione che i musulmani di due, cinque o dieci secoli fa avrebbero potuto avere (e che però non hanno avuto) nei confronti della sequela di insulti rivolti a Maometto con quella dei musulmani al giorno d'oggi di fronte alle vignette danesi.

Innanzitutto secoli fa le notizie non viaggiavano con la stessa velocità con cui viaggiano oggi: non c'è bisogno di un Abu Taqiya che vada in giro con un dossier zeppo di vignette per informare i musulmani residenti nel resto del mondo di quanto viene detto di Maometto o dell'Islam in Europa. C'è internet, la parabolica, i mezzi di informazione liberi a disposizione di tutti, ci sono molti musulmani che parlano lingue occidentali - inglese in testa - e che usano l'email e i cellulari. Un insulto rivolto a Maometto da un monaco del IX in greco o in latino probabilmente avrebbe impiegato anni e anni, non solo per giungere, ma anche per diffondersi in tutto il mondo islamico sollevando eventuali proteste, comunque tardive. Non mi risulta infatti che all'epoca qualcuno abbia scomunicato Dante per aver piazzato Maometto nel suo inferno. I mesi di ritardo tra lo scoppio del caso "Vignette sataniche" e la reazione di massa della piazza musulmana sono dovuti non tanto alla mancata informazione, quanto alla pazienza dei popoli mediorientali che hanno cercato - per mesi appunto - tramite i propri leader di comunità, ambasciatori e ministri degli esteri di far sapere la propria opinione alle autorità danesi, e dialogare con esse, senza successo.

Due: secoli fa erano pochissimi i musulmani residenti in Europa, e se c'erano se ne stavano belli zitti perché - a differenza dello status concesso alle minoranze cristiane, ebree e europee nell'Impero Ottomano - non godevano di nessun salvacondotto o protezione. Inoltre erano assolutamente ininfluenti dal punto di vista politico e culturale interno. Oggi i musulmani sono comunità consistenti, integrate, che lavorano e pagano le tasse: non c'è bisogno di considerare la Danimarca parte del mondo islamico per chiedere un minimo di rispetto o quanto meno una piccola disponibilità al dialogo. E soprattutto non c'è - e non ci dovrebbe essere - bisogno di immaginare o sognare l'Eurabia per chiedere all'Europa e a una parte degli europei di abbandonare una tradizione medievale, retrograda ed incivile, come quella degli insulti - anche se ammantati di "libertà di espressione" o di "satira" - nei confronti degli altri e della loro fede, specie se questi "altri" sono i vicini di casa, di banco e di lavoro e non diabolici saraceni dagli occhi truci al di là del Mediterraneo.

martedì 27 giugno 2006

Italia 1 - Padania 0

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Ritengo legittima la soddisfazione di quanti non volevano che passasse la riforma costituzionale varata dal governo Berlusconi. A torto o a ragione, la ritenevano una carie nella polpa viva della democrazia. E hanno ottenuto non passasse: il no raccoglie oltre il 60%.

Pare che il risultato sia fuori discussione, insomma, posso capire si gioisca. Ma ritengo, altresì, parecchio esagerati questi pazzi caroselli d’auto che sventolano tricolori, questi clacson, questi cori sbracati in rozzi slogan cattocomunisti (“I-tà-lià, I-tà-lià, I-tà-lià…”). Parecchio esagerati, da far rivoltare nella tomba i Padri Costituenti.
Quanto fanatico attaccamento alla Costituzione. E chi se lo immaginava.

500.000

Da settembre gli alunni stranieri iscritti nelle scuole italiane raggiungeranno quota 500.000. Il dato è emerso da una ricerca della Caritas e dell'Unicef in un convegno sulla condizione dei bambini e degli adolescenti di origine straniera che vivono in Italia. In appena un anno gli stranieri in più nelle classi saranno circa 70 mila. La più elevata consistenza di alunni immigrati (40%) si trova nella scuola primaria, ma questo forte aumento nel secondo ciclo di istruzione rappresenta una tendenza interessante, legata anche ai ricongiungimenti familiari. E la crescita più marcata sarà nelle superiori, con 100.000 alunni in più. E' il Nord-Est l'area geografica con la percentuale più alta di alunni stranieri. La regione con l'incidenza più alta è ancora l'Emilia Romagna con il 9% seguita da Umbria e Marche. Tra i comuni capoluogo è Milano ad avere l'incidenza più alta con circa il 12%. In Italia non sembra siano presenti segnali di devianza delle seconde generazioni di adolescenti stranieri come invece è accaduto in altri paesi europei mentre è molto più frequente il loro coinvolgimento come vittime.

lunedì 26 giugno 2006

Il processo dell'anno

Nell'udienza odierna, seguita alla prima del 12 giugno scorso, il giudice Beatrice Siccardi ha ammesso la costituzione di parte civile di Adel Smith, presidente dell'Unione Musulmani d'Italia, nel processo alla scrittrice e giornalista Oriana Fallaci, accusata di vilipendio della religione islamica per 18 frasi contenute nel suo best seller «La forza dalla ragione». Il giudice ha altresì disposto la citazione come eventuale responsabile civile della Rcs International Publications di New York, editrice de «La forza della ragione». Nè Oriana Fallaci nè Adel Smith erano presenti stamattina in aula. La prossima udienza del processo a carico della scrittrice e giornalista è stata fissata per il 18 dicembre prossimo, alle 9.

Più istruiti

Gli italiani sono in media meno istruiti degli immigrati clandestini. E' il dato che emerge da uno studio di Carlo Devillanova, dell'Università Bocconi, e Tommaso Frattini, dello University College di Londra. Numeri significativi soprattutto se confrontati con i dati Osce sull'istruzionein Italia: nella classe di età tra i 25 e i 64 anni, il 41,1% degli immigrati dichiara di essere in possesso di un diploma di scuola superiore, contro gli italiani della stessa età che raggiungono appena il 33%. Ancora, il 12,1% dei migranti che arrivano nella penisola ha un'istruzione universitaria. Le donne, infine, sono generalmente meglio degli uomini. Così, mentre negli atenei di tutta Italia si discute preoccupati della "fuga dei cervelli", il Paese scopre di possedere un "capitale" non utilizzato. Per il quale l'alta scolarizzazione non si traduce nello svolgimento di lavori corrispondenti. Dallo studio si evince che quasi tutti i clandestini occupati, ossia il 54%, svolgono infatti mansioni elementari - dall'assistenza domestica al facchinaggipo, fino alla vendita ambulante e l'impiego nel settore edilizio. Al contrario, in patria solo il 15% di questi era occupato in lavori simili, mentre più del 5% era insegnante o professore.

domenica 25 giugno 2006

Barbuti all'attacco

Il 22 settembre 2005, Magdi Allam denuncia sul Corriere della sera di essere rimasto, tre giorni prima "vittima a Como di una vera e propria aggressione squadristica islamica da parte di una decina di barbuti che hanno tentato di sabotare un incontro con circa 300 persone intervenute per la presentazione del mio ultimo libro Vincere la paura. Il loro capo, Safwat El Sisi, ha fatto irruzione urlando: «Io sono il presidente della comunità islamica di Como, Magdi Allam danneggia l'islam». Gli ho risposto, dopo avergli impedito di improvvisare un comizio, che era «un impostore ». E ho spiegato al pubblico il perché: «Nell'islam il rapporto tra il fedele e Dio è diretto, l'imam non è il corrispettivo del sacerdote né tanto meno del vescovo, ma un semplice funzionario religioso che non ha alcuna autorità religiosa». In secondo luogo, ho precisato, «a Como e altrove l'insieme delle persone provenienti da Paesi musulmani non costituisce una comunità islamica, né in ogni caso El Sisi o altri sono mai stati eletti in modo trasparente e democratico»". Nel suo ultimo libro invece, è ancora più preciso: "A un certo punto irrompono, facendosi largo tra la folla a suon di spallate, una decina di estremisti barbuti e con la jellaba, la lunga tunica bianca. Alla loro testa c'era Safawt El Sisi, che ha cominciato a sbraitare..."
Uno legge di questa "vera e propria aggressione squadristica islamica da parte di una decina di barbuti" che volevano "sabotare l'incontro" e immagina pericolosi qaedisti con spade, spranghe e catene mentre fanno irruzione nel luogo, sedie che volano e lampade che saltano nello spazio dove si tiene la presentazione mettendo in fuga il pubblico e costringendo la scorta di Allam a sparare per salvarlo dalle grinfie degli scalmanati terroristi. Almeno così ho pensato io, non conoscendo né questo Sissi né il contesto in cui è avvenuto l'episodio. Ma è andata veramente così? Qualche elemento, oltre i trascorsi di Allam, mi fece venire il dubbio: come mai, se Allam è stato vittima di un'aggressione squadristica di tal portata da parte dei "fascisti islamici" (così definisce i "barbuti" nel suo ultimo libro) non ne ha parlato nessuno, ma proprio nessuno, tranne Allam stesso? E' la prima volta che vedo un giornalista costretto a denunciare personalmente un'aggressione di questa portata sulla propria testata. E senza nessun pezzo di cronaca locale a sostegno della versione, senza nessuna denuncia penale a carico degli aggressori, senza l'intervento delle forze dell'ordine o della scorta presenti sul posto considerata "la caratura dell'ospite"...
Finalmente sono riuscito a recuperare un articolo di Alessio Brunialti pubblicato su La Provincia del 18 settembre 2005 (quindi prima dell'auto-denuncia giornalistica di Allam) che racconta molto bene come è andata: "COMO - «Sei un impostore!». Così, senza mezzi termini, Magdi Allam, vicedirettore de «Il Corriere della sera», ha apostrofato El Sisi definendolo anche «sedicente» rappresentante della comunità islamica comasca. Momenti di tensione, ieri sera, al Caffé letterario di piazza Cavour. Com'era prevedibile, data la caratura dell'ospite dell'ultimo sabato di Parolario, data l'attualità stringente dell'argomento trattato, il terrorismo internazionale, il tendone é stato letteralmente preso d'assalto da una folla che ha ascoltato il dibattito di Allam con l'inviato de «il Giornale» Giorgio Gandola. Com'era altrettanto prevedibile, dato che pronunciamenti in questo senso erano già stati fatti nei giorni passati, El Sisi Safhwat non avrebbe perso questa preziosa occasione per contrapporre la sua visione dell'Islam a quella del giornalista. E, forse proprio perché si aspettava l'"attacco", Allam ha reagito fin troppo energicamente interrompendo El Sisi non appena questi ha preso la parola giunto il momento del dibattito con il pubblico. Lo ha pregato di limitarsi a porre le sue domande senza fare comizi e immediatamente ha tenuto a spiegare ai presenti che l'imam - quale El Sisi sostiene di essere - non é stato eletto a rappresentante da nessuno e che comunque questa figura, nella religione musulmana, non ricopre alcun ruolo politico. «Non può rappresentare una comunità perché a Como non esiste una comunità ma solo persone di fede islamica. Non é stato eletto democraticamente: é un impostore» ha precisato Allam. El Sisi ha incassato il colpo e non ha proseguito oltre limitandosi ad argomentare con Gandola alla fine del dibattito, auspicando di poter incontrare Allam in una tavola rotonda. Ma non era solo: un altro cittadino islamico ha contestato ad Allam la definizione di «musulmano laico» che ha dato di se stesso e gli ha chiesto di definire con precisione il concetto di «terrorismo». Allam: «So dove vuole arrivare. Lei vuole mettere sullo stesso piano gli attentati con le rappresaglie dell'esercito israeliano e le azioni militari statunitensi. In realtà, queste ultime avvengono sempre in reazione agli attentati». Il giornalista ha ricordato che i primi kamikaze a Gerusalemme e a Tel Aviv hanno agito nell'ottobre del '93, pochi giorni dopo la storica stretta di mano fra Rabin e Arafat. «L'attacco alle Torri gemelle - ha spiegato Allam andando a tempi più recenti - non é stato una reazione a qualcosa: si é trattato di un deliberato atto di guerra». Il resto della serata si é condotto su toni decisamente più distesi anche se le parole di Allam non sono state rassicuranti: «Gli attentatori di Londra erano cittadini britannici. Anche l'Europa si sta trasformando in una fabbrica di kamikaze. Ma, per fortuna - ha concluso - anche nei Paesi islamici inizia a prevalere la cultura della vita che si insegna fin dalle scuole perché il Corano non predica la morte, bisogna saperlo interpretare correttamente».
Insomma, cerchiamo di riflettere un pò serenamente su quanto accaduto in quei giorni: Magdi Allam presenta il suo libro e uno dei tanti religiosi musulmani, veri o presunti, infastiditi dalla sua personale visione dell'Islam si alza per contestarlo. E' normale che un imam, eletto o meno, contesti ad Allam i suoi appelli contro la costruzione delle moschee, per esempio. Persino il giornalista locale lo immaginava: "prevedibile", appunto. Non voglio entrare nel merito delle contestazioni anche se sinceramente io questa storia degli "Imam eletti" non l'ho ancora capita: qualcuno tra i fedeli elegge i vescovi o i preti? Proprio il ruolo non rappresentativo dell'Imam, ben sottolineato da Allam quando dice che è "un semplice funzionario religioso che non ha alcuna autorità religiosa" lo dovrebbe esonerare da questa pretesa "elezione". Se gente come quel El Sissi guida una preghiera e ci sono dieci o cento persone disposte a mettersi in fila dietro di lui, evidentemente per loro va bene così, altrimenti non avrebbero frequentato la sua moschea. E poi come sarebbe che a "Como non esiste una comunità islamica ma solo persone di fede islamica"? Posso dire che a Torino non esiste una "comunità buddista" ma solo "persone di fede buddista"? Se esistono, allora esiste anche una comunità! Comunque, non è questo il punto.
Il punto è che non è accaduto nulla di eclatante: anche a me capita spesso di ritrovare il neocon di turno che si alza e fa un comizio, a volte anche quasi insultando il sottoscritto e la platea che condivide quanto da me esposto, cosa che non mi sembra sia accaduta nel caso di Allam. Il sottoscritto si limita normalmente ad ascoltare fin quando il contestatore non è costretto a sedersi per le proteste del pubblico e poi, seraficamente, conclude: "La ringrazio per il suo intervento, ma sono ancora in attesa della domanda". A quel punto il contestatore non ha più il coraggio di alzarsi di nuovo, altrimenti rischia di essere sbranato dal pubblico. Il giornalista locale - testimone oculare - invece parla chiaro: Allam ha bloccato quell'Imam non appena ha preso la parola, al momento del dibattito. Gli ha dato dell'impostore e quell'altro si è seduto, auspicando addirittura una tavola rotonda per confrontarsi con lui. Un dibattito animato e teso che si è concluso in due battute, civilmente. Anche il Corriere di Como conferma: "Vivaci scambi di battute e la temperatura si è vistosamente alzata, nonostante il primo freddo dell’autunno che spazzava il cuore di Como. Protagonisti dell’episodio Magdi Allam, vicedirettoredel Corriere della Sera, e Safwat El Sisi, portavoce della moschea di via Pino [...] Quando si è aperto il dibattito, El Sisi ha preso la parola. Immediata e vivace la reazione delle centinaia di persone presenti alla serata. Il portavoce della moschea ha apostrofato duramente Allam, che ha risposto a El Sisi ricordandogli che proprio nelle affermazioni minacciose è contenuto il germe del terrore". (Ovviamente da uno che le minacce le vede ovunque, non poteva che essere altrimenti). Poi un altro musulmano ha fatto una domanda e Allam ha risposto. Nessuna irruzione, nessuna aggressione, niente squadrismo o fascismo. Non ci sono manganelli o olio di ricino. Allam invece, come è nel suo costume, va in paranoia e tre giorni dopo trasforma un normale diverbio pubblico, uno scambio di opinioni critiche per quanto discutibili da parte di due soli ascoltatori musulmani, in una "vera e propria aggressione squadristica islamica da parte di una decina di barbuti", definendo i suoi contestatori "fascisti islamici". E poi si lamenta se qualcuno lo definisce millantatore. Se non lo è ci spieghi come mai le versioni dell'accaduto sono così divergenti tra di loro. Anche se dubito che lo farà: la sua non è solo paranoia, è una strategia calcolata per intimorire eventuali futuri contestatori. Voglio vedere infatti quanti poveracci, specie se immigrati musulmani, sarebbero disposti a contestarlo pubblicamente in una prossima presentazione col rischio di vedersi bollati tre giorni dopo come pericolosi "fascisti sabotatori e impostori" sulle pagine de Il Corriere.

sabato 24 giugno 2006

Islam & Marketing

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Ieri, presso l'Aula Magna della palazzina universitaria dell'Università di Biella, sono intervenuto nell'ambito del convegno "Islam & Marketing", frutto di un progetto di ricerca sviluppato da Etnica su un tema complesso e delicato che nei prossimi anni assumerà anche in Italia un rilievo crescente: la relazione con i clienti di religione musulmana. Il progetto è finalizzato a individuare le strategie e gli strumenti più efficaci per conoscere, comprendere, ascoltare, tutelare, servire, valorizzare e responsabilizzare il cliente di fede islamica nella convinzione, e nella consapevolezza, che il marketing può diventare strumento di accoglienza e di dialogo tra le culture e le religioni. Al convegno hanno partecipto, fra gli altri, Yunus abd al nur Distefano della Coreis (Comunità Religiosa Islamica Italiana), Aly Baba Faye, Responsabile Nazionale DS per l'Immigrazione, Elio limberti della Mecca cola e Susanna cavalli de Al quds jeans.

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I punti salienti del mio intervento sono riassunti nei seguenti punti:
1 - Un'affermazione - al quanto ironica - di Voltaire, recitava: “Entrate nella Borsa di Londra […] Lì l’ebreo, il maomettano e il cristiano si trattano reciprocamente come se fossero della stessa religione, e chiamano infedeli solo quelli che fanno bancarotta.” Dello stesso tenore la lettera inviata da un gentiluomo a Costantinopoli a un amico a Londra (1730): “Ebrei, turchi e cristiani: diversi sono i loro credi. Ma tutti un sol Dio riconoscono, che è l’Oro”. Questo significa - come ho già affermato in un'intervista concessa ultimamente a Radio Radicale - che il mondo degli affari economici non conosce differenze religiose, etniche o sessuali. Se l'intenzione è - come sembra emergere dalle recenti parole di Papa Ratzinger - quella di abbandonare la via del Dialogo inter-religioso, possiamo tranquillamente ripiegare su quella, altrettanto efficiente e antica, del dialogo economico.
2 - Il dialogo inter-religioso tra Islam e Cristianesimo non è una novità di questi ultimi anni. E' cominciato quando una delegazione di Cristiani di Najran ha celebrato la messa nella moschea di Medina con l'autorizzazione del Profeta Maometto in persona. Altrettanto si può dire del "dialogo economico": Maometto stesso - come gran parte dei suoi contemporanei - era un commerciante. Nel nuovo corso di espansione islamica, i musulmani incontrarono popoli con fedi, culture e sistemi economici diversi, con i quali vennero avviate fruttuose relazioni commerciali nello scambio di beni in buona parte sconosciuti ad entrambe le parti. In questo modo il libero scambio favoriva la conoscenza di nuovi metodi di lavoro e di nuove tecnologie, permetteva ad ogni civiltà di incrementare le proprie risorse, estendendo le possibilità di benessere ad un numero sempre maggiore di cittadini. In questo contesto, si può tranquillamente considerare cristiani ed ebrei, più che come minoranze, “componenti compartecipi dello sviluppo di un nuovo mon­do” che inizia nel VII secolo. La storia islamica è ricca di cristiani ed ebrei che hanno ricoperto importanti ruoli politici, sociali ed economici nella società islamica.

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3 - Questa realtà di convivenza e cooperazione non è limitata all'antichità. La ritroviamo, fino agli anni 50-60 del '900, nel fenomeno dell'immigrazione europea verso i paesi islamici. Molti italiani infatti sono emigrati in paesi come l'Egitto per migliorare le proprie condizioni economiche, esattamente come gli immigrati odierni. Italiani talmente poveri che il console italiano in Egitto ha dovuto denunciare nel 1894 coloro che in Italia si disponevano "a indurre giovani donne a emigrare in Egitto con la speranza di essere collocate a servizio, ma in realtà per essere gettate nella malavita". Questa è la storia che molti in Italia tendono a dimenticare, evitando così di mettere in luce un fatto molto semplice: le problematiche dell'immigrazione e dell'integrazione non risalgono all'altro giorno. Sono già state affrontate e risolte in altri contesti, gli stessi che vengono oggi demonizzati con affermazioni false del tipo "Ma loro non permettono la costruzione di chiese nei loro paesi".
4 - Al di là di tutti i dati sugli scambi economici tra Italia e Medio Oriente, scambi che tenderanno ad aumentare grazie alla disponibilità "liquida" araba dovuta all'aumento del prezzo del petrolio, c'è anche la realtà dell'economia dell'immigrazione. L'attuale modello di integrazione in Italia (che, come ha sottolineato Ali Baba Faye, semplicemente non esiste), l'attuale legge sulla cittadinanza e i meccanismi di concessione dei permessi di soggiorno nonché l'isteria collettiva nei confronti dell'Islam non aiutano a tranquillizzare eventuali investitori stranieri. Quali garanzie ha lo straniero che investe in Italia, paga i contributi e poi - sulla base di una falsa segnalazione - si ritrova espulso senza avere manco il tempo di capire quello che sta succedendo? Quali garanzie si danno ad un giovane lavoratore, nato e cresciuto in Italia da genitori stranieri ma sprovvisto di cittadinanza, che magari poi rimane disoccupato (cosa che può capitare anche a un giovane italiano in questo clima di precarietà)? Quali garanzie si danno al cittadino straniero che paga i contributi per anni poi magari a 50-60 anni si ritrova disoccupato, con il rischio di vedere sconvolta l'intera sua esistenza? Semplicemente nessuna.
Da quanto sopra esposto, si evince la necessità di informare il grande pubblico sui benefici della società multietnica, combattere il clima di isteria collettivo alimentato dai media e riformare la legge sulla cittadinanza e il decreto dei flussi, in modo tale da permettere a tutti - italiani e non - di lavorare e produrre in armonia e tranquillità, per il bene dell'Italia.

venerdì 23 giugno 2006

Devoluzione? No, grazie!

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Un ponte manipolato fra Oriente e Occidente

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A sinistra, il Colonnello Yigal Carmon, ex funzionario del Mossad - i servizi segreti israeliani - e attuale presidente dell'ente denominato Memri (Middle East Media Research Institute)

L'opinione

Il Manifesto, 22 giugno 2006

Sherif El Sebaie
Il titolo è: «Ebrei assassini. Sito islamico educa i bimbi all'odio». Con uno dei suoi soliti giochi di prestigio Allam collega quiz e video giochi antiebraici, presenti nelle pagine di un sito web arabo dedicato ai bambini, al movimento dei Fratelli Musulmani, quindi all'Unione delle Comunità ed Organizzazioni islamiche in Italia. In realtà, è assai difficile stabilire se il sito faccia veramente capo al movimento e lo è ancora di più alla luce della complessità dello stesso: a quale corrente della Fratellanza questo sito farebbe capo? La fonte, risalente al 18 aprile scorso, di quella che si potrebbe definire una «non notizia» è un ente discutibilissimo denominato Memri. Ma non è la prima volta che Allam attinge da fonti discutibili: già il 4 maggio del 2004 spacciò come «giornalista yemenita di Aljazira» un cittadino americano di origini arabe che all'epoca lavorava presso la «Voice of America», senza specificarlo. Il Memri è già conosciuto per via della violenta campagna condotta contro la visita dello sceicco Al-Qardawi a Londra. Era il giugno 2004 e per scrupolo di coscienza, il sindaco di Londra, Ken Livingstone, commissionò uno studio al termine del quale ha concluso che l'offensiva si inseriva, «con ogni evidenza, in un'ondata di islamofobia che mirava a impedire un dialogo tra musulmani progressisti e l'Occidente». I servizi del comune di Londra scoprirono che le proteste erano state originate da informazioni provenienti da «un'organizzazione di nome Memri», un istituto diretto da un ex funzionario del Mossad, l'intelligence israeliana. Fondato nel 1998 dal colonnello Yigal Carmon, ex membro dei servizi israeliani di intelligence, già consigliere per l'antiterrorismo di due primi ministri, Itzhak Shamir e Itzhak Rabin, il Memri dichiara di essere un semplice «centro di ricerca», «un'organizzazione indipendente, al di fuori delle parti, senza fini di lucro» creata per fungere da «ponte tra Occidente e Medio Oriente, attraverso le traduzioni». La tendenza però è quella di presentare come maggioritarie alcune correnti di idee fortemente minoritarie nella stampa e nei media arabi. Lo studio commissionato dal Comune di Londra sulle «140 opere scritte dal dottor Al Qardawi» produceva infatti risultati scioccanti. Gli analisti concludevano che si trattava «di una evidente manipolazione degli scritti» dello studioso musulmano, di «scoperte menzogne» e che «travisa sistematicamente i fatti, non soltanto quello che dice il dottor Al Qardawi, ma anche quello che dicono molti altri esperti musulmani. Nella maggior parte dei casi, si tratta di una deformazione totale». La ricerca segnala anche alcuni «casi»: secondo gli «esperti» del Memri, Abdel Karim Abu Al-Nasr - un giornalista libanese ben noto - è saudita, per il semplice fatto che scrive su un giornale saudita.Il prof. Halim Barakat, della Georgetown University, denunciò invece la sostituzione della parola «sionismo» nella traduzione dei suoi articoli apparsi su Al-Hayat con «ebraismo» per dare l'impressione che fosse antisemita. Una ricerca pubblicata su Le Monde Diplomatique afferma che «l'efficacia del Memri consiste nel coordinamento molto stretto delle sue attività con i responsabili delle campagne di propaganda sul campo. Le liste dei giornalisti arabi che loda o denigra costituiscono un sistema di sanzioni e di ricompense».Interessante notare come Allam abbia ritirato il 21 maggio scorso un premio di 250.000 dollari circa dalla Fondazione Dan David di Tel Aviv.
Il sito Informazione Corretta, portale sionista che monitora i media italiani per "assicurare al pubblico un'informazione corretta su Israele" (sic) ha commentato l'articolo così:
Sulla base della denuncia del sindaco antisemita di Londra Ken Livingstone e di Yussuf al Qaradawi, predicatore che ha legittimato il terrorismo contro israeliani e stranieri in Iraq e di supposti errori minori Sherif El Sebaie sostiene sul MANIFESTO del 22 giugno l'inattendibilità di Memri e, per proprietà transitiva, di Magdi Allam che lo cita. Nessuna confutazione diretta (impossibile) dell'immensa documentazione che Memri e altri (a incominciare da Bernard Lewis) hanno raccolto sull'antisemitismo in ambito arabo-islamico e dei Fratelli musulmani in particolare. Ma una inconsistente negazione della credibilità delle denunce di un fenomeno centrale per comprendere il conflitto arabo-israeliano. Di fronte al quale l'Europa sarebbe tenuta a non rimanere inerte.
Cercherò di essere molto breve:
Non c'è solo il Sindaco "antisemita" (sic) di Londra dietro alla denuncia rivolta al Memri, ma un dossier di ricerca molto ben documentato del Comune di Londra. Non vedo dove avrei scritto di una denuncia da parte di Al Qaradawi, visto che proprio costui era l'oggetto della ricerca (che tra l'altro l'ha completamente scagionato). C'è anche un' inchiesta di Brian Whitaker sul The Guardian su questo ente discutibile. Se scambiare, nelle traduzioni effettuate dal Memri, la parola "sionismo" - che è una precisa ideologia politica - con "ebraismo" che invece è una fede (per non parlare dei tagli e delle manipolazioni) sono "errori minori", stiamo freschi.
Nessuno nega che ci sia antisemitismo attualmente nel mondo arabo (le ricerche di Bernard Lewis hanno tra l'altro dimostrato che tale sentimento ha debolissime radici storiche, culturali e religiose nel mondo islamico e che è essenzialmente successivo all'occupazione della Palestina e all'importazione della propaganda antisemita occidentale in terra araba) e non nego la presenza di materiale antiebraico sul sito segnalato dal Memri, quindi da Allam. Il punto è che anche se fosse legato alla Fratellanza Musulmana, da un punto di vista scientifico bisognerebbe specificare a quale corrente esattamente. I "Fratelli musulmani" sono infatti un movimento molto più complesso di quanto si voglia far credere ed è dovere di un esperto specificare ed evitare i giochi generalizzanti a "scatole cinesi".
Ma, a parte tutto questo, se proprio di credibilità dobbiamo parlare, non credo che ci sia bisogno di "proprietà transitive" o "poteri paranormali" per smontare quella di Magdi Allam: quale credibilità può avere uno che scrive "saggi" che hanno come bibliografia il settimanale "Gente"? Che ricorre ai pareri degli astrologhi per stabilire la data di nascita di Saddam Hussein? Che dà interpretazioni mistiche degli attentati terroristici? Che ci propina una "notizia" - senza entrare nel merito - vecchia di due mesi? Che si sbaglia su tutte le persone che incontra, da Piccardo a Jabareen: prima sono bravi, moderati, seri e degni di fiducia e poi... "miracolo"... scopre che sono scalmanati terroristi dissimulati? Che trasforma l'Islam in religione di Stato con tanto di consulta al Viminale salvo ritrovare al suo interno proprio il presidente dell'organizzazione con cui è in polemica? Se Allam fosse credibile scriverebbe saggi seri e documentati e non romanzi-rotocalchi, non si sbaglierebbe sui "terroristi", avrebbe ottenuto lo scioglimento delle organizzazioni da lui indicate. E invece sono tre-quattro anni che si sgola e la destra non ha nemmeno voluto candidarlo. Possiamo ancora parlare di credibilità?

giovedì 22 giugno 2006

Un ponte manipolato

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L'opinione

Un ponte manipolato fra Oriente e Occidente
Sherif El Sebaie
Il 13 giugno il Corriere della Sera pubblica sulla prima pagina un articolo a firma del suo vicedirettore ad personam, Magdi Allam.Il titolo è: «Ebrei assassini. Sito islamico educa...
[Oggi, su Il Manifesto, p.2]

Indegni di essere Italiani

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L'ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha dichiarato che "Nessun italiano può sentirsi degno di essere tale se domenica non sarà andato a dare il proprio sì alla riforma Costituzionale che darà a questo paese più democrazia e libertà. E' importante essere cittadini italiani al 100%, è importante domenica partecipare al cambiamento della Costituzione" . Mi auguro che, almeno fra i miei lettori, non ci siano dubbi su cosa votare, ovvero: No. Se avete dei dubbi, fate questa semplice considerazione: questa è la riforma voluta e scritta da quel fine politico che ha indossato una maglietta con la "vignetta satanica" mettendo a rischio vite e interessi italiani nel mondo. Se questo non basta, vi consiglio la visione del documentario "Camicie Verdi. Bruciare il tricolore" di Claudio Lazzaro e la lettura del sito e blog annessi. Scoprirete così le scioccanti dichiarazioni del senatore Corinto Marchini, fondatore, nel ’96, delle Camicie verdi, poi fuoriuscito dalla Lega. Marchini racconta che Bossi gli ordinò non solo di bruciare il tricolore in piazza ma di tenersi pronto per sparare ai carabinieri. Racconta anche di un complotto, interno alla lega, per uccidere Borghezio e farlo diventare un martire da spendere nelle piazze. Sembra una panzana, ma quando il regista la racconta al diretto interessato, sulla faccia di Borghezio a tutto schermo non si vede battere ciglio. Nessuno stupore, nessuna smentita, nessuna indignazione...anzi dichiarazioni del tipo: "Certo in una fase come quella sono cose che potevano anche succedere". Ma non c'è solo questo, nel documentario di Lazzaro: c'è anche l'autobomba leghista a Montebelluno con la scritta "No Islam" sul cofano che avrebbe potuto fare una strage, ci sono - la cosa più preoccupante - i giovani indottrinati ad una cultura dell'odio e dell'intolleranza.
C'è la dichiarazione del sindaco di Treviso Gentilini che la dice lunga sulla natura della Lega: "Io ho cercato di trasmettere quegli ideali che ho sempre avuto dai tempi della mia gioventù. Ai tempi della mia gioventù era sotto il regime fascista e quindi ci hanno inculcato quale era l'ordine, la disciplina e il rispetto delle leggi". Non a caso il movimento delle "Camicie Verdi" riprende, nel nome, alcuni suoi illustri precedenti: le camicie nere dei fascisti e quelle brune dei nazisti. Ci sono i cori dei supporters della cosiddetta devolution: "E noi che siamo padani abbiamo un sogno nel cuore/bruciare il tricolore, bruciare il tricolore". Ovviamente c'è anche tutto il repertorio del "celodurismo" e la retorica urlata con la voce degna di una strega dal Sindaco di Treviso (potete vedere quella scena sul sito, ultimo video nella colonna a destra): "Pisaaaanu...sta facendo la caccia alle cellule dormienti. Vorrei sapere dove dormono...Dormono nelle moschee, nei centri islamici e dormono, forse, in qualche parrocchia di qualche prete rosso! [...] Le moschee sono centri di affari. Lì si riparano tutti i terroristi. Sono là che si architettano tutti i programmi per distruggere la nostra civiltà, la nostra tradizione, la nostra religione", ma quello è forse l'aspetto meno sconvolgente di tutto il documentario, che spiega soprattutto molto bene perché dovremmo prendere sul serio, soprattutto stavolta, le minacce e i ricatti di Bossi che paventa il ricorso alle vie "non democratiche" in caso di sconfitta al referendum.
Inutile sottolineare quanto il pensiero della Lega sia assolutamente incompatibile con lo Stato di diritto, con il rispetto della Costituzione e delle Leggi, con la condivisione dello Spirito identitario nazionale, con la Democrazia e la Civiltà. Questa è gente che brucia il Tricolore, incita ad usarlo come carta igienica, pronta a sparare ai carabinieri, ad incendiare i giacigli degli immigrati e che piazza le autobombe. Persino la lingua italiana è derisa e relegata a espressione del "colonialismo e razzismo" italiano. Eppure Magdi Allam, il nostro aspirante "Ministro all'immigrazione, integrazione e cittadinanza" (scusate, ma quando ci vuole ci vuole), l'immigrato che vuole indossare i panni del nuovo Bossi sul piano nazionale, non apre bocca, non sussura, non fiata nemmeno. Perché lui è bravo a prendersela con gli immigrati, specie se musulmani: sono loro che vogliono scardinare "lo stato di diritto", sono loro che mettono a rischio "il nostro paese", sono loro quelli che rifiutano di "integrarsi", sono loro quelli che non condividono "la nostra civiltà". Sono loro che sognano di "conquistare l'Italia" e che "ricattano" lo stato, sono loro che devono imparare "la lingua italiana" e educare i propri figli alla "tolleranza e all'integrazione".
A leggere i libri di quest'individuo sembra di leggere la Guida del Piccolo Leghista. Non manca nulla: dalla demonizzazione dei luoghi di culto islamici all'opposizione al disegno di legge per la concessione della cittadinanza, dalle favolette sulla dissimulazione praticata dai musulmani al grande piano islamico per conquistare l'Italia. I suoi articoli vengono praticamente ripresi tali e quali sul quotidiano di quell'organo a dir poco preoccupante - e lo è ancor di più ora che non è al governo - che è la Lega, anche se quest'ultima ha storto il naso al pensiero di vederlo in politica. Perché l'Allam leader politico alla Lega non serve. Al Progetto Padano serve un extracomunitario di nome e di fattezze (perché questo sei, caro Magdi, nonostante la cittadinanza) che ne giustifichi i toni incivili e i progetti folli. "Ecco, vedete se lo dice il buon Magdi, che è egiziano e musulmano - si badi bene, non dicono mai "italiano" - allora il nostro non è razzismo". Alla Lega serve un kapò. Forse Allam non sa che anche i kapò finirono nei forni crematori dei nazisti. Per ultimi, ma ci finirono lo stesso. Pensaci, caro Magdi: gli ebrei che andavano nei forni dicevano alle SS "Ma noi siamo tedeschi". E lo erano per davvero, da generazioni e non solo sulla carta. Pensa invece come rideranno di te quelli che non si considerano nemmeno italiani quando dirai, come fai di solito, che sei "italiano al cento per cento".

mercoledì 21 giugno 2006

Scontro sulla cittadinanza

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In un intervista a La Repubblica del 18 giugno, il Ministro degli interni Giuliano Amato si è chiesto se "A lei sembra normale che la sola ipotesi di far diventare cittadino italiano il figlio, nato in Italia, di un immigrato che in Italia vive stabilmente, sia attaccata, in un Paese di emigrati, come un'inammissibile bestemmia? Come si fa ad affrontare un tema del genere con animi così esasperati? Convoco i rappresentanti della Consulta islamica su questo tema, che già Pisanu aveva messo al suo ordine del giorno. Chiedo loro di formulare idee e proposte sulla cittadinanza, come farò con molti altri interlocutori. Il giorno dopo, apriti cielo: il ministro dell'Interno viene accusato perché mette la futura legge sulla cittadinanza nelle mani della Consulta islamica. Quale paura, quale indomabile vade retro spinge a deformare così grossolanamente la realtà, fino a far sembrare un'altra bestemmia il solo fatto di sentire la Consulta islamica su un tema del genere? Se in casa si ragionasse così ci sarebbe un divorzio al giorno".
Il giorno dopo Magdi Allam, portavoce ufficioso della Lega, ribatte dalle pagine de Il Corriere: "Quale ex immigrato che ha felicemente sposato la realtà identitaria, valoriale e umana dell’Italia, considero un dovere etico, prima ancora che professionale, contribuire al dibattito sulla definizione di un nuovo modello di convivenza sociale. Sinceramente non vedo perché Amato parli di «animi esasperati» laddove affermo che lo ius soli, principio egualitario che condivido appieno, non deve trasformarsi in una procedura burocratica automatica e decontestualizzata. Né perché egli percepisca come un’accusa il fatto che sostengo che lo Stato non deve mercanteggiare le proprie leggi con chi queste leggi è tenuto a osservarle, e che l’identità nazionale non può essere la sommatoria delle istanze degli autoctoni e degli immigrati".
Ebbene, a questo punto, ho deciso di pubblicare uno stralcio della lettera che ho scritto e che è stata consegnata personalmente al Ministro nel corso dell'ultima riunione della Consulta Islamica, risalente al 14 giugno scorso. Ringrazio il ministro per aver evidentemente tenuto in considerazione le mie parole:
Stimatissimo On. Amato,
[...]
Le scrivo quindi come semplice cittadino straniero, di fede islamica, di formazione occidentale e strettamente laica che da anni vive sul territorio della Repubblica italiana, integrandosi perfettamente nel tessuto sociale e culturale italiano. Le scrivo come semplice persona che ha vissuto sulla propria pelle gli effetti nefasti della propaganda beceramente razzista promossa in questi ultimi cinque anni: dall’estenuante ricerca di una degna sistemazione abitativa alle difficoltà burocratiche rese ancora più insormontabili da un clima di isteria collettivo.

E da semplice cittadino immigrato le scrivo per chiederLe se una Consulta, nominata dal suo predecessore, l’On. Pisanu - e che quindi risponde alle esigenze della precedente legislatura - in gran parte (eccetto alcuni nomi veramente meritevoli) nominata a mezzo stampa dal Sig. Magdi Allam - ormai indicato in tutta Italia come il principale promotore dell’isteria collettiva sulle materie riguardanti l’Islam italiano - sia effettivamente aderente al progetto che la Sinistra, la parte politica per cui mi sono impegnato come tesserato della Sinistra Giovanile (DS) e come fondatore di un movimento studentesco di sinistra a Torino, si prefigura per i prossimi cinque anni, ovvero al progetto di integrazione, tolleranza e cittadinanza attiva.

Caro compagno, le confesso che tremo d’angoscia al pensiero che alcuni membri della Consulta, direttamente nominati dal Sig. Allam sulle pagine del Corriere (p.228-229), e chiaramente manipolati dal suddetto (lo confessa lui stesso nella sua ultima pubblicazione, p.235) si mettano a disquisire di cittadinanza, di integrazione e di coinvolgimento della comunità musulmana nel tessuto sociale italiano.

Come posso prefigurare il mio futuro in questo paese sapendo che in seno alla consulta islamica c’è chi appoggia il progetto strampalato di un immigrato che ha potuto rinnovare il suo permesso di soggiorno e ottenere la cittadinanza grazie ad un contratto di lavoro falsificato (si, proprio il Sig. Allam, come confessa lui stesso nella sua autobiografia, p.73-74), che vaneggia persino esami su esami per chi ha ottenuto la cittadinanza a partire dal 1990 (p.273)? Come faccio a stare tranquillo sapendo che in seno alla consulta ci sono i portavoce di uno che voleva fare “il ministro dell’integrazione, dell’immigrazione e della cittadinanza” con Forza Italia e che ha rincorso il presidente Berlusconi per sei mesi per farselo garantire (p.239), senza - per fortuna - riuscirci?

Spero capirà la mia preoccupazione, e spero tenga conto dei sottili meccanismi che regolano i rapporti tra le varie voci e realtà dell’Islam italiano, che è tutto fuorché quello descritto dal Sig. Allam nelle sue invettive.
Sherif El Sebaie

Un Cardinale ignorante e un Imam tollerante

Il cardinale australiano George Pell torna a mettere in luce il carattere a suo avviso violento dell'Islam, una religione «guerresca», e suscita la pacata reazione del leader islamico Keysar Trad. L'arcivescovo di Sydney in un'intervista al giornale statunitense National Catholic Reporter, citata dal Sydney Morning Herald, dichiara che «la domanda da un milione di dollari» è se l'intolleranza sia una moderna distorsione dell'Islam, o sorga dalla sua logica interna. «È difficile trovare periodi di tolleranza nell'Islam. Non dico - afferma Pell - che non ve ne siano, ma una buona parte di ciò che è asserito è mitico». Il prelato spiega ancora che l'Australia non ha subito molto gli effetti della "minaccia islamica" in seguito egli attacchi terroristici dell'11 settembre negli Usa, ma questo può cambiare «a seconda di quanti attacchi terroristici i fondamentalisti musulmani riescano ad eseguire con successo». Il giornale di Sydney cita quindi la il presidente dell'Associazione di amicizia islamica d'Australia, Keysar Trad, secondo cui non è la prima volta che il cardinale mostra ignoranza dell'Islam. «Ho già avuto un incontro con lui dopo che aveva fatto delle osservazioni male informate nel passato, e la mia porta è sempre aperta per spiegargli le cose con più dettagli», dichiara Trad.

martedì 20 giugno 2006

Gli italiani abusivi

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Ben diceva Vittorio Emanuele a Pierluigi Vitalini il 26 gennaio scorso: “Questo è importante perché bisogna agire molto velocemente prima della fine di febbraio perché siccome lui (il presidente Berlusconi, ndr) perderà le elezioni, gli altri ce lo mettono in culo...”. A quanto pare non è stato nemmeno il primo a pensarla in questo modo: prima di lui c’erano Fiorani, Ricucci, Moggi e altri simpatici personaggi che hanno, abusivamente, occupato posti di comando in questi ultimi anni e, degnamente, le prime pagine dei giornali in questi ultimi mesi. Chissà quanti altri aspettano pazientemente in fila il proprio turno nel corso di questa legislatura.

Ma l’aspetto davvero interessante in questa faccenda è che Sua “Altezza Reale”, lo stesso che annotava la necessità di far sapere all’ex Presidente del Consiglio che faceva “parte di due piccole cose, Presidente Onorario delle Guardie del Pantheon, bè non son molte ma contano lo stesso, no? E poi Presidente Onorario della Meda (quella che ha definito altrove “quella grande organizzazione di storpi”) che sono un milione e cinque, un milione e cinquecentomila...e gli vado a dire a tutti voi dovete firmare così”, quello del “Ma cosa vuole? Chi vuole?... Un carabiniere o una fiamma gialla?”, “Li sono un, un, un, quattro sacchi di soldi, sa!", è cittadino italiano da non più di quattro anni.

Il fine galantuomo che parlando di Lucia Annunziata disse "Io le avrei tirato pugni in bocca e le avrei spaccato il naso, è veramente una comunista z...... e b...... come la fame" e di Giuliana Sgrena "una comunista fottuta che scrive su quel giornalaccio, anzi bisogna stare attenti anche all'inchiostro", quello che dei sardi dice che “puzzano e basta”, il grande filantropo che prima di partecipare ad un evento a favore di un' associazione milanese che assiste minorenni vittime di abusi sessuali e maltrattamenti in famiglia, risponde al “Speriamo che ci sian delle belle bambine, così le s..." di Gian Nicolino Narducci, "Subito, sì, urlando!" e che trattando il prezzo di una prostituta decide che “Gli do 200 euro e non di più, eh?”, quello che ritiene che “al governo (d’Italia, ndr) noi abbiamo dato già anche troppo” è cittadino italiano dal 2002.

Non mi risulta però di aver sentito Magdi Allam, aspirante Ministro dell’Integrazione, dell’immigrazione e della cittadinanza, tuonare sulla necessità di sottoporre Sua Altezza Reale ad un “esame di primo e secondo livello” o qualche “test pratico” per ottenere quella cittadinanza cui non aveva diritto, considerato che era stato espulso al seguito del padre con tanto di articolo sulla Costituzione che lo sanciva. Non mi è sembrato che Magdi Allam, all’epoca, si sia preoccupato di chiedere a Sua Altezza Reale di onorare quel giuramento di fedeltà al Presidente della Repubblica e alla Costituzione che fece prima di sbandierare il passaporto rosso.

E se fosse stato davvero candidato ed eletto con Forza Italia - come avrebbe tanto voluto senza riuscirci - quindi nominato Ministro dell’Integrazione, dell’Immigrazione e della Cittadinanza, come aveva “imposto” ai collaboratori dell’ex Presidente del Consiglio che ha tartassato di chiamate per sei mesi, dubito che avrebbe anche solo osato pretendere di applicare il suo “disegno di legge” a Sua Altezza Reale. Perché Sua Altezza avrebbe portato voti. Perché Sua Altezza era pur sempre un Principe e andava onorato ed esonerato da queste vergognose leggi razziste. Perché Sua altezza è pur sempre un italiano “ius sanguinis”, a differenza di qualsiasi altro poveraccio che in questo paese magari ci vive e ci lavora onestamente da non so quanti anni. Non importa quindi se è già stato espulso, se non parla “correttamente la lingua italiana”, se non condivide “l’identità nazionale italiana”, se non onora “il giuramento di fedeltà” allo Stato Italiano e se viola la “legge italiana”.

Ora però Magdi Allam si fa sentire: “Se quanto emerge dalle rivelazioni pubblicate dalla stampa dovesse essere confermato dai fatti, la violazione della legge è incontestabile. Ed è giusto che chi viola la legge debba pagare il conto con la giustizia. Anche se si tratta di un principe o di un politico potente che usurpa del suo potere per soddisfare i suoi bassi istinti o per arricchirsi in modo fraudolento”. Ma l’aspirante ministro non ci dice se secondo il suo esilarante disegno di legge, che avrebbe sottoposto ogni immigrato in possesso di cittadinanza a partire dal 1990 a un esame, se Egli avrebbe espulso e revocato la cittadinanza a Sua Altezza Reale. Considerato infatti che Magdi Allam sarebbe stato ministro dell’Immigrazione per un governo Berlusconi e che sarebbe stato eletto con Forza Italia, come avrebbe potuto offendere Sua Altezza che portava voti e che gioiva poiché “Le televisioni hanno distrutto la Giuliana Sgrena! Le televisioni di Berlusconi e il TG 2. L’hanno distrutta!”

La cosa vergognosa che è proprio Magdi Allam, proprio colui che ha diffamato mezza Italia nel suo ultimo libro, ad agitarsi ed indignarsi “Ma vi confesso che più che lo scandalo, a me colpisce la gogna mediatica in cui sono incappati, non solo i personaggi direttamente sospettati di azioni illegali, ma un ampio universo di persone che vengono da loro contattate o semplicemente citate. I giornali hanno pubblicato decine di nomi e di foto di gente che potrebbe essere del tutto scagionata, o che non c’entra proprio nulla con la vicenda giudiziaria. Ma che tuttavia finisce per essere associata a un contesto malavitoso, insulso, deprecabile. Chi restituirà loro l’onore e la credibilità? I giornali avranno la correttezza e la decenza di scusarsi e di farlo nel modo vistoso con cui i loro nomi sono stati dati in pasto all’opinione pubblica?”

Lui, propro lui, che da quattro anni a questa parte, accusa dalla prima pagina del Corriere e dalle trasmissioni a cui partecipa mezza comunità islamica di volerlo morto senza uno straccio di prova, di intercettazione o di verdetto. Lui che da quattro anni associa, ancora una volta senza uno straccio di prova, tutto e tutti a un contesto malavitoso, insulso, deprecabile che è quello del terrorismo islamico e degli attentati di Al Qaeda. (per avere un assaggio delle sue “prove” leggete qui). Ecco, lui ora si agita, si indigna, si offende e si vergogna. Ma scommetto che non avrà né la correttezza né la decenza di scusarsi con chi ha accusato di far parte del suo personale plotone di esecuzione, con quei nomi che ha tentato di infangare dandoli in pasto all’opinione pubblica.

lunedì 19 giugno 2006

L'Impresentabile trombata

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Ve la ricordate la candidata impresentabile alle amministrative di Cagliari, tale Stefania Lapenna? La signorina, guarda caso grande fan e frequentatrice del forum di Magdi Allam, veniva quotidianamente qui a minacciarmi di espulsione (non si sa bene sulla base di che cosa) e come risposta alla mia vibrata protesta di fronte alla sua candidatura, è venuta ancora una volta per ammonirmi: “Stia attento la prossima volta che tenta di impedirmi un diritto sacrosanto qual'è presentarsi alle elezioni. Ricordi che lei non è neanche italiano, e quindi non si metta nei guai”. Evidentemente anche lei era contagiata dalla fatwite: il sottoscritto non si è mai sognato di impedirle di presentarsi alle elezioni. Il punto era invece segnalare ai suoi potenziali elettori e a chi ha deciso di candidarla il suo comportamento a dir poco vergognoso nei confronti di rispettabili cittadini extracomunitari residenti in Italia e nei confronti della comunità musulmana. Ebbene, la cosa l’ha talmente scossa che l’unico posto dove ha svolto la sua “campagna elettorale” era la pagina dei commenti di questo sito: “Vedo che lei è sempre più caffone. Sa perchè non la denuncio? Perchè la sua malattia mentale mi ha fatto solo conquistare voti. Lei è un buffone, oltre che un invasato ed uno di quei mussulmani che pratica la "taqyia". Gente, state alla larga da questi presunti moderati”. Tesi Allam, insomma: il primo musulmano che osa aprire bocca e contestare, anche se è un moderato e un laico, viene bollato come “dissimulatore”. E ancora, “Ringrazi che lei col suo comportamento mi ha portato promesse di voto, altrimenti avrei anche potuto denunciarla per vie civili”. Vediamo quindi quali sono queste “conquiste” e queste “promesse” ottenute grazie alle mie presunte "dissimulazione" e "malattia mentale". La signorina Stefania Lapenna ha ottenuto cinque preferenze - sissignori, cinque - per il consiglio comunale della Città di Cagliari e quindici – sissignori, quindici - per la circoscrizione. Di che leccarsi le dita insomma. Non oso nemmeno immaginare infatti come sarebbe andata se non mi fossi comportato così, se non avessi palesato la mia “malattia mentale” e la mia “dissimulazione”. Se mettiamo da parte il suo voto, quello dei genitori e eventualmente quello del fidanzato (quest’ultimo decisamente incapace di intendere e volere), sembra che il sottoscritto sia riuscito a convincere qualcun altro a votare Lapenna. Forse il gatto. La mia preoccupazione circa una sua eventuale elezione si conferma quindi la vera prova della mia “malattia mentale”. Meno male.

domenica 18 giugno 2006

Parlamento pulito

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Borghezio Mario (europarlamentare Lega Nord): condannato in via definitiva per incendio aggravato da "finalità di discriminazione", per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati extracomunitari che dormivano sotto un ponte di Torino, a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3.040 euro di multa.

Indovinate chi gli faceva compagnia per portare a termine questa valorosa azione...Eh si, proprio lui, il passeggiatore di maiali Max Loda.

sabato 17 giugno 2006

Audentes Fortuna Iuvat (VI)

Leggi la prima parte - Leggi la seconda parte - Leggi la terza parte - Leggi la quarta parte - Leggi la quinta parte

Caro Allam,
Nonostante la patina moderata che sfoggi e tutti questi anni in Italia sei ancora impreparato al confronto democratico. Sei rimasto all’epoca di Nasser, alle accuse e alle punizioni arbitrarie nei confronti dei più deboli. Il tuo comportamento sul set dell’Incudine era assai indicativo della tua natura: mentre il sottoscritto ha ascoltato in silenzio, senza interrompere nessuno - incluso te - tu non hai perso occasione di interrompermi continuamente. Ancor prima, quando ti scrissi sul tuo forum, palesando la mia intenzione di denunciare alcuni tuoi fans diffamatori, mi risposi che prentedevo "sostituirmi alla giustizia alzando la voce". Uno dice che vuole rivolgersi alla legge e tu lo accusi di volersi sostituire alla giustizia? Allo stesso modo, chiunque ti contesta, sta dalla parte del torto e dell'illegalità. Fa parte di chi ti minaccia, di coloro che "Lei non mi fa paura". Il tuo atteggiamento è così patetico che in questi giorni ho ricevuto lettere e chiamate da persone che si congratulavano con me per essere finito "dalla parte dei cattivi" nel tuo libro.
Scrivi lettere su lettere a Bush e Blair, tempesti di telefonate Berlusconi e i suoi collaboratori, bacchetti l'On. Pisanu e l'On. Amato come se fossero studentelli e hai la sfrontatezza di affermare, contemporaneamente alla tua "discesa in campo": "Noi italiani siamo ancora in attesa di un leader". Da come ti descrivi sembra che gli italiani siano in attesa di un nuovo Gesù Cristo, che guarda caso saresti di nuovo tu. Non a caso hai cominciato il tuo romanzo con questa "seconda nascita verginale" ("E' stato il mio primo vagito italiano, emesso sotto la gonna di Suor Lavinia") per concluderlo con quell'appello "Dunque, seguiamo l'esempio di Gesù: cacciamo i mercanti dal tempio!".
Nel tuo delirio d'onnipotenza, citi il detto "Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani" Fortunatamente hai già tratto le conclusioni nella tua intervista al Gazzettino: "Sì. Lei pensa: ma come si permette questo beduino di venire qua a insegnarci come dovremmo amare l'Italia?". Già, l'ho pensato anch'io che "beduino" lo sono a metà, quindi figuriamoci cosa penseranno, giustamente, gli italiani che - a differenza di te e di me - in questo paese ci sono nati. Mi ricordi un passaggio del saggio di Samuel Huntington, "Lo scontro delle Civiltà": "Come spesso accade con gli ibridi o i convertiti, tra i più accesi fautori della civiltà universale (occidentale, ndr) troviamo intellettuali emigrati in Occidente, per i quali tale principio fornisce una risposta del tutto soddisfacente alla domanda di fondo: "Chi sono io?". "Schiavi negri dei bianchi", così Edward Said ha definito tutti questi emigrati". Anche se ritengo che la definizione di "intellettuale" sia inadatta nel tuo caso.
Voglio però che tu sappia una cosa: non mi pento di aver contribuito, dalle pagine de Il Manifesto, a creare quel fronte che ora ti conosce per quello che sei davvero. Per averti costretto ad uscire allo scoperto, a confessare la tua spropositata ambizione e a mettere in mostra i sistemi che usi per raggiungere i tuoi obiettivi.
E dire che la nostra parabola di vita in un certo senso sembrava rassomigliarsi: entrambi siamo nati e cresciuti in Egitto, entrambi abbiamo studiato dai Salesiani (anche se il sottoscritto ha avuto maggior successo negli studi), entrambi siamo venuti in Italia per proseguire gli studi universitari, entrambi abbiamo cominciato traducendo le notizie dall’arabo in italiano, collaborando con i più svariati quotidiani, entrambi abbiamo visto la nostra prima firma sullo stesso quotidiano a diffusione nazionale, “Il Manifesto”.
Avrei potuto essere una specie di “nuovo compagno di scuola”, fermo restando tutte le differenze ideologiche che ci separano. Ma quello che hai fatto con me sulle pagine del tuo libro, immagino sia l’equivalente di quell’ afa, lo scappellotto sul collo, con cui hai accolto senza alcun motivo un tuo nuovo compagno dai Salesiani, un gesto che - come hai spiegato tu - nella tradizione egiziana ha un significato umiliante per chi lo subisce.
Già all’epoca, come hai ben spiegato, volevi dimostrare pubblicamente la tua autorità nei confronti di un altro colpendolo. E immagino che tu ti aspetti che io “non reagisca, sottomettendomi all’autorità e all’arbitrio del più forte”. Era quello che ti aspettavi probabilmente anche quella volta che ti scrissi sul tuo forum. Sappiamo entrambi, e lo sanno anche i nostri lettori, come è finita.
Caro Magdi, spiacente di deluderti. So che sarà la battaglia di Davide contro Golia e ti assicuro che sono pronto ad affrontarla. E anche a perderla, se necessario. E nell'intraprenderla so anche che ho delle carte da giocare e che - avendo vissuto, in un certo senso, il tuo stesso percorso di vita - so esattamente come ragioni e cosa intendi fare. Ma non mi sono mai sottomesso a chi finge di essere forte con i muscoli altrui, e tanto meno intendo sottomettermi ad uno come te.
Ti saluto, e visto che difetto della tua capacità di simulazione, non lo faccio cordialmente, augurandoti esattamente ciò che ti meriti. Nulla di più e soprattutto nulla di meno.
Sherif El Sebaie

venerdì 16 giugno 2006

Mondiali del razzismo

Una donna ivoriana è stata aggredita ieri a Berlino da sei teenager nel distretto di Zehlendorf. Secondo quanto riferisce la polizia La vittima, 27 anni, è stata insultata con epitieti razzisti, schiaffeggiata, presa a calci nel ventre, e infine rapinata. La donna viveva in Germania da due anni. Gli aggressori sono poi riusciti a scappare. Si tratta solo dell'ultima di una serie di aggressioni a sfondo razzista avvenute nelle ultime settimane in Germania, in concomitanza con i Campionati Mondiali di Calcio.

Audentes Fortuna Iuvat (V)

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Caro Allam,

Ho l’impressione che tu voglia convincere esponenti di destra e di sinistra a raggiungerti nel tentativo di “rinnovare” la classe politica, di attirare i voti dei delusi e degli astensionisti, di “cacciare i mercanti dal tempio”, una specie di riedizione esotica dell’epopea di Giannini del “Fronte dell’Uomo Qualunque”, senza averne né il carisma né la capacità di coagulare consensi intorno alle tue posizioni, anzi. Persino la Lega, che è di bocca buona, ha definito il tuo progetto “uno scherzo”. Non so se ce la farai. Anche perché nessuno garantisce ai tuoi fans che tu non sia un musulmano “dissimulatore” che ambisce semplicemente il potere, facendo il "laico moderato" pur continuando a sognare, come scrivi tu stesso, "l'appello alla preghiera, imperante, invadente, appassionato, familiare dei muezzin nella città dei mille minareti, quell'"Allah Akbar", Dio è il più grande, che appaga lo spirito e scandisce le ore delle giornate apparentemente immutabili..ecc ecc ecc" (P.55) .

Ma devo dire sinceramente che la prospettiva di vederti in politica, magari ministro, se non addirittura “capo di stato” come sognavi di diventare da piccolo, mi riempie di ansia. La cosa che mi angoscia ancora di più è la prospettiva che, nell’imminenza delle prossime elezioni, qualche politico di sinistra o di destra svenda davvero l’Italia alleandosi con uno come te. Sei una persona vendicativa, i tuoi oppositori sono bollati come eretici pericolosi e nemici della Madre Patria, non hai nessuna remora morale nel distruggere la vita altrui (E guarda caso il sottoscritto è sulla tua lista di proscrizione). Che fine farà l’integrazione se verrà affidata a te, che fine farà il paese se irresponsabilmente venisse un giorno, anche di striscio, affidato a te?

Mi ricordo ancora lo struggente racconto che la scrittrice Nacera Ben Ali ha riportato nel suo saggio “Scontro di Inciviltà” (p.35-43): il racconto di quel ragazzo innocente, con un bambino malato, espulso sulla base di una tua falsa segnalazione in uno dei tuoi numerosi pezzi delatori sul Corriere. Sono mesi che i tuoi più accaniti fan infestano di commenti questo sito dicendo chiaramente di essere disposti ad inventarsi delle accuse nei miei confronti pur di vedermi fuori dall’Italia. Credi forse che, ammesso e non concesso che ciò accada, smetterei di scrivere?

Un giorno mi dicesti che ero più giovane di tua figlia. Ho letto sul tuo romanzo che pensi con simpatia a te stesso, giovane inesperto, seduto su quell’aereo con destinazione l’Italia e che non reggeresti l’impatto se oggi ci fosse tuo figlio su quel sedile. Purtroppo vedo che a queste toccanti dichiarazioni non ne consegue un atteggiamento coerente, anzi, ti diverte la prospettiva di distruggere l’esistenza e il futuro delle persone che hanno avuto l’ardire di contrastarti in qualche maniera, anche se dell’età dei tuoi figli. Suppongo che ti faccia sentire onnipotente l’annichilimento dell’esistenza degli immigrati, perché ti regala l’impressione di contare qualcosa in questa società che fino all’ultimo non ha voluto riconoscerti il diritto alla poltrona ministeriale a cui tanto aspiri, e tanto meno "l’Italianità", se non sulla carta.

Caro Allam, anche se io respingo la definizione classista di “immigrato privilegiato” con cui ti definisci in quella tua agghiacciante autobiografia, potrei anche accettarla visto che sono stato legittimato dal voto di centinaia di studenti italiani come rappresentante, il primo in Italia, esperienza che tu tenti di vivere solo ora da adulto in politica senza successo perché non hanno voluto nemmeno candidarti. Privilegiato perché sono e rimarrò – per le centinaia, se non migliaia, di persone che mi hanno conosciuto in questi anni – come colui che ha promosso iniziative di dialogo e di cultura, che ha aiutato e sostenuto e teso la mano a tutti senza distinzioni di razza o religione, senza falsità e senza svendere le mie origini. Il mio passato e il mio presente, gli ambienti che ho frequentato e il modo in cui ho interagito con chi mi circonda, parlano per me e continueranno a farlo.
Certo, non sono capitato in quel paese della cuccagna in cui sei sbarcato tu, in cui “era quasi chic essere immigrati” e in cui bastavano “cinque anni per ottenere la cittadinanza”. È spiacevole vedere come una persona che è capitata in un clima in cui “la solidarietà terzomondista e la fratellanza universale aveva contagiato trasversalmente l’insieme della società e della classe politica” e per cui il caporedattore Esteri di Repubblica falsificò un documento dove dichiarava che percepivi uno stipendio fisso per permetterti di rimanere in Italia (a proposito, se tu fossi nell’Olanda odierna che osanni, subito dopo questa clamorosa rivelazione ti avrebbero ritirato la cittadinanza come è successo con la Hirsi Magan), sia diventato il principale promotore delle logiche gerarchiche, repressive e razziste nei confronti degli immigrati, proponendo esami e addirittura procedimenti retroattivi sulla cittadinanza.

giovedì 15 giugno 2006

Altre vie...

«Se vince il no al referendum del 25-26 giugno, vorrà dire che il Paese non cambierà mai più democraticamente. Bisognerà trovare altre vie».

Umberto Bossi, intervistato dal Tg1

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Audentes Fortuna Iuvat (IV)

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Caro Allam,

Sapevo che me l’avresti fatta "pagare". Suppongo che tu non abbia sopportato “l’onta” di vederti “sfilare” sotto il naso l’Imam che avevi contribuito a rendere famoso in tutta Italia, con tanto di copertina sul Corriere Magazine, di vederti contestato pubblicamente dal tuo candidato di punta solo qualche giorno prima che l’on. Pisanu nominasse la Consulta islamica, che tu consideri praticamente "tua".

Troppo grande l’onta di essere scomunicato e contestato da quella che tu consideravi la tua “creatura moderata” per mano di una persona che avevi trattato sdegnosamente solo qualche settimana prima quando ti aveva chiesto di spiegare il perché della censura delle sue risposte alle diffamazioni più volte pubblicate sul tuo forum nei suoi riguardi.

Sapevo anche che ti sarebbe venuta una crisi di nervi, i cui effetti devastanti si ritrovano nelle pagine del tuo ultimo “romanzo”, alla lettura dell’articolo apparso il giorno dopo con le opinioni sdegnate e le prese di distanza degli stessi musulmani che tu avevi portato alla notorietà sulle pagine del Corriere come “moderati”, per arrivare a quello in cui si contestavano le percentuali da te divulgate sul numero di fedeli che frequentano le moschee, e - al colpo di grazia, la cosa che non ti saresti mai aspettato - lo scoop che anticipava l’inclusione dell’UCOII nella Consulta Islamica.

Sapevo che non avresti mai accettato l’affronto della premiazione che si è svolta a Firenze, in presenza dell' Imam Jabareen, nello stesso giorno e ora in cui tu venivi premiato a Milano assieme all’anziana dispensatrice di odio e paura (ottima compagnia, complimenti).

Sapevo che, prima o poi, mi avresti inserito nel Pantheon dei tuoi nemici, e quindi dei nemici dell’Italia. Tu credi di essere migliore di Garibaldi, Cavour, Mazzini, Terracini, Einaudi e tanti altri gloriosi padri della Patria messi assieme. Sei arrivato al punto di scrivere un libro intitolato “Io amo l’Italia, ma gli italiani la amano?”. Ma riesci a cogliere il ridicolo o ancora ti sfugge? Stai accusando gli abitanti autoctoni del paese in cui sei immigrato di non amare la loro Madre patria.

Ti dichiari superiore in amore e rispetto per questo paese di quelli che vi abitano da generazioni. Sei diventato – come si suol dire – più realista del Re! E io ho sempre diffidato da quelli che si dichiarano tali: sembrano confusi, ancora alla ricerca di un’identità tanto da dover ripetere costantemente “Il nostro paese”, “La nostra Italia”. Ma tu, e ti prego, dimmi di si, lo sai quanti italiani ti prendono in giro per questo?

Io penso, caro Magdi, che tu abbia commesso qualche “piccolo” errore di valutazione. Vorresti importi come Ministro in un paese che sta ancora discutendo se sia il caso di estendere il diritto di voto agli immigrati o addirittura se sia lecito (e conveniente) restituire loro i contributi versati quando ritornano nei loro paesi d’origine, vorresti ottenere la fiducia delle stesse persone che tu hai abituato alla sfiducia nei confonti dell’arabo, del musulmano, dell’africano, del non bianco, guarda caso tutto quello che tu sei, tuo malgrado.

Ricordi i tuoi più accaniti fan che ti ricordavano, sul tuo forum, di essere “italiani da più tempo di te” e quelli che non ti avrebbero voluto in un’associazione a favore della Fallaci perché “è vero lui è con Oriana ma un islamico non ha niente a che fare con l'occidente, la libertà, la giustizia, l'uguaglianza. Un islamico non può essere un occidentale” ? L’hai letta La Padania, dove il tuo amico Paragone ha fatto passare un articolo che inizia con la frase: “Questa volta non riusciamo a capirlo, Magdi Allam”? Lo sai, vero, caro Magdi, che in Olanda l’80% della popolazione, che pur ha lungamente applaudito Ayan Magan, approva la “fermezza” del ministro Verdonk che le ha ritirato la nazionalità?

Il fatto che tu sia diventato Vicedirettore ad personam di un quotidiano come il Corriere ti ha probabilmente dato alla testa, tanto da spingerti a proporre te stesso per una candidatura ponendo persino condizioni al presidente Berlusconi in persona, sfidando l’On. Pisanu, scavalcando gente che milita in politica da anni, insultando la Destra come la Sinistra e inimicandoti l’intero mondo politico, accademico e giornalistico.

So a cosa pensi, lo si vede dai tuoi scritti, dai tuoi attacchi alla “classe politica di destra e sinistra” che svende l’Italia, che collabora con il nemico, che guarda solo ai propri interessi. Lo si capisce dalla tua frustrazione di non essere stato candidato a queste ultime elezioni, per aver tagliato i ponti con i vertici di tutti i partiti presenti sulla scena.

Sei una specie di tentativo mal riuscito di Fallaci araba, una Fallaci “moderata”. Ho letto la tua intervista a Grazia (quale altro giornale, letto da donne di mezza età ed anziane, quello che tu hai definito come il tuo naturale zoccolo duro, avrebbe potuto essere il più adatto?) dove annunci la tua disponibilità a costituire il tuo partito “Movimento per la vita e per la libertà”, quello di cui parli alla fine del tuo libro. (Leggi la quinta parte)

mercoledì 14 giugno 2006

Hadji Girl

Non è ancora chiaro se quello che circola sul web è un video autentico. Di certo il filmato del soldato americano che intona una canzone sull'uccisione dei civili iracheni ha provocato scandalo e polemiche negli Stati Uniti. Le immagini mostrano un ragazzo che, accompagnandosi con una chitarra, canta un pezzo «ispirato» alle vicende irachene. Le parole sono agghiaccianti: si parla dell'uccisione di bambini, di «gioiose» esecuzioni di civili. «Ho afferrato la sua sorella più piccola e l'ho messa di fronte a me. Le pallottole fischiavano e il sangue ha cominciato a uscire in mezzo ai suoi occhi, mi sono messo a ridere come un maniaco. Poi l'ho uccisa». E, in sottofondo, si sentono risate e applausi. Il titolo del video è «Hadji girl». Il termine, in arabo, indica una persona che ha compiuto il pellegrinaggio alla Mecca, ma fra le truppe americane è spesso usato in maniera dispregiativa. Comunque, anche se non fosse vero, i gloriosi marines ci hanno abituato a ben peggio: da Abu Ghraib a Haditha, abbiamo l'imbarazzo della scelta...Video a parte, il solo fatto che usino normalmente il termine "hadji" in senso dispregiativo la dice lunga sul rispetto che serbano le truppe di "liberazione" alla cultura e religione del popolo iracheno. Ah già, mi ero scordato: in Irak formalmente non c'è un regime di occupazione. Non possiamo metterlo in dubbio: l'ha detto Magdi Allam!

Audentes Fortuna Iuvat (III)

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Caro Allam,
So già che dirai che sono un “laico nazionalista” ed anche che quanto dico è parte integrante della grande congiura islamonazifasciocomunista di cui fanno parte personaggi veramente insospettabili: dal Giudice Forleo che ora sta indagando sul marciume bancario al ben noto storico medievalista Cardini, dal giudice Imposimato, istruttore del Processo Moro, al Capogruppo dell’opposizione di Sinistra a Milano. Vista la compagnia, tutto sommato la cosa non mi dispiacerebbe.
Ma, per dire la verità, sono sempre stato allergico alle tue visioni complottiste e alla favola della Taqqiya (dissimulazione) che hai propagandato, creando allarmismo e preoccupazione nella gente comune convinta dell’esistenza di un piano islamico per impossessarsi dell’Italia e subordinarla alla Sharia, primo passo per la sottomissione dell’ intera Europa. Le tue idee non ti ricordano leggermente i Protocolli dei Savi di Sion, la propaganda antisemita del Terzo Reich, che descriveva internazionali giudaiche costituite da ebrei avidi, subdoli e dissimulatori che vorrebbero impossessarsi del mondo cominciando dalla Germania?
Non ti offendere, ma non è casuale – dico io - se in questi ultimi anni il fronte dei tuoi critici e non-estimatori si sia sempre più allargato fino a costringerti a riempire un intero libro di nomi e cognomi di quelli che sarebbero i tuoi nemici o finti amici. Se non sei più, o meglio non sei più il solo stimato esperto di questioni mediorientali bensì un personaggio contestato, criticato e deriso in ogni sede, qualche motivo ci sarà pure, oltre ad una fama acquisita con metodi che descrivi molto bene nel tuo libro e l’invidia di stimati professionisti che in questo paese ci sono nati e non tollerano lezioni di italianità, non credi?
Il motivo, e te lo dico io caro Magdi, è che tu hai perso tanta di quella credibilità – eppure sarebbe stato così facile denunciare il fondamentalismo, essere moderato ed obiettivo contemporaneamente - che così come nessuno nel mondo politico ti vuole candidare, nessuno nel mondo accademico ti dà più retta, e nessun lettore di buon senso presta attenzione alle cose ormai scontate che dici e scrivi.
Sei diventato uno schierato, fazioso, noioso, banale e ripetitivo. Un vero peccato. Certo, il tuo pubblico fatto dalle varie Stefanie Lapenna e Andrei Sartori, dalle “signore anziane e di mezz’età” come lo qualifichi tu non te lo toglie nessuno e continuerai a dire e scrivere su Mediaset, sul Corriere e su Mondadori. Ma lo farai solo perché il tuo prodotto vende presso queste persone. La paura vende sempre.
La verità, caro Magdi, è che tu sei più un romanziere che un giornalista. Hai una fertile fantasia, un capacità di adattamento letterario alle tue cause e ai tuoi obiettivi che è sconvolgente. Hai scritto un cosiddetto “saggio” su Saddam Hussein il cui secondo capitolo ha come unica bibliografia un articolo del settimanale “Gente”. Mi auguro che la bibliografia della tua tesi di Laurea avesse basi più solide.
Hai scritto un “saggio” in cui per stabilire la data di nascita di Saddam sei ricorso alle congiunzioni astrali, roba da far arrossire Wanna Marchi ed il Mago Otelma. Non scorderò mai il tuo articolo sul Corriere dove, in una specie di frenesia cabalistica, davi interpretazioni mistiche degli attentati terroristici.
Se a ciò sommiamo il fatto che hai dovuto aspettare l’intervista realizzata dal sottoscritto per il Manifesto con l’imam di Colle Val D’Elsa - Feras Jabareen - per “scoprire” che nello statuto della Moschea del Colle, tra i costituenti c’era anche l’UCOII - cosa che sapevano anche i sassi -, stiamo freschi! E tu saresti il giornalista delle grandi indagini?
Ma possibile che chiunque ti conosca sia prima una brava persona, posata e moderata, tanto da spingerti a coltivare con essa un ottimo rapporto di stima e amicizia per poi rivelarsi di colpo uno scalmanato terrorista dissimulato? E saresti tu il grande esperto di terrorismo islamico in Italia?
La grande umanità e correttezza del dott. Jabareen poi mi fa tenerezza. Al pari di tanti altri si è fidato di te e ti ha ammirato – salvo scoprire dopo che gli unici rapporti che ti interessa coltivare sono quelli con persone che si sottomettono ai tuoi copioni, senza fiatare o contestare i tuoi scritti, cosa che lui invece ha avuto il coraggio di fare.
Feras Jabareen nell’arco di una notte, e a causa dell’intervista che mi aveva rilasciato, è passato da Imam moderato, illuminato, integrato (così lo descrivevi nei tuoi articoli) a diventare il paradigma dell’Imam dissimulatore, integralista, scalmanato. Tutto ciò perché si è permesso di dire che, no, lui non condivideva il tuo appello – di ispirazione più che leghista - di fermare la costruzione di nuove moschee in Italia, inclusa quella del Colle.
Devo dirti che non mi è piaciuto il tuo comportamento in quell’occasione: non mi piacciono le persone incapaci di accettare le critiche, che cambiano atteggiamento solo per vendetta, che ricorrono così facilmente all’arma della diffamazione e del ricatto. (Leggi la quarta parte)