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lunedì 31 luglio 2006

Il suicidio di Israele

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Personalmente ritengo che la guerra di Israele in Libano, nonostante la totale distruzione dell'economia e delle infrastrutture - per non parlare delle centinaia di vittime civili - del Paese dei Cedri, sia stata la seconda grande sconfitta subita da Israele. Sia ben chiaro che le sconfitte di Israele non sono né militari né strategiche: su questo piano la superiorità di Israele è garantita dall'illimitato appoggio statunitense. Non sono nemmeno diplomatiche, visto che il veto americano è sempre pronto a bloccare qualsiasi risoluzione di condanna e che, come ha fatto sapere il ministro degli Esteri D'Alema ieri, "se Israele vuole fare la guerra noi non abbiamo i mezzi per fermarlo". Non sono nemmeno sconfitte di immagine "istituzionale," visto che alle perdite che Israele subisce e alle sue "ragioni" ci pensano, ed in maniera fortemente parziale, tutti i media ufficiali in Occidente
Le sconfitte di Israele sono invece di simpatia presso i popoli, di credito presso "l'uomo di strada". Quando, nel 1973, le truppe egiziane attraversarono il canale di Suez, e aprirono dei varchi nella linea Barlev - nonostante la propaganda israeliana che dipingeva come insormontabili i due ostacoli - il mito dell'invicibile Israele cadde per sempre presso le popolazioni arabe, e anche presso il popolo d'Israele stesso. E sebbene Israele uscì in seguito vincitore sul piano militare, esso era sostanzialmente sconfitto sul piano mediatico. Oggi invece non è tanto la tenacia degli Hezbollah - che continuano a dar filo da torcere a Tzahal con i missili, i tunnel e le imboscate, accreditantosi sempre di più nel mondo arabo, e la colpa è di Israele, come unica forza capace di opporsi all'offensiva israeliana - a danneggiare l'immagine di Israele, che comunque non si aspettava una guerra lunga, difficile e snervante come questa. E' Israele stesso a danneggiare la propria immagine a livello internazionale.
Il modo in cui si affannano i cronisti occidentali per "ripulire" l'immagine di Israele sono votati comunque al fallimento. E qualcuno lo dica, per favore, a Gianni Riotta che scrive sul Corriere che i suoi continui tentativi di criminalizzare e soffocare la voce di chi mostra al mondo, via web, la barbaria dell'aggressione israeliana, scrivendo che "la poderosa armata della propaganda fondamentalista sul web, arruolano quei volti strappati alla vita nella campagna di odio contro «gli ebrei e il Satana americano»" e che prima ancora puntò il dito contro "chi diffonde su Internet le foto dei bambini libanesi dilaniati" che se egli non ha il coraggio di mostrare ai suoi lettori le immagini che il suo stesso quotidiano mostra sul proprio sito, stia quantomeno in silenzio, santo cielo. Che il suo tentativo di assolvere Israele da ogni colpa, di cancellare ogni sua responsabilità è a tal punto manifesto che uno stenta a credere che sia in buona fede.

La seconda strage commessa da Israele ieri a Cana (la prima fu nel 1996, quando Israele colpì una base ONU facendo più di cento vittime tra i rifugiati), con le sue ennesime 60 vittime innocenti, fra cui ben 37 bambini, è un ulteriore passo avanti nella totale distruzione dell'immagine e della reputazione dello stato ebraico, messa in atto dallo stato ebraico stesso da quando ha cominciato la sua "rappresaglia", che ormai non conosce più limiti. Ma la cosa più preoccupante è che siano le comunità ebraiche sparse per il mondo - che mischiano politica e religione, manco fossero in Arabia Saudita - a rendersi complici, volontariamente o involontariamente, di questa operazione. Al posto di informare chi ha qualcosa da dire, a favore o contro lo stato d'Israele ad andare a dirlo davanti all'ambasciata, assisto attonito e con sempre maggiore preoccupazione alle veglie di solidarietà indette da svariate comunità ebraiche presso i luoghi di culto, presso le Sinagoghe, che con la guerra e la politica non dovrebbero avere nulla a che fare, esattamente come si chiede che lo sia per le moschee.

Mi appello pubblicamente all'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, e ai presidenti delle Comunità Ebraiche italiane affinché pongano fine a questa strategia, che non farà altro che alimentare l'antisemitismo ovunque. Negli Usa un pachistano ha fatto irruzione in un centro ebraico e ha ucciso una donna e ferito altre sei persone perché "arrabbiato con Israele". Ieri l'attore Mel Gibson, in preda ai fumi dell'alcol, ha accusato "gli ebrei" di tutte le guerre nel mondo. E' forse questa la volontà del popolo d'Israele? Che ogni singolo ebreo venga ritenuto - ovunque nel mondo, da ogni folle, da ogni alcolizzato, o anche da ogni uomo semplicemente indignato - responsabile delle politiche del governo israeliano, solo in quanto ebreo?
Credo fermamente che le comunità ebraiche sparse per il mondo debbano riconsiderare, oltre le proprie attuali amicizie, anche il proprio atteggiamento nei confronti dello stato d'Israele. Capisco che la presenza dello stato ebraico sia una garanzia di sopravivenza per gli ebrei residenti in Occidente, che si rendono pienamente conto di vivere in un ambiente che si comporta da amico ma che, sotto sotto, non ha mai smesso di essere un nemico. Lo vedo anch'io - esattamente come loro - nell'esempio dei Cristiani Sionisti, presenti soprattutto negli USA, che sostengono con tutti i mezzi possibili ed immaginabili l'esistenza e persino l'espansione dello Stato d’Israele affinché siano create le condizioni del Secondo Avvento di Gesù, un avvento che però comporterà la fine dello Stato d’Israele, la conversione in massa degli ebrei, e il loro sciogliersi definitivo nel Cristianesimo che trionferà all’indomani dell’Armageddon. Lo vedo anch'io nei vari sostenitori di Israele che fino a non molto tempo fa si riconoscevano nella politica di chi ha istituito le leggi razziali e i campi di concentramento e che in qualche caso tengono persino l'immagine di Goering sul comodino.

Ma proprio per questo motivo le comunità ebraiche devono lottare per l' immagine dello stato d'Israele non solo - e non tanto - in Occidente quanto presso i vicini di casa più immediati, più naturali, più affini sotto svariati punti di vista: gli arabi. E un immagine migliore presso questi vicini non si otterrà mai con le immagini dei bambini tirati fuori dalle macerie. Le comunità ebraiche devono essere critiche - anche nei confronti dello stato d'Israele - e non appiattirsi su posizioni filo-israeliane a prescindere, solo in virtù del legame religioso che conferisce allo stato di Israele il suo carattere "teologico". Mi auguro che le comunità ebraiche si rendano conto un giorno che quando Balfour nel 1917 enunciò il diritto del popolo ebraico a creare uno stato in Palestina, lo scopo era quello di liberarsi dei propri ebrei. Ed è rendendosi conto di questo "vantaggio" nonché dei vantaggi propagandistici offerti dall’atteggiarsi a “protettori” degli ebrei, nonché di quelli economici e strategici di avere un avanguardia occidentale armata in Medio Oriente, che divennero grandi “amici” degli ebrei.

La storia dimostra che non è mai esistita una civiltà giudaico-cristiana. Che in Occidente gli ebrei non erano amati da secoli, ancora prima del Nazismo. E' stato così ieri, è così oggi, sarà così domani. L'appiattirsi su posizioni acritiche nei confronti di Israele in un momento in cui Israele si sta giocando l'immagine e la reputazione, in cui sta facendo un lavoro sporco, che non è quello di bonificare l'area dall'estremismo, ma quello di creare le condizioni di completa destabilizzazione e di alimentazione dello stesso in attesa di un nuovo intervento statunitense, è il peggior servizio che un ebreo - o un qualsiasi cronista - che ha a cuore Israele può rendere allo stato ebraico. Come scriveva Barbara Spinelli, il 6 aprile del 2003 sulla Stampa: "Per il momento, il fondamentalismo cristiano consola Israele, la riempie d’orgoglio (...) Ma le sette evangelicali americane [e non solo queste, aggiungo io] contribuiscono alla fossilizzazione dogmatica dei dirigenti israeliani: sono potentemente anti-islamiche senza avere un piano che tuteli Israele nel lungo periodo, sono contrarie a qualsiasi accordo di pace come all'internazionalizzazione di Gerusalemme, hanno legami intensi con i coloni nei territori occupati, sono favorevoli a un’Israele che non rinunci a Gaza, alla Cisgiordania, al Golan. Solo in apparenza sono amiche di Israele. Alla lunga, sono i complici di quello che potrebbe divenire, apocalitticamente, il suo suicidio".

Ancora svastiche (e morti)

Repubblica - Già oggetto di diversi episodi di intolleranza tra cui un incendio, la moschea di Sanremo ieri notte è stata profanata con svastiche e diverse scritte a sfondo nazista. A dare l'allarme sono stati i responsabili del luogo di culto islamico che hanno informato le forze dell'ordine. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Digos della Questura di Imperia, che mantengono il massimo riserbo sulla vicenda. Nel corso della mattina, alcuni frequentatori della moschea hanno provveduto a ripulire i vetri e la porta di ingresso dalle scritte, tra cui anche 'Raus!' ('Fuori!, ndr), realizzate con bombolette spray. Indagini sono in corso per rintracciare gli autori delle scritte e capire se si tratti di abitanti del posto contrari alla presenza del luogo di culto, oppure di esterni che hanno voluto colpire un luogo simbolo dell'Islam.
C'è qualche politico disposto a condannare l'episodio, oppure sono tutti occupati a sostenere il "diritto di esistenza" di Israele?

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domenica 30 luglio 2006

Quattro a uno

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Una piccola storia dal blog di Gennaro Carotenuto

Ieri sono andato dal mio medico della mutua. Avevo quattro persone davanti e mi sono disposto a una discreta attesa. Poco dopo il mio ingresso nell'ambulatorio è entrata una ragazza (nera) con al collo un marsupio con un neonato (nero) di non più di tre mesi. La ragazza aveva dei fogli in mano, si è guardata intorno un po' sconfortata dall'attesa prevista, poi in un discreto italiano e con molta cortesia ha chiesto alla signora più vicina alla porta dello studio: "signora, devo solo mostrare questi fogli al dottore, non è che mi fa la cortesia... ci vuole solo un minuto".

Non l'avesse mai fatto! Gli occhi della "signora", e delle altre tre persone che ci precedevano, ci hanno messo un secondo ad iniettarsi di sangue... "ecco appena sei entrata t'ho visto dalla faccia...". Dal colore della pelle, direi io. "Sì, sì, come tutti quelli come te -diceva il tipo seduto al mio fianco- volete sempre qualcosa". "Ci marciano, ci marciano, signora mia, questi ci marciano sempre". La prima, che si era nel frattempo messa in piedi e fare scudo alla porta dello studio ancora chiusa quasi inveiva: "Dice un minuto ma poi di sicuro ci mette mezz'ora a spese nostre". La guardava con aria di sfida e letteralmente digrignando i denti: "non ti faccio passare neanche morta".

La ragazza -che aveva dato del lei, mentre ovviamente i quattro le davano del tu- li guardava a occhi spalancati senza avere il coraggio di rispondere. Io all'inizio ero più stupito che indignato ma poi ha cominciato a bollirmi il sangue ed ho esercitato la nobile arte, ereditata da mia madre, di contare fino a 10. Mentre contavo i bravi italiani continuavano ad accanirsi con la ragazza, il tipo al mio fianco ce l'aveva con "questi, ai paesi loro c'hanno più soldi di noi (sic!) e vengono a prendersi pure i nostri, VI-CO-NO-SCI-A-MO" grida quasi sulla faccia della ragazza che stupita dalla vera esplosione di livore xenofobo dei quattro, fa tre passi indietro fino a quasi sparire dalla porta d'ingresso dell'ambulatorio e neanche osa insistere. I quattro, intanto si spalleggiavano rincarando la dose, "ci marciano... li conosciamo... non se ne può più...". Probabilmente i quattro non si conoscevano neanche, ma si erano abbondantemente riconosciuti... e fatti riconoscere.

A quel punto avevo già contato fino a 8 o a 9, poteva bastare, ho detto poche parole, che il solo supporre che una madre con un bambino di tre mesi potesse marciarci (marciarci sul bimbo, una delle donne ripeteva come un disco rotto "ci marcia, questa ci marcia") per chiedere di passare avanti era un pensiero vile ed un pregiudizio inaccettabile. Se la ragazza in modi del tutto urbani stava chiedendo una cortesia, era triste pensare che lo facesse con secondi fini. Evidentemente nel loro cervello massacrato dagli "allarme immigrazione", pensavano a chi chiede l'elemosina con i bambini. Altrettanto evidentemente, nel loro mondo, una persona di pelle nera non può chiedere una cortesia, ma solo l'elemosina. Se fosse stata bianca -ho concluso- si sarebbero scappellati per farla passare avanti, lei e il suo bambino, e che quindi erano dei razzisti e si dovevano vergognare. Punto.

La donnetta del "ci marcia, ci marcia", a quel punto scuoteva la testa e si portava due dita alla tempia per dire che ero matto, il tipo al mio fianco mi ha ringhiato che si capiva subito da che parte politica venivo (sic!) e quelli come me dovevano stare solo zitti. Amen. Non ho risposto più, mi sono scusato per loro con la ragazza -la donnetta rifaceva il gesto del matto- e ho detto alla ragazza che l'unica cosa che potevo fare era farla passare avanti a me. Ho fatto anche un complimento al bellissimo bambino, il primo che gli venisse fatto in quel luogo. Poi mi sono immerso per tutto il tempo delle quattro visite, un'oretta, nella lettura del Corriere della Sera che, nell'edizione di ieri, cercava di convincere i suoi lettori che il Messico fosse in sudamerica (sic!). Quando è stato il mio turno ho dovuto insistere con la ragazza, che si era sentita così a disagio da non sedersi nemmeno e restare sulla porta, perché mi passasse avanti.
Ci ha messo giusto 30 secondi.

sabato 29 luglio 2006

Dossier ad personam

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Leggo sul Corriere dell'altro giorno che nell'attico segreto del Sismi, quello dove erano custoditi i documenti di «cinque anni di lavoro oscuro» svolti dal funzionario Pompa per il direttore Pollari, è stato ritrovato "un dossier personale" intestato "al giornalista Magdi Allam". Anche La Padania ne parla: "Tra gli “interessi” di Pompa e dei suoi collaboratori però ci sono anche i giornalisti, spicca in questo senso un dossier sul vicedirettore del Corriere della Sera Magdi Allam". E' singolare che sia proprio il quotidiano più diffuso in Italia - assieme a La Padania - a riferire di un "dossier personale" sul proprio Vicedirettore (scusate: giornalista), conservato in un luogo che proprio trasparente non è, senza offrire ulteriori chiarimenti sul contenuto di quel dossier.

Ovviamente salta subito in mente l'interrogazione del Senatore Malabarba al Ministro dell'Interno, volta a sapere sapere se vi sono eventuali rapporti illeciti tra «elementi deviati dei servizi» e Magdi Allam. L'articolo del sottoscritto su Il Manifesto che riferiva dell'interrogazione, venne ripreso anche da Il Foglio che a sua volta chiamò Allam, il quale rispose in questo modo: "Quanto ai miei rapporti con i servizi: io faccio il giornalista da trent’anni, scrivo sul medio oriente e sul terrorismo. Mi occupo di islam, sono vicedirettore di un grande quotidiano. E’ normale che abbia rapporti con le istituzioni, anche con i servizi, che si occupano di queste vicende. Ci sono, è noto, nei servizi delle fonti cosiddette aperte. Parlare di Magdi Allam e ammiccare a servizi deviati è un’infamia". Ci permetta però, il caro Magdi, di rilevare che se è normale che sia una "fonte aperta" per i Servizi, è meno normale che ci sia un dossier personale intestato alla sua persona e conservato in un attico segreto dove si consumavano operazioni non proprio ortodosse. In quel luogo infatti, metà dei personaggi schedati lo erano per finire diffamati da menzogne costruite ad arte, l'altra metà era costituita da coloro che diffondevano quelle menzogne. Se fossi al posto di Magdi, mi preoccuperei: chissà che cosa c'avevano messo, là dentro, quei costruttori di menzogne...

Mi auguro che Allam non sia finito nel mirino della fabbrica di calunnie e di balle dei Servizi. In effetti, sembrerebbe assurdo, considerato come egli abbia spesso ferocemente difeso sia il Sismi che Pollari. Nel suo ultimo libro, "Io amo l'Italia", denuncia addirittura "l'insistenza di Bonini e D'Avanzo (i due coraggiosi giornalisti di Repubblica, risultati in seguito entrambi intercettati e pedinati illegalmente dagli uomini di Pompa, che hanno messo a nudo gran parte delle operazioni non proprio limpide del Sismi, fra cui il NigerGate e il rapimento di Abu Omar) su una sorta di grande complotto ordito dai servizi segreti italiani, in particolare dal Sismi e dal suo direttore Niccolò Pollari. Sarebbero loro, non il terrorismo, i responsabili del mercato della paura".

Inutile sottolineare che tale riferimento arriva dopo i nomi del Giudice Clementina Forleo e del Giudice Ferdinando Imposimato, e quindi messi - al pari di questi ultimi - sul conto "del movimento negazionista e revisionista", che stenta a credere che ci siano musulmani desiderosi di conquistare l'Italia e annidati ovunque (incluso il vicino della porta accanto).

Dopo la pubblicazione dell'articolo sul Manifesto, si scatenarono le isteriche reazioni dei fans di Magdi Allam. Nei commenti che si possono leggere sul forum da lui gestito sul sito del Corriere, sui blog di alcune nostre vecchie conoscenze e su Liberoblog che l'ha ripreso, ma anche su questo stesso sito, si è letto di tutto e di più. Andrea Sartori, l'Emilio Fede del Forum di Allam, dopo aver balterato sul forum in questione di "fanatici ideologizzati", "filiazioni dei fratelli musulmani", "burattinai" e "homo islamicus" ha affermato che "l'odio dei vari Piccardo ed El Sebaie verso Magdi è dovuto a questo: è il nemico che ha mostrato che un'altra via è possibile" poi ha avuto la faccia tosta - dopo avermi qualificato in un altro post come "pseudo-giornalista del ''Manifesto'' noto per la sua malafede e per il suo astio verso Magdi dovuto ad invidia, e lo si capisce lontano chilometri" di venire anche qui a scrivere: "Mettiti il cuore in pace, Sherif, sei un criminale. Se un criminale tu, il senatore Malabarba, Abu Omar, Bertinotti, Diliberto, Clementina Forleo". Un'altra vecchia conoscenza non ha perso l'occasione. Indovinate chi. Ma certo: Stefania Lapenna, detta anche l'Impresentabile trombata, che gongolava: "Non saranno nè i comunisti od i sedicenti 'giornalisti' mentecatti quali Sebaie a danneggiare Magdi". Altre frequentatrici e frequentatori del forum di Allam rincararono la dose: "Per tirarci su il morale pensiamo alla fifa che Sebaie ed i suoi compari hanno di Magdi" (Queen rania's fan, assidua frequentatrice del forum di Allam sul sito del Corriere), "Magdi ha le palle inoltre è protetto da RCS che è un gruppo molto forte" (Pulzella d'Orleans), "Danielle ci ha segnalato un increscioso episodio. Anch'io- come Andrea Sartori - pensavo fosse argomento troppo delicato per parlarne sul forum. Ma ha fatto bene Danielle ad evidenziarlo. Mi riferisco all'ignobile interrogazione parlamentare del senatore Malabarba di Rifondazione riguardante Magdi Allam. Ho letto anch'io l'articolo su Il Manifesto e chi l'ha scritto non è riuscito a celare il suo profondo astio per Magdi Allam nonchè il suo compiacimento per l'interrogazione" (Virginia B)

A questo coro di sdegnate reazioni hanno fatto eco le email e i commenti che ho ricevuto dopo la pubblicazione degli articoli e dei post che riguardano il loro idolo (non parliamo poi delle telefonate, e dei commenti fatti di persona dopo le conferenze e gli incontri). A chi blatera di "odio", "astio", "invidia" ecc ecc - perché, evidentemente, non sa dove l'onestà intellettuale, la credibilità, l'obiettività e l'onore stiano di casa - dedico i seguenti estratti, scritti da cittadini italiani, autoctoni e non. "Dopo una lettura superficiale di questo blog le mie impressioni su Allam peggiorano e la mia approvazione per quanto dici aumenta". "Come far uscire fuori la meschinità di un uomo con ottime parole senza sfiorare mai la maleducazione (come fanno molti). Bravo Sherif". "Ho avuto modo di leggere la lunga e serrata replica al "libro" di Magdi Allam e l'ho trovata strepitosa! Grazie per il suo coraggio e la sua lucidità, grazie anche per avere ricordato a questo signore che forse per essere davvero italiani bisognerebbe avere il senso del ridicolo!". "Vorrei farle i miei complimenti per quella strepitosa descrizione di quel fanatico traditore di culture, quel creatore di odio, Magdi Allam. Personalmente finora non ho capito da quale giungla paranoica sia uscito". "Più che amare l'Italia per ciò che è, ama sicuramente l'essere "arrivato" camminando sopra le teste altrui, noncurante della "sacralità della vita" o meglio dei diritti e della dignità di ogni persona. Da buon lupo di mare, ha saputo sfruttare al meglio il vento dell'islamofobia e passare per profondo conoscitore del mondo mussulmano e dell'Islam, diventando l'ospite fisso di certune trasmissioni e scrivendo "libri" con notizie di prima mano....degne proprio di novella 2000...con tutto il rispetto per chi fa quel mestiere e non si sognerebbe mai di parlare di politica, guerra e religione". "Ho sempre rispettato i Salesiani per la loro capacità nell’istruire ma devo dire che sia Lei che Magdi Allam siete davvero due belle “penne” al di là dei contenuti che esulano dal complimento. Ho letto con interesse le sue lettere ad Allam e ce n’è abbastanza per rivendicare un dibattito pubblico in casa nostra (l’Italia) e ridefinire il profilo di quella sana diffidenza che non ha nulla a che vedere con l’intolleranza razziale (...) Ha tutte le ragioni di questo mondo per cantarle al Dott. Magdi Allam ma ho avvertito una differenza sottile fra i due canali di informazione che si chiama potere. Il film CARPE DIEM ci ricordava che da una posizione alta è più facile esprimersi e in quella posizione e in quei momenti a nessuno passa per la testa di poter cadere". "Stamattina ho letto la lettera al ministro Amato di Magdi Allam in merito alla cittadinanza, pubblicata sul Corriere. Penso di non esagerare dicendo che è una delle letture che più mi ha indignato negli ultimi anni. Mi sento profondamente offesa come italiana, per quel tono paternalistico e mellifluo con cui i sig. Allam "ci" rimprovera di farci dettar legge dai terroristi; come lavoratrice, perché da cinque anni lavoro tutti i giorni anche per abbattere quei pregiudizi e luoghi comuni nel cui il sig. Allam sguazza, in malafede e per interesse personale; come studiosa, perché per quindici anni ho studiato con passione e senso critico le civiltà del Medio Oriente, l'incontro e le reciproche mutuazioni tra civiltà, le contaminazioni straordinarie a cui ogni cultura, da che esiste memoria storica, è soggetta; infine come persona, che ha la fortuna di avere molti amici stranieri e musulmani, che è la compagna di uno straniero musulmano e che è cosciente, con una certa fierezza, che una parte spero rilevante dei miei concittadini ripudierebbe con orrore i messaggi di odio e falsità che Allam si sente in diritto di sbattere sulla prima pagina di uno dei principali quotidiani nazionali. Perdoni lo sfogo". "Non sono affatto stupita che il Sig. Allam l'abbia inclusa nella sua lista nera. Durante la trasmissione Incudine avevo notato un fastidioso accanimento nei suoi confronti. Ricordo che Allam scuoteva la testa ancor prima che lei potesse formulare una frase di senso compiuto. Perchè? Perchè lei costituisce una minaccia concreta alla carriera di Allam: lei incarna la possibilità di una fonte alternativa di informazione, lei propone una differente chiave di lettura degli avvenimenti, troppo diversa e troppo scomoda per essere tollerata. Finchè la posizione di Allam rimarrà l'unica, questa rappresenterà anche l'unica verità autorevole e, in quanto tale, inconfutabile. Ma se le voci critiche si moltiplicassero? Se altre interpretazioni venissero considerate parimenti credibili? Il prestigio di Allam si ridurrebbe notevolmente e questo costituirebbe l'inizio della fine della sua carriera giornalistica".

Per fortuna, il mondo è bello perché è vario. Ci sarebbe di che preoccuparsi, invece, per il destino di Magdi Allam: vederlo definito nell'articolo di Biondani molto freddamente come "il giornalista Magdi Allam" non ha niente a che vedere le appassionate e decise difese che Il Corriere riservava al proprio Vicedirettore, per quanto "ad personam".

Come scrive Valerio Evangelisti, autore di una serie di gustosi articoli su Allam: "Nessuno osi dire che Magdi Allam avanzava ipotesi infondate e vagamente deliranti. E’ solo che gli eventi non si sono poi conformati alle sue costruzioni liriche". In effetti le indagini della Magistratura e le intercettazioni hanno svelato e confermato proprio l'esistenza di quel mercato della paura, di quella fabbrica delle balle, denunciata dai colleghi de La Repubblica e negata invece decisamente da Magdi Allam.

venerdì 28 luglio 2006

I responsabili del degrado

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Credo che quasi tutti sappiano già della mega rissa che si è scatenata tra un gruppo di spacciatori maghrebini e un gruppo di spacciatori nigeriani a Padova. Gian Antonio Stella ha descritto l'atmosfera molto bene sulle pagine del Corriere: "Cinque ore di guerriglia. Con i due «eserciti» armati di bastoni, machete, coltelli, spranghe... Di qua i nigeriani decisi a devastare anche il sottoscala eletto dai musulmani a moschea, di là i maghrebini decisi a vendicare l'offesa verniciata di motivi più o meno religiosi. E decine di poliziotti che tentavano di sedare la gigantesca rissa (21 arresti e 50 espulsioni) sparando in aria, lanciando candelotti lacrimogeni, circondando l'area fra latrati di sirene". Ma l'ottimo Stella ha acceso anche i riflettori sulle ragioni che hanno trasformato interi quartieri in ghetti dove spadroneggiano i violenti: "Certo è che via via che i muri si scrostavano e gli ascensori si fermavano per sempre e i campanelli venivano sventrati, gli avvocati, i giornalisti, gli architetti, i medici e gli studenti italiani se ne sono andati e al posto loro si sono ammucchiati immigrati in larghissima parte africani. Disposti, per sopravvivere, a fare i lavori più duri, discutibili e spesso illegali. Ma soprattutto disposti a pagare, per 28 metri quadrati, denuncia il sindaco Flavio Zanonato, «anche mille euro al mese». Spartiti a volte tra sette o addirittura nove o più persone, costrette a scambiarsi lo stesso letto a turno per dividere la spesa. Una storia che noi italiani dovremmo conoscere. Esattamente uguale a quella, per esempio, fotografata un secolo fa dal grande Jacob Riis a Bayard Street, nella Little Italy di New York, dove in un block di 132 stanze vivevano 1.324 napoletani e veneti, romagnoli e siciliani. E che faceva scrivere al nostro Adolfo Rossi, inorridito: «A New York c'è quasi da vergognarsi di essere italiani»". I proprietari italiani di appartamenti quindi, non solo sono responsabili del degrado che ha portato gli abitanti originari a fuggire, ma anche del peggioramento della situazione, della creazione del ghetto e dello sfruttamento dei suoi nuovi abitanti. Interessante notare: come "«Contro gli sgomberi si sono sempre ribellati per primi, scatenando ricorsi al Tar, i proprietari degli alloggi che non vogliono perdere le galline dalle uova d'oro», dice Daniela Ruffini, assessore alla Casa e all'immigrazione".

giovedì 27 luglio 2006

Che cosa sta andando storto? (III)

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Nei due post precedenti abbiamo affrontato le responsabilità delle comunità immigrate e dei propri leader o presunti tali nel perpetuarsi di una situazione che essi stessi giudicano inaccettabile, caratterizzata da un propaganda ferocemente xenofoba e da una sostanziale disparità di trattamento e di diritti. Ora, la domanda che dobbiamo porci è: che cosa si potrebbe fare, oltre che formare un profilo politico collettivo degli immigrati, oltre che renderli pienamente consci del proprio valore e degli strumenti da usare per rivendicare diritti degni di questo valore? Che cosa possiamo fare, oltre che spronare i nostri leader o coloro che si candidano a diventarlo, ad essere un po’ più attivi e un po’ più decisi nella difesa degli interessi delle comunità immigrate? In particolare, parlando dei musulmani e più in generale degli arabi, che cosa si potrebbe fare per frenare il vergognoso trend imboccato da politici e giornalisti occidentali in questi ultimi anni, caratterizzato dall’allarmismo, dal sensazionalismo, dalla faziosità populista? La risposta è molto semplice: creare una lobby.

Non basta avere comunità motivate, leader “con le palle” e associazioni-organizzazioni di riferimento. Bisogna disporre di uno strumento più efficiente, capace di dettare – proprio così, dettare - linee politiche e mediatiche, capace di fare pressioni e di ottenere di conseguenza risultati concreti. L’esempio del boicottaggio allargato che ha colpito l’economia danese e che l’ha costretta, ancora prima degli scontri e degli incendi delle ambasciate, a porgere le scuse e a imboccare la via del dialogo, è il più importante esempio dell’utilità e dell’efficienza della carta economica, della pressione politica e del coinvolgimento dei paesi di origine nella lotta degli immigrati all’estero.

Un esempio che dovrebbe essere studiato a fondo e riapplicato in chiave araba è quello delle lobby d’oltreoceano e in Europa. Teoricamente ai musulmani e agli arabi non mancano gli ingredienti per formare una lobby efficiente che agisca in Occidente. Ci vogliono innanzitutto dei fondi: ebbene, molti governi e molti uomini d’affari facoltosi (no, non sto parlando di Bin Laden), musulmani e cristiani, hanno interesse nello sviluppare nuovi mercati economici in Occidente, e nel difendere i propri investimenti creando un clima a loro favorevole. Penso a musulmani, come Mohammed El Fayed, proprietario di Harrod’s in lotta per la cittadinanza che gli viene tuttora negata dal governo britannico, penso al Principe El Walid, che vanta interessi miliardari in tutto il mondo - inclusa l’Italia dove è stato socio di Berlusconi - ma che è inviso all’attuale amministrazione statunitense. Ma penso anche a uomini d’affari cristiani come Raymond Lakah, l’editore egiziano di France Soir che ha licenziato il direttore che ha pubblicato le vignette danesi o a Nagib Sawiris, l’uomo d’affari egiziano copto che ha comprato la Wind. Sono tutti astri dell’economia araba che certamente non possono rimanere inerti di fronte al massacro che si consuma in Libano, in Palestina, in Iraq e che, per i propri affari in Occidente, dovrebbero contribuire a ricostruire l’immagine del mondo arabo, islamico e non, agli occhi dell’Occidente. Tutti questi uomini d’affari potrebbero diventare, se opportunamente motivati e interessati, i nuovi Rotschild della comunità araba, cristiana e musulmana.

Anche in assenza di benefattori, esiste la possibilità di autofinanziamento. Pensate, per fare un esempio, a quanti musulmani ci sono in Italia: 700.000? Un milione? Se ognuno di essi versasse un solo euro al mese, a titolo di contributo volontario, ovviamente certificato e rintracciabile, stiamo parlando di circa 700.000, un milione di euro al mese. 12 milioni di euro – minimo – l’anno. Non è granché, ma è pur sempre un inizio. Ora, che cosa potrebbe fare una lobby con ingenti strumenti finanziari provenienti dalle donazioni di uomini d’affari dall’estero, o che semplicemente si autofinanzia? Molto semplice: non ci danno spazio sulle Tv? Non vogliono fare una trasmissione sull’Islam alla Rai? Commissioniamo pubblicità, no…anzi…mettiamo su una TV propria. Non ci danno spazio sui giornali? Compriamo le pagine…Anzi, ci facciamo un giornale. Sapete che vi dico? Considerato che i musulmani sono già accusati di voler “conquistare l’Italia” con tre negozi di Kebab e due phonecenter, allora tanto vale cominciare a fare l’Opa e le scalate sui canali televisivi, sulle redazioni dei giornali, sulle banche. Vogliamo fare un mega Museo della civiltà islamica a Roma? Un centro culturale multifunzionale sulla cultura araba come quello che c’è Parigi? Vogliamo avere un Sindacato? Vogliamo mettere su un Partito che non sia fatto da tre provocatori? A che servono i petrodollari che vengono investiti o i soldi raccolti in Occidente?

Assumiamo esperti di immagine e di comunicazione, lanciamo campagne mediatiche, cerchiamo di attirare intellettuali e giornalisti dalla nostra parte, finanziamo le campagne elettorali dei politici che sapranno essere riconoscenti al momento opportuno, portiamo tutta questa gente a visitare i paesi arabi, a godere del sole e delle attrazioni delle città arabe d’inverno e d’estate, e contemporaneamente facciamo loro seguire conferenze e corsi di approfondimento sulla cultura del luogo, le sue tradizioni, la sua storia. Mostriamo le vittime, i campi profughi, costruiamo un Museo della Memoria Araba. E poi agiamo, santo cielo, cerchiamo di dare degli esempi ai recidivi: uno scrittore da quattro soldi scrive su un giornale che i musulmani sono un pericolo per la società? Sommergiamolo di cause, di proteste, muoviamo la nostra macchina mediatica contro di lui, mandiamolo in pensione. Un dipendente dice “sporco marocchino” al suo collega extracomunitario? Trasciniamolo in tribunale per qualche annetto, pignoriamo il suo stipendio e sommergiamolo di debiti. Un genitore lascia i propri figli insultare l’amichetto arabo? Una multa salatissima e corsi di rieducazione per genitori e figli. Non ho capito, io, perché dobbiamo accettare di essere insultati, derisi, discriminati, e bollati come “terroristi” e via dicendo senza reagire. I tribunali ci sono, le leggi ci sono, i mezzi ci sono. Che cavolo stiamo aspettando?

mercoledì 26 luglio 2006

Che cosa sta andando storto? (II)

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Nel post di ieri ho affrontato quelle che sono le responsabilità delle comunità degli immigrati – in particolare quelli musulmani – nel perpetuarsi della propaganda denigratrice e parziale, se non addirittura palesemente xenofoba e razzista, effettuata dai media occidentali nei loro confronti. Ma, come abbiamo visto, queste responsabilità sono in gran parte dovute alla mentalità degli immigrati, nonché alla loro formazione culturale e sociale. Alcuni immigrati si offendono se esperti del settore rilevano che una parte consistente della forza lavoro immigrata è di umili origini, con un’educazione limitata e una cultura socio-politica non totalmente sviluppata. Eppure questa è la realtà: operai metalmeccanici, manodopera edile, braccianti agricoli in gran parte provengono dalle campagne e dalle periferie di città di paesi del terzo mondo o in via di sviluppo. La democrazia per loro è una novità che non viene a fondo compresa, valorizzata e utilizzata, anche perché l’impressione che molti hanno – spesso non a torto - è che non appena oseranno aprire bocca verranno licenziati e quindi rimpatriati. I ritmi lavorativi massacranti non lasciano loro il tempo di ragionare e di riflettere sulla propria condizione: a loro basta lavorare e guadagnare qualcosa da inviare alle proprie famiglie nei paesi d’origine. La padronanza della lingua autoctona non permette loro di lanciarsi in appassionati discorsi a difesa dei propri diritti, e spesso e volentieri ignorano persino quali siano, realmente, questi diritti o a chi rivolgersi per farli valere.

Ma se quanto sopra citato è la condizione attuale delle comunità immigrate, si può tranquillamente affermare che la responsabilità maggiore è a monte, ovvero è degli immigrati di prima generazione, e di quelli che – facendone parte – si candidano o si comportano da leader delle rispettive comunità. Il problema di gran parte dei cosiddetti leader delle comunità immigrate in Italia è che sono frammentati e divisi. A Torino, qualcuno mi ha detto che ci sono più di 20 associazioni di peruviani. La frammentazione e la divisione quindi non è – come spesso si afferma in giro - perogativa dell’Islam locale, reo di non avere una gerarchia o un papa, e diviso fra organizzazioni di sunniti, di sciiti, di sufi, di convertiti e via discorrendo. In quasi tutte le comunità immigrate, indipendentemente dalla nazionalità e dal credo, c’è chi cerca di ritagliarsi il proprio spazio a gomitate, di coltivare il proprio orticello, di entrare nelle grazie di questo o di quell’altro politico locale o nazionale, di assicurarsi qualche poltrona oltre che una vita di tenore mediamente più elevato e tranquillo rispetto a quello degli altri connazionali e, una volta ottenuto questo, dorme fra quattro guanciali, dimenticandosi completamente della realtà che in teoria rappresenta o che pretende di rappresentare.

Ho già avuto modo di parlare, in un'altra occasione, dell’ “immigrato di destra”. Il meccanismo è sostanzialmente uguale: molti immigrati, non appena ottengono la carta di soggiorno o la cittadinanza, si dimenticano che ogni anno ci sono migliaia di altri immigrati che entrano in Italia per lavoro, e che si ritrovano immersi in una realtà a loro estranea, se non a tratti ostile. L’ “immigrato di destra” è, probabilmente, l’espressione più becera di questo menefreghismo e di questa totale insensibilità nei confronti dei propri connazionali, correligionari o compagni di sventura, che induce l’immigrato ad identificarsi addirittura come autoctono e a porre e ideare persino limiti e blocchi all’accoglienza di altri nuovi immigrati. Ma anche l’ “immigrato di sinistra” non è da meno: quest’ultimo, infatti, è perennemente alla ricerca del “momento politico opportuno” che, puntualmente, non arriva mai. In altre parole, sia da una parte che dall’altra, c’è un clima di sostanziale immobilità, di totale inazione, di accettazione dello status quo.

Temo che gran parte di questi “referenti di comunità”, siano essi arabi, peruviani, indiani o altro, non abbiano chiaro il quadro della situazione, e che non stiano ascoltando il “ventre del popolo”, il rumore soffocato della massa che prima o poi esploderà travolgendo anche loro. La massa chiede dignità, rispetto e diritti. Chiede rappresentanza e cittadinanza. Chiede di contare qualcosa, insomma, di far sentire – e pesantemente – la propria voce. I referenti di comunità che mantengono, da decenni ormai, un “basso profilo”, ritenendo il momento politico perennemente “non opportuno”, anche quando la sinistra è al governo, rischiano solo di far perdere alle proprie comunità preziose occasioni per migliorare definitivamente il proprio status. Abbiamo visto come è finita la protesta dei tassisti, ebbene: non dico che sia il caso andare in giro a sfasciare le macchine dei ministri o aggredire i giornalisti – oltre che sbagliato, è controproducente: noi immigrati siamo persone civili – ma è ora che i referenti delle comunità istruiscano gli immigrati sullo strumento, per esempio, dello sciopero e che li aiutino a metterlo in pratica. Dove sono i sindacalisti extracomunitari della Cgil, Cisl, Uil ecc ecc? Sono fermamente convinto che gli immigrati lo farebbero, un bello sciopero nazionale che blocchi per 24 ore molti settori delle attività produttive, ma hanno bisogno di coraggio. E il coraggio verrà loro solo se lo faranno tutti assieme e se ci sarà qualcuno a coprire loro le spalle e a difendere le loro posizioni nei palazzi della politica: questo qualcuno deve essere un referente “con le palle”, che se ne freghi dei vantaggi e delle poltrone che possono derivare dall’accettazione supina della realtà. Basta che una sola fabbrica nel Nord Est dia l’esempio, e la diga di omertà e di paura crollerà.

Questo mio esplicito invito al ricorso allo strumento delle sciopero potrebbe essere facilmente strumentalizzato come invito all’agitazione sociale, come un tentativo di seminar zizzania. Non è affatto così: lo sciopero è uno strumento sacrosanto di protesta civile, come il boicottaggio economico o le manifestazioni pacifiche. L’Italia non si renderà conto del bene prezioso che gli immigrati rappresentano fin quando non proverà, sulla propria “pelle economica”, gli effetti di uno sciopero di massa, costellato di cortei di protesta e di denunce politiche. E i politici italiani, di destra o di sinistra, che per la massa degli immigrati sono praticamente uguali (l’unica differenza, si dice in giro, è che mentre la destra dice che i negri puzzano, la sinistra afferma che hanno un odore leggermente sconcertante), non prenderanno atto delle istanze delle comunità fin quando queste ultime non faranno sentire la propria voce in maniera decisa e, soprattutto, convincente. Nessuna minoranza ha mai ottenuto i propri diritti “mantenendo un basso profilo”. Il profilo deve essere invece, alto, altissimo, in sintonia con la funzione economica tutt’altro che marginale svolta dagli immigrati.

Ora, quanto sopra esposto, non è da intendere come una guerra tra immigrati e autoctoni. È da intendersi invece come un invito alla collaborazione per una realtà più giusta. Gli immigrati non chiedono “più diritti” o qualche “canale preferenziale”, chiedono semplicemente di essere trattati come gli altri, chiedono lo stesso rispetto e gli stessi diritti. Nulla di più, e soprattutto nulla di meno. I Politici e i partiti autoctoni vari, i cittadini italiani che hanno a cuore principi quali l’uguaglianza e il rispetto per la dignità dell’uomo, che vogliono un’Italia perfettamente integrata con i propri immigrati e la pace sociale per le future generazioni, non possono e non devono limitarsi a costituire associazioni di volontariato che accedono ai finanziamenti pubblici per aiutare gli immigrati e basta. Devono superare lo stadio della semplice assistenza per contribuire in prima persona alla formazione di una coscienza collettiva in questi stessi immigrati, istruendoli sui propri diritti, sostenendoli nei loro sforzi e nelle loro proteste – anche controcorrente – per realizzare un’Italia migliore, un Italia in cui i diritti e il trattamento siano uguali e garantiti per tutti i lavoratori (essendo questa una Repubblica fondata sul lavoro) e in cui nessun extracomunitario abbia un elemento per generalizzare e indicare l’Italia come un paese razzista.

martedì 25 luglio 2006

Che cosa sta andando storto? (I)

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"Eccovi questa notizia!"

Sul suo blog, Lia di Haramlik si chiede: "Perché - lo abbiamo detto in tutte le salse - il problema del mondo arabo è di comunicazione, di propaganda. Nessuno si identifica con gli arabi, con i morti arabi, con le città arabe distrutte. Tutti, in compenso, si identificano con l'israeliano, con l'americano che si è fatto un graffio. Giusto? Giusto. E come fanno, loro, a fare identificare l'Occidente tutto nei loro graffi e a fare passare per inesistenti i morti arabi a centinaia, a migliaia? Diffondendo solo l'immagine di rabbini integralisti coi boccoli, forse, e contando su quella? O di evangelisti americani che tuonano sull' Apocalisse? No, vero? Noi, di Israele, vediamo soldati biondi e belli e ipervitaminizzati. Dell'America, vediamo i video dei cantanti strafighi. Per quale motivo, da noi, non c'è un cane che lavori allo scopo di permettere l'identificazione del NOSTRO pubblico nella gente di là? Anche mentendo, anche manipolando, anche esagerando certi aspetti a discapito di altri. Sì, e allora? Gli USA non lo fanno? Israele non lo fa? L'Italia non lo fa? (...) Ma cavoli: basterebbe il più scalcagnato dei PR disoccupati di Milano, per fare passare un'immagine del Medio Oriente più articolata, più mediterranea, più viva e composita di quella che ci passano i telegiornali. (...) Perché non lo fa nessuno? Per quale motivo non gliene frega niente a nessuno, di proporre un Medio Oriente più invogliante agli occhi degli occidentali, più comprensibile, più adatto al nostro tipo di percezione? Io temo di saperlo, perché non succede. Perché a chi si oppone a Israele, in Italia, le cose che dico io non piacciono. La ragazza con la minigonna e le cavigliere da araba non piace a nessuno: agli uni non piacciono le cavigliere e agli altri non piace la minigonna. E' questo? Vero che sì, vero che è questo?"
Beh, proverò a dare qualche risposta. Quello dei rapporti tra i media occidentali - in particolare quelli italiani - e il mondo arabo è un punto dolente, ed è dolente proprio perché ci sono precise responsabilità degli arabi e dei musulmani in merito. Insomma, è sotto gli occhi di tutti l'immagine che i media stanno dando del Medio Oriente: città fatiscenti, quartieri poveri, distese desertiche, donne velate e barbuti in preghiera o incazzati a morte. Mai un palazzo all'europea o un grattacielo moderno, una via elegante con i negozi di moda, una discoteca o un pub, una ragazza con i jeans (anche velata, anche senza minigonna), mai dei giovani universitari al cinema: eppure anche questo è Medio Oriente. Ovviamente possiamo - e dobbiamo accusare - l'informazione locale, faziosa e schierata, che tende a valorizzare gli aspetti negativi o "folcloristici" per fare il gioco di determinati interessi politici e strategici interni ed esterni. Ma proprio perché sono mezzi di informazione di parte, e perché rispondono a questi interessi, non li possiamo accusare più di tanto. Dobbiamo accusare invece soprattutto i nostri connazionali, i nostri correligionari, i nostri leader o quelli che si candidano a diventarlo. C'è in giro - fra gli immigrati - una mentalità che, pur vantando un'istruzione di tutto rispetto e un punto di vista tutto sommato moderato politicamente e religiosamente, che è ancora fossilizzata sui dettagli e che perde di vista le cose importanti, l'insieme.
L'altro giorno stavo pranzando con un amico, un connazionale che non vedevo da tanto tempo. Ad un certo punto arriva il menù e io consiglio la carne. Lui mi risponde: "Beh, tu che parli tanto di Islam, ti sei chiesto come è macellata questa carne?". Ora, io la carne sapevo benissimo come era macellata - sicuramente meglio di non quanto avviene nei nostri paesi - e comunque non mi sogno di criticare la decisione di un fedele osservante di porsi preventivamente la domanda in merito. Ciò che non mi è piaciuto, e non ho risposto in quella sede per non rovinare la seduta sin dall'inizio (ma probabilmente adesso lui mi legge, e forse si incazzerà anche :)) è che legasse il mio impegno a difesa di una civiltà, di una cultura e di una fede a una domanda sulla macellazione della carne. Non perché la domanda sul tipo della macellazione sia di per sé sbagliata, ma perché la ritengo un dettaglio che riguarda la vita del fedele e non l'impegno politico e sociale: sono due piani completamente diversi. Per propagandare un'immagine positiva di una religione e di un modo di vivere diverso da quello occidentale, per difendere gli interessi di una minoranza tratassata mediaticamente e i diritti degli immigrati più in generale che vengono sfruttati, paesi che vengono letteralmente rasi al suolo senza che nessuno apra bocca, devo prima pormi la domanda sul tipo di macellazione della carne che mi viene servita? Forse gli osservanti sono gli unici ad avere il diritto di parlare di Islam? E se così è, cosa hanno fatto finora se non inguaiarci ancora di più? Quanti barbuti "tutti d'un pezzo", che hanno la "zebiba" (il segno sulla fronte che indica l'assiduità nella preghiera e nell'inchino fino a terra), che pregano cinque volte al giorno, che non toccano alcolici o carne non macellata islamicamente (almeno non in pubblico) si macchiano di ogni sorta di reato e di delitto (e non sto parlando degli attentati, ma di reati quotidiani)?
Mi ricordo del caso di un supermercato "islamico" al Cairo, gestito da barbutissimi osservanti che vendevano polli congelati - islamicamente macellati - ma scaduti alla popolazione. Il giorno dopo le anziane signore si appostavano vicino all'ingresso piangendo e supplicando, prima di essere cacciate: "Forse Dio ti ha prescritto di vendere questa carne agli orfani?". Forse è questa, mi chiedo, la carne macellata islamicamente? Questa è quindi la prima responsabilità: gli immigrati musulmani stanno dando in pasto la loro immagine a elementi che valorizzano i dettagli (che spesso e volentieri risultano incomprensibili per un occidentale, cristiano o laico) o che addirittura vaneggiano emerite cavolte sulla "Roma da conquistare". Io finora non ho visto nessuna pubblicazione, di produzione islamica autonoma e gratuitamente distribuita, che cercasse di spiegare alcune cose elementari, di sfatare alcuni miti e molti pregiudizi. No, trovo solo pubblicazioni che cercano di "convertire" gli italiani spiegando "quanto è bello l'Islam", che prescrive di macellare la carne in questo modo piuttosto che nell'altro.
C'è anche un altro aspetto. La comunità musulmana - e gli immigrati in generale - una volta sbarcati nel "paradiso terrestre" occidentale perdono di vista la realtà. A loro basta avere un lavoro, uno stipendio, una casa e una macchina e si ritengono soddisfatti. E in nome di questi vantaggi materiali, sono disposti a considerarsi "ospiti" e a non protestare in caso di sopprusi (tanto nei nostri paesi non si può, dicono). Ebbene, io non mi considero un ospite: mi considero un essere umano che lavora, che paga regolarmente bollette e consumi, e che contribuisce - con le sue tasse e le sue spese - al mantenimento della collettività e dell'economia. Nessuno mi ha mai regalato nulla. Se fossi un turista che alloggia in un albergo, o residente in qualche struttura missionaria di beneficienza, mi sarei considerato un ospite. Certo, ci sono svariati vantaggi che rendono l'Occidente più appetibile e più funzionale al successo, alla valorizzazione dell'individuo: meno burocrazia, mezzi di trasporto puntuali, una raccolta rifiuti che funziona, autisti educati che si fermano ai sefamori e tante altre cose. Ma se non fosse l'immigrato a muoversi, a cercare un'occupazione, a trovare un proprietario diposto ad affidargli un appartamento, a comportarsi bene sul posto di lavoro, a superare le diffidenze e i pregiudizi dei suoi colleghi, a farsi amicizie e a imparare l'italiano, non avrebbe ottenuto nulla di tutto quello che ha. In altre parole, nessuno di tutte quelle persone che ha incontrato nel corso della sua permanenza gli ha dato nulla "aggratis": tutto quello che ha, se lo è guadagnato... vuoi con la sua fatica e il suo sudore, vuoi con la sua istruzione e la sua preparazione, vuoi con la sua educazione e i suoi modi gentili. Personalmente non ho nessuna intenzione di baciare le natiche di ogni autoctono che passa ritenendolo un mio benefattore solo per il fatto che è autoctono. Questa cosa offende gli autoctoni, mi renderà meno simpatico ai loro occhi? E chissenefrega!
Ora, fin quando gli immigrati, inclusi quelli islamici - non capiranno che ci sono altre urgenze, che ci sono problemi più importanti del tipo di carne che viene servita a tavolta (nulla togliendo al fatto che uno debba osservare i precetti della propria religione), e che le due cose (e cioè i problemi politici e sociali da una parte e la carne dall'altra) non sono collegati o collegabili, fin quando non capiranno che è ora di valutare e tirare fuori il meglio della comunità, e di rivedere completamente il tipo di impostazione mediatica che questa comunità ha nei confronti della società autoctona, non cambierà nulla. Ma ci rendiamo conto che l'unico giornalista arabo che si è accreditato come voce dell'Islam moderato, moderno e laico è uno che dalle pagine del Corriere invita gli italiani a "soffermarsi sulla realtà dell’inquilino della porta accanto (ovviamente musulmano, ndr) e che potrebbe condizionare il nostro futuro", di fatti aumentando le diffidenze e i pregiudizi nei confronti dei musulmani? Di questo passo, semmai peggiorerà tutto e gli immigrati rischiano di perdere perfino quello che sono riusciti a conquistare (se la propaganda anti-immigrazione dovesse aumentare, o le garanzie legali dovessero venire meno, solo Dio sa cosa potrebbe accadere). Ma l'autocritica, l'impostazione di un'informazione corretta e moderna nei confronti degli altri non deve però essere vincolata dal sentirsi "ospiti" o "in debito con qualcuno" o perché "nei nostri paesi non si può". Gli immigrati devono rendersi conto della loro importanza: se gli operai marocchini o le badanti peruviane dovessero incrociare le braccia, qualcuno - là, nei palazzi della politica - sarà costretto ad ascoltare la loro voce un pochino di più, indipendentemente dal fatto che è di destra o di sinistra. Che poi in altri paesi certi diritti non siano garantiti, o gli scioperi non siano consentiti, non è una buona scusa per accettare di essere relegati - in un paese che si dichiara civile - al rango di cittadini di serie B, mentre tutti gli altri - inclusi gli extracomunitari di lusso tipo gli americani o gli svizzeri - vengono trattati come cittadini di seria A.

domenica 23 luglio 2006

Repubblica segnala

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Ragazzine israeliane scrivono messaggi sulle bombe che stanno per essere lanciate nel sud del Libano. Le immagini, scattate a Kiryat Shmona, nord Israele, dalla Associated Press, stanno facendo il giro del web scatenando durissime polemiche soprattutto sui siti arabi che, accanto a queste foto, pubblicano quelle dei bambini libanesi colpiti dai raid israeliani

La Repubblica segnala in homepage la polemica che impazza sul web a proposito della "Missione Sorriso"

La Sinistra, Israele e il Libano

Sono un uomo di sinistra, aderisco ai DS ed ho contribuito a fondare - a suo tempo - un affermato movimento studentesco di Sinistra, e dell’uomo di sinistra ho il vizio di ragionare con la mia testa. Per questo motivo mi sento in dovere di fare alcune osservazioni su ciò che stiamo consentendo che accada.

Non possiamo non prendere atto che il comportamento del nostro gruppo dirigente nazionale sulla crisi israelo-libanese abbia deluso tantissimi militanti ed elettori, e che abbia scioccato tantissimi altri. Rischia di essere, sinceramente, la "goccia che ha fatto traboccare il vaso". Fare finta che la realtà non sia questa è da equiparare ad un vero e proprio suicidio politico, dalle conseguenze incalcolabili.

La Sinistra non si faccia tante illusioni: la sua vittoria "di misura" alle ultime politiche non è affatto “un segno dei tempi”. Sarebbe il caso di rendersi conto, una volta per tutte, che molti sono andati a votare Unione "turandosi il naso" per evitare altri cinque anni di Destra.

Ma la magia non funzionerà sempre e, come ha detto Paolo Cento dei Verdi in occasione della marcia pacifista per commentare il comportamento di alcuni nostri leader: "Attenti che a tirare troppo la corda poi la corda si spezza".

Gli elettori non hanno votato a Sinistra per vederla appiattita sulle posizioni della Destra e meno che mai per vedere il nostro gruppo dirigente manifestare assieme ad essa. Gli elettori non hanno votato la Sinistra per vederla balbettare di "Legittimo diritto di difesa" da parte di Israele o impedire la critica a uno Stato e alla sua politica sotto il ricatto morale dell'antisemitismo.

Gli elettori, se avessero voluto il bipartisanesimo, avrebbero continuato a votare la coalizione uscita sconfitta alle elezioni. Hanno votato invece per avere un governo capace di atti di coraggio come quello spagnolo, un governo socialista e democratico, non una copia malriuscita dello scorso esecutivo.

A forza di tentare di conquistare il voto “moderato”, l’unico risultato che la Sinistra riuscirà ad ottenere sarà quello di perdere il voto che le ha consentito di guidare oggi le sorti del paese.

Anche il più sprovveduto “uomo della strada”, vedendo le immagini della distruzione e delle vittime civili in Libano, si accorge che è in atto una vera e propria guerra illegale di aggressione che con i soldati fatti prigionieri dopo essersi ''infiltrati'' illegalmente oltre il confine, nella cittadina libanese di Aita al-Chaab, non ha nulla a che vedere.

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Quello meno sprovveduto invece, avrà probabilmente letto i diari di Moshe Sharett (già Primo Ministro e Ministro degli Esteri dello Stato ebraico negli anni 40 e 50, e considerato un «moderato») che in data 26 maggio 1955 scrisse Le azioni di rappresaglia, che non potremmo eseguire se fossimo legati da un patto di sicurezza [ai paesi arabi, ndr], sono la nostra linfa vitale […]. Con esse possiamo mantenere un alto livello di tensione fra la nostra popolazione e nell’esercito. [Israele] si deve inventare pericoli e, per farlo, deve adottare il metodo della provocazione e ritorsione […]”.
La Sinistra tenga anche in considerazione che prima o poi sarà costretta dalla storia - ripeto: costretta, e lo stesso vale anche per la Destra - a concedere il diritto di voto agli immigrati. Immigrati che hanno contribuito, con il passaparola e l'appoggio materiale e organizzativo, alla nostra vittoria elettorale.
Non voglio ricorrere alla terminologia usata dal portavoce della Comunità ebraica di Roma a suo tempo quando disse «Nemico degli ebrei chi non sarà al corteo» ma a troppo tirare la corda anche l'appoggio attuale e futuro degli immigrati che vantano un'origine araba o musulmana in particolare, verrà meno.
E senza dubbio terranno conto, in una futura sede di voto, del comportamento attuale dei leader di Sinistra.

sabato 22 luglio 2006

Fingersi inglese

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Ricevo e pubblico volentieri un'altra email del mio ex-compagno delle Superiori, che risponde a quanti sono intervenuti sotto il post dove ho riportato la sua prima lettera. Ora, voglio chiarire un concetto: molti se la prendono con il sottoscritto, perché ha dato visibilità ad una lettera che generalizza, che dà la percezione di un "popolo di razzisti". Quindi ripeto quanto ho già affermato in altre occasioni: io stesso ho incontrato tante difficoltà all'inizio. Mi ricordo le linee telefoniche che cadevano miracolosamente e gli appartamenti che si rivelavano altrettanto miracolosamente "già affittati" non appena mi si chiedeva da quale città italiana provenivo e io rispondevo "Veramente sono egiziano" (si, lo so, anche i meridionali...ecc). Ma in pochi mesi ho superato le difficoltà e non ho di che lamentarmi. All'università sono stato persino eletto rappresentante degli studenti italiani, quindi chi meglio di me può testimoniare di una realtà aperta e che sa superare le diffidenze?
Sono profondamente convinto però che nascondervi, come italiani, ciò che veramente pensano molti immigrati in questo paese dopo una breve o lunga permanenza in Italia sia il più grave danno che possa arrecare all'Italia. Vedete, io conosco tantissimi stranieri e vi assicuro che quello che avete letto è ciò che gli stranieri si dicono tra di loro. Certo, se fermate il vostro vicino di casa o il vostro amico extracomunitario e gli chiedete se è così, negherà energicamente. Questa "Taqqiya" (la famosa "dissimulazione" di cui sarebbero capaci solo gli immigrati musulmani che "appoggiano il terrorismo") è praticata da tutti gli immigrati, di qualunque nazionalità o credo, per non farsi nemici anche tra quelle persone di cui hanno conquistato la fiducia e che sicuramente si offenderanno se dovessero generalizzare (e la tentazione è forte, è umano). Ma la percezione che hanno gli stranieri, signori, è questa: che voi, che siete i loro amici, siete l'eccezione e non la regola.
Ebbene, io mi assumo la responsabilità di far emergere questa realtà, ben sapendo che potrei essere additato come agitatore, seminatore di zizzania, uno che butta benzina sul fuoco. Perché ritengo che senza una valvola di sfogo, man mano che l'immigrazione si rinforza (è di ieri il decreto flussi che autorizza al lavoro altri 350.000 immigrati), le cose - se continueranno ad andare avanti come sono andate finora - non potranno che peggiorare. Ora, in una società democratica, questo sforzo di parlare chiaro e in pubblico dovrebbe essere apprezzato. Prevenire è meglio che curare. Io potrei andarmene, e tornare a sorseggiare un aperitivo in un albergo a cinque stelle sulle rive del Nilo o andare altrove. Il mio ex-compagno non avrà difficoltà a emigrare in Canada. Quindi potremmo accogliere in pieno chi ci invita ad "andare altrove se qui non vi piace". Ma quanti altri rimarranno qui per guadagnare qualcosa e mandare da mangiare alle proprie famiglie? Centinaia di migliaia.
La domanda che io pongo a tutti voi è quindi questa: cosa preferite? Avere extracomunitari che vi dicono onestamente cosa pensano e quindi risolvere assieme i problemi? O avere extracomunitari che vi rispettano e vi "amano" ma che in realtà amano solo ciò che questo paese offre loro materialmente ma che poi lo pugnalano alle spalle? Ah: dimenticavo, l'opzione "non avere extracomunitari per niente" non è contemplata. La Storia, l'economia e la demografia vi condannano ad averli. Ho spesso sentito esponenti della Chiesta Cattolica e di partiti politici (non solo la Lega) che parlavano di "canali preferenziali" per immigrati di fede non islamica, di bloccare gli ingressi degli islamici. Benissimo: questo è il secondo motivo per cui ho pubblicato la lettera. Quell'ex compagno è un egiziano cristiano, un copto, uno che appartiene a quelle minoranze che incontrano difficoltà, eppure ha detto ciò che direbbe un immigrato musulmano stressato dalla propaganda islamofoba. Questo dovrebbe essere un segnale chiaro: il problema non è la fede degli immigrati, ma il sistema di "accoglienza".
Infine, rivolgo un invito agli extracomunitari che mi leggono: io so che molti di voi condividono quanto viene detto qui. Mi fermate e mi ringraziate per quanto faccio e per questo vi ringrazio. Ma sappiate che fin quando non saranno tutti gli extracomunitari, assieme, a rivendicare i propri diritti, non cambierà nulla. Sento alcuni di voi che blaterano di "momento politico non opportuno", di "meglio fare le cose in silenzio", di "meglio non aizzarli contro di noi". Ma non è così che le minoranze si sono conquistate i propri diritti altrove. Bisogna rivendicare, protestare, far emergere i vostri sentimenti parlando con i vostri amici italiani, che capiranno. Fate sentire la vostra voce sui giornali quando ne avete l'occasione, nei tribunali se pensate di avere ragione, incrociate le braccia sul posto di lavoro. Si, lo so: vi farete nemici, avrete problemi, perderete un sacco di soldi di cui ha bisogno la vostra famiglia. Ma se sarete uniti, nessuno vi potrà fare male. Meglio non guadagnare per qualche giorno, per una settimana, per un mese che abbassare la testa e ingoiare il rospo per tutta la vita.
Ora, la lettera
Non è una guerra!! Non voglio la guerra! Sto solo chiedendo un comportamento corretto nei miei confronti e basta. Avete ragione: alcuni extracomunitari hanno fatto abbastanza casini in Italia, sono d'accordo e ho il dente avvelenato più di voi per questa cosa.

Ma tu, italiano che vai all’estero, non ti offendi quando, per colpa dei casini di un tuo connazionale, ti trattano male? Se ti dicono che sei un mafioso? Quando anni fa all'estero scrivevano: fuori i cani, fuori gli italiani? Non è giusto fare di tutta l’erba un fascio! E se c'é un aspetto diffettoso nella società va curato, estirpato e basta.

Dopo che ho finito la scuola italiana in Egitto, ero così affascinato dalla cultura e dalla storia italiana sono venuto qui (e sono fiero di aver preso questa decisione) per continuare gli studi al politecnico di Milano. Poi ho trovato un bel lavoro e ho fatto carriera: non sono uno che vende fiori al semaforo. Rispetto pienamente le regole e sono preciso nei miei rapporti con gli altri.

Sono nato in Egitto e vivo in Italia, ho due paesi nel cuore. Mi sono integrato. Ho condiviso gioie e tristezze degli italiani. Ho tantissimi amici italiani a cui voglio un bene dell’anima. Ormai mi sento uno di loro: ORA, PERO', PERCHE’ DEVO ESSERE TRATTATO MALE NON APPENA SALTA FUORI IL DISCORSO DELLA CITTADINANZA?
Perchè un carabiniere quando mi ferma per un controllo normale e scopre che sono straniero mi porta in caserma per "un controllo" abusando del suo potere ferendomi con le parole o con il suo modo di parlare arrogante? Perché devo essere umiliato? Perché devo dire bugie e negare la mia cittadinanza spacciandomi per un inglese per avere un po' di rispetto?

Ok, se la parola razzismo è grossa e grave, mettiamo qualche altra parola che ragruppi quanto sopra detto! Tralascio il discorso della religione (Ma vorrei tanto specificare, come cristiano copto, che i problemi che abbiamo non si chiamano Islam ma l'ESTREMISMO di persone che si nascondono sotto il velo della religione)

Punitemi se sbaglio io, non per colpa degli altri!! Non sono qui per cambiare il mondo VOGLIO SOLO VIVERE IN PACE, ESSERE TRATTATO COME GLI ALTRI.........posso?

Spero di essere stato chiaro senza aver offeso nessuno e se l’avessi fatto senza accorgermi ditemelo, così mi correggo

Ciao
Joe

venerdì 21 luglio 2006

Se questi sono uomini...

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Se qualcuno ha dei dubbi circa le affermazioni contenute nel post di oggi, vada a fare un giro sulle pagine dei commenti di Liberoblog, che ha ripreso la lettera inviatami.
Mi chiedo quanti di lorsignori che hanno commentato, invitando sia me che l'autore della lettera a "tornare nei loro paesi in mezzo alle mosche", dove "si decapitano gli europei e i cristiani infedeli" ecc ecc abbia letto veramente fino in fondo.
Dai commenti dove se la prendono con "gli islamici" a quelli che condannano coloro "che buttano i crocefissi dalle finestre" mi sembra di capire che tutti quei commentatori preferiscano non vedere o non abbiano visto che l'autore della lettera è in realtà un cristiano, un copto, che proviene proprio da un paese musulmano.
Questa mentalità chiusa che si basa da una parte sulla superficialità e dall'altra sulla malafede rischia di avere conseguenze davvero negative per il futuro del paese. Voglio sprecare solo due parole per quelli che inneggiano alla "pulizia etnica" (si, proprio cosi) e che millantano una "reazione da parte degli italiani che sono stufi".
A costoro ricordo solo che abbiamo ben presente ciò che gli europei - nazifascisti italiani in testa - hanno combinato alla minoranza ebraica. Il ricordo è troppo vicino affinché un altra minoranza si lasci trascinare in silenzio e senza reagire nei lager.

Se Don Bosco sapesse...

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Ricevo e pubblico volentieri questa lettera, inviatami da un vecchio compagno delle Superiori (dai Salesiani italiani in Egitto). E' egiziano, copto (quindi cristiano) e vive a Milano. Ci siamo ritrovati grazie a internet, e questa è la sua seconda email. Credo che la sua testimonianza parli da sola. E' davvero deprimente, ve lo garantisco, per un ex-allievo Salesiano leggere una lettera simile e rendersi conto che ex-allievi Salesiani che sono venuti in Italia pensando di essere accolti come se fossero a casa se ne stiano andando altrove con un'immagine così brutta di questo paese. Sarebbero potuti diventare un ponte tra l'Italia e il resto del mondo, ambasciatori del buon nome della Penisola e invece...Già, loro non hanno conosciuto il paese in cui - stando alla descrizione di Magdi Allam (ex-allievo salesiano che ci disonora e disonora il buon nome della nostra scuola) “era quasi chic essere immigrati” e in cui bastavano “cinque anni per ottenere la cittadinanza”. E, soprattutto, nessun Caporedattore ha falsificato un contratto d'assunzione per permettere loro il rinnovo del permesso di soggiorno, come è successo con lui.

Ciao sherif,

Ho letto il tuo articolo di oggi: è proprio bello. Voglio chiederti però di dedicare la tua penna anche alla lotta contro il razzismo in italia, perchè alla fine della fiera l'Islam è solo una scusa o meglio una maschera per nascondere il razzismo che c'è in Italia!! Qui non fanno differenze tra le religioni. Non ti chiedono nemmeno di che religione sei e se lo fanno non capiscono lo stesso. Una volta ero con un prete egiziano all'aeroporto, qui in Italia, e si è fermata una persona, spinta dalla curiosità, per chiedergli come mai portava quel vestito (tipico dei preti copti ortodossi con la croce grossa quanto una casa sul petto). Il prete ha risposto dicendo che era un egiziano della Chiesa Copta Ortodossa e la persona in questione gli rispose "Ah copto musulmano!!!". Puoi immaginare il mio stupore, come cristiano credente.
Ho passato 6 anni qui in italia (in regola) a lavorare nelle più impotanti ditte internazionali, ho pagato mazzate di tasse al governo ma mi sento espulso dalla comunità italiana... Non solo: vengo anche trattato male quando chiedo il rinnovo del permesso di soggiorno. L'ho appena rinnovato, visto che scadeva in questo periodo, ma ho dovuto rivolgermi ad un'avvocato nonostante tutto fosse a posto. Vuoi sapere perchè cosi facciamo 2 risate? Lavoro in proprio, come libero professionista, e come tanti non è obbligatoria la mia iscrizione alla camera di commercio. Invece stavolta, dopo sei anni, hanno voluto l'iscrizione alla camera di commercio!! Poi mi mi hanno chiesto un documento della camera di commercio che attesti che non sono iscritto da loro!!! Non era la prima volta che rinnovavo il permesso come libero prof. ma stavolta, dopo avermi fatto tribolare, mi hanno detto in faccia che se mi azzardavo a chiedere la carta di soggiorno: "sarà dura per te". Ci sono tante altre cose, ma non mi basterebbe nemmeno un papiro per elencartele.

Si parla tanto della finanziaria e del ruolo dell'imigrazione ecc... Dichiarono che gli stranieri rappresentano il 6 % del prodotto interno lordo!! Poi però non vogliono gli stranieri. Ma allora è un cane che si morde la coda... Secondo me è l'ignoranza di questo popolo: pensano di essere avanti e migliori degli altri! Morale della favola? Devi essere un figlio di buona donna per poter avere i tuoi diritti in questo paese. Poi si lamentano del comportamento arrogante degli stranieri (e per forza)! E' davvero un peccato: dopo 6 anni devo andar via in un paese più evoluto (sto pensando al Canada) per non sentirmi trattato da pecora.

Ciao Sherif
e buona continuazione

Joe
Vengano ora a dirci, razzisti e xenofobi vari che il problema è nell'immigrazione "degli islamici". La testimonianza di questo mio compagno di studi, cristiano, supera di gran lunga qualsiasi cosa abbia scritto io stesso su questo blog. A dimostrazione del fatto che bisogna agire, e subito, per evitare che l'Italia sia conosciuta internazionalmente come "un paese di razzisti". Questo è il vero amore per l'Italia.

giovedì 20 luglio 2006

Salviamo i civili libanesi!

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Un Allam diverso

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Mentre illustra un ordine del giorno alla proroga della partecipazione italiana alle missioni militari italiane all'estero, il leghista Federico Bricolo interviene nell'Aula della Camera sul multiculturalismo in Italia e afferma che "le esigenze della politica di sicurezza nazionale non si devono basare solo sulla prosecuzione di missioni di pace all'estero (in particolare quelle che contrastano il terrorismo islamico, la' dove esso ha le proprie basi), ma anche nella gestione dell'immigrazione. La Lega Nord chiederà dunque di ridurre al minimo i flussi di entrata in Italia di cittadini extracomunitari provenienti da quei paesi dove maggiore risulta l'influenza politica dell'Islam integralista, con particolare riferimento al Nordafrica e al Medioriente". "In Padania - prosegue Bricolo - la gente è convinta che gli islamici presenti nel nostro paese siano già troppi e che purtroppo, dove si radica l'Islam nasce una sorta di omertà che di fatto protegge gli integralisti e i predicatori di odio. Non dobbiamo importare elementi di scontro sociale, da cui la necessita di prevenire, attraverso nuove regole più restrittive".
A questo punto il leghista se la prende con gli islamici che vivono in Italia. "La maggior parte dei nostri cittadini sono convinti che gli islamici presenti nel nostro paese siano già troppi e che gli islamici che vengono considerati moderati non esistano, e lo dimostrano i fatti. Visto che il centrosinistra in questo Parlamento ha portato, oltre Luxuria, i vari capetti dei centri sociali e qualche ex terrorista, anche rappresentanti della religione islamica, mi rivolgo proprio a loro: è giusto finirla con l'ipocrisia di 'vendersì moderati quando, poi, non si ha il coraggio di denunciare chi conoscete e proteggete nelle nostre comunità". Le parole di Bricolo fanno scattare Emanuele Fiano dell'Ulivo: "Lei segnala a questa maggioranza che nelle nostre file sono presenti deputati di religione islamica. Io penso che il solo notare questo fatto vada contro alla cultura che la nostra Costituzione ha dato a questo paese, nel quale ogni donna ed ogni uomo, a prescindere dalla propria religione, dal proprio credo, dal colore della loro pelle sono uguali. Non tirate in ballo in nessun modo, per nessuna ragione tattica o strategica o politica, l'appartenenza di ognuno di noi ad una religione, che sia maggioritaria o minoritaria in questo paese. Infatti, così facendo, offendereste non la minoranza, ma la maggioranza di questo paese, che crede nella nostra Costituzione nella quale tutte le donne e tutti gli uomini sono uguali".
Chi le suona davvero a Bricolo è però un altro deputato dell'Ulivo, Khaled Fouad Allam (che non ha niente a che vedere con Magdi Allam del Corriere). Algerino e musulmano, Khaled grida al leghista: "Mi chiamo Khaled Fouad Allam, un nome di origine araba. Se vuole, posso dirle che sono anche musulmano; però sono italiano e fiero di esserlo, e attualmente sono un rappresentante del popolo italiano! In quest'Aula non c'è e non ci sarà mai posto per le discriminazioni e per il razzismo". Parole che incassano l'applauso, oltre che dei deputati dei gruppi di maggioranza, quello dell'UDC, di Alleanza Nazionale e di Forza Italia.
Intanto pubblico volentieri la seguente email, ricevuta - fra le tantissime - il 6 luglio scorso e ora più che mai attuale:
"Caro Sherif,
Vengo da Varese che, come immagino tu sappia, è una città di destra e, nello specifico, leghista. La Lega Nord è proprio nata dalle mie parti e in questi anni, accanto al partito, si sta rafforzando Forza Nuova (partito di estrema destra) al punto che i personaggi nazi-fascisti di tale partito dopo i fatti di Besano (ti ricordi di Maggiorin il ragazzo accoltellato un anno fa?) sono diventati i protetti della Lega Nord. Fatte queste premesse volevo dirti che proprio ieri sera, mentre camminavo per le vie del centro, ho visto arrivare presso un noto ristorante, una macchina dei carabinieri e quattro (dico quattro!!) macchine della scorta che accompagnano un' auto blu dalla quale è sceso il signor Magdi Allam.
Fin qui nessun problema, se non fosse che la persona che lo ha raggiunto (a piedi!!) non fosse altro che un personaggio di spicco della Lega Nord locale il quale, in perfetta sintonia con gli ideali del suo partito, non ha mai negato il suo disgusto per i musulmani e il suo desiderio di vederli tutti morti. Dunque...Per quale motivo un uomo che dice di essere islamico, che soffre di manie di persecuzione e che per questo si fa mantenere auto e scorta dallo Stato, che crede di essere vittima prescelta di complotti contro la sua vita e così via.... Se ne va allegramente a cena con un leghista??? Per promuovere il suo libro? Forse.
Non parlo mai apertamente di politica e di cose legate ad essa perchè non mi sento preparata ad affrontare questi argomenti. In ogni caso l' episodio di ieri mi ha fatto molto pensare e non conosco persona migliore di te a cui riferire queste mie perplessità. Scusami per il tempo che ti ho fatto perdere con questa mail.

Con stima e ammirazione"
Lettera firmata.
La persona in questione è italiana autoctona e non musulmana, tanto per capirci.

mercoledì 19 luglio 2006

Missione Sorriso

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La Repubblica ci informa che è in corso una "Missione sorriso per un team di sedici professionisti israeliani dell'intrattenimento. Un gruppo di prestigiatori di fama partirà domani alla volta della Galilea con l'obiettivo di tenere alto il morale dei bambini sottoposti da una settimana allo stress dei bombardamenti dei guerriglieri Hezbollah". Altri quotidiani, per fortuna, ci propongono le foto di questi "bambini sottoposti allo stress", che a quanto pare non hanno bisogno di prestigiatori o di giocattoli: sono perfettamente a loro agio tra i militari e in mezzo alle bombe (ma non era Israele che teneva sempre lontano i bambini dai teatri di guerra, a differenza dei "barbari palestinesi e libanesi" che li usano come scudi umani? O forse i "prestigiatori di fama" si sono portati dietro le bombe negli asili e nei rifugi per farle autografare e quindi riconsegnarle all'esercito israeliano che poi le manda al destinatario?). Le foto ritraggono bambini israeliani mentre, sorridenti, autografano le bombe che fra poche ore mieteranno vittime fra i bambini e i civili libanesi. Roba da non credere.

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Gli effetti di una bomba "Sorriso" in Libano

Spesso e volentieri si sono viste, in giro sul web o anche sui media occidentali, le immagini di bambini palestinesi travestiti da kamikaze e da piccoli soldati. Spesso e volentieri, e giustamente, è stato denunciato chi metteva loro armi in mano o faceva loro leggere libri che inneggiavano alla guerra e al conflitto eterno. I bambini sono il futuro, sono la speranza della pace, si è detto: sacrosanta verità. Ma nessuno apre bocca sul corrispettivo israeliano, altrettanto vergognoso, di quella realtà di odio inculcato, di indottrinamento mediatico e sociale e non solo. Lì i bambini non giocano con le cinture esplosive o i sassi, ma con le mitragliatrici veloci e pesanti, si insegna loro come impugnare un'arma, come mirare al bersaglio, come abbattere un "nemico

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Altre volte, ai bambini si insegna - a volte semplicemente con l'impassibilità e l'implicita approvazione che si manifesta con le risate e la protezione armata - che è opportuno umiliare i coetanei (e non solo) arabi: insultando, sputando, spintonando e prendendo a sassate...

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Un bambino israeliano a Hebron prende a sassate i bambini delle scuole palestinesi mentre i militari e i famigliari guardano divertiti. Vedi Qui.

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Bambini israeliani prendono a calci e sputi una donna palestinese, mentre i soldati guardano impassibili.

Altre volte ancora li si usa come "scudi" e come "arma di propaganda", a beneficio delle telecamere e dei giornalisti internazionali, come accaduto durante il ritiro dalla striscia di Gaza.

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Un bambino israeliano consegna le armi all'Esercito israeliano prima del ritiro da Gaza

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Nessuno si indigna? Nessuno chiede ad Israele di garantire un'educazione più sana ai propri bambini? O quanto meno di avere la decenza di non fare i disegnini sulle bombe che uccideranno bambini persino più piccoli di loro?

martedì 18 luglio 2006

Su Libero Blog

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Al Senato un'interrogazione su Allam

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Giornalisti e Servizi, un'interrogazione su Allam

di Sherif El Sebaie
Il Manifesto, 18/07/2006, P.8 (Politica e Società)
Un’interrogazione al ministro dell’interno per sapere se vi sono eventuali rapporti illeciti tra «elementi deviati dei servizi» e Magdi Allam, vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, è stata presentata dal senatore Luigi Malabarba, «visti i frequenti riferimenti negli articoli di Magdi Allam a non meglio precisate ’fonti dei servizi’, e le recenti rivelazioni sull’esistenza di rapporti tra alcuni giornalisti e presunti elementi deviati del Sismi». Il riferimento è alla vicenda di Renato Farina di Libero, retribuito dal Sismi come«fonte Betulla», con l’ipotesi di favoreggiamento, nelle indagini sul sequestro di Abu Omar. Nell’interrogazione il senatore di Rifondazione chiede se, «considerato che lo stesso Allam si vanta di aver ottenuto fraudolentemente il rinnovo del permesso di soggiorno, tale illecito potrebbe avere effetti sulla validità della successiva acquisizione daparte sua della cittadinanza italiana». Malabarba vuole inoltre conoscere «le considerazioni che hanno spinto il governo Berlusconi da un lato a nominare l’Ucoii (Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia) nella Consulta per l’Islam in Italia e a difendere l’operato della Iadl (Islamic Anti DefamationLeague, indicata da Allam come braccio legale dell’Ucoii, ndr) in parlamento e dall’altro a concedere la scorta ad Allam», secondo il quale entrambe le organizzazioni lo avrebbero condannato a morte, e infine "i costi, sia in termini finanziari sia in termini di risorse umane, dell’apparato di sicurezza disposto per la protezione" del giornalista del Corriere.
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Le domande di Malabarba (Prc)
Dopo il caso di Farina-Betulla, il Senatore
chiede al Ministro dell'Interno Amato
se esistano rapporti illeciti tra il Vice
Direttore del Corriere, implacabile
persecutore di associazioni riconosciute
come l'Ucoii e gli 007
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Il senatore ricorda che «le segnalazioni a mezzo stampa del sig. Allam hanno cagionato l’espulsione di alcune persone, risultate poi innocenti per i fatti loro addebitati dal giornalista e reintegrate sul territorio italiano con sentenze dei Tribunali Amministrativi della Repubblica". In effetti l’8 giugno del 2003, il Consiglio Direttivo dell’Associazione musulmana italiana che vanta un rapporto privilegiato con Allam ha approvato un documento in cui si chiedeva l’immediata espulsione dell’imam della Moschea di Roma, segnalato da Allam come fomentatore di odio dalle pagine, allora, de La Repubblica. A proporlo eraMassimo Pizza, allora vicepresidente dell’Ami, legato al discusso Massimo Palazzi e come quest’ultimo, presumibilmente, in ottimi rapporti con Allam: attualmente Pizza è in carcere per truffa, è coinvolto anche nell’indagine su Vittorio Emanuele di Savoia e in passato si è definito scambiatore e venditore di informazioni, generale dei carabinieri a riposo, funzionario ONU, direttore del sedicente Ufficio K del Sismi e perfino truffatore ma non musulmano». Addirittura Dimitri Buffa, giornalista della Padania e de l’Opinione, l’aveva accreditato come «ispettore dell’Onu». Per la cronaca l’Imam di Roma è stato effettivamente espulso anche se la giornalista algerina Nacera Ben Ali, avversaria irriducibile dell’integralismo islamico, sollevava forti dubbi sulle accuse. Pizza sembra aver aderito all’appello per dedicare il 12 novembre (data dell’attentato ai militari italiani a Nassiriya, nel 2003) ai «martiri per la patria e per la libertà», promosso dalla fondazione Magna Charta dell’ex presidente del Senato Marcello Pera: primo firmatario Allam. E Palazzi appoggia Allam nella richiesta di mettere fuorilegge l’Ucoii.

lunedì 17 luglio 2006

Aprirsi al mondo

ISLAM: EL SEBAIE, LOBBY E PAURA ALIMENTANO SCONTRO. CIVILTÀ STUDIOSO EGIZIANO, BISOGNA APRIRSI AL MONDO, REALTÀ VICINE (ANSAmed)
MILANO, 17 LUG - «La nascita dei movimenti nazionalistici e i giochi delle grandi potenze e delle grandi 'lobby' militari, delle industrie delle armi e quant'altro, fanno sì che la storia si ripeta anche oggi». È il parere di Sherif El Sebaie, giornalista di origine egiziana e studioso di Medio Oriente, che ha presentato la conferenza "L'altro Oriente tra fede e societa", nella giornata conclusiva della Settimana Mediterranea di Milano. Nel corso dell'incontro, Sherif El Sebaie ha affrontato la tematica della convivenza nel mondo islamico da un punto di vista storico, ponendo in luce, in particolare, lo status delle minoranze ebraiche e cristiane sotto il dominio musulmano tra il settimo e il diciannovesimo secolo. «Bisogna aprirsi al mondo, la realtà dei Paesi islamici non è distante da quella dei Paesi Occidentali - ha affermato - è necessario superare luoghi comuni e pregiudizi. Quando si parla dell'immigrazione italiana - ha spiegato - si tende a dimenticare che gli italiani hanno vissuto e lavorato anche in Egitto, in Libia, in Tunisia. Oggi non c'è niente di nuovo, l' immigrazione in Italia dai Paesi islamici, è il rovescio della medaglia». Le ragioni del cosiddetto 'scontro di civiltà, per Sherif El Sebaie, sono da cercare «nei cambiamenti geo-politici di oggi, che hanno sconvolto l'originaria convivenza. Ovviamente alle grandi potenze conviene, in un certo senso, creare e perpetuare uno scontro di civiltà. Da una parte, questo fa l'interesse economico di determinate economie che, per andare avanti devono finanziare a loro volta un'economia di guerra, dall'altra c'è anche la facilità di creare paura ed allarmismo nelle popolazioni occidentali autoctone, in modo da poterle controllare meglio». In riferimento a questo secondo aspetto, El Sebaie ha indicato «per esempio, le leggi che negli Stati Uniti consentivano di spiare ed arrestare chiunque, magari senza permettere di avere un avvocato. Oggi torna questa volontà di controllo e senza poter essere accusati di ricorrere a tattiche dittatoriali, dal momento che, attraverso la paura, è molto più facile giustificare tutto». I Paesi a cui Sherif El Sebaie si riferisce particolarmente sono «gli Stati Uniti e l'Inghilterra - ha sottolineato - che guadagnano, per esempio, dall'occupazione dell'Iraq o, in generale, dallo scontro in Medio Oriente». (ANSAmed).

Il nostro Mediterraneo

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Oggi e dopo domani si svolgerà a Milano, nella storica sede di Palazzo Mezzanotte, la quarta edizione della Conferenza annuale del "Laboratorio Euro-Mediterraneo", organizzata dalla Camera di Commercio di Milano, in stretto raccordo con il Ministero degli Affari Esteri e in collaborazione con il Ministero del Commercio Internazionale. La conferenza rappresenta oggi la più importante iniziativa a livello nazionale, promossa dal settore privato, volta a favorire il dialogo fra l'Italia e l’area a sud dell’Europa su tematiche politiche, economiche, finanziarie, sociali e culturali. E’ prevista la presenza di autorevoli rappresentanti del mondo delle istituzioni, dell’economia e della finanza provenienti sia dall'Italia che dall’area mediterranea. Intervengono, fra i tantissimi: Marco Tronchetti Provera, Presidente Telecom Italia S.p.A. Naguib Sawiris, CEO Orascom, Egitto. Tarek Ben Ammar, PDG Quinta Communications,Tunisia. Emma Bonino, Ministro delle Politiche Comunitarie e del Commercio Internazionale, Ferruccio De Bortoli, Direttore de “Il Sole 24 Ore”, Antonio Badini, Ambasciatore d’Italia in Egitto, Imad El Atrache, Al Jazeera, Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia e Letizia Moratti, sindaco di Milano.

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In attesa della Conferenza, si è svolta dal 10 al 16 luglio, "la Settimana Mediterranea", dedicata ai paesi affacciati, appunto, sul Mediteranneo. L'evento si è consumato nell'ambito del progetto "Milano Ottagono", manifestazione di cultura e attualità giunta ormai alla sesta edizione e che prende il nome dall'eccezionale location in cui si svolgono gli incontri, dibattiti, conferenze e concerti in programma, ovvero l'ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II, salotto buono della città. Una scenografia degna delle Mille e Una notte: Dune di sabbia da cui emerge il palco e per pavimento 190 metri quadri di fotografia, la più grande riproduzione mai realizzata della mappa della Lombardia vista dall'alto.

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Invitato dal direttore artistico Eyal Lerner, artista israeliano residente in Italia e da tempo particolarmente impegnato nella promozione del dialogo interculturale e della pace, ho avuto l'onore di partecipare - nell'arco della scorsa settimana e su questo nuovo e curioso palcoscenico - per ben tre volte: prima per la presentazione del romanzo "Luna Traversa" assieme all'autore, Giancarlo Trapanese, Vicecaporedattore Rai Marche, e all'opinionista televisivo Sergio Angeletti, poi assieme a Victor Magiar, esponente dell'Unione delle Comunità Ebraiche italiane, per la presentazione del suo romanzo "E venne la Notte" incentrato sulla tragica parabola della comunità ebraica sefardita in Libia (due giorni prima c'era anche Daniel Fishman con il suo "Chilometro D'Oro"), e infine per una conferenza propria sulle minoranze religiose nel mondo islamico, dal titolo "L'altro Oriente tra fede e società".

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Finora ero intervenuto in aule scolastiche o universitarie, e anche aule magne, a volte con 500-1000 invitati, set televisivi e studi radiofonici che raggiungono centinaia di migliaia di spettattori, ma vi assicuro che è un'emozione del tutto particolare tenere una conferenza nel cuore di Milano, con un centinaio di persone davanti e gruppi di curiosi che si fermano ad ascoltare. E' stata un'esperienza unica, così come l'incontrare persone - molti addetti ai lavori giunti in città per seguire i lavori della conferenza - che mi riconoscevano in quanto lettori di questo blog: memorabili le risate che ci siamo fatti ricordando alcuni dei personaggi "folcloristici" che hanno animato le nostre letture quotidiane. Ieri notte, spettacoli, dibattiti e incontri che hanno visto ospiti del calibro del Vescovo Adeodato Mancini, Primate per l'Europa della Chiesa Ortodossa Siriaco Caldea, di Gabriele Mandel Khan, Vicario Generale per Italia della Confraternita Sufi, di Elia Richetti, Rabbino Capo della comunità ebraica di Venezia, si sono conclusi con uno spettacolare concerto dedicato alla pace: la voce, letteralmente angelica, di Eyal Lerner e la partecipazione di Rhapsodija Trio (le eccezionali musiche sono riproposte nel cd di Eyal Lerner, intitolato "L'Anno prossimo a Gerusalemme").
In un momento di certo non facile per il Medio Oriente, la settimana mediterranea diretta da Eyal è stata un balsamo capace di lenire le ferite e le sofferenze che ci arrivano, quotidiane, dal Libano.