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sabato 30 settembre 2006

Abramo! Abramo! (I parte)

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Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Genesi, 22
Se dovessi iniziare il mio discorso dicendo che i musulmani non appartengono alla cultura italiana, cristiana, occidentale e che degli arabi che nel corso dei secoli sono approdati sul suolo dell'Italia, nulla in generale è rimasto, tant'è vero che persino l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome, praticamente ribadirei le idee della Fallaci. Se affermassi invece che il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia e che i musulmani rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata perché essa è costituita da elementi culturali non europei, diversi in modo assoluto dai riferimenti culturali che hanno dato origine agli Italiani, praticamente ribadirei i concetti espressi da Magdi Allam. La Fallaci infatti scrisse, prima di morire, rivolgendosi ai musulmani: "Quali beni-culturali islamici, sfrontati?!? Quale patrimonio-storico-artistico-ambientale-architettonico-archeologico-archivistico-librario dell'islamismo, sfacciati?!? In Italia i vostri avi non hanno portato nulla fuorché il grido «Mamma li turchi». (...) Quindi nei nostri musei, nei nostri archivi, nelle nostre biblioteche, tra i nostri tesori archeologici e architettonici, non c'è un bel nulla che vi appartenga". Magdi Allam invece sostiene, in un articolo intitolato "I musulmani in Europa prima islamici, poi cittadini" (15 agosto 2006) che "Il dato sull’identità (islamica, ndr) attesta come la schizofrenia identitaria sia la causa principale dei problemi dei musulmani e rappresenti il principale fattore di discrepanza rispetto alla popolazione autoctona".
Teoricamente quindi, se ripetessi quanto sopra enunciato nessuno avrebbe nulla da ridire, anzi. Per molti diventerei persino un musulmano "moderato" che sposa coraggiosamente la posizione di una "scrittrice"/"scrittore" (sic) "coraggiosa"/"o" (ri-sic) che se ne frega del politically correct, del relativisimo culturale, dell'Eurabia che avanza. Peccato che quanto sopra enunciato altro non sia che la trasposizione moderna del "Manifesto della Razza". Ho semplicemente sostituito la parola "ebrei" con "musulmani" e la parola "razza" con "cultura". Non ci credete? Eccovi l'articolo 9 del Manifesto della Razza: "Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempe rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani". Questa sovrapposizione di concetti che non indigna apparentemente nessuno cosa significa?
Significa che l'Occidente, in questi ultimi anni, ha imboccato una strada che lo porterà, se non fermato in tempo, non solo alla discriminazione ma alla deportazione (chiamata oggi espulsione) e/o al massacro delle minoranze musulmane residenti sul proprio territorio. Inizia sempre cosi: la propaganda, poi le leggi, poi i fatti. Si tratta di un'affermazione che sicuramente rallegrerà tutti quelli che condividono il pensiero della Fallaci o di Magdi Allam. Costoro spesso ci avvertono un giorno sì e l'altro pure che prima o poi "avranno le balle piene" e che la "reazione nei confronti dei musulmani sarà durissima". Sono parole che si ripetono spesso, non solo su internet, ma anche nei bar e persino nelle manifestazioni politiche, che magnificano un'Italia che è degli italiani cattolici, che non vuole islamici di mezzo, neanche quelli "cosiddetti moderati". Un film come quello di Martinelli, riedizione di un film nazista - tant'è vero che ne copia persino la locandina - viene minimizzato e spacciato per "cultura". Qualcuno si indigna, è vero, ma nessuno si agita chiedendo per esempio un provvedimento legale. Quando la IADL invece ci pensa, ben sapendo comunque che probabilmente non verrà fatta giustizia in nome della "liberà di espressione", non solo coloro che vorrebbero vedere i musulmani nei campi di concentramento la bollano come "organizzazione estremista che vuole impedire la libertà di espressione", ma persino chi è indignato critica la scelta di ricorrere a mezzi civili e legali messi a disposizione di tutti, ma che nessuno vuole usare per difendere una minoranza che viene avviata al macello.
Mi rendo conto che un occidentale perbene qualsiasi, ascoltando un' affermazione simile, mi zittirebbe subito, giustamente indignato e offeso dalla gravissima insinuazione che lede l'immagine del paese civile e democratico in cui vive. Un musulmano "moderato", tipo quel Ali Schuetz che ha fatto da consulente al film di Martinelli che demonizza i convertiti e di cui sarà un giorno la prima vittima (e lo è già stato, visto che una bomba era stata piazzata davanti ad un locale da lui posseduto a inizio estate), forse sarebbe un pochino scettico, rifiutando non tanto di crederci quanto temendo addirittura di pensarci, offendendo di conseguenza i suoi datori di lavoro. La mia, direbbero questi ultimi due all'unisono anche se per motivi diversi, sarebbe una esagerazione "inaudita", "indicibile", "inaccettabile", "eccentrica", "folle", "paranoica" e via discorrendo. Me ne rendo perfettamente conto: è difficile concepire e tanto meno accettare uno scenario così estremo, una prospettiva talmente vergognosa, specie nell'era moderna, su terre che vantano democrazia e diritti civili, dopo la vergogna della Shoah. E se è così difficile concepire una cosa simile da parte del potenziale e involontario carnefice, offeso nella propria dignità, lo è ancora di più per la vittima disegnata, che spesso si vergogna di esternare tali paure preferendo sperare in un futuro migliore, in cui prevalga il buon senso e la pace. Ma dal momento che spesso le cose ritenute impossibili ed inimmaginabili si avverrano lasciando di stucco i più feroci critici e dettrattori e cogliendo di sorpresa le vittime dello scetticismo, ritengo mio dovere morale ribadire pubblicamente la mia visione apocalittica. Leggi la II parte

venerdì 29 settembre 2006

Diu bun

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L'ultima chicca proveniente dal forum "moderato" da Magdi Allam sul sito del Corriere. Un lettore di origine araba gli chiede "Mi ha sempre incuriosito sapere quale fosse il suo giornale arabo preferito, la tv araba che segue di più, lo scrittore arabo che ama di più. Cosa pensa di Mohammad Hasanen Hekal e della testimonianza che sta dando sulla storia mediorientale e dell’Egitto degli ultimi 60 anni con la seria “Con Hekal” che va in onda su Aljazeera?". Indovinate cosa risponde? "Non la sorprenderò nel dirle che evito accuratamente di vedere Al Jazeera, tranne che quando sono costretto. Me l'ha prescritto il buonsenso che è la regola d'oro per sopravvivere alle mille insidie della vita".
Qualcuno mi dirà che dopo l'articolo del settimanale "Gente" da lui adottato come unica bibliografia dell'intero secondo capitolo del suo "saggio" su Saddam, nulla dovrebbe sorprenderci più. E in effetti, Allam non ci sorprende affatto: che parlasse e scrivesse senza tenere minimamente in considerazione l'opinione degli "altri" che tanto "diligentemente" studia per mettere in guardia l'Occidente, non è una novità. Semmai è un elemento preoccupante: e se costui diventasse davvero ministro un giorno, che garanzie ci dà per la Democrazia? Mi ha sorpreso però il fatto che un giornalista, addirittura il Vicedirettore onorario di un quotidiano come il Corriere, dichiari di "evitare accuratamente" di vedere cosa propone un canale satellitare seguito da milioni, dicasi milioni, di cittadini arabi ed islamici che sono oggetto dei suoi articoli.
Allam mi ha ricordato l'Imam Bouchta messo a confronto con Salman Ruschdie a Porta a Porta, con quest'ultimo che gli chiede: "Ma ha letto il mio libro?". E l'altro che risponde "No", qualcosa del tipo "L'ho evitato accuratamente". A leggere Allam mi sembra di vedere un Ayatollah che dichiara di non voler leggere il libro di Ruschdie per non rischiare l'anima nell'Aldilà, poiché gliel'ha prescritto il buon senso e il Corano! Ma per quale motivo Allam "evita accuratamente" di guardare altri mezzi di informazione che non gli piacciono (tranne questo blog, ovviamente) ma che gli tocherebbe guardare per via dei suoi continui anatemi contro Aljazeera? "Me l'ha prescritto il buonsenso che è la regola d'oro per sopravvivere alle mille insidie della vita".
Ehhhh??? "Sopravvivere alle mille insidie della vita"? Ha mica paura che dal televisore gli buttino addosso una bomba o che un commando di Hamas lo possa uccidere dallo schermo? O il suo animo sensibile gli prescrive di evitare di vedere le vittime irachene, palestinesi e libanesi mostrate con coraggio e professionalità da Aljazeera? Evidentemente la sua retorica sulla "sacralità della vita" vale solo per sé - mica per i carabinieri o le vittime dei conflitti- visto che ammise persino candidamente sul suo libro di non aver voluto andare in Iraq come altri suoi colleghi per non rischiare la pelle, preferendo "il fronte" di...un comodo albergo kuwaitiano e la "prima linea" di Porta a Porta.
La domanda sorge spontanea: se Magdi Allam "evita accuratamente" di seguire i mezzi di informazione che non gli piacciono, di sentire le opinioni che gli sono sgradite, di capire il punto di vista dell'altro, sulla base di cosa esprime opinioni e giudizi insidacabili sul mondo arabo ed islamico? Sulla base di cosa scomunica e attacca chiunque lo critichi, anche se la religione non c'entra nulla, passando per l'unico "moderato" esistente sulla faccia della terra? Anch'io "evito accuratamente" di acquistare i libri della Fallaci o quelli di Magdi Allam. Ma il mio edicolante, gentillissimo, me li presta. Che una cosa non ci piaccia non significa che si "eviti accuratamente", prima o poi, di andarla a vedere, leggerla o sentirla. Che dire? Questo, signori, ancora una volta, sarebbe "il più grande esperto di cose islamiche" disponibile in Italia. Soma bin ciapá...

giovedì 28 settembre 2006

Errata corrige

La puntata annunciata de "L'Antipatico" è alle 23.00.

L'Antipatico o l'Antipatica?

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Stasera - salvo imprevisti - alle 23.00, la portavoce nazionale della Islamic Anti Defamation League, On. Dacia Valent, sarà ospite della trasmissione "L'Antipatico" condotta da Maurizio Belpietro, direttore de Il Giornale, su Rete 4. Assieme a lei, il regista de "Il Mercante di Pietre", Renzo Martinelli. Il pubblico deciderà chi fra i due sarà il personaggio antipatico della serata. Ospiti speciali citati: Andrea Sartori e Stefania Lapenna. Se fossi nei loro panni, tremerei.

A volte ritornano (i Nazisti)

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La prima volta che vidi la locandina del film "Il mercante di pietre" prodotto dalla Martinelli Film e commercializzato dalla Medusa - notoriamente la più grande casa di distribuzione in Italia – ho avuto un brutto presentimento. Mi sembrava di aver già visto quella faccia incattivita, consumata dall'odio, che sporgeva appena a metà su uno sfondo di minareti e cupole di moschee. Aveva qualcosa di famigliare questo connubio di facce brutte e simboli religiosi, come potete vedere dall'illustrazione che ho messo all'inizio del post. Fate voi il confronto tra la faccia sulla locandina dell' "Ebreo eterno" e quella su "Il mercante di pietre": stessa espressione facciale, la fronte corrugata, le sopracciglia inarcate, gli occhi cattivi, l'espressione sprezzante della bocca circondata dai baffi e dalla barba. Poi lo slogan, ambiguo, preoccupante; "Vive come noi, parla come noi, ma ci odia". I miei timori vennero in seguito pienamente confermati: il regista, tale Renzo Martinelli, va in giro per quotidiani e media dichiarando: "Il mio film vuole lanciare l'allarme sulla cultura buonista, multiculturalista, propensa all'accoglienza dell'Europa: tutti segnali che il mondo islamico interpreta come una nostra debolezza, e se ne approfitta", "L'Islam ci odia ed è dentro casa" e così farneticando. Quasi tutti i critici hanno sottolineato come in questo film, tecnicamente fatto malissimo, "gli islamici che vediamo sullo schermo sono tutti terroristi, dediti alla causa della guerra santa. E gli occidentali sono vittime, per giunta colpevoli di non aver capito che il nemico è ovunque, accanto a noi, perfino nel nostro letto. Pronto a colpire. Sempre".

Mi tornò in mente uno dei film di propaganda prodotti nel periodo nazista. Era intitolato "Der Ewige Jude": l'eterno ebreo. Un titolo ambiguo che poteva anche essere tradotto come "L'ebreo vagabondo". Il film, un documentario, fu diretto da Fritz Hippler e il suo scopo era spiegare al popolo tedesco il pericolo rappresentato dalla popolazione ebraica, così tanto diversa "negli usi e nei costumi" dal popolo ariano. Il film rilasciato nei cinema tedeschi nel 1940 fu un fallimento. Pensate che fu giudicato persino estremo ed eccessivo. Il pubblico era infatti abituato a film più elaborati, anche se antisemiti, tipo Jud Süß, il nuovo ebreo, prodotto sempre nel 1940: si trattava dell' adattamento nazista di una delle novelle dell'autore ebreo Lion Feuchtwanger: la storia di un mercante - un uomo d'affari - i cui traffici tradiscono una giovane fanciulla. Viene quindi condannato a morte, in base alle leggi antisemite in vigore nel 18esimo secolo, ma poi scopre che non era ebreo. Preferirà però la morte al ritorno nella comunità dove era cresciuto. L'adattamento nazista della novella, con tanto di ebreo dal naso adunco, non solo provocò sommosse antiebraiche persino a Marsiglia, ma riscuotò un grandissimo successo: il regista, Veit Harlan, ricevette nel 1943 il Universum Film Archiv, ambitissimo premio della più grande casa di produzione cinematografica tedesca agli inizi del XX secolo.

Ora, io sfido chiunque a non cogliere le similitudini tra il film di Martinelli e la propaganda nazista, al di là della schifosa locandina e il trailer con la voce demoniaca che già la dicono lunga sulle intenzioni del regista: 1) innanzittutto il prototipo del mercante vagabondo, in questo caso un musulmano convertito che commercia pietre preziose tra l’Italia, l’Afghanistan e la Turchia ripropone lo stesso modello del commerciante ebreo di ori e preziosi che si aggira per il mondo proponendo la sua merce: il cosmopolita è infatti un pericolo, è portatore della cultura "multiculturalista e buonista" che permette le infiltrazioni (l'"accoglienza") e indebolisce la società, che dovrebbe aggrapparsi alla sua religione e cultura in uno "spazio vitale incontaminato", tipo quello ariano. 2) La "dissimulazione" - tesi propagandata nel Mein Kampf di Magdi Allam - a cui, guarda caso il regista dà pienamente ragione - la fa da padrona e ricorda i complotti inventati dei Savi di Sion, dove si delinea un piano per dominare il mondo con l'inganno: il musulmano del film ha infatti un piano segreto, odia l'Occidente e sta preparando un attentato. Per portarlo a termine sfrutta la relazione con l'amante sposata che intende mandare al "martirio involontario" 3) L'estraneità e l'incompatibilità con l'ambiente circostante del musulmano, anche se apparentemente integrato e di successo: il protagonista è descritto nella trama ufficiale come "ricco, colto, raffinato" - esattamente come un ebreo benestante prima del periodo nazista - ciononostante è incompatibile, "ci odia" 4) L'animalizzazione-demonizzazione: lo slogan della locandina suggerisce più un film sugli alieni che si impossessano dei corpi degli umani che una fiction sull'Islam. In effetti la trama ufficiale descrive addirittura il protagonista come "mutante" 5) La storia sentimentale: come il commerciante ebreo che tradisce la fidanzata con i suoi loschi traffici, il commerciante musulmano sta per tradire l'amante con i suoi piani terroristici camuffati da affari 6) L'avvertimento alle donne occidentali, il messaggio subliminale delle leggi razziali e dell'esortazione "Non sposate gli islamici" e non fatevi coinvolgere, non sia mai che il "sapor mediorientale di quel mercante soave che recita versi melodiosi" (citazione, Il Giornale) vi inganni. 7) La conversione: nel caso dell' "Eterno ebreo" era un ebreo che scopriva di non esserlo, in questo caso è un cristiano che si converte all'Islam. 8) il finale "a sorpresa": il commerciante ebreo che scopre la realtà delle sue origini, in questo caso il commerciante musulmano che scopre di amare davvero la sua vittima inconsapevole.
A questo punto, è inutile che il sig. Martinelli venga a raccontarci che il suo film è solo una provocazione culturale, una denuncia della cultura dell'odio e che all'integralismo non si risponde con l'integralismo. Il sig. Martinelli si deve solo vergognare, poiché è palese che la sua patetica produzione che viene proposta in alcune delle Multisala più frequentate d'Italia, altro non è che l'adattamento dei vecchi film già proposti nel periodo nazista. Il suo atteggiamento "finto interessato" alla cultura islamica che lo spinge ad affermare che non ha attaccato i musulmani ma che ha cercato di capirli, ricorrendo addirittura all'aiuto di un paio di consulenti islamici «che hanno passato il copione al setaccio» (ora scopriamo che non avevano voce in capitolo), per «evitare imprecisioni e non offendere il mondo musulmano» (ma se tutto il copione è un offesa!) mi ricorda come minimo l'interesse dimostrato da Eichmann alla cultura e alla lingua ebraica, interesse che ne fece uno dei più efficienti gerarchi delle SS. Se il suo intento era di fare della sua fiction da quattro soldi una specie di documentario che spinga gli italiani a "riflettere" sul pericolo annidato nella società occidentale, e rappresentato dai musulmani - convertiti o non - ha colpito in pieno. E sono sicuro che in seguito a questo filmato verrà premiato e osannato da tutto l'establishment della Destra, con l'ispiratore delle sue aberranti tesi, Magdi Allam, in coda. Ma questo non ne fa un regista da ammirare, bensì un complice del crimine che alcuni già paventano in giro per il web "Ora stiamo zitti, ma vedrete poi quando noi italiani ne avremo le balle piene" e che altri hanno già cominciato a mettere in pratica, piazzando ordigni e rompendo vetrine.

Scanso equivoci, e dal momento che gli ammalati di fatwite – incluso Martinelli - non vedono l'ora di essere quantomeno sfiorati dai commenti di un musulmano qualsiasi, anche se non ha titoli per emettere "condanne religiose" ed è persino un laico, culturalmente e geneticamente occidentale, quasi una parodia del protagonista del film la cui trama, guarda caso, passa anche da Torino, sappia che la mia non è la sua tanto agognata "fatwa". So che ormai basta parlare di Islam e sbattere il mostro islamico in prima pagina per tornare in scena e racimolare un pò di soldi - Fallaci docet - ma il sig. Martinelli ricorre persino ad un patetico espediente per passare come un regista coraggioso in prima linea: ci informa che va in giro armato in caso qualche pazzo volesse fargli del male. Sono contento che ci abbia risparmiato la lagna sulla scorta e la vita blindata, con romanzi e diffamazioni a corredo. Mi auguro che viva felice e ricco fino alla fine dei suoi giorni senza che a nessun estremista salti in mente di sfiorargli un capello. Egli non merita altro che il più profondo disprezzo e la più profonda esecrazione per la sua ultima produzione e per le sue dichiarazioni sulla stampa. Sarà la Storia a giudicare la sua opera - così come giudicherà i manifesti dell'odio della Fallaci - e più saranno serie le conseguenze del suo filmato in termini di discriminazione e - Dio non voglia - di innocenti vittime, più sarà nera la macchia che insozzerà la sua carriera e la sua biografia davanti alle future generazioni. Bene ha fatto la Islamic Anti Defamation League a denunciarlo e a chiedere il ritiro del filmato nonostante qualcuno pensi che sia “meglio non fargli pubblicità”. Meglio un film denunciato con forza e visto da tutti, che un film non denunciato da nessuno e visto da pochi, quindi da altri pochi, prima in cinema, poi in dvd, poi su internet e cosi via fino a sommergere l'intera società di odio. Non dobbiamo dimenticare che affinché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione.
La Islamic Anti Defamation League ha deciso di denunciare il Sig. Martinelli e chiedere il ritiro del filmato dalle sale: Leggere comunicati e reazioni qui, qui e qui.

mercoledì 27 settembre 2006

La congiura degli Stupidini

Ho sempre sostenuto che essere un immigrato in questo paese non è cosa facile. La spada di Damocle del "permesso di soggiorno" che pende sulle nostre teste e la certezza che alcuni hanno della potenziale debolezza e precarietà della nostra condizione permette a certi degenerati di ricattarci e di sfruttarci con tutti mezzi possibili ed immaginabili. Ma è ancora più dura per l'immigrato quando è tranquillo nella sua pelle, se ne frega di farsi accettare dalla massa perché l'élite che frequenta gli è sufficiente, suscitando l'invidia dell'autoctono: quando repressi, gli istinti animaleschi si accentuano. Se poi l'immigrato critica liberamente il paese in cui vive, e esercita la tanto declamata democrazia e libertà di espressione che distinguerebbe i paesi "civili" da quelli "inferiori", sono volatili amari.

In questi giorni sono intervenuti a più riprese su questo blog alcuni degli individui che abbiamo incontrato nel mezzo del cammin di nostra vita, con commenti che la dicono lunga sui metodi che intendono adottare nei miei confronti pur di zittirmi. Il primo ad informarmi della congiura degna del Conte di Monte Cristo è tale Baldambembo (no comment sui suoi riferimenti di cultura musicale), che mi comunica quanto segue: "Sig.Sherif, faccio mia, in maniera provocatoria, una idea postata già da castruccio; per evitare future minacce di espulsione e mettersi al riparo da queste, basterà che lei stesso invia, magari in forma anonima, al consolato o all'ambasciata egiziana in italia alcuni suoi post e link di internet. Si autodenunci (tranquillo non trattandosi di reati non è configurabile l'autocalunia) come simpatizzante dei fratelli musulmani: poi potrà chiedere ed ottenere permesso per motivi di asilo politico e sarà per sempre inespellibile".

In effetti, il Castruccio, sul blog della Cialtrona di Via Bellerio afferma: "Proprio oggi mi è venuta in mente una simpatica idea: raccogliere i suoi post ed inviarli al consolato egiziano: di sicuro i suoi connazionali comprenderanno i risvolti di tali testi che spesso sembrano ricalcare i passi dei fratelli musulmani. In alcuni post ha anche criticato la politica ed il governo egiziano. Chissà... magari risolviamo il problema del suo permesso di soggiorno cosi' precario: avrà modo di chiedere ed ottenere un bel permesso per asilo politico in italia, che tanto sembra disprezzare. Speriamo che i genitori riescano a raggiungerlo in tempo; magari poi tutta la famigliuola potrà aprire un bel ristorantino etnico. Bisogna che ne parli con stefania di ft :-)", ove la Stefania altro non è che Stefania Lapenna, l'Impresentabile trombata che tutti noi conosciamo e che pochissimi vorrebbero conoscere biblicamente.

Ieri, invece, Andrea Sartori - e se qualcuno avesse un lavoro da cameriere o sguattero da offrirgli clicchi qui per contattarlo (c'è anche il numero di cellulare) - [Sartori, spero quello autentico, mi scrive negando di essere l'autore del commento. Mi fa molto piacere, ciò non toglie che egli stesso vada in giro accomunando il mio nome agli ambienti integralisti] mi fa sapere che: "Guarda Sherif che il miglior modo di punirti per tutte le tue maldicenze verso l'italia sarà quello di costringerti a rimanere qui da ospite indesiderato e puzzolente. Non appena avremo convinto il console egiziano che qui tu fai proselitismo e propaganda per i fratelli musulmani, non potrai più mettere piede nel civilissimo egitto". Insomma, il gruppetto di fuoco dei frequentatori e ammiratori di Magdi Allam ha deciso di precedere il maestro nell'applicazione della pena prevista per chi non ama l'Italia alla sua maniera: bollarmi come "fratello musulmano". Ve l'avevo già detto, no?

Ora, il copione previsto in questi casi dovrebbe consistere in me che afferma di non essere un fratello musulmano e in loro che, di rimando, mi accusano di Taqqiyyah (dissimulazione), così va in secondo piano il fatto che il sottoscritto è in realtà un laicissimo cittadino egiziano, fiero di esserlo - e che è stato persino accusato a più riprese di essere persin troppo filogovernativo - e che non ha la minima intenzione di baciare le terga di ogni demente munito di passaporto italiano che gli passa davanti, considerato che la maggioranza di questo paese è costituita da milioni di persone intelligenti munite dello stesso passaporto. Ma alla genetica, evidentemente, non si comanda. Quindi a costoro dico: se proprio volete fare una denuncia completa e convincente, non limitatevi al dire all'ambasciata che sarei un semplice "fratello musulmano": sono anche un figlio musulmano, un pronipote musulmano, un cugino musulmano, e - insciallah - sarò anche un nonno musulmano. Rosicate.

martedì 26 settembre 2006

L'Islamico che amò Oriana

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Ebbene si, certo che è Magdi Allam. E chi altro, se non lui? Riporto di seguito una lettera pubblicata da Il Riformista, in cui un ignaro lettore si rende conto, forse per la prima volta, che Magdi Allam ha effettuato una svolta di 180 gradi rispetto alle sue precedenti posizioni sulla Fallaci. Evidentemente il lettore non riesce a comprendere a fondo il genio di Magdi, che noi invece abbiamo imparato ad apprezzare molto tempo fa. Non si tratta, come qualcuno potrebbe legittimamente sospettare, del tentativo di occupare il posto della defunta autrice, abbindolando il suo pubblico con lodi, dichiarazioni d'amore e patenti di "credibiltà islamica" conferite dal Vicedirettore onorario del Corriere. Magdi è un uomo passionale, e lo dobbiamo accettare così come è, senza badare alle sue più che frequenti piroette: prima era di sinistra, poi è diventato di destra, prima amava Piccardo poi l'ha odiato, poi ha amato Jabareen quindi l'ha odiato, poi ha amato l'On. Pisanu quindi ha odiato pure lui. Oggi ama Oriana dopo averla odiata...Dov'è il problema? Magdi è un immigrato integrato, talmente integrato che ha perfettamente assimiliato il modello del perfetto voltagabbana all'italiana. Dovremmo rallegrarcene, altroché!
Ora l’islamico Magdi ama Oriana.
Ma Oriana amò Magdi l’islamico?
di Giancarlo Bosetti, Il Riformista
Caro direttore,
vorrei condividere con i tuoi lettori lo stupore che mi ha provocato la lettura di Magdi Allam su Oriana Fallaci (Magazine del Corriere di ieri). Da un polemista inflessibile e severo mi sarei aspettato un esplicito onore delle armi per una nemica tagliente quale lei è stata per lui e quale lui per lei. Questa idea me la ero fatta leggendo i libri di entrambi. Però ieri trasecolavo durante la lettura del pezzo. Messaggio di lei: «Sei l’unico su cui dall’alto dei cieli o meglio dai gironi dell’inferno potrò contare», e dopo un’inchiesta di lui «Ho letto e ti ho amato… ti mando la mia benedizione» e poi ancora «affetto» e poi «visti» in campagna e «rivisti» a Milano e poi registrate «ore e ore» di conversazione per un libro che però non si è mai fatto per via di domande «aggressive» e per questioni di «punteggiatura». Niente di sostanziale, punteggiatura, perché «Oriana ha avuto ragione». E persino «il destino» è entrato in scena per sottolineare la sua «ragione» facendo coincidere la sua morte con la islamica «levata di scudi» contro la gaffe di BenedettoXVI. Dubitando della mia memoria sono andato a controllare Intervista a se stessa - L’Apocalisse, dove il vicedirettore del Corriere è protagonista, nemico tra i più in vista di un libro dedicato ai «nemici» (da Fini, Fassino e Arafat fino alla Triplice, ovvero Sinistra al caviale, Destra al foie gras e Chiesa a braccia aperte). Ebbene là dentro, anche se mai chiamato per nome, Magdi occupa un bel po’ di pagine. Una quasi intera, e pedante, è dedicata al fatto che lui non saprebbe scrivere in italiano, prova ne sia che scrive «per bene» staccato invece che «perbene» attaccato; poi è presentato come il campione di coloro che credono che esista un «Islam moderato»; infatti gli viene imputata una cronaca elogiativa dell’incontro con i musulmani al Quirinale, con Ciampi, «manco fosse la conferenza di Yalta», e poi il fatto di essersi spinto fino all’affronto di immaginare, insieme con Pisanu, la cittadinanza italiana per i «figli di Allah», che si riproducono «come topi» (nel pezzo del Magazine i «topi» non ci sono: Magdi li ha trasformati in «cloni», immagine decisamente meno pittoresca - E non oso immaginare quali reazioni l’autrice della Forza della Ragione avrebbe avuto se l’editore le avesse proposto questo genere di “attenuazione”). Mi pareva di ricordare anche un’imputazione più grave che Oriana gli faceva: l’aver condotto una campagna contro una edizione del Corano cara all’Ucoii a favore di un’altra edizione: errore di insensataggine, di candore, tipico di «un musulmano in bilico tra l’Occidente e l’Islam, il cervello in Occidente, il cuore in Islam». Il Corano invece è «impurgabile», e i fondamentalisti ne sono i migliori interpreti, gli integralisti sono buoni musulmani non gli altri. Di tutto questo, mi pareva anche di ricordare, Magdi Allam si era reso ben conto e infatti aveva dedicato il capitolo di un suo libro a Oriana, scrivendole una lettera aperta: «Il tuo ragionamento finisce per risultare simmetrico a quello degli integralisti islamici che mi hanno condannato a morte». Ho controllato: quel capitolo c’è ancora. Magdi si difende con argomenti forti, respinge «i sarcasmi» e denuncia «il qualunquismo» di quei discorsi, - altro che questioni di «punteggiatura»! - facendo valere «il vissuto di una persona musulmana perbene» (tutto attaccato). Questo nel libro. Ora invece sul Magazine leggiamo che «Oriana ha avuto l’onestà intellettuale e il coraggio umano di affrontare di petto la radice del male del nostro secolo» e di «infrangere i tabù del perbenismo» (attaccato). Omissioni, edulcorazioni e svolte di 180 gradi. Qualche spiegazione non sarebbe necessaria? Vorrei infine infliggerti, caro direttore, due osservazioni che sono la mia morale della storia. La prima: in questo e in altri campi sarebbe bello vedere diminuire la temperatura propagandistica, meno ideologia, più argomentazioni, meno polarizzazione amico-nemico, un po’ più di colori intermedi. La seconda: i lettori di Magdi Allam, come quelli di Oriana Fallaci e tutti gli altri, meritano più rispetto; dunque smettiamola di pensare che ci siano categorie di libri da trattare con sufficienza (come di fatto si fa) e da sottrarre al vaglio critico. Vagliamoli.
Su quest'ultimo punto l'autore della lettera ha perfettamente ragione. Anche i lettori del Mein Kampf furono spacciati per una banda di innocui e simpatici ubriaconi bavaresi. Abbiamo visto come è finita.

lunedì 25 settembre 2006

Civiltà superiore

Cinque giovani, tutti italiani, volevano partire sullo stesso volo dei loro amici e quando hanno saputo di essere finiti in overbooking hanno aggredito due addetti dell'aeroporto di Torino Caselle. La loro violenza gratuita è scattata poco prima del volo Torino-Napoli, in partenza alle 6.55, quando da Alitalia hanno saputo di essere in overbooking. Immediata è scattata anche la proposta della compagnia aerea di farli arrivare ugualmente a Napoli via Roma, con un quarto d'ora di ritardo rispetto al volo che avevano scelto. Una cortesia che non ha placato la loro furia. Gli aggressori, due ragazze e tre ragazzi, sono stati subito fermati dalla polizia dello scalo che sta ora valutando la loro posizione. Rischiano l'arresto per lesioni gravi: uno di loro, infatti, ha quasi staccato a morsi l'orecchio di un responsabile dell' assistenza voli, ricoverato all'ospedale Maria Vittoria di Torino, mentre una ragazza ha cercato di strozzare un addetto aeroportuale.
Certe notizie passano quasi in sordina, come gustose curiosità di cronaca e non come segni di inciviltà e maleducazione quali invece sono. Ma se fosse un cittadino extracomunitario a fare una cosa simile a quella commessa dal suo corrispettivo italiano? Anzi, peggio, se fosse stato un islamico? Non sarebbe stato sbandierato sulle prime pagine per giorni come un terrorista che ha tentato di infiltrarsi su un volo con la forza? Non sarebbe stato additato da tutti i media come un esempio dell'immigrato musulmano che si impone e che non dialoga? Non avrebbero detto di tutto e di più sull'educazione e la "predicazione dell'odio" nei paesi islamici, degli islamici che "ci odiano" e non ci rispettano "a casa nostra", sul rispetto che si guadagna e non si pretende, sul rispetto che "noi abbiamo quando andiamo nei loro paesi", sulla civiltà inferiore e superiore, e via farneticando?

Il razzismo dissimulato

«Che cosa capisce lei di medicina?»: più o meno queste erano state le parole della moglie dell'ammalato quando aveva aperto la porta di casa trovandosi davanti una dottoressa di colore. La dottoressa Loso ha accettato le scuse e non ha sporto alcuna denuncia, considerando l'episodio «un fatto isolato». La donna di Taranto che giovedì scorso non aveva fatto entrare in casa una dottoressa di colore, arrivata con l'ambulanza, dopo che aveva chiesto soccorsi per il marito che si sentiva male telefonando al 118, ha chiesto scusa. «Non so che cosa mi sia successo, è come se ci fosse stata un'altra persona al mio posto. Forse ero stanca, non dormivo da due giorni perché mio marito non stava bene. Chiedo ancora scusa, spero di poter prendere un caffè con lei». Si scusa la donna tarantina abitante al quartiere Paolo VI che aveva impedito a una dottoressa di colore di entrare in casa per visitare il marito che accusava forti dolori. La dottoressa Kwelsukila Loso, 45 anni, lavora nel servizio sanitario nazionale dal 2003. Nata in Congo, due specializzazioni alle spalle, la donna da diversi anni risiede a Taranto.

Le operazioni bancarie di Israele

di Marco Boccitto
su Il Manifesto del 21/09/2006
Singolare raccolta fondi quella lanciata dall'esercito israeliano in varie città della West Bank. In particolare è stata assaltata, ripulita e semidistrutta una filiale della National Jordanian Bank a Nablus, insieme a 14 uffici di cambio tra Jenin, Tulkarem e Ramallah. Il bottino finale dichiarato dai militari è di 5 milioni di shekel (un milione e 200 mila dollari circa) e 170 mila dinari giordani (240 mila dollari), oltre a tre arresti. Le autorità palestinesi denunciano anche il «prelievo» di documenti e computer. Non è stata emessa ricevuta, ma l'operazione è andata comunque a buon fine. Solo che a Nablus sarebbe stato usato troppo esplosivo. Da qui le simpatiche scuse alla direzione della banca, per i danni al mobilio. Analogamente al 2004, quando un'azione simile aveva fruttato 9 milioni di dollari, provocando tumulti di piazza e la reazione della Giordania che si sentiva personalmente alleggerita, l'esercito ieri spiegava come quei soldi, provenienti da Siria e Iran, fossero destinati a Hamas, Jihad e Hezbollah. Fatte le dovute proporzioni, sarebbe come se la magistratura italiana contrastasse gli inghippi bancari nelle banche svizzere a cannonate e con le teste di cuoio dei Ros. L'immagine di una filiale stuprata dai corpi speciali, piuttosto che la sovranità violata di uno stato, in quel caso provocherebbe ben altri sussulti di coscienza. Visto il tasso di bombe a grappolo ultimamente addebitato sul conto dei civili libanesi, verrebbe quasi da gioire per l'impiego di queste tattiche «finanziarie». Se non fosse che Gaza è alla fame e che la distruzione della sua economia è parte fondante di questa guerra. «La guerra di cui il mondo non vuole sapere», titolava martedì The Independent la sua prima pagina dedicata ai bambini palestinesi uccisi negli ultimi mesi. La notizia della «rapina in banca» si aggiunge così, come una spolverata di zucchero a velo, sulla mattanza quotidiana. Considerando che ieri i raid hanno ucciso un solo palestinese e i razzi Qassam lanciati oltre confine hanno ferito un solo israeliano. Giornata quasi celestiale, con sottofondo di risacca mediterranea e cinguettìo diffuso, perché da Bari arriva anche la storia secondo cui israeliani, libanesi e palestinesi, complice la Fiera del Levante, si coordineranno presto in materia di parchi naturali. Forse troppo presto

domenica 24 settembre 2006

Ci scusiamo con gli omonimi

"Buongiorno sarò brevissimo. Come vede mi chiamo Andrea Sartori le scrivo perchè esiste un mio omonimo di cui lei e altri parlano che spesso scrive su questo ed altri blog. Ecco ho quasi preso un infarto lo giuro. Io ho 23 anni studio lettere sto cercando di diventare giornalista o scrittore, vedere e leggere quello che A.S. scrive mi fa rabbrividire. Siccome ha creato scalpore e fatto proseliti io tengo a precisare che esisto anche io che mi chiamo purtroppo come lui ma che sono praticamente il suo negativo. Volevo iscrivermi al forum del corriere proprio per criticare anzi smontare il pseudogiornalista hallam. Mi ritrovo internet che dice che Andrea Sartori adora e idolatra questo arabo pentito. Ecco volevo solo precisare perchè questa cosa mi manda ai matti. Complimenti per l blog davvero interessante. Scusate ma cercate di capirmi".
Andrea Sartori, 23 anni, Brescia
Caro Andrea, innanzittutto ti ringrazio per i gentili complimenti, e per averci reso partecipi di questo tuo disagio, perfettamente comprensibile e condivisibile. Ti assicuro che hai tutta la mia solidarietà: non è facile essere omonimi di uno come Andrea Sartori (il nostro, il mio Andrea Sartori).
Ma poteva andarti peggio: ringrazia Iddio che non sei omonimo di Stefania Lapenna. Pensa che chiunque digiti "Trombata" su Google la trova normalmente tra i primissimi risultati, dopo "trombata sul divano" e "trombata in macchina". Non proprio il massimo come pubblicità, diciamocelo: ma è mica colpa mia se "trombata" significa anche "chi è stato bocciato in un’elezione" e che lei abbia ottenuto lo sfavillante risultato di cinque voti (il suo, quelli dei genitori, quello del fidanzato incapace di intendere e volere oltre quello del gatto) alle elezioni del comune di Cagliari, dopo aver gridato per giorni che le mie critiche non facevano altro che "portarle voti".
Comunque, stai tranquillo: Sartori non ha né proseliti, né eserciti e difficilmente potrà essere confuso con te, sia per età che per stupidità umana. A chiunque basterà poco per distinguere un Andrea Sartori intelligente dal nostro ma è comunque cosa buona che tutti i suoi omonimi ne prendano le distanze: effettivamente è molto imbarazzante, e credo che si debba condannare senza se e senza ma il suo comportamento, come tu hai fatto. Dobbiamo difendere la sacralità del nome di Andrea Sartori, e distinguere gli Andrei Sartori moderati da quelli che predicano l'Odio. Questi ultimi dovrebbero essere espulsi dall'Italia e privati dal permesso di chiamarsi Andrea Sartori.
Comunque, scherzi a parte, al di fuori del forum di Allam, quello là si esibisce su questo blog e pochi altri, anche se le migliori prestazioni si svolgono qui. Diciamo che ho l'esclusiva, e che non intendo recedere dal contratto virtuale sottoscritto: lui ci fa divertire tutti, e io gli faccio pubblicità aggratis. Prima o poi però, credo che farò pagare ai lettori un abbonamento per accedere ai suoi commenti migliori: raggiunta una buona sommetta, mi ritirerò in una hacienda a Cuba.

sabato 23 settembre 2006

Chi spaventa chi?

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Innanzittutto auguro un buon Ramadan ai lettori musulmani di questo blog. Detto questo, proprio ieri, ho avuto il piacere di ricevere due graditissime email: una da parte di un frequentatore "silenzioso" di questo sito che abita - curiosamente - su un'isola dell'Oceano Indiano, contenente alcuni aforismi che confermano il post di ieri (mi permetto inoltre di riferire questa sua osservazione, assai tragica, che mi ha colpito e che dovrebbe far riflettere: "Da quando sono andato in pensione ho dovuto fuggire, come molti italiani, dalla civilissima italia (la "i" minuscola è intenzionale) perche' la misera pensione che percepisco non mi permetterebbe di vivere nel mio paese"), e l'altra da parte di un "nuovo cittadino", un italo-egiziano che in Italia invece ci vive, ma che - data "l'accoglienza" (e nel suo caso non si dovrebbe nemmeno parlare in questi termini, visto che è nato in Italia, per quanto ho capito) - forse comincerà, prima o poi, a pensarla come il mio ex-collega delle superiori. Mi auguro solo che non debba, anche lui, fuggire su un'isola ché di questo passo mi toccherà convivere solo con le Stefanie Lapenna e gli Andrei Sartori (non crederete mica che me ne andrò così: o la colletta per garantirmi una pensione di tutto rispetto, oppure niente espatrio volontario). Concludo quindi con la notizia dell'ennesimo caso di "stupro inventato". E' davvero singolare: quando i presunti autori degli stupri sono marocchini, è tutto un cancan mediatico ma quando è un italianissimo padre che violenta i suoi quattro figli minorenni, o un italianissimo parroco che fa abortire la sua perpetua sudamericana da lui messa incinta (notizie degli ultimi giorni), non si sentono particolari voci indignate. Non so come funziona con i minorenni, qualcuno mi illumini, ma mi auguro che il cittadino marocchino - magari con l'aiuto della IADL - possa denunciarla per calunnia, chiedendo un risarcimento. Ancora più ridicolo l'atteggiamento di quelli spaventati dagli attentati "islamici" in Italia: e che dire di quella che per suicidarsi ha fatto saltare un intero palazzo a Milano, che tra l'altro è crollato pure su un albanese che si trovava nelle vicinanze? Tra denunce inventate, proprietari razzisti di appartamenti e potenziali kamikaze italiani tra i vicini di casa, sono gli immigrati a dover essere spaventati, altroché!
"L'unica ragione per cui l'attuale generazione di americani bianchi si trova nella sua posizione di forza economica è che i loro padri fecero lavorare i nostri padri per più di quattrocento anni senza pagarli. Per oltre quattrocento anni noi lavorammo per niente. Fummo venduti da piantagione a piantagione come si vende un cavallo, una mucca, una gallina o un sacco di grano. Furono i vostri padri che fecero questo ai nostri padri e tutto quel denaro raccolto con la vendita di mia madre, mia nonna e mia bisnonna è quello che dà la possibilità all'attuale generazione di americani bianchi di andare in giro per il mondo a testa alta: sapete, come avessero una sorta d'intelligenza economica".
Malcolm X
"Il Terzo Mondo non intende organizzare un'immensa crociata della fame contro tutta l'Europa. Ciò che esso si attende da quelli che l'hanno mantenuto in schiavitù per secoli, è che lo aiutino a riabilitare l'uomo, a fare trionfare l'uomo dunque, una volta per tutte. Ma è chiaro che noi non spingiamo l'ingenuità fino a credere che ciò si farà con la cooperazione e la buona volontà dei governi europei. Questo lavoro colossale che è quello di reintrodurre l'uomo nel mondo, l'uomo totale, si farà con l'aiuto decisivo delle masse europee che, devono riconoscerlo, si sono spesso allineate circa i problemi coloniali sulle posizioni dei nostri comuni padroni. Per questo, bisognerebbe anzitutto che le masse europee decidessero di svegliarsi, si scuotessero il cervello e cessassero di giocare al gioco irresponsabile della bella addormentata nel bosco".
Franz Fanon
"A Bologna alcuni padroni di case da affittare danno precise disposizioni di non affittare a stranieri, immigrati e figli di stranieri. Ieri, dopo aver risposto alla domanda, "Sei straniero? " con un: "Sono Italiano, di origine egiziana, questo non dovrebbe essere un problema..." mi sono sentito dire "Invece lo è". Questa gentile signora priva di tatto, ha poi detto che "Non ci sarebbero problemi per me, ma la padrona non vuole stranieri, comunque poi vediamo". Hum, io ho disdetto l'appuntamento, non voglio avere a che fare con questa gente...magari per te niente di nuovo sotto il sole, a me era capitato solo altre due volte. Sentirsi definito un problema, per quello che si è, ferisce; se il modo per quanto sdegnoso fosse stato diverso non avrei fatto una piega, cose del genere succedono spesso, ma sentirmi dire che è un problema la mia origine...beh è un pò diverso. Questa cosa non è la prima volta che la sento: *****, un amico di amici, di origine palestinese, assolutamente ateo, si è più volte sentito dire uno sprezzante: " quindi saresti mussulmano..." per telefono mentre cercava casa".
Un lettore italo-egiziano di questo blog
La ragazzina (una dodicenne, ndr) - questa la confessione - si era appartata col fidanzatino tra i cespugli del parco per scambiare delle effusioni. La scena sarebbe stata vista da alcune compagne di scuola che si trovavano nei paraggi. Per paura che le compagne riferissero alla madre della ragazzina quanto avevano visto la giovane si è inventata la storia della violenza. Così ha indicato ai Carabinieri il giovane marocchino di 20 anni che conosceva solo di vista e che in quel momento si trovava nella piazza di Anzola.
Il Corriere

venerdì 22 settembre 2006

Il Papa incontra l'UCOII

ADNKronos - Papa Benedetto XVI incontrerà lunedì prossimo alle ore 14 in Vaticano i rappresentanti diplomatici dei Paesi musulmani e i membri della Consulta Islamica. Il Vaticano sta infatti contattando gli interlocutori in queste ore per un colloquio che potrebbe sancire un nuovo passo di riconciliazione con il mondo musulmano dopo le polemiche seguite al discorso di Ratisbona. Lo confermano fonti della Consulta Islamica in Italia, che riferiscono di un intervento attivo del presidente dell'Ucoii Mohamed Dour Dachan per giungere a questo incontro. Nei giorni scorsi l'Ucoii aveva espresso la propria soddisfazione per i chiarimenti di Benedetto XVI, ed aveva rinnovato il suo «forte appello» al mondo islamico perchè si placassero le tensioni seguite al discorso del Papa a Ratisbona ed aveva chiesto al Pontefice di «patrocinare, in qualche maniera, la prossima giornata del Dialogo Islamo-Cristiano». All'incontro con Papa Ratzinger sarebbe stato invitato anche il direttore della Moschea di Roma, Abdellah Radouani.

La superiorità conviene

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Nel suo saggio, "Lo scontro delle Civiltà", Samuel Huntington fece un'affermazione che sono solito riportare ogni tanto sulle pagine di questo blog per rinfrescare la memoria di alcuni simpatici neoconservatori che passano da queste parti: «L'Occidente ha conquistato il mondo non per la superiorità delle proprie idee, dei propri valori o della propria religione, ma con l'applicazione sistematica della violenza organizzata. Se gli Occidentali spesso si dimenticano di questo fatto, i non Occidentali non lo dimenticano mai». E' una citazione che mi piace moltissimo poiché sintetizza quello che io stesso affermo ogni volta che mi si presenta l'opportunità: «l'unica faccia di superiorità che l'Occidente ha saputo mostrare fino al 1900 (e non solo) era quella delle armi: i cannoni francesi contro le spade mamelucche, gli archibugi spagnoli contro le frecce degli Aztechi, la polvere da sparo contro le lancie dei Bantù. Ed è grazie a questa superiorità - esclusivamente militare - che l'Occidente è riuscito a costruire la base di quella ricchezza di cui oggi si vanta».
L'Occidente tende a cancellare completamente dalla propria memoria storica fatti e episodi imbarazzanti. Non ha mai colpe, non ha mai responsabilità, insomma: non c'entra mai. Il colonialismo? Acqua passata, tipo quella che ha bagnato le mani di Ponzio Pilato. Rimane quindi un mistero irrisolto: come è che i paesi più ricchi di oggi coincidono con quelli che sono stati dei colonizzatori in passato, mentre quelli più poveri di oggi coincidono con quelli che sono stati colonizzati? Già, ancora una volta la colpa è loro, sono inferiori, incapaci: l'Occidente ha lasciato la sua impronta, ha lasciato il seme che quei barbari non sono riusciti a conservare e a sviluppare. Tipo? Qualche costruzione coloniale, installazioni militari e un pò di strade e di ponti che servivano al trasporto delle materie prime saccheggiate. Questa è sostanzialmente, l'eredità dell'Occidente colonialista nei terreni colonizzati: il Nulla, ed è proprio da quel terreno che fioriscono le favolette sull'Occidente superiore circondato da popoli retrogradi, da culture arretrate, Civiltà inesistenti. Il Nulla e l'inferiorità che l'Occidente vede attorno a sé altro non sono, in realtà, che una proiezione verso l'esterno di quegli aspetti che esso stesso - e nessun altro - vede dentro di sé.
L'Occidente si è dimenticato dei preziosi beni caricati sulle navi di Colombo, quei beni che sarebbero poi stati dati agli indigeni in cambio della loro terra, delle loro richezze, dei loro monili in oro: sacchi di palline di vetro, specchietti, aghi, campanelli e berretti rossi. Ed è stato pure gentile, Colombo: i mitici conquistatori del Far West regalavano ai Pelle-rossa alcolici e coperte infette di vaiolo, per farli fuori il prima possibile, senza spercare pallottole. Ed è in nome di queste gentili concessioni, che gli schiavi africani dovranno in seguito lavorare nei campi di cotone oppure scavare nelle miniere. In Sud Africa, dopo una giornata di lavoro nelle miniere di diamanti, gli schiavi erano pure costretti ad indossare dei guanti da boxe, incantenati a mò di manette: per non "rubare" le pietre che estraevano dalla propria terra. E sempre in nome di queste gentili concessioni, dovevano comprare i prodotti finiti, al prezzo stabilito dall'Occidente. Non è forse questo oro, questo cotone, queste pietre, questi soldi la base della ricchezza occidentale?
La Compagnia delle Indie orientali, che agiva per conto delle autorità britanniche, smerciava persino l'oppio, in Cina. Quando il commissario imperiale Lin Zexu, affrontò con determinazione quella nuova piaga sociale nel 1839 bruciando ventimila casse d’oppio appartenenti ai mercanti inglesi e americani, i britannici attaccarono il paese e lo obbligarono a sottoscrivere un accordo vergognoso, quello di Nanchino: fu imposto il libero accesso dell’oppio e degli altri loro prodotti nelle province meridionali con basse tariffe doganali, l’apertura di alcuni porti in cui gli inglesi godevano della clausola di extraterritorialità, la cessione della città di Hong Kong all’impero inglese. Uno schema che non ha nulla da invidiare al regime delle capitolazioni, a cui fu costretto l'Impero Ottomano. Sempre per rinfrescare la memoria dei nostri amici neoconservatori, ricordiamo i benefici di cui godevano gli immigrati italiani in Egitto: esenzione dalle tasse, domicilio inviolabile persino dalle autorità, corti consolari che giudicavano in base alla legge italiana e non quella egiziana, e addirittura dei quartieri propri, al di là dei quali c'erano le "Arab Town": i cittadini del paese che vengono confinati in riserve, come lo sono ancora oggi i Pelle-Rossa americani.
Ma la Civiltà Superiore della Rapina Organizzata non è ancora sazia: invade l'Iraq e lo distrugge per ricostruirlo. Ovviamente dopo aver avuto sufficienti garanzie sulla completa assenza di un arsenale in grado di contrastare l'avanzata dell'esercito americano. Frutti immediati: 4.7 miliardi di dollari il valore globale dei contratti firmati con la ditta Halliburton, società di cui il Vice presidente Cheney è stato amministratore delegato e di cui tuttora detiene un cospicuo numero di azioni. 15 milioni di dollari valore del contratto con una ditta Usa per costruire una fabbrica di cemento, mentre per una ditta irachena sarebbero bastati 80.000 dollari. Poi arriva il turno del Libano, e l'Occidente assiste silente alla sua distruzione, quindi si appella al disarmo, ma solo di una delle due parti in conflitto. Finita la guerra, si corre pure lì per "ricostruire il paese", ovviamente non prima di aver fatto bella figura davanti alle telecamere in quanto generosi donatori di qualche milione di euro di beneficienza. Nel loro piccolo anche le mafie italiane ci provano, a strappare qualche contratto a destra e a manca. E se non ci riescono si accontentano volentieri del lavoro gratuito dei clandestini che raccolgono pomodori e poi scompaiono, o dei lavoratori edili che periscono sotto i ponteggi traballanti, i veri "schiavi moderni".
Ecco, dopo tutto questo, qualcuno ha pure la faccia tosta di dirsi superiore e di rinfacciare ai paesi del "terzo mondo" la loro "arretratezza". Qualcuno non si vergogna di sottolineare il proprio "progresso" scientifico e tecnologico, le mirabili invenzioni sviluppate, mentre in quei paesi la povertà e la miseria producono estremismo e fanatismo. Oppure, ancora più patetico, qualcuno si solleva indignato se viene a sapere che un immigrato ha avuto accesso ad un beneficio o a un servizio pubblico, tipo una casa popolare. Vergogna! Sacrilegio! Ha osato riprendersi una minima parte di ciò di cui è stato derubato, tra l'altro con il proprio lavoro e tasse, facendo le file e compilando moduli, senza nemmeno sognarsi di chiedere le cose allucinanti che gli europei imponevano in passato (esenzioni, favori, pizzi e altre belle cose). Certo, direte voi, è anche un po' colpa dei governanti corrotti e aggrappati al potere nei paesi di origine. Ma la loro colpa non è di oggi, essa risale a secoli fa: se solo avessero investito nelle armi da fuoco quando era il momento di farlo! Se solo avessero a disposizione cannoni e fucili al posto delle lancie e delle armi bianche! Ah se fossero dotati di tutte quelle invenzioni superiori, tipo i missili teleguidati, le cluster bombs, gli aerei supersonici e magari qualche bombetta atomica nell'arsenale per spaventare e ricattare il resto del mondo. Forse non si sarebbero ampiamente meritati oggi la qualifica di "Civiltà Superiori"?

giovedì 21 settembre 2006

Agli italiani è dovuto, a noi concesso

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Ricevo e pubblico volentieri l'ennesima testimonianza di discriminazione sul posto di lavoro a danno di una cittadina straniera, anche se in questo caso sarebbe più corretto definirla, a tutti gli effetti, "Italiana". Possibile che una persona nata e cresciuta in Italia venga estromessa dalla sua occupazione nel Comune di Roma in quanto "non in possesso della cittadinanza", per di più con metodi rudi e irrispettosi? So dai dati di Google Analytics che qualcuno accede a questo blog dal portale del Comune di Roma: chiunque voi siate, fate qualcosa, informate qualcuno. Ma c'è la Sinistra da quelle parti o la Lega?
Quante belle parole si spendono sui diritti degli stranieri, per le politiche sull’integrazione, per una società multi-etnica e tollerante, eppure per gli stranieri e i loro figli, seconde generazioni nate e cresciute in Italia come me, la realtà spesso è una doccia fredda.
Sono laureata in discipline dei servizi sociali e proprio per il tipo di formazione che ho, sono stata assunta insieme ad altri 13 colleghi per lavorare ad un progetto chiamato ‘Sportello H’, ho lavorato un anno e mezzo per il Comune di Roma, con un contratto a tempo determinato e sin dall’inizio ho dichiarato di non avere la cittadinanza italiana, mi era stato comunicato dall’ufficio assunzioni che il I° Dipartimento aveva fatto degli accertamenti ed era risultato che potevo lavorare per una pubblica amministrazione anche senza cittadinanza, perché avevo un contratto a tempo determinato e nessuno degli operatori era stato assunto tramite un concorso pubblico.
Ma poco prima della scadenza del contratto vengo ricontattata dal I° Dipartimento, delle risorse umane del Comune di Roma e mi viene fatto un interrogatorio, su come fossi stata assunta e del perché non avessi la cittadinanza. A quel punto mi sono affidata ai sindacati, i quali potevano interloquire in prima persona con gli assessori responsabili del progetto e delle risorse umane, Gramaglia e D’Ubaldo, che all’epoca si impegnarono a rinnovare tutti i contratti, quelli dei miei colleghi a tempo determinato e il mio con un contratto a progetto. La doccia fredda è arrivata quando dopo tre mesi che aspettavo senza stipendio il rinnovo, mi hanno comunicato che nella delibera con cui venivano riassunti gli operatori dello ‘Sportello H’ il mio nominativo era stato eliminato. E la motivazione è stata che non avevo la cittadinanza.
Eppure mi avevano promesso un contratto a progetto giuridicamente compatibile con il fatto che non avessi la cittadinanza e il mio ruolo di operatrice dello ‘Sportello H’. A me sembra la solita storia in cui agli italiani è dovuto, mentre ad una seconda generazione è concesso. Eppure io sono nata a Roma e cresciuta qui, ho una formazione professionale più che adeguata e l’esperienza, ma evidentemente i lavoratori non sono tutti uguali, una ‘straniera’ che fa un lavoro d’ufficio e non la badante può aspettare. Mi sento discriminata rispetto ai miei colleghi di cittadinanza italiana che ora ritorneranno a lavorare, mentre io dovrò aspettare chissà quanto tempo, senza uno stipendio ma con l’affitto e le bollette da pagare.
Mi sento delusa e amareggiata anche dal modo in cui sono stata trattata e da tutto quello che ho dovuto subire, gli interrogatori, l’arroganza di un dirigente che mi accusava di aver dichiarato il falso, le aspettative che sono state alimentate e poi tradite, ma la delusione più grande è giunta dall’assessore Gramaglia, che non mi sembra disposta a risolvere in maniera repentina un episodio di discriminazione avvenuta sotto i suoi occhi, a dispetto di tutte quelle politiche sull’integrazione e la non discriminazione che in questi anni hanno caratterizzato il Comune di Roma.

Alessandra Samira Mangoud
Sportello “H”, Comune di Roma

mercoledì 20 settembre 2006

Fatwa nominativa

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"Hai visto un tipo armato, dall'aria losca e minacciosa?" . "A parte lei..."

Tutto è cominciato con una mail di critiche in cui mi si rinfacciava una certa "contentezza" (sarebbe corretto dire "sollievo") nel comunicare la morte della Fallaci. Nella mail inviata dall'indirizzo creamino@tiscali.it, il tale quindi mi chiede: "Caro il mio sceriffo (scusa ma perchè proprio sceriffo?; chi predica pace si farebbe chiamare colomba - angelo - o quant'altro ma non sceriffo); scusa ma è che noi siamo fissati con voi musulmani e vediamo marcio dovunque" e quindi, di nuovo, "Ma perche' si definisce sceriffo: termine tipicamente occidentale e sopratutto americano?". Preso dalla volontà di spiegare al signore in questione alcune curiosità lessicali, gli rispondo spiegando che: "Sherif è il mio nome, in arabo significa "il nobile". Effettivamente, i notabili delle città sacre di Mecca e Medina erano chiamati "Sheriffi". Che lei ci creda o no, il termine "Sceriffo" quindi non è affatto occidentale e tanto meno americano: esso deriva dall'arabo ed è stato integrato dagli inglesi nella loro lingua per indicare personaggi di rango nobile (lo sceriffo di Nottingham nella favola di Robin Hood, per fare un esempio) dopo che entrarono in contatto con la cultura araba nell'epoca delle Crociate".

A questo punto uno si aspetta magari che venga contestata l'informazione, che si dica che il termine risale al "Middle English" - lingua parlata in Inghilterra tra l'invasione normanna del 1066 fino alla tarda metà del XV secolo - e che quindi derivi dalla combinazione dei termini inglesi antichi "Shire" e "Reeve" e non dall'arabo, o qualcosa dal genere. E invece no: niente dissertazioni erudite sull'etimologia. Lui mi risponde dicendo: "La ringrazio per il chiarimento filologico ma sarebbe piu' giusto che siano gli altri a definire la nobilta' di una persona e non le proprie convizione: io sono stato da poco nominato Cavaliere di Kadosh ma non vado certo presentandomi a tutti in questo modo". A questo punto ho capito che avevo a che fare con un folle, o quantomeno con un analfabeta, incapace di capire che Sherif era proprio il mio nome e che non avevo "colpe" in merito, visto che mi è stato assegnato dai miei genitori. E poi, come si fa ad intendere un nome proprio come un titolo onorifico auto-attribuito o addirittura una dichiarazione di guerra? Ho cercato quindi di farlo ragionare: "Caro signore, Sherif è il mio nome vero, di "battesimo" potremmo dire, quindi non mi attribuisco nessuna nobiltà usandolo o presentandomi come tale. Sinceramente, trovo i suoi discorsi un po' surreali: il suo atteggiamento è uguale a chi va a dire a qualcuno che si chiama Costantino, e che si presenta come tale, che si spaccia per imperatore di Bisanzio!".

Poche ore dopo però, ricevo la seguente mail, dai contenuti assolutamente deliranti: "Forse pensava di aver a che fare con un cretino che beve senza filtrare ogni tipo di informazione che riceve, legga con attenzione ed impari: Sharif è il nome corretto mentre lei con sherif intende proprio cio che dicevo io cioe imposizione e violenza. Percio se io sono surreale lei è solo un impostore: "Sharīf (pl. ashrāf, ma spesso, dialettalmente, anche shorfa) è un termine arabo ( شريف ) che significa letteralmente "illustre, nobile", anche se tale "nobiltà" non potrà che essere morale, vista l'insussistenza nel mondo islamico di un feudalesimo d'impronta europea. Un sinonimo del termine è sayyid ( (pl. sādāt) (il resto lo potete leggere su Wikipedia, da dove l'ha ricopiato)". A questo punto non ce l'ho fatta più e gli ho risposto di nuovo: "Effettivamente lei è un cretino. Il mio nome si scrive in arabo esattamente come è scritto in quel testo, ma le trascrizioni variano. Se si usa quella scientifica si scrive Sharīf, se ci si accontenta della cultura media di un impiegato dell'Anagrafe egiziana, viene purtroppo trascritto Sherif. Ci mancava solo uno che mi vuole insegnare come mi chiamo e che mi dica pure che significa imposizione e violenza! "
A questo punto è accaduto l'incredibile, il folle mi ha riscritto - evidentemente non aspettava altro - dicendo: "Finalmente è uscita fuori la sua vera natura di intollerante gretto e disperato omuncolo aggrappato alle sue malsane convinzioni islamiche che dimostano che non avendo idee proprie si imbeve della prima insulsa ideologia che gli viene propinata e che messo alle stette dai fatti, dai ragionamenti, dall'evidenza non puo far altro che offendere ed aggredire. Poveraccio, scriva cio che vuole tanto io non sono come lei pensa e non posso ne offendermi ne arrabbiarmi: dovrei considerla un mio pari e lei assolutamente non lo è. Comunque non esiste il nome sherif. è solo una triste storpiatura mentale". A quel punto, sinceramente, non sapevo più se ridere o piangere, quindi gli ho risposto (si, sono proprio cocciuto): "Sticazzi. Se non esite il nome Sherif, allora non esisto nemmeno io. Sai, tutto sommato credo che sarebbe meglio che tu vada in pensione. :)". Segue puntuale la sua replica: "Le comunico che mi ha annoiato. La saluto insulso fanatico islamico".

Avete capito? Il tale mi dice che il mio nome è praticamente una "fatwa". Sono un portatore vivente di fatwa nominativa, una nuova classificazione grammaticale: annotatevela. Se questo atteggiamento non è diagnosticabile come "fawite" (e poi Magdi Allam se la prende con i neologismi) io non saprei come spiegarla, sta roba. Il mio innocuo nome è diventato un' accusa di "imposizione e violenza islamica". Per colpa del mio nome, sono stato definito un "impostore", un "poveraccio", un "aggressore", un "sub-umano", un "insulso fanatico islamico" e un "intollerante gretto e disperato omuncolo aggrappato alle sue malsane convinzioni islamiche". Ora come la mettiamo? Devo sentirmi tranquillo in un paese in cui si aggirano persone di questo tipo? Se questi sono i "fatti, ragionamenti, evidenze" e le basi culturali (sic) con cui si intende dialogare, dove andremo a finire? Ora ditemi cosa dovrei pensare o fare, che sono letteralmente esterrefatto: per tutta la vita, il mio nome è stato scritto "all'occidentale" come "Sherif", dappertutto. Nella scuola francese era invece Chérif, e non mi sono mai posto il problema. Omar Sharif ha il nome uguale al mio in arabo, (anche se nell'originale c'è anche un articolo "Al" prima di Sharif) eppure si scrive con la A: è stato più fortunato? Ora che scopro che il mio nome, trascritto come è, è addirittura "una triste storpiatura mentale", prova del mio "Integralismo religioso", sono preoccupato. E se Magdi Allam lo usasse come prova contro di me nel suo prossimo libro?

martedì 19 settembre 2006

Oriana: il fuggi-fuggi

A Firenze sono stati i consiglieri comunali della Casa delle Libertà ad abbandonare l'Aula: «Per protesta contro la maggioranza di centrosinistra che si è rifiutata di firmare l'ordine del giorno presentato dalla Cdl, che richiedeva l'intitolazione di una via o di una piazza di Firenze all'illustre concittadina». A Roma sono stati invece i consiglieri di Rifondazione comunista e del partito dei Comunisti italiani a lasciare vuoti gli scranni dell'Aula Giulio Cesare in Campidoglio, non partecipando, in segno di dissenso, al minuto di raccoglimento.

L'intellettuale mascarato

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Piero Sansonetti, direttore del quotidiano di partito "Liberazione", ha firmato l'altro giorno un editoriale intitolato "Viva l'America, abbasso l'Italia" dove portava, come esempio a sostegno della sua critica alle parole del Papa, l'editoriale del New York Times che esortava Sua Santità a chiedere scusa. Ciò che voglio sottolineare non è tanto l'opinione di Sansonetti (che potete leggere seguendo il link, io ho già espresso la mia) quanto la chiusa dell'editoriale, che ho trovato tragicomica: "Voi direte: ogni nazione ha gli intellettuali che merita. Già: gli americani leggono il New York Times, a noi italiani è toccato Magdi Allam". Facendo il mio solito giro sul forum di Allam e sui siti a lui affezionati, mi sono divertito a leggere le reazioni isteriche dei suoi fan: "Lei DEVE querelare Sansonetti per quello che ha scritto stamattina su "liberazione" (...) con richiesta di risarcimento danni milionario, da devolvere alle vittime dell'11 marzo a Madrid". Un'altra sfegatata - tale Alessandra, già intervenuta su questo blog - afferma altrove: "Magdi Allam DEVE calunniare Sansonetti...Già il "tipo" si era permesso di dargli del fondamentalista!".
Uomo avvisato, mezzo salvato. Questa è la democrazia secondo i fan di Allam. Le voci critiche devono essere zittite, se non con le denunce, addirittura con le calunnie. In effetti il sottoscritto ne sa già qualcosa, e non è nemmeno l'unico. Da mesi ormai, lo sguattero Sartori - che ci ha alietato in questi giorni con gustosissimi commenti del tipo "Le scuse del Papa bastano o sarete contenti solo quando lo avrete ucciso?" oppure "NON AVRETE MAI ROMA" (come se questo blog fosse il portale di Alqaida in Europa), fino ad arrivare a dare persino del "kapò" al rabbino capo sefardita di Israele (e questi sarebbero quelli che combattono l'antisemitismo) - ecco, quel Sartori schiamazza sul forum di Allam: "I famosi ''musulmani moderati'' (...) vengono abbandonati, se non derisi anche da gente che scrive per giornali nazionali quali il ''Manifesto'' (brutto giornale, purtroppo nazionale). (...) Purtroppo chi sta con gli Allam e le Sbai (l'ho provato anche sulla mia pelle) oramai viene deriso. Si usa l'arma del ridicolo per screditare persone coraggiose. E a farlo sono soprattutto i cosiddetti ''intellettuali'' la razza peggiore del pianeta. Pseudoscrittori o guitti improvvisatisi maitres a penser che oramai hanno fatto di chi attacca il terrorismo il loro bersaglio preferito di dileggio".

Non è la prima volta che il "coraggioso" Sartori mi dedica la sua avvincente e fantasiosa prosa, e in effetti si è meritato un posto nella categoria dei giullari (vedi colonna a destra). Già in passato sono stato citato da lui, sempre sul forum di Allam, in contesti tutt'altro che tranquilli, quando per esempio disse: "In arabo costoro condannano a morte, in italiano dicono che queste persone ahnno manie di persecuzione (la ''fatwite'' come la chiama Sebaie). Attenzione, costoro sono come il Sinone di Virgilio che, atteggiandosi a vittima, convinse i troiani a portarsi il cavallo di Troia entro le mura" oppure "Purtroppo non ci si rende conto che dai pulpiti di troppe moschee si sta predicando l'odio verso gli italiani. Invece sarebbe giusto che si cominciasse ad ascoltare voci sensate e sinceramente interessate ad una convivenza pacifica, come quelle di Magdi Allam, Dounia Ettaib o Souad Sbai. E che anche a sinistra cominciassero a svegliarsi e ad ostracizzare i Piccardo, i Nour Dachan, i Sebaie e i vari demagoghi dell'odio mascherato". A leggerlo sembra che il sottoscritto sia un imam barbuto di periferia che aizza i musulmani contro l'Occidente e Magdi Allam, occidentale pure lui, ça va sans dire.
Da Sartori ci possiamo aspettare di tutto, direte voi. Già. Ma è assai indicativo che tali commenti siano stati spesso pubblicati "in primo piano", il che sostanzialmente significa che Allam li condivide. Alla luce di questo, non è da escludere che si ispiri a queste farneticazioni e agli illuminanti consigli dei suoi fan per descrivere la mia umile persona nel suo prossimo libro: non venite poi a dirmi che non ve l'avevo detto, che prima o poi sarò anche definito "esponente dei Fratelli Musulmani", come Allam è solito fare con qualsiasi musulmano lo critichi. Già... ma è il prezzo da pagare, quando si devono dire le cose come stanno. Per una volta però, Sartori è stato coerente col suo pensiero, stranamente dando ragione allo stesso Sansonetti. Dal momento che "gli intellettuali sono la razza peggiore del pianeta", egli evidentemente non vi include Magdi Allam. Ora, io son sapevo che gli intellettuali avessero questa cattiva fama, ma detta da un Vice-lavapiatti la cosa non può che tranquillizzarmi. A meno che non si tratti di un intellettuale mascherato da sguattero, ovviamente.
Sansonetti ha sostanzialmente ribadito quanto affermai nella mia lunga lettera aperta ad Allam dopo che è uscito il suo ultimo libro in cui venivo citato. Allam è solo un romanziere, poiché solo un romanziere può scrivere "saggi" che si basano sugli articoli di Gente e i pareri degli astrologi. E non può che farmi piacere che anche l'amico Carlo Pannella - autore del volume "Il libro nero dei regimi islamici" - sia sostanzialmente d'accordo su questo. Sul blog di Barbara Mella, vecchia conoscenza del nostro blog, egli sostiene che mentre lui (Pannella, ndr) "sommerge gli avversari con una conoscenza impeccabile del contesto, Magdi è pieno di pecche: non sa nulla di filosofia islamica, di sciismo, di Iran. E' un ottimo cronista, non uno studioso o un analista". Anche il Foglio, giornale che non possiamo di certo definire comunista, lo accusava qualche giorno fa - quando il Papa sembrava dar ragione ai musulmani sulla faccenda delle vignette - di non aver capito nulla: "Magdi Allam, in pratica, lo ha accusato (Il papa, ndr) di non aver capito l’11 settembre, affermando che le parole del Pontefice rischiano di essere strumentalizzate dai “predicatori dell’odio”. La Padania, invece, definì il suo progetto politico "uno scherzo" e lo invitò a desistere, dicendogli che l'Italia non aveva bisogno di un nuovo partito.
Questo cosa significa? Significa che Magdi Allam ormai non solo è visto male a Sinistra, ma che sia anche piuttosto imbarazzante a Destra. Mentre intelletuali e giornalisti non-comunisti lo liquidano come cronista, i fan mettono sotto processo le sue analisi. Su un blog tocquevillano, Allam viene praticamente piazzato nella categoria del "Giornalismo cannibale che Oriana detestava": "E che ne direbbe dello stesso Magdi Allam che ha pubblicato "Lettera aperta a Oriana Fallaci" all'interno del suo libro "Vincere la paura", ma che ora sotto sotto lascia filtrare, nei suoi articoli, quello che lei, ha sempre sostenuto: che quella Consulta islamica non si doveva fare? (...) Allam si mostra terribilmente deluso contro quei cosiddetti moderati che non capiscono la nobiltà delle parole del Papa. Beh, mi spiace, ma l'Oriana anche lì , c'era arrivata prima di tutti gli altri. Prima di lui". Che dire? Non posso che dare loro ragione, almeno su Allam. Se fossi di Destra, per essere coerente con il mio pensiero, non lo terrei più in considerazione.
Vogliamo ricordare che è stato proprio Allam a definire quello che sarebbe diventato in seguito il suo acerrimo nemico, Hamza Piccardo, nel suo libro "Bin Laden in Italia" dicendo che ha "instaurato con Piccardo un rapporto corretto, sincero e intenso. Lui vive la sua vita con una integrità morale, un'onestà intelletuale e una generosità interiore che è difficile disconoscergli. La sua anima sentimentale e poetica traspare dai poemetti che mi invia tramite sms e che lui considera la sua "dimensione sufi", ovvero mistica. Con il tempo si è sviluppata una relazione confidenziale, basata sulla comune convinzione che i problemi vadano risolti affrontadoli pubblicamente (...). In questo caso Piccardo si considera ed è effettivamente un laico". Poi... scusate tanto, dietrofront: Piccardo è un fondamentalista e un predicatore dell'Odio. Vogliamo ricordare che è stato lui a accreditare Feras Jabareen, Imam del Colle Val D'Elsa quale “arabo-israeliano che ha deciso di dare concretezza all'impegno di affermare un Islam tollerante, pacifico, aperto e compatibile con le leggi e i valori dell'Italia” e la sua moschea come un “centro di un serio e sincero dialogo ecumenico tra le tre grandi religioni monoteiste rivelate e le fedi che si ispirano alla comune civiltà dell'uomo”. E poi, scusate tanto, dietrofront: è un esponente dei Fratelli musulmani filo UCOII.
Vogliamo ricordare che è stata proprio la sua ossessionante campagna stampa a dare visibiltà all'UCOII sui media? Vogliamo ricordare che è sua l'idea della Consulta Islamica e che l'ha persino rivendicata? Vogliamo ricordare le sue posizioni quando era di sinistra (e presto lo farò)? Quanti "sbagli", ammesso che lo siano, sono concessi a chi si spaccia come "più grande esperto di cose islamiche in Italia"? Quanta credibilità giornalistica o politica può avere uno che si contraddice ogni due mesi? Non lo chiedo a chi è di sinistra, poiché lo sappiamo già. Lo chiedo a chi è di Destra, datemi una risposta: siete messi così male che dovete dar credito a Magdi Allam?

lunedì 18 settembre 2006

Il quesito dello sceriffo

AdnKronos - Il rabbino capo sefardita di Israele critica le parole del Papa sull'Islam e Maometto. In una lettera inviata allo sceicco Yusef Qaradawi, uno dei più influenti predicatori islamici, Shlomo Amar afferma: «La nostra via è quella di onorare ogni religione e ogni nazione come è scritto nel libro dei profeti...Anche quando c'è una battaglia tra le nazioni, questa non può essere trasformata in una guerra di religioni». La lettera, scritta in arabo, è stata prima inviata al rabbino Menachem Froman, dell'insediamento ebraico di Tekoa, in Cisgiordania, che ha aggiunto alcune sue considerazioni: «Ogni ebreo che studia le scritture dei grandi saggi sa che i nostri grandi pensatori hanno scritto in arabo, hanno vissuto nei Paesi islamici e hanno partecipato con i grandi pensatori musulmani allo sforzo per spiegare la parola di Dio...Noi sappiamo che l'Islam è una religione di pace».
Posto che il Rabbino Capo di Israele sostiene che l'Islam è una religione di pace, secondo voi, lo sguattero Sartori sarebbe in grado di etichettarlo lo stesso come "antisemita"?

Margaritas ante porcos

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«Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo,
e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane,
come la sua direttiva di diffondere per mezzo
della spada la fede che egli predicava».
Manuele II Paleologo, citato da Papa Ratzinger
Mi pare di capire dai comunicati diramati dalla Santa Sede e dalle parole pronunciate dal Papa all'Angelus, che quanto è accaduto fosse sostanzialmente un "errore di comunicazione". In realtà, non c'è stato nessun errore di comunicazione, almeno da parte del Papa: nel momento in cui impartiva la sua "lectio magistralis" infatti, egli si considerava un semplice docente che esprime il proprio punto di vista ad un platea universitaria, ricorrendo ad una citazione storica. Ha espresso, come dice Giovanni Filoramo sull’Unità "un giudizio legittimo rispetto a un’altra religione, sulla quale ha dato una valutazione teologica". Personalmente, non condivido il giudizio espresso e ritengo particolarmente superficiale e poco contestualizzata la lettura che ha fatto dell'Islam e della sua diffusione, ma si tratta - appunto - di affermazioni da confutare sul piano storico e teologico. L'errore di comunicazione, invece, è stato quello delle agenzie italiane - riprese poi dalle reti satellitari arabe - che hanno, come è loro consuetudine fare, estrapolato quelle citazioni da una lezione per rilanciarle sul palinsesto mediatico mondiale, divulgando su un mezzo di comunicazione di massa - nel XX secolo - le considerazioni particolarmente avvelenate espresse da un imperatore (e quindi manco da un uomo di fede) assediato da un esercito musulmano 600 anni fa, spacciandole per dichiarazioni del Capo spirituale del Cattolicesimo.
Probabilmente, nel mondo islamico, pochi letterati sapevano delle offese dell'Imperatore di Costantinopoli, cosi come sicuramente pochissimi sanno dell'affresco che raffigura Maometto all'Inferno presso la Basilica di S. Petronio a Bologna (spesso indicata come prossimo obiettivo dei terroristi perennemente addormentati in Italia seppur particolarmente fissati con questo obiettivo supermonitorato). Oggi però - grazie all'irresponsabilità dei media italiani - tutto il mondo islamico pensa che la Chiesa Cattolica lo stia insultando, come accadeva seicento anni fa (mentre si trattava di una semplice citazione) e tutto il mondo cristiano pensa che la Chiesa Cattolica sia sotto attacco da parte del mondo islamico (mentre lo è solo da parte delle frange fondamentaliste: i governi si sono limitati alla protesta diplomatica). Per i media italiani infatti - nel momento in cui estremisti di entrambi gli schieramenti spacciano la guerra in corso per una guerra di religione - qualsiasi cosa si presta ad accreditare la versione dello scontro, anche un dettaglio insignificante. Se un Comune costruisce la moschea, ne fanno una notizia per aizzare i cristiani e se non la costruisce ne fanno una notizia per aizzare i musulmani. Figuriamoci se poi il dettaglio è una citazione storica pronunciata dal Papa, ma offensiva nei confronti dei musulmani, già provati dalle scene - quelle si "cattive e disumane" - di dolore in Iraq, in Libano e in Palestina.
Anche se quella che è in atto su tutti questi fronti non è una guerra di religioni, bensì una guerra politico-economica, con motivazioni strategiche ben precise, ad alcuni piace giocare con i riferimenti religiosi, per abbindolare i creduloni e circondarsi da un'aureola di misticismo. E così vediamo Bush che parla di "crociate", un generale del Pentagono che dichiara di combattere l'Islam per il trionfo della cristianità, dei rosari con il crocefisso appesi ai cannoni statunitensi che bombardano Falluja, degli evangelizzatori protestanti che scorazzano per l'Iraq già dilaniato dalla guerra civile, per non parlare dei fondamentalisti islamici che colgono tutti questi elementi per rilanciare la loro propaganda, puramente retorica, contro "gli infedeli". Anche gli insulti non mancano, dai "fottuti figli di Allah" di Fu Fallaci alle "scimmie e cammelli" di Calderoli, la demonizzazione e animalizzazione dell'Islam e dei musulmani è tuttora in corso, e ad essa corrisponde un eguale demonizzazione del Cristianesimo indicato non più come autentica rivelazione, come appunto specificato dal Corano, ma come "religione degli infedeli". La differenza sta in un piccolo dettaglio: in questo particolare momento storico sono islamici i paesi che vengono colonizzati, e di certo ritenere di essere insultati nella fede (che, come giustamente sottolineato dal Papa pochi giorni prima, viene vissuta in maniera più forte da parte islamica) non è cosa particolarmente gradita.
Già in occasione della vicenda delle vignette danesi, ebbi modo di ricordare la ricca eredità letteraria greco-bizantina, tutt'altro che elogiativa, sulla figura di Maometto. Ho scritto della cronistoria della profezia islamica di Teofane il Confessore dalla quale emerge che Maometto sarebbe un individuo cupido e simulatore, ho ricordato il riferimento di Giorgio Monaco al "pseudoprofeta dei Saraceni, Muchumet" e alla "sua ignobile e assolutamente infame eresia", nonché l'ampia scelta degli epiteti attributi da Niceta di Bisanzio al Profeta dell'Islam: furfante, barbaro, nemico di Dio, demoniaco, ateo, debosciato, predone, sanguinario, bestemmiatore, stupido, bestiale e arrogante. Come ebbi modo di sottolineare allora, il mondo cattolico riprese da fonti bizantine o cristiano-orientali tali notizie aggiungendovi una selva di particolari tutti feroci. Ma questi insulti erano all'ordine del giorno, alcuni secoli fa, in un contesto segnato dall'inarrestabile avanzata islamica (seppure in larga parte pacifica, e a questo aspetto ho dedicato un intero libro) e dalla debolezza dell'Occidente. In quell'epoca però, l'assenza dei media che riportassero gli insulti e gli orrori della guerra e la genuina dottrina islamica che impediva la denigrazione di altre fedi permetteva di tenere la situazione sotto controllo.
Oggi, invece, in tutto il mondo gli animi sono surriscaldati: nel mondo islamico dalla guerra in corso che entra in tutte le case, nel mondo occidentale dagli attentati terroristici in corso, visti in diretta. Come scrive Farian Sabahi su La Stampa "La lectio magistralis di Ratisbona è la goccia che fa traboccare il vaso, dopo le crociate medievali e il colonialismo europeo", mentre in Occidente tutti se la prendono con i musulmani (sic) che "vogliono buttare il crocefisso fuori dalle aule scolastiche". E laddove c'è ignoranza - sia in occidente che in oriente - anche una citazione storica in una lezione accademica può scatenare un putiferio. Secondo me, il Santo Padre dovrebbe tenere le sue lezioni - specie se contenenti riferimenti storici di quel tipo - a porte chiuse, e riflettere prima di ricorrere a queste intepretazioni che hanno lo scopo evidente di riportare, anche se in maniera discutibile, l'Occidente sulla Via del Signore. Non si tratta di censurare il Papa o limitare la sua libertà di espressione, bensì di seguire l'avvertimento che implica una deliberata restrizione della conoscenza a fin di bene. Si tratta di applicare l'insegnamento che Cristo fece ai suoi discepoli dopo il celebre discorso della montagna, quando disse: "Nolite dare sanctum canibus, neque mittatis margaritas vestras ante porcos, ne forte conculcent eas pedibus suis, et conversi dirumpant vos", cioè: "Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perché non le calpestino e, rivoltandosi, vi sbranino". La citazione di Paleologo non è certo una "perla" in termini di diplomazia politica o di conoscenza spirituale dell'Islam, essendo lo sfogo di un imperatore del 14° secolo preoccupato per il proprio trono: un motivo in più per non ricorrervi anche se è una perla sotto il profilo storico, mentre i porci - nel nostro caso - sono gli ignoranti incapaci di contestualizzare le citazioni e quelli che tentano di strumentalizzarle in entrambi i campi.
Ma se il Santo Padre è invitato a non sottovalutare questo aspetto, e il gravoso ruolo che gli è stato affidato quale guida spirituale del mondo cattolico e quindi come responsabile del suo gregge nel mondo islamico, anche i leader musulmani di una certa levatura - che non sono di certo, si spera, né incolti né ignoranti - sono invitati a contenere le polemiche e a non soffiare sul fuoco, per evitare le figuracce. Particolarmente apprezzabile la presa di posizione di chi ha accettato i chiarimenti, tentando di calmare gli animi pur contestando la lezione, quanto è vergognosa l'isteria di chi continua a lanciare accuse e minacce contro la Chiesa. Era giusto indignarsi (con le proteste diplomatiche e il boicottaggio economico, s'intende) per le vignette provocatrici dei quotidiani danesi, poiché si trattò di una provocazione mediatica deliberata e reiterata, totalmente inutile e fuori contesto - per non parlare del rifiuto di tutti i tentativi di dialogo - ma scatenarsi immediatamente con tanto di effigie bruciate del Papa per una lezione universitaria (per quanto non condivisibile) è davvero esagerato. Se poi, come al solito accade in queste circostanze, i fondamentalisti colgono l'occasione per incendiare le chiese e uccidere le suore, ancora peggio. Mi meraviglia però che ci si offenda così tanto per una citazione nella conferenza di un uomo di fede che per un giorno si è fatto docente e non per le prediche odierne di alcuni imam e docenti universitari oscurantisti che, nel mondo arabo - con tanto di microfono - sbraitano interpretazioni fantasiose del Corano sui cristiani - bollandoli come "infedeli" - nel tentativo di aizzare le piazze, avendo proprio alle spalle una frequentatissima Chiesa.