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domenica 31 dicembre 2006

Buon Anno

a tutti!

In lutto per Saddam

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Agenzie e comunicati stampa - «Il processo che ha condotto a questa condanna a morte è stato troppo anche per i bassissimi standard ai quali siamo ormai assuefatti. Un processo di questo tipo si tiene quando il paese è pacificato e sotto una dirigenza indipendente, e non con un'occupazione militare in corso e con una guerra civile che insanguina il suolo patrio col sangue dei patrioti. L'attuale Iraq, esattamente come il suo sponsor principale, gli Stati Uniti d'America, sono quindi paesi barbari ed incivili». Lo sottolinea in una nota la Iadl, Islamic Anti-Defamation League, aggiugendo che l'organizzazione «è in lutto per questo grave atto di disprezzo dei basilari principi etici e valoriali che condividiamo con i credenti di ogni religione ed i laici attenti ai diritti umani, che respingono la tesi incivile che attribuisce alle istituzioni il ruolo di boia. Oggi è la giornata più importante dell'anno per i credenti musulmani, ebrei e cristiani, è il giorno in cui la fede in Dio viene confermata dal sacrificio che Abramo sarebbe stato pronto ad offrire a Dio, uccidendo il proprio figlio. Ed è anche la giornata in cui Dio, di fronte all'atto di fede assoluta al quale il nostro capostipite era pronto ha mostrato misericordia e perdono. Questa è la giornata della fede e della misericordia per i musulmani, e l'amministrazione Bush ha preteso, ed ottenuto, che venisse funestata da un assassinio istituzionale a sangue freddo». E' seguita una breve conversazione telefonica tra la portavoce ed il Garante della Privacy, prof. Pizzetto, per segnalare la grave esibizione dell’immagine di un moribondo Saddam Hussein nei giornali e telegiornali della penisola. “Siamo all’inciviltà pura. L’esibizione del nemico in catene, la sua morte esposta trionfalmente nella totale negazione della sua umanità è francamente oscena. Questo genere di ostentazione è il sintomo di un imbarbarimento del costume nazionale ed alla cooptazione di feticci americani che non ci appartengono, quello della vendetta di stato, del boia istituzionale” dice l'On. Dacia Valent. “Ho fatto presente la nostra vibrata protesta ufficiale al prof. Pizzetti, al quale ho chiesto a nome della comunità delle persone civili che le immagini del morituro ex presidente dell’Iraq non venissero diffuse. Il professore mi ha assicurato del suo interessamento presso gli altri componenti dell’organo collegiale che presiede, al fine di impedire l’ulteriore diffusine di queste immagini che fanno male, che offendo e che diseducano i nostri figli alla civiltà. Speriamo bene.” conclude Valent. Pizzetti risponde con «L'auspicio che tutti gli operatori dell' informazione sentano comunque il dovere di garantire con il massimo scrupolo il rispetto del valore fondamentale della dignità della persona, anche in una circostanza come questa che così profondamente interroga la coscienza di tutti». Corradino Mineo, direttore di Rai News 24, interviene nel dibattitto dicendo «Credo che la cosa che davvero vada evitata è quell'indugiare morboso su alcuni particolari, alcune parole. Questo sì lo trovo umiliante ed anche per questo anche noi abbiamo scelto da subito di non mostrare il cadavere di Saddam. Perchè anche il cadavere di Caino merita dignità. Non si può cercare di fare ascolto con la morte, di nessuno». Anche Emilio Fede non mostrerà le immagini: «So già che tutti i miei collehi, nascondendosi dietro un malinteso diritto di cronaca continueranno a mostrare il suo cadavere. E lo faranno, sia ben chiaro, non per motivi alti o sociologici ma solo per andare incontro a quella curiosità morbosa che è legata purtroppo sempre a tragedie come questa. Non ne faccio una questione di etica del giornalismo ma di sensibilità umana».

sabato 30 dicembre 2006

E ora, la botola è aperta

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Stamane, primo giorno della Festa del Sacrificio celebrata dai musulmani di tutto il mondo - con una tipica sensibilità cowboyesca - o forse sarebbe il caso dire cowboiasca - Saddam Hussein è stato sacrificato su un altare iracheno, per mano dell'occupante americano. Proprio cosi: non per mano degli iracheni, come qualche agente di propaganda vorrebbe farci credere, ma per mano dell'occupante che se l'è tenuto fresco e pronto-consegna dopo un processo-barzelletta che non aveva nulla da invidiare a quelli inscenati dal regime guidato dallo stesso raiss, e avendo cura di eseguirla in fretta e furia per un reato "interno", prima che un eventuale processo per il massacro dei curdi rivelasse qualche scheletro nell'armadio statunitense, tipo "piccole" consegne di armi chimiche o "insignificanti" aiuti militari forniti nel corso della sanguinosa guerra contro l'Iran.
Rispettabilissimi enti ed esperti hanno già descritto l'intero procedimento, conclusosi con la scontata condanna a morte dell'ex-raiss, con i termini che più gli si confacevano: scandalo, vergogna, tragedia, schifezza. Ma non è il caso dilungarsi per dimostrare quanto fosse strumentale e priva di legittimità la sentenza emessa, quando a sostenerne la correttezza e validità è gente come Magdi Allam che tracciò, a suo tempo, un ritratto dell'ex dittatore basato su autorevolissime fonti, come il settimanale Gente e le divinazioni del Mago Otelma, o sedicenti esperti competenti in corbellerie di cui si non è sentito neanche un lamento a difesa della "sacralità della vita" di vecchi, donne e bambini palestinesi o libanesi, capaci di esprimersi ad intermittenza nei loro editoriali a favore o contro la pena di morte, come gli imperatori romani stravaccati nella loggia d'onore del Colosseo, perlomeno fin quando sono al potere.
Ma ora che Saddam è morto, voltiamo pagina e pensiamo al futuro. Mi piacerebbe per esempio vedere se l'Iraq sarà in grado di recuperare almeno un decimo della qualità del proprio servizio sanitario (per decenni il migliore del Medio Oriente), o se sarà capace di ripristinare la sicurezza nelle proprie strade, dove ogni giorno cento-duecento iracheni trovano la morte (e non per incidenti automobilistici), o se riuscirà a fermare la fuga all'estero di centomila iracheni al mese e il furto legalizzato delle proprie risorse. Mi piacerebbe inoltre vedere se i neoconservatori saranno in grado di minacciare e ricattare impunemente la nuova potenza regionale iraniana ora che le hanno consegnato l'Iraq sciita. O se saranno in grado di fermare l'ondata islamista che avanza con forza in tutto il Medio Oriente, forte della fine che ha fatto l'ultimo dittatore laico panarabo. O se riusciranno a bloccare le centinaia, migliaia di kamikaze che il Jihadismo sta reclutando e addestrando oggi in Iraq.
La botola si è aperta, ma a finirci dentro - statene pure certi - non è stato solo Saddam.

giovedì 28 dicembre 2006

Stavolta non ci sono riusciti

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Natale a Dubai

Aki- In occasione delle festività natalizie di quest'anno, le diverse comunità islamiche presenti in Italia hanno espresso la loro contrarietà all'iniziativa intrapresa da alcune scuole italiane, che per non mancare di rispetto ai bambini musulmani, hanno deciso di abolire alcune tradizioni cristiane tipiche del periodo natalizio, come l'albero, il presepe e le canzoni in ricordo della nascita di Gesù. I primi a schierarsi in favore di queste tradizioni sono proprio le associazioni musulmane, che quest'anno hanno inviato numerose lettere di auguri alle comunità cristiane di tutto il paese in occasione del giorno di Natale. Hanno fatto di più invece i musulmani della moschea di Colle Val D'Elsa, che hanno realizzato un albero di Natale nel cantiere dove sorgerà la futura moschea senese, accogliendo un appello di varie associazioni come la Iadl e la Confederazione dei marocchini in Italia , che avevano chiesto di celebrare il Natale facendo l'albero e scambiando gli auguri con i fedeli cristiani (Nota del sottoscritto: a invitare le moschee a celebrare il Natale è la IADL, menzionata perfino da Magdi Allam). Tra le lettere inviate dalle comunità musulmane, dopo quella della Coreis, che invita anche al dialogo con gli ebrei, e quella del sito Islam-online.it, trova ampia diffusione quella scritta da alcune famiglie musulmane che vivono nella città di Sassuolo, in provincia di Modena, e inviata alla parrocchia locale. «Siamo un gruppo di famiglie musulmane che vivono e operano da anni nel Distretto della ceramica - si legge nella missiva - La nostra comunità religiosa è vicina alla comunità cattolica per la festa grande che vivrà a giorni: il Natale di Gesù. Oggi tocca a noi fare gli auguri, essere vicini e pregare per l'evento che ricorda la nascita di un grandissimo profeta, Gesù, venerato da tutto l'Islam. Cogliamo questa occasione inoltre per fare chiarezza su come si stia strumentalizzando la questione della realizzazione del presepe nelle scuole o nei luoghi pubblici. Noi non siamo assolutamente contrari a queste tradizioni, anzi, riteniamo che fare memoria di un evento, non vergognarsi della propria identità abbia grande valenza educativa e aiuti a far crescere nelle nuove generazioni il rispetto per gli altri e per il credo che professano». Messaggi di auguri in occasione del Natale sono stati inviati anche dalle comunità sciite italiane e da altre associazioni come quella dell'Alleanza islamica d'Italia e dell'Ucoii. «La Vergine Madonna, il simbolo della donna scelta da Iddio Altissimo, non può essere se non l'esempio per tutti noi musulmani e cristiani - si legge in una missiva dell'Unione islamica - Il suo parto miracoloso non può essere se non occasione di dialogo, incontro e di un cammino insieme».

mercoledì 27 dicembre 2006

L'Albero musulmano

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Solidarietà: Pranzo di Natale a Trastevere per 2000 poveri romani grazie all'iniziativa della Comunità di Sant'Egidio che ogni anno imbandisce la tavola per gli indigenti. Anche a Milano 70 famiglie hanno accolto con loro degli stranieri bisognosi. L'imam di Colle Val d'Elsa, infine, ha portato come ''simbolo di pace'' un albero di Natale tra gli operai musulmani e cristiani che lavorano al cantiere allestito per la costruzione della contestata moschea toscana.
Nel segno della distensione tra le confessioni religiose l’iniziativa volutà dalla comunità musulmana di Colle val d’Elsa, in Toscana, che ha collocato un enorme albero di Natale nel campo dove sono iniziati i lavori per la costruzione della loro moschea.
Con le sue luci illumina il buio del campo dove sorgeranno la moschea e il centro islamico di Colle Val d´Elsa (Siena) e «ha più forza di qualsiasi parola di pace e di tolleranza». E´ l´albero di Natale voluto dall´imam di Colle Val d´Elsa Feras Jabareen e da tutta la comunità islamica e collocato all´interno del cantiere dove sorgerà la contrastata moschea toscana. Dopo giorni difficili, che hanno visto moltiplicarsi gli insulti e le violenze al cantiere, il primo gesto di distensione viene proprio dalla comunità musulmana che ha collocato l´albero - un abete di 5 metri addobbato con sfere colorate e luci - proprio dietro al cancello del cantiere. Un simbolo del Natale, anche se simbolo pagano, che nulla ha a che vedere con la tradizione islamica ma che, come ha detto Jabareen, «vuole essere un segnale di pace e tolleranza».
Pare che la "taqeyeggiante" Comunità Islamica di Colle Val D'Elsa si avvalga di ottimi consulenti d'immagine. Ma chi saranno mai?

Tony Taqqiya

"L'aspetto più notevole del Corano è a mio avviso il suo carattere progressivo (...) È a favore della scienza e della conoscenza e rifugge dalla superstizione. È concreto e molto avanzato per i suoi tempi nei confronti del matrimonio, delle donne e delle forme di governo. Sotto la sua egida l'espansione e il dominio dell'Islam in terre precedentemente cristiane o pagane sono stati incredibili. In passato l'Islam ha fondato un impero e ha guidato il mondo nelle scoperte, nell'arte e nella cultura".

martedì 26 dicembre 2006

Un albero sul Colle

Un albero di Natale nel cantiere dove dovrebbe sorgere il centro culturale islamico di Colle Val d'Elsa. A volere l'albero è stata la stessa comunità islamica valdelsana guidata dall' Imam Feras Jabareen, come segno di rispetto delle tradizioni del luogo che la ospita. L'albero è stato sistemato dietro il cancello di accesso all'area.

domenica 24 dicembre 2006

giovedì 21 dicembre 2006

Venezia, l'Oriente e le salsicce

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Dice il proverbio "a vecchia non vuliè murì pi s'impare'": la vecchia non voleva morire perchè, nonostante la sua tarda età, l'esperienza non le consentiva di non ripetere alcuni errori e quindi aveva ancora molto da imparare. Purtroppo, l'anziana scrittrice Fallaci è morta senza imparare nulla (anche se mi rimane il dubbio che sapesse ben più di quanto abbia voluto far vedere). Se fosse viva infatti, le avrei senz'altro omaggiato un biglietto per visitare la mostra "Venezia e l'Oriente" allestita fino al 18 febbraio prossimo presso l'Istituto del Mondo Arabo a Parigi (e da marzo a New York): forse sarebbe stata costretta a rimangiarsi le corbellerie che aveva scritto sull'eredità islamica in Italia.
La mostra propone oltre duecento oggetti provenienti da raccolte veneziane e da vari musei del mondo che testimoniano come «la più orientale delle città occidentali» abbia costruito la sua immortale bellezza su una fittissima rete di relazioni con l’Oriente, nelle sue tante declinazioni: bizantine e arabe, in primo luogo, ma anche mamelucche, persiane e turche. A tal fine, sono offerti all’ammirazione dei visitatori splendidi tappeti e vetri laccati, ceramiche e lapislazzuli, cuoi ed astrolabi, nonché importanti opere pittoriche, quali il celebre ritratto di Maometto II realizzato da Gentile Bellini che, assieme ad una lunga serie di istantanee di sultani baffuti e ingioiellati, racconta storie di dialogo e rispetto.
Francamente trovo ridicolo dover andare a Parigi (o addirittura a New York) per poter visitare una mostra su Venezia e i suoi secolari rapporti con il mondo islamico, ma tant'è: l'Italia non ha né voglia né interesse a valorizzare il proprio "patrimonio islamico", che dimostra in modo irrefutabile che il contatto con l'Islam è stato ben più profondo delle Crociate e di Lepanto. Tant'è vero che l'ideatore e commissario scientifico della mostra, altro non è che il Conservatore presso il Dipartimento di Arte islamica del Metropolitan Museum of Art di New York, l'italianissimo Stefano Carboni, che già vedo in fuga dall'Italia.
Che volete che vi dica? A vedere la moschea di Parigi - inaugurata nei lontani anni venti - mentre in Italia si aggira un Europarlamentare leghista (Borghezio) che lancia salsicce sui musulmani di passaggio per il centro di Colle Val D'Elsa in segno di "protesta" contro la costruzione di una moschea, viene da pensare - seppur erroneamente - che la battuta sulle "civiltà superiori ed inferiori" non fosse, dopotutto, così assurda.

domenica 17 dicembre 2006

Vie libere

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Due giorni fa le agenzie ci hanno informato che nell' ambito delle iniziative di prevenzione predisposte dal Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (Casa), è stata eseguita su tutto il territorio nazionale un' attività di controllo inquadrata nella strategia «vie libere mirate». L'operazione - pianificata dalla Direzione centrale della Polizia di Prevenzione, in collaborazione con il Comando generale dell' Arma dei Carabinieri e con il Comando generale della Guardia di Finanza - ha riguardato i luoghi di aggregazione islamica, quali call center, internet point e money transfer. I servizi svolti hanno portato a 5.701 obiettivi controllati; 19.104 persone identificate; 147 persone arrestate, nessuna delle quali per fattispecie riferibili ad attività terroristiche; 453 procedure di espulsione avviate con l' accompagnamento di 39 stranieri presso Cpt; 400 persone denunciate per reati vari; 437 contravvenzioni elevate, nei confronti di altrettanti gestori di call-center, internet point e money transfer, per irregolarità amministrative.
Con tutto il rispetto per le forze dell'Ordine, non riesco ancora a capire cosa ci sia dietro l'eccessiva pubblicizzazione riservata a questo tipo di servizi. Ovviamente le forze dell'Ordine svolgono una funzione importante, e nessuno vieta loro di fare i controlli necessari, ovunque lo ritengano opportuno. Anche se non credo che i call-center, internet point e money transfer, che forniscono servizi ad immigrati di ogni razza e colore, siano dei tipici luoghi di "aggregazione confessionale", e quindi prettamente "islamica". A meno che non ci sia dietro questa curiosa riqualificazione, il divieto - esplicito o implicito - di costruire luoghi di culto islamici in Italia. Mi chiedo però come mai le ricerche delle forze dell'Ordine - stando almeno ai media - si concentrino sempre sui "luoghi di aggregazione islamica" e non su quelli di aggregazione "romena", o "cinese", dove sicuramente qualche forma di "malavita" esiste. Mi si dirà perché "non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani", e le operazioni sono inquadrate nell'ambito di un'azione anti-terrorismo.
Peccato che nelle numerose operazioni "mirate" della stessa tipologia il risultato sia stato sostanzialmente identico: "persone arrestate, nessuna delle quali per fattispecie riferibili ad attività terroristiche". Le forze dell'Ordine arrestano clandestini comuni, evasori fiscali e ladri di polli poi pubblicizzano l'operazione con cifre pompose come se avessero arrestato chissà quanti membri di quale milizia fondamentalista "in sonno", alimentando i pregiudizi e le diffidenze della popolazione locale. Non ho mai visto, invece, comunicati stampa delle Forze dell'Ordine che ci informano di quanti borseggiatori sono stati arrestati, di quanti rapinatori sono stati presi o di quanti truffatori sono stati bloccati. Non credo infatti che siano tutti islamici, quelli che si dedicano a questo tipo di attività, anzi. Cosi come non credo che le forze dell'Ordine si impegnino solo a rastrellare musulmani per rendere le "vie libere" e l'aria respirabile, quindi - visto che spesso e volentieri ricevo, su questo blog, visite dall' "Arma dei carabinieri" - perché non ci comunicano, tramite i soliti, puntuali, ed esaustivi lanci di agenzia, i dati relativi alla loro senz'altro lodevole attività in altri settori attinenti alla pubblica sicurezza?

venerdì 15 dicembre 2006

Condanne sincere e silenzi imbarazzanti

«Lasciare la testa di un maiale, animale proibito per i musulmani, davanti ad un luogo sacro è segno inaccettabile di intolleranza e disprezzo per la fede altrui. Noi ci auguriamo che episodi del genere, opera di un esiguo gruppo, non si debbano ripetere mai». Lo scrivono le Comunità Ebraiche di Firenze e Siena, in una nota di solidarietà rivolta ai musulmani di Colle Val d'Elsa, dopo che alcuni giorni fa ignoti hanno lasciato la testa mozzata di un maiale vicino ai cantieri dove è in costruzione la moschea. Magdi Allam dov'è? Perché sta zitto? Ha la coscienza a posto? Perché non condanna l'episodio? E' bravo solo a dare addosso all'Imam Jabareen?

giovedì 14 dicembre 2006

Opera awanta

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Nei cinema egiziani "di terza classe", il pubblico era solito gridare "sinema awanta, hatu flusna" (cinema scadente, ridateci i nostri i soldi) quando il film veniva interrotto per il cambio della bobina cinematografica, per un guasto oppure quando risultava sgradito. Mai e poi mai avrei immaginato che una cosa simile potesse capitare in Italia, alla Scala, durante la rappresentazione dell'Aida. Speravo che il ritorno della famosa opera al teatro meneghino - con tanto di ori e decori - cancellasse la vergogna dell'Ambrogino d'Oro assegnato a Renzo Martinelli nonché proposto da consiglieri di Forza Italia per l' "Agente Betulla" e poi assegnato al Direttore di Libero, Vittorio Feltri, riuscendo in questo modo a svalutare totalmente un premio già scaduto in basso l'anno scorso con l'assegnazione a Oriana Fallaci e Magdi Allam. Ahimé, nemmeno l'Aida è riuscita a passare indenne da Milano: un pubblico incivile ha trasformato i loggioni in curva Sud, con fischi e buuuu, il tenore - ferito nel suo incommensurabile ego - non ha trovato nulla di meglio da fare che abbandonare il palco in pieno atto, il suo sostituto - nella furia di dimostrare la sua bravura e sangue freddo - si è precipitato in camicia nera (e jeans) sul palco. Uno scempio, una barbarie, un sacrilegio: se Verdi fosse presente in sala l'avrebbero stroncato sul posto con un infarto.

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Un'opera simile - unica nel suo genere - punta molto sulla magia dei costumi, dei decori, dell'atmosfera: quei dilettanti allo sbaraglio della Scala sono riusciti a rompere l'incantesimo e trasformare un appuntamento mondano di prima classe in una barzelletta che ha fatto il giro del mondo, l'ennesima figuraccia internazionale per quella che dovrebbe essere la Patria dell'Opera. Come egiziano, e cioè come "proprietario" di questa rappresentazione (Verdi fu infatti pagato con le tasse dei miei nonni e bisnonni), non posso che esprimere la mia indignazione e confermare che non c'è Zeffirelli che tenga, quando si parla di Aida (colgo l'occasione per chiedergli come ha fatto a deporre il suo Fiorino d'Oro sulla tomba della Fallaci, quando fu proprio lei a scrivere che «...come i musulmani vorrebbero che tutti diventassimo musulmani, loro vorrebbero che tutti diventassimo omosessuali»). Quell'opera va vista in Egitto, sotto le piramidi, come io stesso ebbi modo di vederla nell'ottobre del 98 (da allora, l'appuntamento - salvo imprevisti - si ripete ogni anno). Colgo l'occasione inoltre per correggere un'altro degli strafalcioni che Magdi Allam ha riportato nel suo libro, quando ha scritto a P.19 de "Io amo l'Italia", Ed. Mondadori: "Si trattava di un'emigrazione (quella italiana, ndr) iniziata attorno al 1830 e che si incrementò dopo l'inaugurazione del canale di Suez il 17 novembre 1869 e i solenni festeggiamenti con la prima mondiale dell'Aida di Giuseppe Verdi al Teatro dell'Opera del Cairo".
Ebbene, a dimostrazione del fatto che Allam scrive spesso e volentieri di ciò che non conosce, il Teatro dell'Opera del Cairo fu inaugurato con il "Rigoletto" di Verdi, il 1 novembre 1869, poiché il famoso compositore si era rifiutato di comporre un'apposita opera per il Khedive Ismail, governatore dell'Egitto, che ne sognava una speciale per l'inaugurazione dell'Opera e del Canale. Nel 1870, il famoso archeologo francese, Auguste Mariette, che non disdegnava la narrativa, scrisse una tragedia ispirata all'Antico Egitto e la sottopose a Ismail Bey. Entusiasmato, il governatore si rivolse a Camille Du Locle, direttore de L'Opéra Comique, che ricontattò Verdi che però rifiutò nuovamente. Quando Du Locle fece intendere che il Khedive si sarebbe rivolto a Wagner o Gounod, Verdi trovò lo scenario molto interessante e chiese 150.000 franchi per realizzarlo. Il contratto fu firmato il 29 luglio 1870, e la prima era prevista per il gennaio del 1871. Fu però ritardata a causa della guerra franco-prussiana, che bloccò Mariette con i decori e i costumi in Francia. La prima rappresentazione avvenne quindi alla Khedivial Opera House del Cairo il 24 dicembre 1871.

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Ormai sulla povera Aida si accaniscono tutti. Pensate che siamo arrivati al punto che il ballerino viene criticato perché portava un "abito succinto" e qualcuno l'ha persino paragonato ad un cubista. Una giornalista de Il Giornale, gli pone persino la domanda: "Forse un filo di invidia per il fisico e i tanto decantati glutei?". Pensavo che certe cose accadessero solo in Egitto: mi ricordo di una rappresentazione di balletto che vide la partecipazione di un gruppo di impiegati pubblici a cui il Ministero della Cultura egiziano aveva regalato dei biglietti dell'Opera. Siccome gli impiegati pubblici egiziani di solito non brillano per formazione culturale, ad un certo punto uno di loro - sconvolto dalla "mise" del ballerino - esclamò, in un momento di silenzio musicale: "Waheduuuuu", che non è un "Buuu" ma qualcosa che gli assomiglia: si tratta di un'esortazione a recitare la testimonanza di fede "Non c'è Dio al di fuori di Dio", normalmente recitata quando ci ci si ritrova di fronte ad una processione funebre o un matto. Una signora in prima fila si è alzata, ha chiamato le maschere e ha, giustamente, piantato su un casino, dicendo all'interessato: "Ma se non capite niente di Opera che cavolo venite a fare?". Di fronte al maltrattamento riservato all'Aida anche alla Scala, come egiziano non posso che chiedere la restituzione dei 150.000 franchi pagati a Verdi con gli interessi, o la rinuncia alla sua rappresentazione in Italia: Opera awanta, hatu flusna!

mercoledì 13 dicembre 2006

Istigazione a delinquere

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Oriana Fallaci la voleva far saltare in aria. Borghezio si è dichiarato «Pronto alle barricate» per impedirne la costruzione. Magdi Allam ha prontamente bollato il suo Imam (nonché suo ex-protetto) come un «Fratello musulmano integralista e doppiogiochista». Le istigazioni a delinquere non sono mancate e nei giorni scorsi, per "protesta" contro la costruzione del luogo di culto islamico a Colle Val D'Elsa, ignoti avevano divelto dei paletti dal recinto che circonda il terreno destinato all'edificio. Ieri notte, invece, i vandali hanno lasciato una testa di maiale, per sfregio, proprio davanti al cantiere. Appare chiaro l'intento provocatorio dell'azione, in quanto il maiale è considerato dall'Islam (e dall'Ebraismo) un animale impuro. A dare l'allarme è stato il custode, che ha avvertito i carabinieri. I militari ora stanno indagando per cercare di risalire agli autori del gesto, che finora non è stato rivendicato. Il segretario provinciale delle Lega Nord di Siena, Francesco Giusti, si è premurato di affermare che «Il gesto dell'abbandono di una testa mozzata di suino vicino la nuova Moschea di Colle Val d'Elsa non può essere opera che di qualche imbecille, un atto assurdo e totalmente fuori luogo, che non ha nulla a che vedere con l'ideologia e l'azione politica di chi sta portando avanti, nel solco della tradizione democratica della Città di Colle, la battaglia contro la costruzione della seconda più grande Moschea d'Italia». Forse è il caso ricordargli che non molto tempo fa un noto provocatore si era presentato alla moschea dell'Imam Jabareen con una collana di salsicce al collo (si, proprio cosi). O che nel 2000 una folla leghista, con tanto di prete in testa, versò urina di maiale sul terreno dov'era prevista la costruzione di una moschea, prima di ascoltare la predica infuocata dell'ex ministro Calderoli. Lo stesso che fu costretto alle dimissioni dopo aver mostrato in diretta TV una maglietta recante le famigerate vignette di Maometto, gesto irresponsabile che provocò l'assalto alla rappresentanza diplomatica italiana in Libia, con corredo di morti. Rinfreschiamo la memoria del Signor Giusti, che probabilmente soffre di amnesia: dopotutto le "opere degli imbecilli" non sono poi cosi estranee all'ideologia e all'azione politica del movimento che egli rappresenta. Se di imbecilli si tratta, ho la netta impressione che gli basterà cercare in casa per dare una mano ai carabinieri. (E comunque mi fa pena il povero maialino sacrificato da questi buzzurri per fare un dispetto ai musulmani: dove sono gli animalisti? O sono bravi a protestare solo quando i fedeli dell'Islam sacrificano gli agnelli per la festa di Abramo?)

martedì 12 dicembre 2006

Su Rai 3

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Il sottoscritto sarà ospite dell'odierna puntata di TG3 Punto Donna, il settimanale televisivo che andrà in onda alle ore 12:25 circa su Rai 3. Tema: la condizione delle donne islamiche in Italia e il recente progetto di Legge sulla Libertà religiosa in esame alla Camera.

Bestseller all'ingrosso

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"Trecentodieci pagine di piagnisteo condite di incredibili strafalcioni. Ad es. pag 136: "non e' vero che la mia scorta costa al contribuente 100.000 euro (al mese, ndr) i 5 carabinieri di scorta guadagnano 1300 euro al mese" (1300x5x13=84500 ed e' solo la paga base se aggiungiamo contributi, straordinari, trasferte e macchina spendiamo anche di piu' dei 15500 euro che mancano) oppure pag 142: "non e' vero che Hamas non ha mai colpito FUORI di Israele e territori occupati: due inglesi di origine pakistana si sono fatti esplodere a TEL AVIV" (che, ovviamente e' DENTRO Israele), troppo spesso per pareggiare le gambe di di un tavolo che traballa quindi nessuna ragione di acquistarlo". Questo il giudizio, impietoso, di un lettore insoddisfatto (ma a quanto pare non rimborsato) che ha avuto la sventura di comprare "Io amo l'Italia" di Magdi Allam. Eppure sembra che i libri del suddetto compaiano ogni tanto nelle classifiche dei libri più venduti in Italia. Il dato sarebbe preoccupante (anche se il caso in questione - per fortuna - non ha nulla a che vedere con il fenomeno Dan Brown) se non fosse che in Italia basta poco per scalare le classifiche: un' indagine dell’Istat conferma che oltre il 50% degli italiani non legge. Certi editori, per "lanciare" un libro si accontentano anche di seimila copie su tutto il territorio nazionale e basta che riescano a fare un pò di ristampe affinché un titolo si guadagni - in fretta e furia - l'etichetta di Bestseller.
Proprio per questo motivo ho trasalito quando ho letto che ben cinquecento volumi di “Io amo l’Italia, ma gli italiani la amano?” (Magdi Allam, Ed. Mondadori) sono stati regalati da Gianfranco Librandi, consigliere di Forza Italia presso il Comune di Saronno al pubblico giunto ad ascoltare l’ultima presentazione-comizio del Vicedirettore ad personam del Corriere della Sera presso il teatro locale. Le cinquecento copie (l'equivalente di ben 8500 euro sul mercato editoriale) sono state date in omaggio agli spettatori grazie all'impegno della neonata associazione culturale Satelios di cui lo stesso Librandi è presidente e di cui Carlo Mazzola, altro consigliere di Forza Italia presso il suddetto Comune, è segretario. Fra quelli che sarebbero, presumibilmente, gli sponsor della serata compaiono anche svariate aziende legate ai consiglieri in quota Forza Italia a Saronno: la Telecomunicazioni Italia Srl, di cui Gianfranco Librandi è Amministratore, la Banca Mediolanum, presso cui compare il nominativo di Carlo Mazzola, la Sarma Spa concessionaria BMW Group di proprietà di Marco Marazzi, guarda caso altro consigliere comunale di Forza Italia. Nell'elenco compare anche la Saronno Servizi Spa, che si propone di coadiuvare ed integrare l'attività di svariati comuni fra cui, ovviamente, quello di Saronno guidato da una giunta di centro-destra.
Fra i promotori della presentazione del libro di Allam, assieme al patrocinante Comune e l'Associazione Satelios, compare anche la Fondazione Magna Carta, di cui è presidente onorario l'ex Presidente del Senato, Marcello Pera, che ha un ottimo rapporto con il Vicedirettore egiziano del Corriere che rinfaccia agli italiani di non amare l'Italia quanto lui. Tra l'altro l'Associazione Satelios aveva organizzato proprio l'anno scorso un incontro di presentazione del libro di Marcello Pera, scritto con l'allora Cardinale Ratzinger, e significativamente intitolato "Senza Radici". Nulla di particolare: Gianfranco Librandi compare infatti anche nel Consiglio di Amministrazione della Fondazione Magna Carta. Ovviamente nulla vieta che dei consiglieri comunali organizzino, nel loro "tempo libero", convegni e seminari in linea con le proprie idee politiche, invitando i personaggi a loro più vicini. E nulla vieta che proprio in occasione dell'incontro con Magdi Allam essi scelgano di impegnarsi, ci si augura in prima persona e con fondi propri, a regalare in giro ben cinquecento copie del manifesto politico con cui Allam si candida a guidare l'Italia, o quanto meno i destini degli immigrati in essa residenti.
La domanda però sorge spontanea: il consistente investimento finanziario dell'Associazione presieduta da Librandi e dei promotori dell'incontro che militano in Forza Italia e il fatto che il libro di Allam – anch'egli aspirante ma deluso candidato alle ultime politiche nelle fila dello stesso partito - sia stato edito dalla Mondadori, casa editrice di proprietà dell'On. Cavalier Berlusconi è una pura coincidenza? Non si capisce infatti se il gentile omaggio dei cinquecento volumi sia da considerarsi un regalo al pubblico che ha avuto la pazienza di ascoltare Allam o, più propriamente, un regalo alla Mondadori e all'autore che, oltre a riscuotere i diritti su questo acquisto “all’ingrosso”, vedono pure il libro schizzare sensibilmente nella classifica dei best seller, prendendo quindi in contropiede altri autori, magari più bravi del nostro non tanto brillante Allam, ma senz'altro privi dei suoi preziosi e decisamente generosi appoggi politici.

venerdì 8 dicembre 2006

Islamocomunismo

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Agenzie e mezzi di informazione vari - Preghiere alla grande moschea di Regent's Park e poi sepoltura nel cimitero di Carlo Marx alla presenza di un imam. L'ex agente russo Aleksandr Litvinenko, convertitosi all'Islam prima di morire, è morto lo scorso 23 novembre a Londra, dopo tre settimane di agonia, stroncato da una dose micidiale di polonio 210. E' stato sepolto nel cimitero di Highgate, nel nord della capitale britannica, che conta tra i suoi «ospiti» illustri il padre del comunismo Karl Marx. L'hanno interrato dentro una bara speciale, ermeticamente sigillata per evitare il rischio di contaminazioni. Il corpo rimarrà infatti radioattivo per almeno una ventina di anni. Malgrado abbia abbracciato in extremis la fede in Allah, Litvinenko non è stato sepolto in un cimitero islamico come desiderava: Marina - la vedova - si è opposta. Ha voluto per il marito una tomba in una zona non-confessionale del monumentale ed esclusivo cimitero. Tra i presenti alla cerimonia, il padre, che ha nuovamente accusato il presidente Vladimir Putin per la morte del figlio. Ha partecipato alla preghiera nella moschea di Reagent's Park, e alla sepoltura anche Akhmed Zakaiev, portavoce della causa cecena in esilio, amico di Litvinenko. "Litvinenko si è ribellato ai crimini commessi dai suoi ex colleghi e lo stesso ha fatto la giornalista Anna Politkovskaya: lei li ha esposti, lui ha fornito le prove. Doveva essere liquidato".

giovedì 7 dicembre 2006

Intelligenze femminili

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L'ultimo evento a cui ho avuto l'onore di partecipare durante lo scorso weekend era la XVII edizione del Premio Minerva, che si è svolta sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio. La migliore espressione per presentare il Premio Minerva è definirlo “La Holding dei Saperi”, la punta di iceberg della Multinazionale delle Intelligenze Femminili, che il Club delle Donne - presieduto da Anna Maria Mammoliti - è riuscito a far emergere, anche grazie alle attività internazionali di incontri con donne di altri continenti.
Esperienze che hanno fatto conoscere la grande ricchezza umana e professionale che le donne continuano ad offrire, ovunque si trovino. Un quadro che si ripete dal Nord al Sud del Mondo e che vede le donne protagoniste nella Politica, nella Cultura, nella Scienza, nell’Economia, nello Sport ma anche nel mondo religioso, dove si affermano sempre più autorevoli voci femminili. Donne più o meno osteggiate dal potere dominante, ma pronte e decise ad andare avanti, in tutti i campi, convinte di essere portatrici di nuovi saperi, di nuovi valori, di nuove passioni.
Come collaboratore della rivista Minerva, non potevo che rallegrarmi per questo evento eccezionale che ha visto donne attive in tutti i settori - dalla politica all'imprenditoria - ricevere la spilla in oro e pietre preziose disegnata dal Maestro Renato Guttuso, in presenza del Presidente del Senato, On. Franco Marini a cui ho avuto il piacere di consegnare una copia della mia ultima pubblicazione (il volume è stato omaggiato anche ai membri presenti della giuria del Premio, una giuria prestigiosa che vanta - fra gli altri - l'adesione degli On. Gianni Letta, Franco Frattini, Susanna Agnelli).

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In quella circostanza, non potevo non pensare alle numerose donne che si sono distinte in un modo altrettanto brillante nel mondo arabo e islamico e che però sono sconosciute al grande pubblico occidentale. Professionisti dell'allarmismo e del sensazionalismo stanno costruendo, proprio in questi giorni, un'immagine tutt'altro che obiettiva della donna musulmana, che sembra soggiogata e sottomessa da veli e rapporti poligamici, senza spazio per eccellere e distinguersi.
Un'immagine caricaturale, distorta, strumentale che punta i riflettori su casi singoli e minoritari. Strana coincidenza: il giorno dopo la premiazione, mi imbatto nel nuovo "caso" sollevato da Magdi Allam sull'ormai leggendario divorzio di Lia, vecchio di settimane, ma piegato per servire la tesi che afferma che in Italia esisterebbe un "problema" Poligamia. Su questo tema vi rimando all'intervista da me rilasciata al blog dell'interessata, Haramlik.

mercoledì 6 dicembre 2006

Informazione veritiera? Macché...

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L'altro evento a cui ho potuto partecipare durante lo scorso weekend è stato il convegno "La Palestina dei media, i media della Palestina. Da un’informazione reticente a un’informazione veritiera", organizzato dall'Associazione Infopal presso il Senato della Repubblica. Se lo scopo di Infopal era dimostrare la parzialità dei media occidentali in generale, e di quelli italiani in particolare, nell'affrontare la questione palestinese, ci sono riusciti benissimo. Nonostante l'attualità dell'argomento e che sia stato affrontato in una sala del Senato, nonostante le inevitabili interrogazioni promosse da alcuni esponenti dell'opposizione che non credevano che un convegno simile potesse svolgersi in quella prestigiosa sede istituzionale, nonostante la partecipazione di parlamentari e diplomatici di molti paesi arabi e islamici, nonché di intellettuali italiani e stranieri e di oltre 150 persone che hanno affollato la sala o che non sono riuscite ad entrare a causa dei posti limitati, ebbene, nessun quotidiano e tv nazionale ne ha dato cenno, neppure nella cronaca locale. Pur tuttavia al tavolo del relatori c'erano l'on. Paolo Cento, sottosegretario all'Economia e Finanze; l'on. Silvana Pisa, grazie alla quale è stata concessa la sala; l'on. Fernando Rossi; l'on. Ali Rashid; il dott. Sabri Ateyeh, Ambasciatore palestinese in Italia; il dott. Giovanni Rossi, segretario generale aggiunto Federazione nazionale della stampa italiana e una rosa di giornalisti fra cui Stefano Chiarini de Il Manifesto; Maurizio Torrealta, RaiNews 24; Paolo Barnard, Rai Educational; Samir Qaryuti, giornalista della Stampa Estera, Jivara Al-Buderi, corrispondente Aljazeera dai Territori palestinesi e altri ancora. Forse la cosa più sconvolgente è stata che il ministro dell’Informazione Palestinese, on. Yousef Rizqa sia stato costretto ad intervenire telefonicamente da Gaza a causa della mancata concessione del visto da parte del ministero degli Esteri italiano, allineatosi con la decisione UE di boicottare - anche in ciò che concerne l'ormai famosa libertà di espressione - il governo democraticamente eletto della Palestina. Strana democrazia, quella esportata dall'Occidente: se i suoi risultati non riescono graditi, si applicano le stesse misure imposte alle dittature da abbattere.
Ad ogni modo, il convegno è stato interessantissimo. Era più che altro confortante vedere con i propri occhi esponenti politici e giornalisti che non hanno avuto paura di affermare che dovrebbe far più scandalo il fatto che uomini, donne e bambini vengano bruciati da armi non convenzionali o comunque non meglio identificate (come riportato nel documentario proiettato dai giornalisti di RaiNews24) che il gesto - seppur condannabile - di alcuni manifestanti che hanno dato alle fiamme tre sagome di cartone. Su quest'ultimo punto, ritengo che sia esemplare il giudizio espresso da Paolo Serventi Longhi, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ai microfoni di Radio Città Aperta: “Ho una tragica certezza, che è quella che ormai l’informazione segue un percorso perverso. Di un evento i media enfatizzano una parte marginale, assolutamente non centrale, quella che però rende l’evento particolare, un cazzotto nello stomaco: credo che così non vada bene. Io credo che siamo tutti impazziti. Siamo di fronte ad un impazzimento dell’informazione e della comunicazione nella società italiana. E’ incredibile come ormai l’informazione in Italia - forse per strumentalizzazione, forse per incapacità di trovare il senso delle cose che accadono - enfatizzi un fatto che è stato chiaramente circoscritto. Quello che preoccupa è che il messaggio mediatico viene immediatamente raccolto, enfatizzato e amplificato dal sistema politico. Non vorrei che l’istituzione e la politica fossero un tutt’uno con questa cassa di risonanza mediatica che non riesce più a vedere al di là del proprio naso. Vi erano tutta una serie di eventi assolutamente rilevanti rispetto ai quali tutto è scomparso, tutto è stato cancellato: la partecipazione, i temi, lo sforzo di mobilitare la gente. Invece è stata enfatizzata una vicenda, quella del rogo dei fantocci con le divise, che da tre giorni monopolizza gli organi di informazione, radio, TV e quotidiani"

lunedì 4 dicembre 2006

Musulmani d'Italia

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E' stato un weekend particolarmente carico, ma decisamente interessante. Ho avuto infatti l'opportunità di assistere in diretta a tre eventi che poi sono stati segnalati dalle agenzie o dai mezzi di informazione. Il primo è la conferenza stampa della trasmissione "Musulmani d'Italia", la cui puntata inaugurale è andata in onda ieri. Per la prima volta in Italia, infatti, tutti i sabati sera (per dieci puntate circa) dal 2 dicembre alle ore 23,00, su Canale Italia e contemporaneamente sul canale 883 di Sky, viene lanciato un programma di approfondimento sull’Islam e sulla cultura musulmana. L'idea è del conduttore, Pierluigi Diaco, che ha lavorato duramente per conquistarsi «la fiducia della comunità musulmana in Italia, per contribuire a fornire una corretta informazione sulla cultura islamica presente nel nostro paese». Ma forse il lavoro più duro non è stato quello di conquistare le comunità islamiche, che non vedevano l'ora di avere uno spazio televisivo proprio (ripetutamente negato dalla RAI) dove esporre le proprie idee senza dover "confrontarsi" con il politico italiano di turno - ovviamente di destra - che, puntualmente, devia il discorso con la propria superficialità e pregiudizi quanto quello di placare le reazioni isteriche di questi ultimi. Basti guardare il titolo di un articolo de La Padania per capire l'aria che tira: "Ci mancava solo Diaco. Ora Allah avrà il suo programma Tv".
Qualcuno, in mancanza del set televisivo da monopolizzare, è accorso alla conferenza stampa. E' il caso della deputata di Alleanza Nazionale Daniela Santanchè, protagonista di una vivace polemica con il portavoce dell'Ucoii (Unione delle Comunità ed organizzazioni Islamiche in Italia), Hamza Piccardo. I due si sono confrontati per la prima volta in un faccia a faccia nel corso della conferenza stampa a cui prendevano parte anche il vice presidente Co.re.is (Comunità Religiosa Islamica Italiana), Yahya Pallavicini, e il portavoce dell'Associazione sciita Imam Mahdi, Hussein Morelli. L'esponente di An ha contestato la scelta di Diaco di coinvolgere nel programma anche membri dell'Ucoii. «Sono contraria a questo progetto di Diaco», ha affermato la Santanchè «perchè in questo modo si ghettizzano i musulmani. Io voglio dare spazio invece soltanto all'Islam moderato. Dopo la pubblicazione del manifesto in cui si equiparavano le stragi...(e per due volte ha ripetuto e inspiegabilmente interrotto la frase, forse per paura di qualificare quelle israeliane come "stragi"), l'Ucoii ha dato dimostrazione di non essere un'associazione islamica moderata». La storia della "Ghettizzazione" dei musulmani dando loro uno spazio televisivo dove le diverse anime, incluse quelle degli eventuali non moderati, possano esprimersi senza aver di fronte un politico che saltella spacciandosi come il defensor fidei di turno, è - ovviamente - di Magdi Allam. Il quale è stato uno dei protagonisti involontari della puntata, con un' affermazione opinabile di Piccardo che l'ha qualificato come l'unico musulmano che si è arricchito dopo l'11 settembre. Veramente non è questo il punto, il punto - semmai - è che è l'unico musulmano che ha monopolizzato i media assieme ad un circo di saltimbanchi destinati ad esaltare il suo ruolo di "moderato".
Nel confronto con la Santanché è stata secca la replica di Piccardo che ha affermato: «Noi non siamo come la Santanchè ci descrive. Né il suo partito è cosi come lo descrive lei. Il suo presidente, Gianfranco Fini, si è distinto in questo ultimo periodo con tre affermazioni che ci trovano d'accordo: contrario all'islamofobia promossa dal film di Martinelli, favorevole ad un'ora di Corano a scuola, che noi chiamiamo di cultura islamica, e al voto agli immigrati. Siamo comunque disposti al dialogo con la Santanchè avendola già invitata a visitare le nostre moschee». La Santanchè, definendosi «una piccola donna, che non parla di religione perché non è la sua materia», ha citato "numerosi casi di violenze ai danni di donne musulmane" che lei sta seguendo chiedendo a Piccardo di darle una mano per risolvere il caso di Najat Hadi, il cui marito ha sequestrato i figli. Poco prima, però, si era vantata di aver scritto un libro intero sulla condizione delle donne islamiche. In effetti, finita la conferenza stampa, qualcuno dei presenti ha malignamente osservato che "se un giorno il buddismo finisse in questo girone mediatico, vedremo la Santanché battersi per i diritti delle donne buddiste". Ad ogni modo, lo scontro in diretta ha messo in imbarazzo gli ospiti della conferenza e soprattutto il conduttore - veramente in gamba - che ha promesso uno stile diverso nelle proprie trasmissioni.

domenica 3 dicembre 2006

Pieno sostegno all'Imam Jabareen

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Dopo il Presidente della Regione Toscana, prende posizione a favore della moschea di Colle Val D'Elsa anche Pietro Del Zanna, Assessore alle Azioni di Pace e alla Cooperazione internazionale della Provincia di Siena.

Credo che le polemiche che si stanno ingigantendo intorno alla realizzazione del Centro Culturale Islamico di Colle Val d’Elsa vadano riportate in una dimensione corretta cercando di cogliere le ragioni degli “schieramenti” in campo e trovarvi adeguate risposte. L’idea di aiutare la comunità islamica della Valdelsa nella costruzione di un nuovo Centro Culturale Islamico nasce dall’esigenza di favorire l’incontro tra culture cercando di valorizzare la conoscenza reciproca. I processi migratori in atto hanno creato e sempre più creeranno una società multiculturale; abbiamo davanti, quindi, due uniche possibilità: o la divisione netta della realtà sociale in gruppi di appartenenza nazionale, etnica e religiosa o quella di sviluppare, usando le parole di Alexander Langer, una “complessa arte della convivenza”.
Da quando è nata l’idea del nuovo Centro Culturale Islamico ad oggi, c’è stato l’11 settembre e l’acuirsi di quello che qualcuno si ostina a chiamare uno “scontro di civiltà”. Tale non è, non ci stancheremo mai di ripeterlo; si tratta sicuramente di uno scontro, è lo scontro tra l’integralismo islamico ed il resto del mondo, Islam compreso. Non dobbiamo mai fare l’errore di dimenticare che le prime vittime di questo integralismo sono state e continuano ad essere le popolazioni di religione islamica e le donne di questi popoli in primis. Come dimenticare le stragi di civili in Algeria negli anni ’90? A volte per necessità, altre volte meno, la ricerca delle giuste misure di sicurezza ha creato un clima di diffidenza e paura che non aiuta a fare quelle distinzioni imprescindibili per la costruzione della “complessa arte della convivenza”.

Dell’imam Feras Jabareen abbiamo sempre apprezzato la netta condanna del terrorismo di matrice islamica, definito - sue parole testuali - “il nuovo nazismo”. Abbiamo anche sempre apprezzato il suo tenace tentativo di “aprire” la comunità islamica della Valdelsa a tutta la realtà sociale ed istituzionale del nostro territorio per favorire quel dialogo e quella conoscenza reciproca indispensabile premessa per una qualsiasi convivenza. Purtroppo non sempre a questa disponibilità è stato risposto con altrettanta disponibilità.

Ma veniamo alle vicende odierne. Si dice che la Comunità Islamica ha il torto di aderire all’UCOII e che l’UCOII è l’espressione dei Fratelli Musulmani in Italia, noti per le loro posizioni integraliste. L’UCOII è la prima e la più grande associazione di comunità islamiche in Italia e ne raccoglie la quasi totalità (85%). Nei suoi documenti ufficiali la condanna del terrorismo è netta. Il fatto che alcuni membri abbiano fatto e continuino a fare dichiarazioni, mai illegali, ma politicamente nettamente condannabili (e dall’imam Jabareen puntualmente condannate), non fa che crescere la necessità affinché all’interno di tale associazione aumentino il loro peso politico proprio le posizioni come quelle dell’imam Feras Jabareen. Ovviamente non possiamo mettere in piedi un progetto come quello del Centro Culturale Islamico solo sul presupposto (certamente fondamentale) della buona fede dell’imam di turno, anche perché gli imam cambiano, ma il centro resta.

“La moschea emerge come simbolo di una possibile integrazione se si rispettano determinate regole, come base vanno accettati i valori degli italiani” ha detto Magdi Allam alla presentazione del suo libro a Colle Val d’Elsa. Il Centro Culturale Islamico della Valdelsa è un centro italiano. La lingua parlata all’interno è l’italiano, il consiglio d’amministrazione è nominato metà dalla comunità islamica (due donne, due uomini. Due religiosi, due laici) e metà dal Comune di Colle Val d’Elsa. Buona parte delle pareti del centro sono di vetro, segno metaforico e tangibile della volontà di trasparenza nei confronti del territorio. Accusare questa iniziativa di fomentare il terrorismo è quanto di più lontano dalla realtà si possa sostenere. L’obiettivo è diametralmente opposto. Gli islamici già vivono nella nostra terra, da tempo. Possono trovarsi in fondi privati senza possibilità di incontro (e di controllo) con la realtà locale o possono farlo in questa nuova forma che viene sperimentata a Colle Val d’Elsa. Quella che abbiamo davanti è una scommessa su cui tutti dobbiamo puntare. Non farlo significherebbe aver già perso la battaglia della convivenza.

sabato 2 dicembre 2006

Giuramento

Keith Ellison - il democratico eletto nel Minnesota che diventerà il primo musulmano ad entrare, il mese prossimo, nel Congresso degli Stati Uniti- ha suscitato scalpore con la sua richiesta di prestare giuramento su un Corano anziché sulla Bibbia. Per alcuni, il giuramento sul testo sacro dell'Islam, significa «minare la civiltà americana». Per altri, se «si è incapaci di giurare sulla Bibbia, allora non si entra nel Congresso». «Non dovrebbe essere consentito a Ellison di giurare sul Corano: non perché gli americani siano ostili al testo sacro dei musulmani ma perché la sua scelta mina alla base la cultura americana», ha protestato il commentatore conservatore Dennis Prager. Ellison ha osservato invece che «la Costituzione consente a tutti di giurare, per assumere un incarico, su qualsiasi testo preferiscano. È questo il pilastro della libertà di religione». Il deputato musulmano ha detto di avere ricevuto centinaia di messaggi email «bigotti e razzisti» dove viene invitato a «dimettersi» se non intende prestare rispetto al libro «su quale l'America è stata fondata».