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mercoledì 17 gennaio 2007

Cresce la polemica

Agenzie e fonti varie - Cresce la polemica sulla poligamia dopo che il "Corriere della Sera" ha pubblicato ieri la testimonianza di una donna che denuncia di essere stata sposata e poi ripudiata via sms dal portavoce dell'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), Hamza Roberto Piccardo. Quest'ultimo ha annunciato ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL: «Pochi minuti fa ho dato mandato ai miei legali di procedere con una querela nei confronti del giornalista e vicedirettore del 'Corriere della Sera' Magdi Allam per l'articolo pubblicato oggi sulla poligamia. Si tratta di una gravissima violazione della mia persona dal punto di vista personale. Anche se lui avesse prove sul fatto che sono io la persona di cui parla Lia del blog Haramlik (che a sua volta è solo un nickname) sul suo sito Internet, non ha alcun diritto di fare quello che ha fatto. Ha tentato prima di accusarmi di complicità con il terrorismo e ora cerca di descrivermi come Barbablù. Comunque in questo caso di poligamia non si può parlare perché non c'è rilevanza civile così come non ho contratto alcun matrimonio alla moschea di Verona». Lia invece afferma sul suo blog: "Io non ho mai avuto nessun tipo di contatto con Magdi Allam in vita mia. Né verbale, né epistolare, né in qualsiasi altra forma. Mai. E tutto ciò mi pare l'esatto contrario, da qualsiasi punto di vista possibile, di qualsiasi discorso io abbia mai fatto".

Si riscalda invece il fronte politico: Jole Santelli, di Forza Italia, afferma che l'articolo di Magdi Allam sul Correre della Sera «evidenzia quanto grave sia il problema della poligamia in Italia». Per Santelli, «in Parlamento l'Ucoii viene a chiedere il riconoscimento legale della poligamia, e di fronte a simili richieste bisogna dare un risposta forte ed univoca». «Occorre scegliere - conclude l'esponente di Forza Italia - se tutelare una comunità religiosa o i diritti fondamentali della persona, e lo stato è chiamato a difendere, senza mai abbassare le difese, questi ultimi». Anche le parlamentari di Forza Italia Isabella Bertolini, Patrizia Paoletti Tangheroni, Gabriella Carlucci, Simonetta Licastro Scardino, Laura Bianconi si esprimono sulla storia: "Avevamo già segnalato il rischio di una legittimazione della poligamia in Italia nel corso del dibattito sul progetto di legge sulla Libertà Religiosa. L'articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera rafforza le nostre convinzioni". "Questa non è poligamia, è semplice squallore": ribatte invece l'imam Yahya Pallavicini della Coreis (Comunità religiosa islamica) "Se i fatti sono confermati, si tratta di un uso pretestuoso della dottrina islamica per legittimare i propri piaceri".

Sherif El Sebaie, collaboratore de 'Il Manifesto' e redattore di 'Aljazira.it', parla di strumentalizzazione. "Mi dispiace che a pagarne le conseguenze a livello mediatico sia una comunità che ha poco a che fare con una vicenda che può essere facilmente strumentalizzata", afferma. L'opinionista sottolinea che l'aspetto centrale della vicenda non è la poligamia. "Viene fatta luce non tanto sulla poligamia, che è una realtà minoritaria del mondo musulmano, forse più praticata dai convertiti che dai musulmani veri e propri ma sul fatto che il matrimonio religioso musulmano, poligamico o monogamico che sia, non ha valenza a livello legislativo. Un problema che la legge sulla libertà religiosa in discussione alla Camera dei deputati stroncherebbe. La poligamia è vietata, ma un cattolico può essere sposato e poi convivere con un'altra persona", sottolinea El Sebaie. "Ce l'hanno solo con i musulmani?" (Il resto delle mie dichiarazioni si può leggere qui).

Gianpiero D'Alia, capogruppo Udc in commissione Affari costituzionali della Camera invece dichiara «Attenzione a non esasperare i toni sulla poligamia. Questa esiste di fatto in Italia in alcune, ma non tutte, le comunità islamiche. Non è perseguibile perchè non riconoscibile dal nostro ordinamento giuridico. La legge sulla libertà religiosa può avere un senso se attribuisce allo Stato poteri repressivi di tale condizione di sottosviluppo e di sfruttamento della donna. Ce lo chiedono anche i musulmani moderati. Guai a fare di tutta l'erba un fascio». Ma anche il fronte dei blog si solleva, ponendo un quesito tutt'altro che scontato: "Può un giornalista pubblicare una email privata senza il consenso di mittente e destinatario? Può dirsi etico un simile comportamento?".