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venerdì 12 gennaio 2007

Difendere il territorio

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"Rosa Bazzi in Romano, brianzola nell’anima, operosa e puntuale, ha difeso il suo territorio che sentiva minacciato dal diverso da sé, dall’arrivo di una coppia e di uno stile di vita che era l’opposto del suo, che la faceva stare male, le rovesciava abitudini costruite con rigore calvinista. Quei due, «quel tunisino poco di buono», così lo definiva ai tempi del loro primo incontro, denuncia del 2002 ai carabinieri, e quella donna così estroversa, erano arrivati a sfasciare tutto, il silenzio monacale e l’ordine precostituito (...) La coltellata che Rosi Bazzi in Romano ha piantato nella gola di Youssef, che aveva due anni, ha prodotto un fiotto di sangue che ha coperto quasi per intero il divano sul quale si trovava il bambino. E' morto dissanguato. Ci ha messo mezz’ora a crepare. È un’immagine che va tenuta in mente, per capire l’enormità".
Ma Rosi no: "Ci penso io". Youssef è sul divano, con addosso solo un pagliaccetto. Rosi lo prende per i capelli, lo alza un poco, e compie la brutalità più agghiacciante. Gli recide la gola, come fosse un capretto. Forse ci pensa anche, che sta ammazzando solo un animale.
"Un pregiudizio, quello fondato sull’assunto che con elevata probabilità siano i neri, gli stranieri, «gli extracomunitari» i più inclini a compiere delitti efferati, che già in passato ha avuto l’effetto di deviare indagini, confondere le acque, creare mostri (innocenti). Non sarà inutile ricordare che, dopo la strage di Novi Ligure del 2001, si parlò anche in quel caso di «bande di extracomunitari » prima della confessione di Erika e Omar. Nel 1999, a Calcinato in provincia di Brescia, sparì il piccolo Giorgio. Si parlò di un sequestro di «albanesi o nomadi », ma a uccidere il bambino di tre anni era stata la madre. Nel 1997 a Capriolo (Brescia), una signora confessò di aver ammazzato il marito che l’aveva scoperta con l’amante, ma prima aveva dirottato l’attenzione degli inquirenti su non meglio precisati «slavi». Nel 2006, a Bologna, una ragazzina accusò un «marocchino di vent’anni» di averle usato violenza, ma dopo il fermo della polizia si scoprì che si trattava di uno stupro inventato e l’immigrato ingiustamente accusato dichiarò di voler andare via dall’Italia. Sempre nel 2006, a Brescia, l’imprenditore Angelo Cottarelli venne trovato sgozzato, e il dettaglio dello squarcio alla gola venne letto come il segno dell’azione di «extracomunitari »: gli assassini, tra cui il nipote di un capomafia ucciso nel 1986 e noto come «Mommu ’u nanu», invece facevano parte di un gruppo criminale siciliano".